Come si progetta un interno perché non ci annoi mai? Lo abbiamo chiesto a tre progettisti che hanno fatto della creatività emotiva il loro marchio di fabbrica

Prima dei social media non era da tutti capire il valore di un progetto di interni. “Oggi, invece, tutti vogliono ambienti instagrammabili”, spiegano Ana Milena Hernández Palacios e Christophe Penasse dello studio Masquespacio di Valencia. In effetti gli angoli domestici allestiti come set cinematografici è diventato quasi la norma, a giudicare dalle numerosissime dirette di questi mesi. Ma basta per dare brio alle nostre case? “In realtà, senza un buon progetto anche i dettagli (e gli angoli) curatissimi ci vengono a noia. Il nostro lavoro, come professionista, va ben oltre il look”, precisano i Masquespacio, il cui portfolio è carico di eclettismo e libertà espressiva da sempre.

Ambienti unici, come le persone che li abitano

“Quando progettiamo un ambiente, lo facciamo per realizzare qualcosa di unico e irripetibile. Come la persona che lo abiterà. Siamo convinti che, se uno spazio è progettato bene ed è di rottura, sarà lo stesso spazio a creare il boom’ su Instagram. E non è l'angolo ma l'ambiente complessivo a sedurre il visitatore che, di conseguenza, vorrà condividere la foto”.

Premiati dal T Magazine del New York Times come Interior designer of the year 2019, Masquespacio hanno progettato ristoranti a Valencia ricchi di riferimenti culturali, come la catena di giapponesi Kento o il giappo-brasiliano Kaikaya.

Stanze come capitoli di una storia

“Per noi è importante che ogni progetto racconti una storia. L'interior design può trovare ispirazione da qualsiasi epoca e stile, come le stanze del Ministero della Cultura di Parigi di Andrée Putman nel caso dei ristoranti Kento. Lo scopo è creare un'esperienza nuova per l'utente, emozionandolo e facendolo disconnettere dalla routine quotidiana. Cerchiamo di attenerci a dei concetti cardine, sui quali sviluppiamo una narrazione più profonda che trae ispirazione dallo stile di vita di un luogo o da un materiale che lo caratterizza. Ci sono molti dettagli decorativi, elementi e colori, ma sempre uno schema ben definito che guida attraverso lo spazio”. Nel ristorante Kaikaya, ad esempio, Masquespacio fonde il rigore e la metodicità giapponese al Brasile tropicale ed esotico. Materiali nipponici come il legno e la rafia si legano a motivi colorati, mosaici, palme e pappagalli, che richiamano atmosfere tropicali. Nel bancone del bar, un pattern in legno tipicamente giapponese si giustappone alle fantasie colorate ispirate agli anni Settanta brasiliani. Tutti gli arredi, come le lampade a pappagallo con foglie di palma, sono stati disegnati ad hoc per il progetto.

Libri di fiabe e decori tridimensionali

Lo storytelling è anche il trademark dell’interior design Li Xiang (X+Living). Che si tratti di retail o uffici, spazi culturali o parchi gioco per bambini, Li Xiang trasporta il visitatore in un libro di fiabe, in cui le stanze sono i capitoli di una storia e gli elementi dello spazio le parole della narrazione. In queste complesse scenografie, la progettista cinese non ricerca l'eccentricità ma, al contrario, una logica precisa che sottende il progetto. “La tecnica che normalmente uso”, racconta, “vuole indebolire la bidimensionalità e la decorazione per se stessa, in favore di uno spazio dalla forte prospettiva tridimensionale. Con lo stesso obiettivo, anche la coordinazione dei colori, elemento che mi caratterizza. Spero che i visitatori possano sentire rapidamente lo 'spirito del luogo' e che vivano un forte impatto sia dall'esperienza del reale, sia dalla personale pulsione psicologica. Spero infine che seguano la nostra costruzione di linee dinamiche, volte a guidarli nelle principali funzioni dell'ambiente”.

Decontestualizzazioni e salti di scala

Paradigmatica è l'area per bambini al terzo piano del centro commerciale MIXc di Kunshan nella provincia di Jiangsu. Si tratta di un “paese delle meraviglie” che riprende vari elementi della cultura lirica tradizionali come lo Yunjian, una decorazione ricamata sulle spalle, il Kuitou, un copricapo indossato dagli artisti dell'opera, il trucco facciale del teatro tradizionale e alcuni strumenti musicali. Grazie alla decontestualizzazione e il forte salto di scala, questi elementi diventano simboli giocosi e strumenti di segnaletica. E, insieme ai blocchi di colore e ai motivi geometrici, vengono a identificare le varie aree, sovvertendo l'impianto consueto dello shopping mall con un linguaggio da cartone animato.

Dalla Londra multiculturale e queer

Di origini argentine, giapponesi e israeliane, Adam Nathaniel Furman esplora il rapporto tra memoria, immaginazione, storia e comunicazione. “Per il mio background famigliare e perché cresciuto nella Londra multiculturale e queer, credo nella fusione celebrativa di radici diverse per affermare identità distintive e differenti. Promuovo anche un linguaggio contro il 'localismo estremo' che ci porta a fare riferimento soltanto a motivi, culture e materiali che ci sono vicini, chiudendo gli orizzonti estetici. Ho parecchie fonti di ispirazione: dalla curiosità nascosta del Classicismo e del Modernismo alla capacità dei Queer di prendere dogmi tradizionali e antitetici e trasformarli in veicoli di gioia, gioiosamente sensuali. Il colore è il modo più potente di creare atmosfere e impressioni. Negli interni mi piacciono palette più calde e colori pastello”. Questa premessa di Furman introduce l'appartamento che ha progettato a Tokyo: 160 mq con tre camere da letto e ampio soggiorno, scanditi da un teorema di colori che prende diversa consistenza negli spazi. Arredi, finiture, infissi e pavimenti, tutti realizzati a mano con tecniche tradizionali e innovative quali l'intarsio con taglio laser per le porte, diventano un tutt'uno in quinte teatrali in cui, come spiega lo stesso Furman, “prende forma il teatro del quotidiano”.

Nella foto di apertura, il concept store dell'editore scolastico spagnolo Rubio progettato dallo studio Masquespacio di Ana Milena Hernández e Christophe Penasse a Valencia. Photo Luis Beltran.