Progettare percorsi a piedi può salvarci dal turismo mordi e fuggi: due esempi dal Carso al Cilento

Il sindaco di Barcellona Jaume Collboni decide di non rinnovare le 10mila licenze per affitti brevi per combattere l'overtourism e ritrovare il senso della propria nomenclatura urbana. In Italia invece si moltiplicano i progetti per risolvere il problema in modo meno istituzionale, ovvero camminando.

Dal Carso al Cilento due esempi di come progettare un percorso a piedi significhi innanzitutto fare una delle cose più antiche del mondo.

Esplorare, errare in mezzo alla natura, nei boschi, sulle tracce di sentieri battuti da secoli. E immergersi nelle storie che ogni territorio ricorda ed è capace di raccontare attraverso le voci, e l'impegno, di chi lo abita. Per guardare dall’alto, sia metaforicamente che fisicamente, le navi alte otto piani che attraccano sulle coste mediterranee, cariche di quelli che i catalani definiscono “locuste”, i turisti.

Ci vuole un tempo lento, ripensato, meditativo. Solvitur ambulando, dicevano i latini.

Il nuovo Cammino della dieta mediterranea, nel Cilento

Il protagonista del primo progetto è Pollica, duemila abitanti nel Cilento. È il cuore originario della dieta mediterranea, teorizzata qui dallo scienziato Ancel Keys a partire dagli anni '50 e ora riconosciuta come Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.

Davide Fiz, nomade digitale e inventore del progetto Smart Walking, insieme alle guide ambientali escursionistiche Ilaria Di Gregorio e Fernanda Quaglia, è partito il 30 maggio per inaugurare, un passo dopo l’altro, il Cammino delle Terre della Dieta Mediterranea.

E racconta: “Lavoro in smart working da dieci anni, cammino da ancora di più. Con lo zaino in spalla cammino da un po’ di meno, ma da abbastanza per sapere che mi piace più di un semplice “faccio trekking quando ho tempo”. Voglio la lentezza, gli incontri, il guardare, e voglio poterlo fare quotidianamente, non solo se mi capita che si incastri la vita, perché ormai ho tolto i braccioli e preso i remi”.

Incontrare chi abita il territorio

I tre viaggiatori, nella tradizione dei viandanti e dei pellegrini, stanno imparando a conoscere un percorso storico, archeologico, naturalistico e architettonico, tra chiese, castelli, palazzi, food experience – laboratori, degustazioni e incontri con i produttori, i cuochi e le cuoche, gli artigiani – e aree protette, che custodiscono un patrimonio di biodiversità unico.

È un’opportunità per riscoprire un viaggiare fuori dai circuiti mainstream, a contatto con le comunità locali.

Perché la dieta mediterranea appartiene soprattutto alla comunità: è un’esperienza vivente e sociale che si scopre incontrando pescatori, agricoltori, produttori dei vari presidi slow food, cuochi, nonni e nonne, ma anche ricercatori e sviluppatori di startup.

In questo angolo del Cilento c’è un territorio che educa, un modello di sviluppo sostenibile e equo che sottende un modello turistico alternativo.

Il Carso come racconto

Secondo progetto da segnalare è Estplore, ideato da Sara Famiani e Simon Ferfolja nel territorio del Carso triestino. Un territorio di confine, incredibilmente interessante soprattutto perché remoto.

Le due guide hanno scelto la strada dell’esperienza estetica, oltre che esplorativa. Dice Sara Famiani: “Nel ruolo di guida, ricerco con ostinazione quel difficile equilibrio tra fruizione del territorio e rispetto di chi (umani e non) lo abita e teme le logiche impazzite del consumismo turistico.

L’ecosistema nordest è il luogo che ho il privilegio di abitare: da qui parto ogni volta per nuove esplorazioni che possano offrire soddisfazione, culturale, sociale ed economica a tutti soggetti coinvolti”.

Camminare sì, ma fra le cave di pietra aurina per uno spettacolo di danza contemporanea. Oppure nei boschi e sui sentieri delle microscopiche realtà delle Prealpi Giulie in compagnia di scrittori 'di montagna'.

L’idea alla base degli itinerari di Estplore è il rispetto degli abitanti del territorio (umani e non, precisano le due guide), custodi del genius loci e storicamente attenti e sensibili al concetto di “invasione” e “confine”.

L’invito a camminare: l’alternativa turismo fuori controllo del mass market

“Il Friuli Venezia Giulia, soprattutto nelle sue latitudini più a est, si confronta negli ultimi anni con una crescita rapida e, per ora, incontrollata del turismo internazionale”, spiega Sara Famiani. Vicina e conveniente per l’Austria, è un’alternativa più tranquilla alle affollate regioni delle Slovenia e della Croazia.

E, soprattutto, Trieste è il porto d’elezione per le grandi compagnie che, da quando Venezia è stata interdetta al traffico delle navi da crociera, attraccano in città a pochi metri da una delle poche piazze affacciate sul mare d’Italia: piazza dell’Unità. Estplore è il frutto di una lunga incubazione professionale, ma anche della volontà di costruire alternative percorribili al turismo usa e getta, che in una piccola area urbana causa problemi a breve e lungo termine.

La soluzione, anche qui, è camminare. Solvitur ambulando fra le strade animate da decine di bar con prodotti delle piccole realtà locali, nelle vie eleganti del borgo teresiano, nelle tortuose stradine del nucleo medievale restaurate e bonificate per volontà dell’ex sindaco Riccardo Illy.

Per poi inoltrarsi appena fuori dall’area urbana, nel Carso conosciuto sui libri di scuola e quasi mai esplorato fisicamente. Per scoprire la memoria, il racconto storico, le tante comunità religiose e culturali. E comprendere che un territorio è frutto di progetti individuali che si condensano in una volontà collettiva capace di creare alternative sane.