Progetto di David Chipperfield Architects
Foto di Simon Menges
Testo di Matteo Vercelloni

Costruire nel centro di Londra una nuova architettura privata non è cosa da tutti i giorni e questo progetto di David Chipperfield Architects è uno dei pochi casi di riferimento in cui un’opera di scala relativamente ‘ridotta’ – una villa urbana che sorge su un lotto occupato precedentemente da una tradizionale dimora vittoriana – sottolinea, anche alla ‘dimensione domestica’, il valore dell’architettura contemporanea e la sua capacità di inserirsi e confrontarsi apertamente con il tessuto storico e monumentale della città che l’accoglie.

La nuova costruzione si allinea alla cortina edilizia degli edifici vicini, ricomponendo e rispettando l’allineamento storico per definire una pianta trapezoidale con lato inclinato rivolto verso strada, e ricavare nel retro rettilineo una piccola corte/giardino ipogea su cui si affacciano il pian terreno e il primo piano interrato. L’intera costruzione si sviluppa su cinque livelli sovrapposti, tre dei quali fuoriterra che disegnano il fronte urbano principale scandito da un portico di accesso. Segnato da un possente cilindro centrale, sul portico poggia la sequenza di due logge sovrapposte che alternano colonne cilindriche di diverso diametro assottigliate dal primo al secondo piano, rispettando lo stesso allineamento verticale ma ampliandosi in numero, da quattro a sei, e allargando la loggia sulla lunghezza totale del fronte. Le colonne sono rivestite, come l’intera facciata, in mattoni lavorati a mano di colore chiaro, che ben si sposano con le pavimentazioni di travertino e con le eleganti balaustre intrecciate di bronzo, materiale usato per infissi e porte. Le tre fasce che compongono la precisa geometria del fronte si allargano così dal basso all’alto, sottolineando il rapporto tra pieni e vuoti e l’appoggio a terra della costruzione, volutamente monomaterica a rimarcare la pulizia formale dell’insieme. Il portico centrale, in ombra, scolpisce circa un terzo della facciata compatta in mattoni, lo scavo del fronte si allarga poi al primo piano con la loggia delle quattro colonne per aprirsi per la totalità dell’affaccio stradale nella zona conclusiva, più slanciata e scandita dalla sequenza dei sei cilindri in mattone. Una simmetria e un’asciutta monumentalità, un sapore classico, astratto che vuole rapportarsi alle condizioni della figura urbana dell’intorno senza rinunciare al segno contemporaneo denunciato con rigore e convinzione dalla figura complessiva dell’edificio in grado di ricondurci alla memoria dell’architettura civile e monumentale del passato, senza cadere nella caricatura del revivals. Gli interni seguono il ritmo di facciata sovrapponendo spazi e funzioni; dal secondo piano interrato dedicato a una zona fitness con piscina e sauna, affiancate dalla sala da pranzo con cucina e cantina, al primo interrato dove è organizzata la zona ospiti con quattro camere da letto affacciate sullo spazio ipogeo en plein air e corredate da bagno proprio e cabina armadio. Il piano terreno funge da spazio distributivo di accesso che organizza il percorso principale ai piani superiori e quello che conduce ai livelli interrati raggiungibili dalle due scale poste alle estremità: una, corredata da ascensore, porta a tutti i cinque livelli della casa; la seconda scala, di dimensioni maggiori e più luminosa, unisce l’ingresso al solo primo piano dove è organizzato l’ampio soggiorno con una seconda cucina per uso familiare. L’ultimo livello è dedicato alla camera da letto padronale che occupa l’intera superficie disponibile organizzando, con arredi fissi, l’alcova centrale affiancata da un piccolo foyer e, sul lato opposto, la ‘stanza da bagno’ separata dal locale toilette. Una villa urbana per spazi d’eccezione tra loro sovrapposti, aperti verso la scena urbana incorniciata dallo schermo regolare dato dal ritmo delle colonne e dalle masse verdi degli alberi che, allineati, concorrono al disegno della via.