Con la popolazione mondiale che faticosamente esce dalla quarantena, la realtà virtuale viene rivestita di nuovi significati, lasciando spazio a scenari inediti per il futuro degli eventi dove i videogiochi sono i nuovi protagonisti. Continueranno a esserlo?

Anche senza la pandemia, vivere a cavallo tra offline e online non è più una novità. Ma è indubbio che un’accelerazione nella digitalizzazione dei nostri modi di comunicare e socializzare c’è stata. E che i protagonisti inaspettati (anche se non per i più giovani) sono state le piattaforme di gaming.

Il lockdown ha confermato un modello di comunicazione online che già è presente da molto tempo e utilizzato in tanti settori, specialmente nel mondo dei videogiochi online” spiega Alessio Grancini, architectural designer nel dipartimento di tecnologia avanzata di Morphosis, studio americano di architettura multidisciplinare. Il motivo è semplice e si chiama esperienza. Perché mentre proliferano le dirette streaming su Instagram e Youtube, il mondo dei videogiochi si spinge oltre, offrendo agli utenti un livello di coinvolgimento altissimo che suggerisce le potenzialità più vaste.

Lo scorso 24 aprile, più di 12 milioni di persone si sono ritrovate on-line per assistere al concerto virtuale del rapper americano Travis Scott che si è esibito sulla piattaforma di videogame più giocata dalle ultime generazioni, Fortnite. Un evento chiave, per risonanza e performance, che per la prima volta ha messo davanti agli occhi del pubblico generalista le possibilità di queste nuove forme di intrattenimento. Parlare del live di Travis Scott paragonandolo a un concerto è riduttivo e forse anche logicamente sbagliato. Invece di tentare di ricreare la stessa esperienza, Fortnite l’ha interpretata sulla base del linguaggio virtuale e della potenza dei mezzi tecnici, compensando l’assenza fisica di Travis Scott con un’esperienza altamente immersiva. Una grande differenza tra videogiochi e social media è l’inclusione dello spazio e della tridimensionalità nell’interazione dei giocatori, spiega Grancini. E credo che la gestione e creazione di eventi possa essere fortemente influenzata da come si utilizza questo fattore all'interno di piattaforme digitali.

Non si tratta soltanto di eventi legati alla musica. Nell’ultimo periodo hanno fatto molto parlare di sé anche gli e-Sport, competizioni di videogiochi professionali che hanno una struttura, squadre, campionati e tornei. Se pensate che sia un evento per nerd, ricredetevi. L’ultima finale di League of Legend a Parigi ha avuto più spettatori del Super Bowl, suscitando l’interesse da parte di istituzioni come il Comitato Olimpico e investimenti provenienti da chi ha finora ignorato il settore. È facile comprendere il peso dei videogiochi in termini di influencer, sponsor e data collection, continua Grancini. La parola videogioco sta espandendo il suo significato e iniziando a includere molte sfaccettature riguardanti comunicazione e organizzazione di spazi virtuali.

Proprio grazie alla loro appartenenza a una realtà ludica diversa dalla nostra, questi eventi ampliano la possibilità di scelta e sono da considerarsi come delle alternative – non sostituti – destinati a rimanere.

Come afferma Grancini: le piattaforme di videogiochi saranno cruciali se non infrastrutturali nella transizione verso una realtà più virtuale e che include eventi come concerti o spettacoli. Del resto, è da un po’ che facciamo i conti con la tendenza alla digitalizzazione. Questi episodi non sono isolati, ma eventi apice che si costruiscono sulla democratizzazione delle nuove tecnologie, includendo l’hype dell’XR o Extended Realities, l’affermazione di digital account sui social media (da @lilmiquela in poi) e altri trend simili. A questo si unisce il fatto che il taglio dei costi, la virale diffusione del contenuto artistico e il modo in cui noi usiamo social media oggi, possano essere gli elementi chiave per fare diventare questi tipi di eventi lo standard e non un’eccezione”.

La metafora della piazza virtuale che abbiamo ereditato dai social è ancora più forte se applicata a quelle dei videogame. Oggi, potenzialmente, siamo tutti gamerIl grande cambiamento in corso sta nella scala in cui questi media diventano accessibili, e con questo, nel modo in cui queste piattaforme vengono amministrate, dice Grancini. Le analytics che appartengono ai videogiochi sono uno strumento molto prezioso e sono alla radice dell’espansione dei videogiochi nella cultura mainstream. Fortnite, come altri videogiochi nel passato, ha dissociato lo stereotipo di gamer creando una community con qualsiasi tipo di individuo. Paradossalmente anche se l’architettura dei videogiochi è sistematica e complessa il modo in cui un gioco viene distribuito e le tattiche di mercato annesse al prodotto non divergono molto dall’organizzazione che sta dietro ai social media. Ciò fa molto pensare all’opportunità che rappresenta per tutti gli altri settori, compreso quello del design.

Un ruolo fondamentale si gioca nell’ambito espositivoIl mondo del design dovrebbe assolutamente usufruire di spazi virtuali. C’è già stato un forte impatto che ha provato la possibilità di organizzare eventi con tale formato. Senza escludere quelli tradizionali, prevedo un bilanciamento tra ciò che può essere esposto fisicamente e quello che potrebbe risaltare di più accedendo a un browser da casa", dice Grancini. Anche la fotogrammetria virtuale sta assumendo un ruolo importante nell’industria della real-time visualization e questo spesso si applica all’architettura. Collaborando come programmatore per il videogioco Sorry, I am drowning ideato da Andre Zakhya, sono impressionato dal livello di dettaglio che può offrire un ambiente virtuale costruito attraverso questa tecnologia".

Il confine sempre più labile tra reale e virtuale è un dato di fatto di cui non dobbiamo aver più paura.

Le immagini che illustrano l'articolo fanno parte di Tecnologie domestiche di quarantena, un progetto in divenire di Studioboom, collettivo di architettura fondato da Fabrizio Piras e Flaminia Ratto, che indaga l'evoluzione dell'abitare e la relazione con la città post Covid-19. La consapevolezza che nel futuro prossimo si potranno alternare periodi di quarantena ad altri di semilibertà suggerisce tipologie abitative capaci di intercettare e soddisfare le rinnovate esigenze individuali e collettive. La prima parte del progetto è focalizzata sulla possibile evoluzione dell'unità domestica, successivamente verrà analizzata la relazione tra le varie abitazioni, lo spazio privato e pubblico e, infine, la città.