L’instabilità, il tempo e il controllo sono tra le ossessioni più pulsanti nel lavoro del progettista contemporaneo. Abbiamo messo in dialogo su questo tema due designer (Mario Trimarchi e Tord Boontje) che condividono un approccio animista nei confronti della loro produzione materiale, ma al tempo stesso raccontano due diverse visioni della vita delle cose e del senso del progetto.

Mario Trimarchi: Ultimamente mi trovo a riflettere molto sulla possibilità di invertire il processo ordinario col quale noi scegliamo gli oggetti a partire dalla necessità di riempire un ambiente, immaginando il percorso opposto, cioè quello di costruire i luoghi intorno a degli oggetti eletti che, mano a mano, definiscono i propri compagni e solo di conseguenza costruiscono un ambiente… Quando ho visitato il tuo studio a Londra ho provato la sensazione di essere immerso in una famiglia di colori in forte armonia tra di loro, che creava quasi un’aura di festa e di divertimento intorno alle persone…

Tord Boontje: Io credo che gli oggetti dicano molto della nostra personalità e che rappresentino il livello immediatamente successivo all’abito, il primo oggetto che scegliamo per rappresentarci. Per quanto mi riguarda, penso che le cose siano risorse in grado di fornire informazioni a vari gradi, quasi fossero una biblioteca o una memoria a cui attingere per cercare aiuto. Ogni volta che disegno una sedia nuova, quella precedente si rivela in grado di darmi una informazione in più. Dopo aver disegnato tre sedie, magari capisco come si fa un tavolo.

MT: È esattamente questo! La sensazione che tra di loro i tuoi oggetti tendano a cercarsi, a voler stare uniti e che uniti stiano bene… Nel mio caso, invece, ho l’impressione che cerchino di stabilire una certa distanza reciproca, che poi è quella data dalle loro ombre, una specie di area di rispetto nella loro prossemica. I tuoi oggetti, Tord, secondo me sono più gentili, i miei riflettono delle ossessioni…

TB: È vero, i miei progetti tendono a volersi mixare. Io credo molto nel caos creativo. Quando frequentavo il Royal College of Art a Londra capitava che contemporaneamente nella stessa stanza ci fossero persone che cucivano e cucinavano, oltre a quelle che crescevano pomodori in un orto domestico… Ogni tanto i progetti si incrociavano spontaneamente e ne uscivano cose meravigliose! Quanto alle ossessioni, anche io ne ho diverse! Ci sono cose che tornano sempre, quasi fossero randomiche, come i fiori. Sono dieci anni che disegno fiori! Un’altra ossessione che ho, poi, è quella per lo storytelling, nel senso che ogni oggetto secondo me deve dare la possibilità alle persone di immaginarsi una storia.

MT: Per te sono molto importanti le persone, io invece devo confessarti che quando disegno penso sempre a me.

TB: Per me è come nella musica, vorrei fare delle canzoni che possono essere ballate dal maggior numero di persone possibile. Fare oggetti come mass media. Poi è naturale che tutto parta da me stesso, anche perché non capita molto spesso che un’azienda mi proponga qualcosa, è molto più facile che sia io a rivolgermi a loro con un progetto che ha preso vita prima dentro me stesso. Se poi con questo riesco a fare stare bene le persone, allora ho raggiunto l’obiettivo. In te, Mario, secondo me questa cosa di pensare sempre innanzitutto a te è evidente nel fatto che i tuoi progetti sembrano cominciare ogni volta daccapo, senza ripeterti mai, come se in effetti emergesse una ricerca che sta fuori dall’oggetto in sé ed è più tua, personale.

MT: Tempo fa avevo coniato una parola, “pochismo”, per definire quello che ho in mente quando progetto.Mettere poco sul foglio bianco, addirittura forse una sola geometria, una sola ossessione per volta. Ripeto sempre a chi lavora con me che avere un’idea è meglio che averne due. Adesso, per esempio, sono concentrato, anche con i miei studenti, sulla possibilità di realizzare una serie di oggetti – mettiamo da 1 a 10 – che durino per sempre. E questo coinvolge naturalmente anche il tema della scelta: per esempio, scegliere un solo piatto in cui si dovrà mangiare per tutta la vita pietanze sempre diverse, e poi passarlo magari in eredità al proprio figlio.

TB: A me fa sinceramente un po’ paura l’idea di dover scegliere una cosa una volta per tutte e poi magari anche imporla ad altri. Ho in mente un po’ l’opposto, cioè che sarebbe bello avere in casa tanti servizi di piatti diversi per ogni occasione, per ogni umore, per ogni compagnia, per ogni cibo… Se sei troppo selettivo, credo che rischi di irrigidirti in un’unica lettura possibile. Una persona potrebbe anche comprare oggetti solo per la soddisfazione di quel momento preciso; mi sembra un lusso importante quello di non dare troppa importanza agli oggetti.

MT: Io invece mi trovo nella contraddizione di pensare che gli oggetti abbiano davvero una vita fuori da me, che questi decidano per conto loro, che ci sia sempre almeno un 20% di imponderabilità nei progetti, come riconosco a prima vista nel lavoro di alcuni miei maestri attentissimi alla forza del risultato finale, e un po’ fatalisti sul controllo dei millimetri.

TB: Io avverto la tua stessa preoccupazione quando disegno per il tessile, dove è possibile governare solo fino a un certo punto quello che succederà. Io disegno molto a mano, come credo faccia tu, e poi modello, faccio oggetti randomici, molto complicati, per i quali la tridimensionalità è un aspetto importantissimo. Forse questo tema della complessità ci accomuna.

MT: A proposito di tessile, ho appena disegnato le stampe di una capsule collection per un marchio di moda italiano: tutti disegni in bianco e nero. E coltivo l’idea perversa che gli abiti che verranno confezionati saranno indossati solo da donne in bianco e nero, che cammineranno su strade in bianco e nero, in campagne meravigliose piene di alberi in bianco e nero, il che è un po’ irrealistico.

TB: Sì, non è realistico. Anche io disegno oggetti per rendere felice la gente, ma la felicità non viene dagli oggetti, in realtà. E poi c’è tutto uno spettro di emozioni interessanti che compenetrano quelle della felicità e riguardano anche aspetti misterici, a volte inquietanti. Come un film di David Lynch, che ogni volta ti può dare una sensazione diversa.

MT: In effetti si dice spesso che gli oggetti dovrebbero indurre al sorriso; forse potremmo spingerci oltre e augurarci di progettare oggetti che prima o poi sorridano per conto proprio, anche senza di noi. E magari, a volte, anche alle nostre spalle, perché no?

A cura di Chiara Alessi

gallery gallery
L’instabilità, il tempo e il controllo sono tra le ossessioni più pulsanti nel lavoro del progettista contemporaneo. Abbiamo messo in dialogo su questo tema due designer (Mario Trimarchi e Tord Boontje) che condividono un approccio animista nei confronti della loro produzione materiale, ma al tempo stesso raccontano due diverse visioni della vita delle cose e del senso del progetto. Mario Trimarchi: Ultimamente mi trovo a riflettere molto sulla possibilità di invertire il processo ordinario col quale noi scegliamo gli oggetti a partire dalla necessità di riempire un ambiente, immaginando il percorso opposto, cioè quello di costruire i luoghi intorno a degli oggetti eletti che, mano a mano, definiscono i propri compagni e solo di conseguenza costruiscono un ambiente... Quando ho visitato il tuo studio a Londra ho provato la sensazione di essere immerso in una famiglia di colori in forte armonia tra di loro, che creava quasi un’aura di festa e di divertimento intorno alle persone... Tord Boontje: Io credo che gli oggetti dicano molto della nostra personalità e che rappresentino il livello immediatamente successivo all’abito, il primo oggetto che scegliamo per rappresentarci. Per quanto mi riguarda, penso che le cose siano risorse in grado di fornire informazioni a vari gradi, quasi fossero una biblioteca o una memoria a cui attingere per cercare aiuto. Ogni volta che disegno una sedia nuova, quella precedente si rivela in grado di darmi una informazione in più. Dopo aver disegnato tre sedie, magari capisco come si fa un tavolo. MT: È esattamente questo! La sensazione che tra di loro i tuoi oggetti tendano a cercarsi, a voler stare uniti e che uniti stiano bene... Nel mio caso, invece, ho l’impressione che cerchino di stabilire una certa distanza reciproca, che poi è quella data dalle loro ombre, una specie di area di rispetto nella loro prossemica. I tuoi oggetti, Tord, secondo me sono più gentili, i miei riflettono delle ossessioni... TB: È vero, i miei progetti tendono a volersi mixare. Io credo molto nel caos creativo. Quando frequentavo il Royal College of Art a Londra capitava che contemporaneamente nella stessa stanza ci fossero persone che cucivano e cucinavano, oltre a quelle che crescevano pomodori in un orto domestico... Ogni tanto i progetti si incrociavano spontaneamente e ne uscivano cose meravigliose! Quanto alle ossessioni, anche io ne ho diverse! Ci sono cose che tornano sempre, quasi fossero randomiche, come i fiori. Sono dieci anni che disegno fiori! Un’altra ossessione che ho, poi, è quella per lo storytelling, nel senso che ogni oggetto secondo me deve dare la possibilità alle persone di immaginarsi una storia. MT: Per te sono molto importanti le persone, io invece devo confessarti che quando disegno penso sempre a me. TB: Per me è come nella musica, vorrei fare delle canzoni che possono essere ballate dal maggior numero di persone possibile. Fare oggetti come mass media. Poi è naturale che tutto parta da me stesso, anche perché non capita molto spesso che un’azienda mi proponga qualcosa, è molto più facile che sia io a rivolgermi a loro con un progetto che ha preso vita prima dentro me stesso. Se poi con questo riesco a fare stare bene le persone, allora ho raggiunto l’obiettivo. In te, Mario, secondo me questa cosa di pensare sempre innanzitutto a te è evidente nel fatto che i tuoi progetti sembrano cominciare ogni volta daccapo, senza ripeterti mai, come se in effetti emergesse una ricerca che sta fuori dall’oggetto in sé ed è più tua, personale. MT: Tempo fa avevo coniato una parola, “pochismo”, per definire quello che ho in mente quando progetto.Mettere poco sul foglio bianco, addirittura forse una sola geometria, una sola ossessione per volta. Ripeto sempre a chi lavora con me che avere un’idea è meglio che averne due. Adesso, per esempio, sono concentrato, anche con i miei studenti, sulla possibilità di realizzare una serie di oggetti – mettiamo da 1 a 10 – che durino per sempre. E questo coinvolge naturalmente anche il tema della scelta: per esempio, scegliere un solo piatto in cui si dovrà mangiare per tutta la vita pietanze sempre diverse, e poi passarlo magari in eredità al proprio figlio. TB: A me fa sinceramente un po’ paura l’idea di dover scegliere una cosa una volta per tutte e poi magari anche imporla ad altri. Ho in mente un po’ l’opposto, cioè che sarebbe bello avere in casa tanti servizi di piatti diversi per ogni occasione, per ogni umore, per ogni compagnia, per ogni cibo... Se sei troppo selettivo, credo che rischi di irrigidirti in un’unica lettura possibile. Una persona potrebbe anche comprare oggetti solo per la soddisfazione di quel momento preciso; mi sembra un lusso importante quello di non dare troppa importanza agli oggetti. MT: Io invece mi trovo nella contraddizione di pensare che gli oggetti abbiano davvero una vita fuori da me, che questi decidano per conto loro, che ci sia sempre almeno un 20% di imponderabilità nei progetti, come riconosco a prima vista nel lavoro di alcuni miei maestri attentissimi alla forza del risultato finale, e un po’ fatalisti sul controllo dei millimetri. TB: Io avverto la tua stessa preoccupazione quando disegno per il tessile, dove è possibile governare solo fino a un certo punto quello che succederà. Io disegno molto a mano, come credo faccia tu, e poi modello, faccio oggetti randomici, molto complicati, per i quali la tridimensionalità è un aspetto importantissimo. Forse questo tema della complessità ci accomuna. MT: A proposito di tessile, ho appena disegnato le stampe di una capsule collection per un marchio di moda italiano: tutti disegni in bianco e nero. E coltivo l’idea perversa che gli abiti che verranno confezionati saranno indossati solo da donne in bianco e nero, che cammineranno su strade in bianco e nero, in campagne meravigliose piene di alberi in bianco e nero, il che è un po’ irrealistico. TB: Sì, non è realistico. Anche io disegno oggetti per rendere felice la gente, ma la felicità non viene dagli oggetti, in realtà. E poi c’è tutto uno spettro di emozioni interessanti che compenetrano quelle della felicità e riguardano anche aspetti misterici, a volte inquietanti. Come un film di David Lynch, che ogni volta ti può dare una sensazione diversa. MT: In effetti si dice spesso che gli oggetti dovrebbero indurre al sorriso; forse potremmo spingerci oltre e augurarci di progettare oggetti che prima o poi sorridano per conto proprio, anche senza di noi. E magari, a volte, anche alle nostre spalle, perché no? A cura di Chiara Alessi
gallery gallery
L’instabilità, il tempo e il controllo sono tra le ossessioni più pulsanti nel lavoro del progettista contemporaneo. Abbiamo messo in dialogo su questo tema due designer (Mario Trimarchi e Tord Boontje) che condividono un approccio animista nei confronti della loro produzione materiale, ma al tempo stesso raccontano due diverse visioni della vita delle cose e del senso del progetto. Mario Trimarchi: Ultimamente mi trovo a riflettere molto sulla possibilità di invertire il processo ordinario col quale noi scegliamo gli oggetti a partire dalla necessità di riempire un ambiente, immaginando il percorso opposto, cioè quello di costruire i luoghi intorno a degli oggetti eletti che, mano a mano, definiscono i propri compagni e solo di conseguenza costruiscono un ambiente... Quando ho visitato il tuo studio a Londra ho provato la sensazione di essere immerso in una famiglia di colori in forte armonia tra di loro, che creava quasi un’aura di festa e di divertimento intorno alle persone... Tord Boontje: Io credo che gli oggetti dicano molto della nostra personalità e che rappresentino il livello immediatamente successivo all’abito, il primo oggetto che scegliamo per rappresentarci. Per quanto mi riguarda, penso che le cose siano risorse in grado di fornire informazioni a vari gradi, quasi fossero una biblioteca o una memoria a cui attingere per cercare aiuto. Ogni volta che disegno una sedia nuova, quella precedente si rivela in grado di darmi una informazione in più. Dopo aver disegnato tre sedie, magari capisco come si fa un tavolo. MT: È esattamente questo! La sensazione che tra di loro i tuoi oggetti tendano a cercarsi, a voler stare uniti e che uniti stiano bene... Nel mio caso, invece, ho l’impressione che cerchino di stabilire una certa distanza reciproca, che poi è quella data dalle loro ombre, una specie di area di rispetto nella loro prossemica. I tuoi oggetti, Tord, secondo me sono più gentili, i miei riflettono delle ossessioni... TB: È vero, i miei progetti tendono a volersi mixare. Io credo molto nel caos creativo. Quando frequentavo il Royal College of Art a Londra capitava che contemporaneamente nella stessa stanza ci fossero persone che cucivano e cucinavano, oltre a quelle che crescevano pomodori in un orto domestico... Ogni tanto i progetti si incrociavano spontaneamente e ne uscivano cose meravigliose! Quanto alle ossessioni, anche io ne ho diverse! Ci sono cose che tornano sempre, quasi fossero randomiche, come i fiori. Sono dieci anni che disegno fiori! Un’altra ossessione che ho, poi, è quella per lo storytelling, nel senso che ogni oggetto secondo me deve dare la possibilità alle persone di immaginarsi una storia. MT: Per te sono molto importanti le persone, io invece devo confessarti che quando disegno penso sempre a me. TB: Per me è come nella musica, vorrei fare delle canzoni che possono essere ballate dal maggior numero di persone possibile. Fare oggetti come mass media. Poi è naturale che tutto parta da me stesso, anche perché non capita molto spesso che un’azienda mi proponga qualcosa, è molto più facile che sia io a rivolgermi a loro con un progetto che ha preso vita prima dentro me stesso. Se poi con questo riesco a fare stare bene le persone, allora ho raggiunto l’obiettivo. In te, Mario, secondo me questa cosa di pensare sempre innanzitutto a te è evidente nel fatto che i tuoi progetti sembrano cominciare ogni volta daccapo, senza ripeterti mai, come se in effetti emergesse una ricerca che sta fuori dall’oggetto in sé ed è più tua, personale. MT: Tempo fa avevo coniato una parola, “pochismo”, per definire quello che ho in mente quando progetto.Mettere poco sul foglio bianco, addirittura forse una sola geometria, una sola ossessione per volta. Ripeto sempre a chi lavora con me che avere un’idea è meglio che averne due. Adesso, per esempio, sono concentrato, anche con i miei studenti, sulla possibilità di realizzare una serie di oggetti – mettiamo da 1 a 10 – che durino per sempre. E questo coinvolge naturalmente anche il tema della scelta: per esempio, scegliere un solo piatto in cui si dovrà mangiare per tutta la vita pietanze sempre diverse, e poi passarlo magari in eredità al proprio figlio. TB: A me fa sinceramente un po’ paura l’idea di dover scegliere una cosa una volta per tutte e poi magari anche imporla ad altri. Ho in mente un po’ l’opposto, cioè che sarebbe bello avere in casa tanti servizi di piatti diversi per ogni occasione, per ogni umore, per ogni compagnia, per ogni cibo... Se sei troppo selettivo, credo che rischi di irrigidirti in un’unica lettura possibile. Una persona potrebbe anche comprare oggetti solo per la soddisfazione di quel momento preciso; mi sembra un lusso importante quello di non dare troppa importanza agli oggetti. MT: Io invece mi trovo nella contraddizione di pensare che gli oggetti abbiano davvero una vita fuori da me, che questi decidano per conto loro, che ci sia sempre almeno un 20% di imponderabilità nei progetti, come riconosco a prima vista nel lavoro di alcuni miei maestri attentissimi alla forza del risultato finale, e un po’ fatalisti sul controllo dei millimetri. TB: Io avverto la tua stessa preoccupazione quando disegno per il tessile, dove è possibile governare solo fino a un certo punto quello che succederà. Io disegno molto a mano, come credo faccia tu, e poi modello, faccio oggetti randomici, molto complicati, per i quali la tridimensionalità è un aspetto importantissimo. Forse questo tema della complessità ci accomuna. MT: A proposito di tessile, ho appena disegnato le stampe di una capsule collection per un marchio di moda italiano: tutti disegni in bianco e nero. E coltivo l’idea perversa che gli abiti che verranno confezionati saranno indossati solo da donne in bianco e nero, che cammineranno su strade in bianco e nero, in campagne meravigliose piene di alberi in bianco e nero, il che è un po’ irrealistico. TB: Sì, non è realistico. Anche io disegno oggetti per rendere felice la gente, ma la felicità non viene dagli oggetti, in realtà. E poi c’è tutto uno spettro di emozioni interessanti che compenetrano quelle della felicità e riguardano anche aspetti misterici, a volte inquietanti. Come un film di David Lynch, che ogni volta ti può dare una sensazione diversa. MT: In effetti si dice spesso che gli oggetti dovrebbero indurre al sorriso; forse potremmo spingerci oltre e augurarci di progettare oggetti che prima o poi sorridano per conto proprio, anche senza di noi. E magari, a volte, anche alle nostre spalle, perché no? A cura di Chiara Alessi [gallery ids="1356228,135633,135635,135637,135639,135641,135644,135646"]
gallery gallery
Un disegno della caffettiera Ossidiana di Mario Trimarchi per Alessi. Nel 2016 Ossidiana ha vinto il premio Compasso d’Oro.
gallery gallery
Flute Tree, installazione di Tord Boontje per Perrier-Jouët, esposta alla Galleria Saatchi di Londra nel 2013 (foto di Angela Moore).
gallery gallery
Mario Trimarchi: “Oggetti smarriti” (foto di Santi Caleca).
gallery gallery
Mario Trimarchi: “Strawberry fields forever”, inchiostro su carta.
gallery gallery
Tord Boontje: lampada a sospensione Garland Light per Habitat, 2002 (Artecnica, 2004).
gallery gallery
Tord Boontje: guardaroba Fig Leaf Wardrobe per Meta, 2008.
gallery gallery
Tord Boontje: speaker Hairy Creature per Yamaha, 2016.
gallery gallery
Un disegno della caffettiera Ossidiana di Mario Trimarchi per Alessi. Nel 2016 Ossidiana ha vinto il premio Compasso d’Oro.
gallery gallery
Flute Tree, installazione di Tord Boontje per Perrier-Jouët, esposta alla Galleria Saatchi di Londra nel 2013 (foto di Angela Moore).
gallery gallery
Mario Trimarchi: “Oggetti smarriti” (foto di Santi Caleca).
gallery gallery
Mario Trimarchi: “Strawberry fields forever”, inchiostro su carta.
gallery gallery
Tord Boontje: lampada a sospensione Garland Light per Habitat, 2002 (Artecnica, 2004).
gallery gallery
Tord Boontje: guardaroba Fig Leaf Wardrobe per Meta, 2008.
gallery gallery
Tord Boontje: speaker Hairy Creature per Yamaha, 2016.
"},{"id":135633,"title":"","filename":"Binder1.pdf_Page_1_Image_00023.jpg","url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_1_Image_00023.jpg","link":"https:\/\/www.internimagazine.it\/progetti\/vita-privata-di-oggetti-felici\/attachment\/binder1-pdf_page_1_image_0002-66\/","alt":"","author":"7","description":"","caption":"Un disegno della caffettiera Ossidiana di Mario Trimarchi per Alessi. Nel 2016 Ossidiana ha vinto il premio Compasso d\u2019Oro.","name":"binder1-pdf_page_1_image_0002-66","status":"inherit","uploadedTo":135612,"date":1490088368000,"modified":1490089286000,"menuOrder":3,"mime":"image\/jpeg","type":"image","subtype":"jpeg","icon":"https:\/\/www.internimagazine.it\/wordpress\/wp-includes\/images\/media\/default.png","dateFormatted":"21 Marzo 2017","nonces":{"update":false,"delete":false,"edit":false},"editLink":false,"meta":false,"authorName":"Paolo Zangheri","filesizeInBytes":1209375,"filesizeHumanReadable":"1 MB","context":"","height":2023,"width":1440,"orientation":"portrait","sizes":{"thumbnail":{"height":150,"width":107,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_1_Image_00023-107x150.jpg","orientation":"portrait"},"medium":{"height":300,"width":214,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_1_Image_00023-250x351.jpg","orientation":"portrait"},"large":{"height":983,"width":700,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_1_Image_00023-700x983.jpg","orientation":"portrait"},"full":{"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_1_Image_00023.jpg","height":2023,"width":1440,"orientation":"portrait"},"medium_large":{"height":1079,"width":768,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_1_Image_00023-768x1079.jpg","orientation":"portrait"},"thumb-small":{"height":50,"width":50,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_1_Image_00023-50x50.jpg","orientation":"landscape"},"thumb-vertical":{"height":300,"width":200,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_1_Image_00023-200x300.jpg","orientation":"portrait"},"thumb-horizontal":{"height":200,"width":300,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_1_Image_00023-300x200.jpg","orientation":"landscape"},"crop-vertical":{"height":425,"width":360,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_1_Image_00023-360x425.jpg","orientation":"portrait"},"crop-horizontal":{"height":360,"width":525,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_1_Image_00023-525x360.jpg","orientation":"landscape"},"crop-big-vertical":{"height":1200,"width":820,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_1_Image_00023-820x1200.jpg","orientation":"portrait"},"crop-big-horizontal":{"height":820,"width":1200,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_1_Image_00023-1200x820.jpg","orientation":"landscape"},"square":{"height":150,"width":150,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_1_Image_00023-150x150.jpg","orientation":"landscape"},"small":{"height":169,"width":120,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_1_Image_00023-120x169.jpg","orientation":"portrait"},"custom-size":{"height":200,"width":700,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_1_Image_00023-700x200.jpg","orientation":"landscape"},"logo-small":{"height":78,"width":176,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_1_Image_00023-176x78.jpg","orientation":"landscape"},"logo-medium":{"height":117,"width":264,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_1_Image_00023-264x117.jpg","orientation":"landscape"},"sow-carousel-default":{"height":182,"width":272,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_1_Image_00023-272x182.jpg","orientation":"landscape"}}},{"id":135635,"title":"","filename":"Binder1.pdf_Page_2_Image_00012.jpg","url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_2_Image_00012.jpg","link":"https:\/\/www.internimagazine.it\/progetti\/vita-privata-di-oggetti-felici\/attachment\/binder1-pdf_page_2_image_0001-90\/","alt":"","author":"7","description":"","caption":"Flute Tree, installazione di Tord Boontje per Perrier-Jou\u00ebt, esposta alla Galleria Saatchi di Londra nel 2013 (foto di Angela Moore).","name":"binder1-pdf_page_2_image_0001-90","status":"inherit","uploadedTo":135612,"date":1490088419000,"modified":1490089289000,"menuOrder":4,"mime":"image\/jpeg","type":"image","subtype":"jpeg","icon":"https:\/\/www.internimagazine.it\/wordpress\/wp-includes\/images\/media\/default.png","dateFormatted":"21 Marzo 2017","nonces":{"update":false,"delete":false,"edit":false},"editLink":false,"meta":false,"authorName":"Paolo Zangheri","filesizeInBytes":1076744,"filesizeHumanReadable":"1 MB","context":"","height":2311,"width":2308,"orientation":"portrait","sizes":{"thumbnail":{"height":150,"width":150,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_2_Image_00012-150x150.jpg","orientation":"landscape"},"medium":{"height":250,"width":250,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_2_Image_00012-250x250.jpg","orientation":"landscape"},"large":{"height":701,"width":700,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_2_Image_00012-700x701.jpg","orientation":"portrait"},"full":{"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_2_Image_00012.jpg","height":2311,"width":2308,"orientation":"portrait"},"thumb-small":{"height":50,"width":50,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_2_Image_00012-50x50.jpg","orientation":"landscape"},"thumb-vertical":{"height":300,"width":200,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_2_Image_00012-200x300.jpg","orientation":"portrait"},"thumb-horizontal":{"height":200,"width":300,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_2_Image_00012-300x200.jpg","orientation":"landscape"},"crop-vertical":{"height":425,"width":360,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_2_Image_00012-360x425.jpg","orientation":"portrait"},"crop-horizontal":{"height":360,"width":525,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_2_Image_00012-525x360.jpg","orientation":"landscape"},"crop-big-vertical":{"height":1200,"width":820,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_2_Image_00012-820x1200.jpg","orientation":"portrait"},"crop-big-horizontal":{"height":820,"width":1200,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_2_Image_00012-1200x820.jpg","orientation":"landscape"},"square":{"height":150,"width":150,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_2_Image_00012-150x150.jpg","orientation":"landscape"},"small":{"height":120,"width":120,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_2_Image_00012-120x120.jpg","orientation":"landscape"},"custom-size":{"height":200,"width":700,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_2_Image_00012-700x200.jpg","orientation":"landscape"},"logo-small":{"height":78,"width":176,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_2_Image_00012-176x78.jpg","orientation":"landscape"},"logo-medium":{"height":117,"width":264,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_2_Image_00012-264x117.jpg","orientation":"landscape"},"sow-carousel-default":{"height":182,"width":272,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_2_Image_00012-272x182.jpg","orientation":"landscape"}}},{"id":135637,"title":"","filename":"Binder1.pdf_Page_3_Image_00025.jpg","url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00025.jpg","link":"https:\/\/www.internimagazine.it\/progetti\/vita-privata-di-oggetti-felici\/attachment\/binder1-pdf_page_3_image_0002-91\/","alt":"","author":"7","description":"","caption":"Mario Trimarchi: \u201cOggetti smarriti\u201d (foto di Santi Caleca).","name":"binder1-pdf_page_3_image_0002-91","status":"inherit","uploadedTo":135612,"date":1490088455000,"modified":1490089306000,"menuOrder":5,"mime":"image\/jpeg","type":"image","subtype":"jpeg","icon":"https:\/\/www.internimagazine.it\/wordpress\/wp-includes\/images\/media\/default.png","dateFormatted":"21 Marzo 2017","nonces":{"update":false,"delete":false,"edit":false},"editLink":false,"meta":false,"authorName":"Paolo Zangheri","filesizeInBytes":93766,"filesizeHumanReadable":"92 KB","context":"","height":488,"width":1106,"orientation":"landscape","sizes":{"thumbnail":{"height":132,"width":300,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00025-300x132.jpg","orientation":"landscape"},"medium":{"height":110,"width":250,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00025-250x110.jpg","orientation":"landscape"},"large":{"height":309,"width":700,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00025-700x309.jpg","orientation":"landscape"},"full":{"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00025.jpg","height":488,"width":1106,"orientation":"landscape"},"medium_large":{"height":339,"width":768,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00025-768x339.jpg","orientation":"landscape"},"thumb-small":{"height":50,"width":50,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00025-50x50.jpg","orientation":"landscape"},"thumb-vertical":{"height":300,"width":200,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00025-200x300.jpg","orientation":"portrait"},"thumb-horizontal":{"height":200,"width":300,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00025-300x200.jpg","orientation":"landscape"},"crop-vertical":{"height":425,"width":360,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00025-360x425.jpg","orientation":"portrait"},"crop-horizontal":{"height":360,"width":525,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00025-525x360.jpg","orientation":"landscape"},"crop-big-vertical":{"height":488,"width":820,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00025-820x488.jpg","orientation":"landscape"},"square":{"height":150,"width":150,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00025-150x150.jpg","orientation":"landscape"},"small":{"height":53,"width":120,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00025-120x53.jpg","orientation":"landscape"},"custom-size":{"height":200,"width":700,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00025-700x200.jpg","orientation":"landscape"},"logo-small":{"height":78,"width":176,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00025-176x78.jpg","orientation":"landscape"},"logo-medium":{"height":117,"width":264,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00025-264x117.jpg","orientation":"landscape"},"sow-carousel-default":{"height":182,"width":272,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00025-272x182.jpg","orientation":"landscape"}}},{"id":135639,"title":"","filename":"Binder1.pdf_Page_3_Image_00016.jpg","url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00016.jpg","link":"https:\/\/www.internimagazine.it\/progetti\/vita-privata-di-oggetti-felici\/attachment\/binder1-pdf_page_3_image_0001-95\/","alt":"","author":"7","description":"","caption":"Mario Trimarchi: \u201cStrawberry fields forever\u201d, inchiostro su carta.","name":"binder1-pdf_page_3_image_0001-95","status":"inherit","uploadedTo":135612,"date":1490088477000,"modified":1490089322000,"menuOrder":6,"mime":"image\/jpeg","type":"image","subtype":"jpeg","icon":"https:\/\/www.internimagazine.it\/wordpress\/wp-includes\/images\/media\/default.png","dateFormatted":"21 Marzo 2017","nonces":{"update":false,"delete":false,"edit":false},"editLink":false,"meta":false,"authorName":"Paolo Zangheri","filesizeInBytes":707063,"filesizeHumanReadable":"690 KB","context":"","height":2017,"width":1379,"orientation":"portrait","sizes":{"thumbnail":{"height":150,"width":103,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00016-103x150.jpg","orientation":"portrait"},"medium":{"height":300,"width":205,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00016-250x366.jpg","orientation":"portrait"},"large":{"height":1024,"width":700,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00016-700x1024.jpg","orientation":"portrait"},"full":{"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00016.jpg","height":2017,"width":1379,"orientation":"portrait"},"medium_large":{"height":1123,"width":768,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00016-768x1123.jpg","orientation":"portrait"},"thumb-small":{"height":50,"width":50,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00016-50x50.jpg","orientation":"landscape"},"thumb-vertical":{"height":300,"width":200,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00016-200x300.jpg","orientation":"portrait"},"thumb-horizontal":{"height":200,"width":300,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00016-300x200.jpg","orientation":"landscape"},"crop-vertical":{"height":425,"width":360,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00016-360x425.jpg","orientation":"portrait"},"crop-horizontal":{"height":360,"width":525,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00016-525x360.jpg","orientation":"landscape"},"crop-big-vertical":{"height":1200,"width":820,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00016-820x1200.jpg","orientation":"portrait"},"crop-big-horizontal":{"height":820,"width":1200,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00016-1200x820.jpg","orientation":"landscape"},"square":{"height":150,"width":150,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00016-150x150.jpg","orientation":"landscape"},"small":{"height":176,"width":120,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00016-120x176.jpg","orientation":"portrait"},"custom-size":{"height":200,"width":700,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00016-700x200.jpg","orientation":"landscape"},"logo-small":{"height":78,"width":176,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00016-176x78.jpg","orientation":"landscape"},"logo-medium":{"height":117,"width":264,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00016-264x117.jpg","orientation":"landscape"},"sow-carousel-default":{"height":182,"width":272,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_3_Image_00016-272x182.jpg","orientation":"landscape"}}},{"id":135641,"title":"","filename":"Binder1.pdf_Page_4_Image_00021.jpg","url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00021.jpg","link":"https:\/\/www.internimagazine.it\/progetti\/vita-privata-di-oggetti-felici\/attachment\/binder1-pdf_page_4_image_0002-54\/","alt":"","author":"7","description":"","caption":"Tord Boontje: lampada a sospensione Garland Light per Habitat, 2002 (Artecnica, 2004).","name":"binder1-pdf_page_4_image_0002-54","status":"inherit","uploadedTo":135612,"date":1490088501000,"modified":1490089325000,"menuOrder":7,"mime":"image\/jpeg","type":"image","subtype":"jpeg","icon":"https:\/\/www.internimagazine.it\/wordpress\/wp-includes\/images\/media\/default.png","dateFormatted":"21 Marzo 2017","nonces":{"update":false,"delete":false,"edit":false},"editLink":false,"meta":false,"authorName":"Paolo Zangheri","filesizeInBytes":363244,"filesizeHumanReadable":"355 KB","context":"","height":1553,"width":813,"orientation":"portrait","sizes":{"thumbnail":{"height":150,"width":79,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00021-79x150.jpg","orientation":"portrait"},"medium":{"height":300,"width":157,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00021-250x478.jpg","orientation":"portrait"},"large":{"height":1024,"width":536,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00021-700x1337.jpg","orientation":"portrait"},"full":{"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00021.jpg","height":1553,"width":813,"orientation":"portrait"},"medium_large":{"height":1467,"width":768,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00021-768x1467.jpg","orientation":"portrait"},"thumb-small":{"height":50,"width":50,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00021-50x50.jpg","orientation":"landscape"},"thumb-vertical":{"height":300,"width":200,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00021-200x300.jpg","orientation":"portrait"},"thumb-horizontal":{"height":200,"width":300,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00021-300x200.jpg","orientation":"landscape"},"crop-vertical":{"height":425,"width":360,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00021-360x425.jpg","orientation":"portrait"},"crop-horizontal":{"height":360,"width":525,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00021-525x360.jpg","orientation":"landscape"},"crop-big-vertical":{"height":1200,"width":813,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00021-813x1200.jpg","orientation":"portrait"},"crop-big-horizontal":{"height":820,"width":813,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00021-813x820.jpg","orientation":"portrait"},"square":{"height":150,"width":150,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00021-150x150.jpg","orientation":"landscape"},"small":{"height":229,"width":120,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00021-120x229.jpg","orientation":"portrait"},"custom-size":{"height":200,"width":700,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00021-700x200.jpg","orientation":"landscape"},"logo-small":{"height":78,"width":176,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00021-176x78.jpg","orientation":"landscape"},"logo-medium":{"height":117,"width":264,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00021-264x117.jpg","orientation":"landscape"},"sow-carousel-default":{"height":182,"width":272,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00021-272x182.jpg","orientation":"landscape"}}},{"id":135644,"title":"","filename":"Binder1.pdf_Page_4_Image_00031.jpg","url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00031.jpg","link":"https:\/\/www.internimagazine.it\/progetti\/vita-privata-di-oggetti-felici\/attachment\/binder1-pdf_page_4_image_0003-50\/","alt":"","author":"7","description":"","caption":"Tord Boontje: guardaroba Fig Leaf Wardrobe per Meta, 2008.","name":"binder1-pdf_page_4_image_0003-50","status":"inherit","uploadedTo":135612,"date":1490088531000,"modified":1490089331000,"menuOrder":8,"mime":"image\/jpeg","type":"image","subtype":"jpeg","icon":"https:\/\/www.internimagazine.it\/wordpress\/wp-includes\/images\/media\/default.png","dateFormatted":"21 Marzo 2017","nonces":{"update":false,"delete":false,"edit":false},"editLink":false,"meta":false,"authorName":"Paolo Zangheri","filesizeInBytes":203969,"filesizeHumanReadable":"199 KB","context":"","height":910,"width":697,"orientation":"portrait","sizes":{"thumbnail":{"height":150,"width":115,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00031-115x150.jpg","orientation":"portrait"},"medium":{"height":300,"width":230,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00031-250x326.jpg","orientation":"portrait"},"full":{"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00031.jpg","height":910,"width":697,"orientation":"portrait"},"thumb-small":{"height":50,"width":50,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00031-50x50.jpg","orientation":"landscape"},"thumb-vertical":{"height":300,"width":200,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00031-200x300.jpg","orientation":"portrait"},"thumb-horizontal":{"height":200,"width":300,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00031-300x200.jpg","orientation":"landscape"},"crop-vertical":{"height":425,"width":360,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00031-360x425.jpg","orientation":"portrait"},"crop-horizontal":{"height":360,"width":525,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00031-525x360.jpg","orientation":"landscape"},"crop-big-horizontal":{"height":820,"width":697,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00031-697x820.jpg","orientation":"portrait"},"square":{"height":150,"width":150,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00031-150x150.jpg","orientation":"landscape"},"small":{"height":157,"width":120,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00031-120x157.jpg","orientation":"portrait"},"custom-size":{"height":200,"width":697,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00031-697x200.jpg","orientation":"landscape"},"logo-small":{"height":78,"width":176,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00031-176x78.jpg","orientation":"landscape"},"logo-medium":{"height":117,"width":264,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00031-264x117.jpg","orientation":"landscape"},"sow-carousel-default":{"height":182,"width":272,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00031-272x182.jpg","orientation":"landscape"}}},{"id":135646,"title":"","filename":"Binder1.pdf_Page_4_Image_00041.jpg","url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00041.jpg","link":"https:\/\/www.internimagazine.it\/progetti\/vita-privata-di-oggetti-felici\/attachment\/binder1-pdf_page_4_image_0004-33\/","alt":"","author":"7","description":"","caption":"Tord Boontje: speaker Hairy Creature per Yamaha, 2016.","name":"binder1-pdf_page_4_image_0004-33","status":"inherit","uploadedTo":135612,"date":1490088555000,"modified":1490089334000,"menuOrder":9,"mime":"image\/jpeg","type":"image","subtype":"jpeg","icon":"https:\/\/www.internimagazine.it\/wordpress\/wp-includes\/images\/media\/default.png","dateFormatted":"21 Marzo 2017","nonces":{"update":false,"delete":false,"edit":false},"editLink":false,"meta":false,"authorName":"Paolo Zangheri","filesizeInBytes":129557,"filesizeHumanReadable":"127 KB","context":"","height":1189,"width":682,"orientation":"portrait","sizes":{"thumbnail":{"height":150,"width":86,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00041-86x150.jpg","orientation":"portrait"},"medium":{"height":300,"width":172,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00041-250x436.jpg","orientation":"portrait"},"full":{"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00041.jpg","height":1189,"width":682,"orientation":"portrait"},"thumb-small":{"height":50,"width":50,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00041-50x50.jpg","orientation":"landscape"},"thumb-vertical":{"height":300,"width":200,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00041-200x300.jpg","orientation":"portrait"},"thumb-horizontal":{"height":200,"width":300,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00041-300x200.jpg","orientation":"landscape"},"crop-vertical":{"height":425,"width":360,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00041-360x425.jpg","orientation":"portrait"},"crop-horizontal":{"height":360,"width":525,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00041-525x360.jpg","orientation":"landscape"},"crop-big-horizontal":{"height":820,"width":682,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00041-682x820.jpg","orientation":"portrait"},"square":{"height":150,"width":150,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00041-150x150.jpg","orientation":"landscape"},"small":{"height":209,"width":120,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00041-120x209.jpg","orientation":"portrait"},"custom-size":{"height":200,"width":682,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00041-682x200.jpg","orientation":"landscape"},"logo-small":{"height":78,"width":176,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00041-176x78.jpg","orientation":"landscape"},"logo-medium":{"height":117,"width":264,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00041-264x117.jpg","orientation":"landscape"},"sow-carousel-default":{"height":182,"width":272,"url":"https:\/\/www.internimagazine.it\/content\/uploads\/2017\/03\/Binder1.pdf_Page_4_Image_00041-272x182.jpg","orientation":"landscape"}}}];