Scegliere una finitura o un decoro, un materiale o un colore, ha un valore specifico e crea un legame profondo con ciò che ci circonda. Perché le superfici hanno più sostanza di quanto si pensi

Superficie: lo strato esterno di un corpo. Ma anche apparenza, esteriorità. Fermarsi alla superficie delle cose significa non approfondire, non comprenderne il significato. Possiamo dire lo stesso anche parlando di superfici per gli interni? Noi pensiamo di sì.

Perché scegliere una finitura o un decoro, un materiale o un colore, ha un valore specifico, un legame profondo con ciò che ci circonda. Le scelte che facciamo per pareti, soffitti o pavimenti all’interno delle nostre abitazioni è il riflesso di quello che accade dentro di noi.

Sicuramente il virus invadente ha aumentato e amplificato il desiderio di connessione con la natura e vita in esterni che si traduce nell’uso insistente di materialità vere che ci riportano alle origini. Quindi superfici tattili, semplici, autentiche, grazie a materiali che arrivano e riflettono la natura. Come legno e pietra, grezzi, non trattati o trattati con tecniche e lavorazioni tradizionali che accentuano le proprietà naturali delle superfici stesse.

Accade nella casa-studio di Maria Milans del Bosch, Camp O, a Claryville, non lontano da New York. Un progetto con interventi attenti al contesto naturale dove il legno fa da attore protagonista. Un legno di cedro locale che è stato carbonizzato – utilizzando la tecnica giapponese shou sugi ban – per creare una barriera naturale e proteggerlo dai danni causati da insetti, acqua e fuoco.

Anche le pitture vengono scelte e applicate usando stucco, calce o tecniche che sottolineano la caducità della materia, riflettendo l’aspetto aspro e ruvido del paesaggio in cui viviamo. Basti pensare al linguaggio di uno dei film da poco sbarcato al Festival di Venezia, Assandira, dove la durezza della terra sarda si riflette nei colori e superfici degli interni. Oppure al ristorante 28 Posti di Milano dove Cristina Celestino, per il recente restyling ha scelto per le pareti l’intonaco in terra cruda di Matteo Brioni alternato alle piastrelle tattili di cotto Giulio Romano della collezione Gonzaga di Fornace Brioni. Lo scopo? Trasformare la superficie in un racconto: quello della cucina semplice e inaspettata dello chef Marco Ambrosino, riproducendo attraverso il decoro il piacere della natura primordiale, nuda e cruda.

È anche interessante notare come materiali antichi, della nostra eredità storica, oggi si reinventano e tornano a splendere di luce propria. Come mattoni e piastrelle che acquisiscono nuove forme, espressioni tattili e finiture. I mattoni vengono usati non solo come materiale da costruzione ma come materiale da rivestimento su superfici verticali, orizzontali o curve.

Nel progetto per la nuova sede di Washington H. Soul Pattinson firmato da Endrim, Simon Trude spiega come l’estetica delle superfici architettoniche deve essere in grado di riflettere la storia di chi ci vive. Ed è così che è nato il concept di questo lavoro. Che vede l’utilizzo di originali mattoni di argilla abilmente applicati alla struttura architettonica contemporanea per ricreare l’eredità storica del luogo che si abitava in precedenza. Gli stessi mattoni vengono anche lavorati artigianalmente, dipinti e smaltati a mano.

AustralBricks decide di coinvolgere Camilla Franks, una delle più conosciute fashion designer australiane per creare una collezione di mattoni moda. Colori psichedelici applicati a mano con smalti naturali super riflettenti – in assoluto contrasto con la finitura grezza della materia base.

Sempre il mattone viene utilizzato da Shaun Lockyer dell’omonimo studio di architetti, per creare passaggi sfuocati che annullano il confine tra spazi interni ed esterni. In Long House infatti lo spazio in e out si dispiega fluido grazie a una serie di muri iconici in mattoni dipinti rigorosamente di bianco. Muri che pur creando una sorta di barriera, lasciano, grazie ad ampi oblò, una vista ininterrotta sulla natura circostante. Materia più luce più forme, che ovviamente, insieme alle superfici contribuiscono al disegno degli spazi. Anche le piastrelle giocano nuovi ruoli diventando l’unico materiale per pareti portanti o trasformandosi in boiserie materiche e tridimensionali. Sempre sposando rigorosamente il tema dell’autenticità e genuinità.

Anche la collezione Crogiolo Zellige di Marazzi sottolinea l’apprezzamento per l'imperfetto e il mondo naturale. Abbracciando l'arte ancestrale Zellige di eredità africana, le piastrelle di questa serie hanno un effetto fatto a mano, con texture imprecise e ruvide. Il crescente desiderio di connettersi con la natura, allinearsi sempre di più al Pianeta concentrandosi sul proprio benessere, ma anche sul rispetto del mondo che ci circonda, conduce alla scelta di Dulux e AkzoNobel di nominare il colore delle superfici per l’anno 2021: Brave Ground. Una tinta neutra, sicura, elementare, con i piedi per terra – grounded. Una tonalità che riflette la forza, ma anche la calma e serenità che possiamo trarre dalla natura, e che, se usata in interni può collaborare nel ricaricare e ricalibrare le energie.

E per eguagliare i benefici di una foresta, Airlite disegna una pittura 100% naturale elaborata guardando al passato e a madre natura. Una vernice capace di trasformare le pareti di casa in veri e propri depuratori d’aria, che assorbono l’anidride carbonica dando letteralmente vita a effetti benefici.

 

In apertura, installazione ‘Second Hand’ di Zhanna Kadyrova, esposta nell'ambito della mostra ‘Fantastic Utopias’ nell'Ala Scaligera della Rocca di Angera (VA), dal 20 aprile al 1 novembre 2020. Ph. Andrea Rossetti. Courtesy l'artista e Galleria Continua.