Le alternative non arrabbiate a un paradigma socio-economico ormai non più sostenibile esistono: si chiamano B Corp. Ecco cosa fanno e perché

Uno dei simboli che potrebbe spiegare maggiormente il capitalismo, e il suo fallimento – sostiene l’economista Raj Patel –, è il pollo fritto del fast food. La crocchetta best seller in tutto il mondo è un cibo economico, proviene da una filiera altamente industrializzata, ha poche proprietà nutritive, e sfrutta la natura, gli animali, i lavoratori e le loro famiglie, facendo guadagnare sostanzialmente e unicamente l’azienda.

Non ci resta che chiederci  e immaginare  quali potrebbero essere le alternative a un paradigma socio-economico ormai non più sostenibile. Non solo Occupy Wall Street o boicottare le multinazionali. Andrebbe avviata una vera e propria trasformazione in cui, oltre al profitto, si ottengano impatti sulla società e sul territorio.

Ecco che entrano in scena le Benefit Corporation, o Società Benefit. Un vero e proprio movimento – presente in 150 settori e in oltre 70 Paesi – che cerca di ottenere ricadute economiche positive sull’ambiente e sulle comunità, dimostrabili con un bilancio sociale, in nome di una value proposition finalizzata a produrre beni e servizi virtuosi. “La realtà for-benefit” profetizza l’Harvard Business Review “rappresenta un quarto settore dell’economia che sta emergendo e ha il potere di trasformare il corso del capitalismo”.

Anche se non sono pronte alla beatificazione, le B Corp continuano a fare il loro lavoro, che è quello di guadagnare nella migliore e più perfetta declinazione del capitalismo delle origini, puntando a creare dividendi e appetibili guadagni per i propri investitori, azionisti e stakeholder.

Tra le caratteristiche principali la propensione all'innovazione, soprattutto quella sociale, la responsabilità, la trasparenza, l’inclusione, la rigeneratività. Non solo. Le B Corp si dotano di caratteristiche di circolarità, ma anche di sistemi di gestione interni che favoriscono la democratizzazione dei processi decisionali, creando un ambiente fertile e accogliente per tutti i lavoratori.

In Italia la B-community – che conta oltre 100 aziende certificate B Corp e 500 Società Benefit (per capire la differenza tra le due leggi qui), 9000 dipendenti per un fatturato totale di circa 5 miliardi di euro  è cresciuta fino a diventare la più importante e dinamica in tutta Europa (siamo stati il primo Paese al mondo dopo gli Stati Uniti a introdurre la forma giuridica di Società Benefit nel proprio ordinamento). Al grido di #unlockthechange  vero e proprio slogan  il movimento è costituito da aziende diverse per storia, dimensione, da Nord a Sud, che vede nell’alimentazione e nella manifattura i principali settori.

They have a dream: un pianeta senza sprechi. Too Good To Go, arrivata in Italia nel 2019, è un’app nata in Danimarca nel 2015. Nobili gli intenti: l’impegno di salvare il cibo, sensibilizzare la società e preservare l’ambiente. “La nostra certificazione B Corp è legata soprattutto al fatto che una parte consistente viene ridistribuita in campagne contro lo spreco alimentare” spiega Ilaria Ricotti del Marketing Team a proposito dell’applicazione per smartphone che permette, da un lato, ai commercianti e ai ristoratori di mettere in vendita a prezzi ridotti il cibo invenduto a fine giornata, e dall’altro ai consumatori di acquistare Magic Box – con contenuto è a sorpresa – a un terzo del prezzo di vendita. “In questo modo c’è un impatto sul territorio perché vengono favoriti sia i servizi commerciali territoriali della GDO, sia il business di piccoli servizi commerciali di quartiere come pasticcerie, fornai, gelaterie e negozi di frutta e verdura”.

Ogni Magic Box corrisponde a 1 kg di cibo che a sua volta, FAO dixit, rappresenta 2,5 kg di emissioni di CO2 evitate. Certo il guadagno c’è, quantificato in 1,19 euro per ogni scatola, tutto il resto va al commerciante. “Riusciamo ad avere, inoltre, un impatto sull’economia circolare chiaro e rendicontato. I dipendenti sono quasi tutti attivisti, la maggior parte è interessata alla causa e vede in questo lavoro una missione”.

Una delle prime nel campo della manifattura a ricevere la certificazione B Corp (nel 2017 e poi, nel 2020, realizzare il cambio di statuto in Società Benefit), è l’azienda di design Alessi, fiore all’occhiello di casa nostra (leggi qui). “È stato un passo che abbiamo scelto di fare non tanto per cambiare il nostro modo di comportarci rispetto all’impatto sociale, ma per mettere nero su bianco quello che un po’ facciamo da sempre come impresa” racconta Nicoletta Alessi, Corporate Social Responsability Manager di Alessi.

“Sono tre i pilastri che ci hanno fatto riconoscere come parte della B-community, il primo è quello che si esplica attraverso il prodotto, ovvero portare arte e poesia nelle case. Dal momento che consideriamo il prodotto di design un’opera d’arte, questa è una caratterista principale. Poi la cura per le persone che, mutuando Kant, non sono mai solo mezzi ma anche fini” continua alla vigilia del centenario della azienda di casalinghi fondata nel 1921. “Le persone sono al primo posto, questo si traduce in buone retribuzioni, strumenti di welfare, ad esempio, ma anche in scelte coraggiose, come l’operazione di ristrutturazione del 2019 per cui nessuno è stato licenziato”.

Ultimo, ma non minore: la creazione di valore economico, equo e sostenibile nel tempo, che ricade anche sulla comunità. “Questa è una caratteristica delle aziende famigliari, ovvero avere un’ottica contraria alla massimizzazione nel breve periodo. Essere B Corp ci permette di monitorare tutti questi aspetti che sono meno direttamente collegati al nostro modello di business di beneficio comune ma che sono aspetti fondamentali della responsabilità di un’impresa”.

Un compromesso storico (e green): l’etica con l’impatto socio ambientale e il business con il profitto possono andare a braccetto.

 

 

 

Foto di apertura: collezione Calypso, il drinking set in vetro soffiato a mano, disegnato da Serena Confalonieri, che evoca gesti conviviali lievi e gioiosi. Ph. Andrea Agrati.