Fragilità è tante cose. Ma prima tra tutte, è sinonimo di necessità umane: bisogni personali, spesso intimi, ai quali non può rispondere una produzione industriale né una soluzione d'emergenza realizzata alla bell'e meglio. Enrico Bassi, che dirige il FabLab OpenDot, racconta come il design aiuta chi ha particolari esigenze legate difficoltà fisiche o psichiche, temporali o permanenti.

Il compito del design è da sempre quello di rispondere alle esigenze dell'uomo. La produzione industriale, in questo senso, fallisce laddove i bisogni del singolo diventano così sofisticati e personali da rendere le segmentazioni tradizionali irrilevanti.

È il caso, per esempio, dei disabili, degli anziani, di chi soffre di determinate patologie che si evolvono nel tempo e che necessitano di strumenti di supporto flessibili, dinamici, personalizzabili fino all'ultimo dettaglio. Non c'è spazio per la fragilità umana nella standardizzazione su cui si base la nostra economia. Una risposta però la stanno dando ora i luoghi di fabbricazione digitale, impegnati sul fronte della co-progettazione (un processo di design in cui prendono parte, a pieno diritto e con voce creativa in capitolo, tutti gli attori coinvolti, dai pazienti agli educatori al personale medico-sanitario) nel settore dell'healthcare.

In questa video intervista, Enrico Bassi di OpenDot spiega con parole semplici perché la fabbricazione digitale è fondamentale per il futuro dell'healthcare personalizzabile e in che modo la progettazione condivisa diventa strumento fondamentale per istituzioni come ospedali e case di cura.

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