Qual è, secondo te, il prodotto più rappresentativo degli ultimi 60 anni di design?

Edward Barber e Jay Osgerby
Probabilmente la poltrona da ufficio in pelle e alluminio degli Eames, la Eames Aluminium Group Chairs. Oggi ha lo stesso significato che ha avuto al momento del suo ‘debutto’ sul mercato ed è ancora una delle sedute più diffuse nel mondo .

Erwan e Ronan Bouroullec
Non saprei rispondere a questa domanda. Ma penso che alla fine siano i figli e tutta la ricchezza che si portano dentro. Anche nell’auspicio che le nuove generazioni sappiamo disporre di una più felice apertura mentale, di un rispetto più consapevole per la differenza. I bambini possono darci il buon esempio…

Stephen Burks
Ma come può un solo prodotto rappresentare 60 anni di design? Ce ne sono moltissimi. Dal TGV (il treno francese ad alta velocità) all’iPhone, dal 606 Universal Shelving System di Dieter Rams alla Lounge Chair degli Eams, dallo Space Shuttle al Personal Computer: ognuno di questi prodotti è di per sé una dichiarazione di cultura e racchiude un profondo significato.

Antonio Citterio
L’iPad o l’iPhone. Perché, oltre a cambiare la vita a milioni di persone, hanno chiarito molto bene cos’è il design: ricerca, tecnologia, innovazione, uso, espressione, tutt’uno! Non è un problema di linguaggio ma di sintesi.

Claesson Koivisto Rune
Il Personal Computer.

Odo Fioravanti
Lo spremiagrumi Juicy Salif di Philippe Starck per Alessi: il segno definitivo di un cambio di paradigma che rimette in discussione ogni approccio tradizionale alla progettazione, con un prevalere della narrazione su tutto. Il design diventa definitivamente un linguaggio.

Carlo Colombo
Penso non a un prodotto ma a un designer: Joe Colombo, che è stato uno dei più grandi protagonisti degli Anni 60 nonostante sia mancato molto giovane: ha fatto in tempo a lasciarci tanti e bellissimi pezzi, ancora attuali. Joe Colombo aveva una marcia in più, era avanti di cinquant’anni rispetto ai suoi colleghi, serbando un visone del futuro davvero straordinaria! Come Mies van der Rohe è stato per me uno dei più grandi architetti del secolo scorso così Joe Colombo lo è stato nel campo del design.

Konstantin Grcic
Qualunque cosa abbia a che fare con la mobilità.

Martí Guixé
La sedia monoscocca.

Ineke Hans
La ‘Knotted Chair’ di Marcel Wanders del 1997. Tutto era nuovo: l’estetica, il materiale, la tecnica, l’approccio.

Ferruccio Laviani
È difficile fare delle scelte in un campo così ampio e, soprattutto, riuscire a fare una selezione su un’infinità di progetti che sono stati realizzati. Dal design anonimo a quello ‘firmato’, i prodotti che penso abbiano più sostanza sono quelli che sono passati in ‘follow me’ attraverso tutti questi anni e che vengono ancora oggi usati nel modo in cui sono stati pensati in origine.

Mathieu Lehanneur
Il Cloud. È molto più di un prodotto: il Cloud è una divinità digitale!

Arik Levy
La trasformazione della società e del suo modus operandi. Non penso a un oggetto in particolare, ma piuttosto alle persone che inventano, realizzano e usano gli oggetti.

Lievore Altherr Molina
È difficile, ma ne ho scelto uno. Probabilmente il più rappresentativo perché ha creato una visione valida ancora oggi, potremmo dire che ha inventato la tipologia contemporanea delle sedie da ufficio: la Eames Aluminium Group Chairs della coppia americana.

Piero Lissoni
Penserei non a un prodotto ma a un’azienda e dico Olivetti. Per quale motivo? Perché dentro a questa azienda c’è stata una congiuntura cosmica straordinaria: troviamo la visione umanistica dell’industria, ma anche la creatività assoluta e, ancora, una visione nel futuro che arriverà trent’anni dopo con Apple. In parallelo sceglierei anche Brionvega. Entrambe queste aziende hanno portato al limite estremo la tecnologia dell’epoca, ma l’hanno guardata come se fosse già chiusa in una scatola del passato, pronte a immaginare un nuovo mondo. Prendiamo il negozio di Olivetti a Venezia: fuori contesto è una scultura straordinaria di Carlo Scarpa, ma contestualizzato è l’Apple Store del 2014! C’è una lungimiranza meravigliosa da parte di Olivetti: per realizzare i suoi negozi, esplora città dopo città, luogo dopo luogo e sceglie i migliori interpreti del progetto: i BBPR a Milano, Carlo Scarpa a Venezia. Quando vado a Venezia, e guardo quel negozio dico: accidenti!

Ross Lovegrove
Il prodotto di design più rappresentativo degli ultimi 60 anni, che si erge a icona, dovrebbe essere un prodotto non elettronico: dico la sedia Panton di Werner Panton. Esprime tutto in un solo gesto olistico… materiale, forma e umanità.

Jean-Marie Massaud
Penso a due simboli. La Citroën 2CV (1948): mobilità, convenienza, intelligenza, sintesi, riduzione. E l’ecosistema iPhone: accesso, link, servizi, mobilità. Rappresenta una vera rivoluzione perché ognuno di noi diventa un vero e proprio “neurone”, connesso e con un impatto sul sistema nervoso dell’umanità. Steve Job è sicuramente il miglior designer degli ultimi 60 anni.

Ingo Maurer
Spiacente, non posso rispondere: esistono tanti e bellissimi progetti. Sarebbe troppo difficile dover scegliere il mio fiore preferito.

Alberto Meda
L’iPhone.

Paola Navone
Non credo di poter scegliere un solo oggetto. Negli ultimi 60 anni tantissimi maestri hanno lavorato sulla forma delle cose consegnando alla storia del design oggetti unici: da Ponti a Mollino, da Scarpa a Munari. Poi Mendini, Sottsass, Magistretti… Insomma, l’elenco è lunghissimo. Come scegliere?

Nendo
Walkman di Sony.

Luca Nichetto
L’Arco dei fratelli Castiglioni.

Philippe Nigro
Se si parla di un oggetto estetico/ funzionale, c’è ne sono tanti ma citerei un oggetto creato circa 60 anni fa e che rimane un’icona modernissima ancora oggi: l’Eames Aluminium Group Chairs degli Eames. O, ancora, la Parentesi dei fratelli Castiglioni.

Jorge Pensi
Non un prodotto, ma scelgo un designer, anzi due. E qui non ho dubbi: il lavoro creativo di Charles e Ray Eames.

Marc Sadler
Davvero non saprei quale definire “the best”, ma penso alla penna biro Bic come ad un esempio calzante di buon design.

Sawaya&Moroni
Per quanto riguarda la nostra collezione non ho dubbi: la sedia Maxima di William Sawaya per l’apporto di novità tecnologica e formale. Ma penso anche a tanti altri prodotti che hanno scritto il ‘genoma’ del design mondiale. Forse, però, nessun disegno ha finora superato la semplicità, la classicità e la genialità della Ant Chair di Arne Jacobsen.

Matteo Thun
Qual è l’oggetto di design più rappresentativo degli ultimi 60 anni? Penso a tanti, ma cito il primo che mi viene in mente: il post-it. Un’idea più che un design, un concept, un gesto. È stato super copiato e rappresenta per me una sorta di predecessore di Twitter: veloce, sul punto, di poche parole. In questo senso è un simbolo dei nostri tempi, che sono veloci con atteggiamenti usa-e-getta, sono colorati/coloriti e non troppo impegnativi/ impegnati. Il suo uso prescinde dall’età, dalla formazione. Si trova in tutto il mondo, è globale, infatti: un’altra caratteristica dello sviluppo negli ultimi decenni.

Tokujin Yoshioka
Penso ai Led, che hanno rivoluzionalo il mondo dell’illuminazione.

gallery gallery
Due pagine tratte dal volume ‘Drawing’ di Ronan e Erwan Bouroullec, edizioni RP Ringier.