Aggregazione e crescita. È questa la mission che ha guidato molte delle operazioni finanziarie nel settore del design. Ma non è l’unico modello, seppure spesso virtuoso; c’è chi mantiene una gestione familiare e fa crescere i fatturati a doppia cifra, anche nel 2020

Negli ultimi anni sono molte le operazioni di acquisizione che hanno visto coinvolti noti marchi del design, Dalla giovane Design Holding, realtà nata grazie a Investindustrial e The Carlyle Group, che nel suo portfolio ha marchi quali B&B ItaliaLouis Poulsen e Flos a Italian Creation Group, la holding che controlla aziende che hanno fatto la storia del design italiano: Driade, Valcucine, FontanaArte, Toscoquattro.

La maggioranza di Snaidero è invece passata in Idea Corporate Credit Recovery II, fondo gestito da Dea Capital Alternative Funds SGR. Mentre Calligaris, dopo aver ricomprato nel 2014 il 40% della società ceduto a LCapital, ha riceduto la maggioranza al fondo Alpha.

E ancora, il passaggio de iGuzzini al colosso svedese dell’illuminazione Fagerhult e Lifestyle Design – nuovo nome di Poltrona Frau Group, con le sue aziende Poltrona Frau, Cassina, Cappellini, Ceccotti Collezioni, Janus et Cie e Luminaire – che ha acquisito la maggioranza di Karakter, start up danese specializzata nella realizzazione di illuminazione, arredi e oggettistica. Alessi, storica azienda italiana di prodotti di design, ha invece fatto entrare, al 40% del suo capitale, il fondo d'investimento inglese Oakley.

C’è chi ha lavorato sulle sinergie tra marchi. Non ultimo, nello scenario delle nuove compagini, il Gruppo IDB che è stato costituito nel 2015 da Private Equity Partners SpA, fondata e controllata da Fabio Sattin, Giovanni Campolo, Paolo Colonna e dai fratelli Giovanni e Michele Gervasoni, supportati da un gruppo selezionato di investitori privati di alto livello riuniti in Investindesign Spa.

Il gruppo – di cui fanno parte Gervasoni Group, Meridiani Group, Cenacchi International, Davide Groppi, Saba, Modar, Flexalighting – è passato da 43 milioni di fatturato nel 2016, ai 152 milioni del 2019.

Di come stia funzionando l’alchimia di questa compagine di aziende, a cinque anni dalla nascita del Gruppo, abbiamo parlato con Giorgio Gobbi, managing director.

La prima azienda ad entrare nel neocostituito Gruppo Italian Design Brands è stata Gervasoni, nell’aprile 2015. I fratelli Gervasoni hanno oggi una quota significativa nel Gruppo, attorno al 30%. Ma tutti gli imprenditori che sono entrati conferendo la loro azienda hanno già convertito una quota della cessione in azioni della capogruppo o mantenuto una quota di minoranza delle loro aziende ma con patti di concambio che a scadenza li faranno diventare azionisti.

“Quando siamo partiti”, racconta Giorgio Gobbi, “gli imprenditori dovevano fidarsi della solidità del progetto, dell’idea. A distanza di cinque anni e mezzo, quello che avevamo promesso è accaduto, siamo andati nella direzione voluta. Il nostro modello prevedeva che gli imprenditori cedessero le quote della loro società ma rimanessero a capo della gestione operativa e strategica delle loro aziende. Il modello non è cambiato, ma lo abbiamo aggiornato rispetto ai pesi specifici di alcune attività. Una su tutte la trasformazione digitale, che era prevista nei servizi di gruppo forniti alle aziende ma che nell’ultimo anno e mezzo ha avuto una accelerazione superiore a quanto previsto. Anche la sperata interazione tra gli imprenditori, la riunione mensile del comitato strategico, le attività sociali; tutto quanto era stato scritto ha funzionato”.

“A cinque anni dalla nascita”, racconta Gobbi, “una conferma positiva sono stati i risultati finanziari, ma la vera sorpresa è stata l’interazione tra gli imprenditori delle diverse aziende; speravamo potesse funzionare, ma non ci aspettavamo che funzionasse così bene. Alcuni marchi stanno facendo sinergia e lavorando assieme su progetti, senza alcuna imposizione del Gruppo. Ogni marchio può infatti muoversi in piena autonomia, su tutte le attività dell’azienda, incluse la ricerca e sviluppo o la direzione creativa”.

Le iniziative sono sempre su base volontaria. “Due esempi potranno essere chiarificatori”, continua il managing director di IDB. “Due delle nostre aziende operano nella produzione di arredi su misura per i brand della moda e del lusso, e sono quelle meno votate al consumatore finale. Riguardo i progetti di comunicazione digitale, che hanno finalità B2C, non hanno aderito alle nostre proposte; gli imprenditori hanno ritenuto non fossero campagne coerenti al loro business. Ugualmente per la filiale di Gruppo che abbiamo aperto in Cina, e che è operativa da un anno, abbiamo chiesto alle nostre aziende se volessero utilizzare questo servizio; la maggior parte ha deciso di aderire, anche se non tutte sono operative e stanno lavorando per ottenere le certificazioni necessarie a vendere in quel mercato”.

“Il percorso che ci ha spinto ad aprire un hub unico che ci rappresentasse all’estero, e che sta funzionando in Cina. È una forma di presidio dei mercati che stiamo valutando se estendere anche in altri Paesi, come il Nord America”, conclude Giorgio Gobbi. “La crisi sanitaria ha messo in evidenza il valore di avere il supporto di un Gruppo che si è preoccupato di tenere tutti i suoi marchi in una condizione di sicurezza finanziaria e in contatto costante, quotidiano, con tutti gli imprenditori per cercare, assieme, di capire cosa stava accadendo e come avremmo dovuto muoverci”.

C’è invece chi rimane familiare. Fondata nel 2004 da Fabrizio Cameli, Talenti è un’azienda specializzata nella progettazione e realizzazione di arredi per outdoor sia per il settore privato che per il contract.

Con un fatturato consolidato di 16 milioni di euro nel 2019, l’azienda a capitale e gestione interamente familiare, quest’anno cresce del 25% circa, risultato più che positivo stante il momento difficile anche dei mercati internazionali.

“Io sono figlio d’arte”, racconta Fabrizio Cameli, fondatore e presidente di Talenti. “La mia azienda di famiglia lavorava marmi e aveva una impresa di costruzioni. Io ho poi sentito l’esigenza di creare un mio brand – Talenti -– che all’inizio dell’attività produceva tavoli da giardino con intarsi speciali – in rame, vetro e ceramica – per sostituire i tavoli in pietra lavica, che in quegli anni andavano di moda”.

“Negli anni successivi ci siamo avvicinati al design”, continua Cameli. “Il primo incontro è stato con Karim Rashid, che ci consigliò di lavorare al marchio e di impegnarci a sviluppare linee con un design più moderno. I tavoli classici erano stati la prima linea di prodotto perché con l’azienda di marmo di famiglia potemmo produrre da subito senza fare grandi investimenti. La Talenti è sempre stata un’azienda familiare, pensiamo che il nostro controllo sia fondamentale pur vivendo in una compagine societaria che accoglie molte persone che si muovono autonomamente. I cardini dell’azienda siamo io e miei figli, Federica, che segue il marketing, ed Edoardo, direttore commerciale. Abbiamo, invece, affidato a dei manager lo sviluppo della struttura commerciale”.

Anche la direzione creativa è seguita da Fabrizio, Federica ed Edoardo Cameli, con il supporto di Roberto Palomba, dello studio Palomba Serafini Associati, che ha iniziato a disegnare per il brand due anni fa ma al quale la famiglia Cameli è molto legata. “Molti sono i compagni di viaggio che ci hanno consentito di fare un ottimo percorso”, conferma il fondatore, “Tra questi Marco Acerbis, Cristian Visentin e Jean Philippe Nuel, che sta lavorando ad una nuova collezione 2021. Il lavoro di queste firme ci ha consentito di consolidare il posizionamento del brand e di proporci al pari di noti e storici marchi del design che realizzano collezioni outdoor”.

“Per ora il capitale finanziario è tutto familiare”; conclude Cameli, “Stiamo lavorando per realizzare delle collezioni per l’indoor, che stiamo già disegnando, per completare la nostra proposta. Poi si potrà pensare di fare delle acquisizioni, che ci consentiranno di ampliare la gamma e di fare crescere i fatturati. In futuro potremmo anche pensare di cedere una piccola quota dell’azienda per avere una tranquillità maggiore a fronte di investimenti importanti che per crescere ancora, dovremo fare”.

Talenti sta valutando di aprire un nuovo negozio monobrand negli States o negli Emirati, oltre quello milanese di via Pontaccio. L’azienda ha già un punto vendita a Dubai; il medio-orientale è strategico per chi produce arredi per esterni. L’azienda sta anche ultimando la nuova sede, risultato della riqualificazione dell’ex Pastificio Federici ad Amelia, in Umbria. Ottantamila metri quadrati di superficie, con uno showroom di duemila metri quadrati, che verrà inaugurato nei primi mesi del 2021.

 

Nelle immagini l'installazione permanente Space Within A Space’ ideata dallo studio di progettazione AMAA. Otto container disposti e assemblati su due livelli in un ex capannone industriale vuoto ad Azignano (Vicenza) indagano la funzione dell'architettura, in particolare quanto i volumi possano cambiare la percezione dello spazio. Ph. Simone Bossi.