Dietro all’avveniristico MAAT – Museum of Art, Architecture and Technolgy, c’è una donna. Si chiama Amanda Levete, è di origini gallesi ed è una star dell’architettura femminile.

Il museo, aperto lo scorso ottobre sulle rive del fiume Tago, a Lisbona, è soltanto l’ultima, in ordine di tempo, delle prestigiose realizzazioni che la progettista firma con AL_A, il suo studio londinese: dopo l’MPavilion di Melbourne, sarà, infatti, la volta della nuova ala del Victoria & Albert Museum di Londra che aprirà i battenti l’anno prossimo. Per anni partner del famoso studio sperimentale Future Systems, dal 2009 Amanda ‘corre’ da sola. E vince. Come lei stessa ci racconta in questa esclusiva intervista.

Quando e perché ha deciso di diventare architetto?
Il mio primo incontro con l’architettura risale all’anno in cui iniziai lo studio dell’arte: fui colpita dal ruolo fondamentale che questa disciplina ha avuto nello sviluppo delle civiltà. Mi si è aperto un mondo nuovo, dove ritrovavo tutto quello che io considero di valore.
Ecco, l’architettura per me rappresenta un ambito estremamente ricco che, al di là dell’aspetto creativo, si lega a questioni che riguardano tanti campi diversi, dalla società all’economia, alla politica. Non solo. L’architettura diventa anche un mezzo che ti costringe a porti delle domande, a sfidare i luoghi comuni, a uscire dai sentieri già battuti, per raggiungere gli obiettivi che ti sei prefisso.

Il suo studio ha ottenuto commissioni di prestigio. Quali, secondo lei, sono i fattori che hanno portato a risultati così importanti?
Innanzitutto, la fortuna di lavorare con clienti fantastici. L’ambizione comune era superare l’aspetto materiale del progetto, spostare il terreno di gioco, generare un effetto importante e positivo, per andare oltre l’edificio e coinvolgere  tutta la comunità e il contesto urbano.
In secondo luogo, va sottolineato che il nostro lavoro nasce sempre da un rapporto di collaborazione e condivisone. Lo studio AL_A è composto da un team di quattro direttori (me compresa), che provengono da ben tre continenti. Ciascuno lavora a tutti i progetti, proprio per trasferire in ogni lavoro quella ricchezza di soluzioni che scaturisce da punti di vista differenti.
Il nostro approccio alla progettazione cerca sempre di bilanciare l’intuitivo con lo strategico, partendo da una base dove innovazione, collaborazione, ricerca rigorosa e attenzione maniacale ai dettagli coesistono. In ogni progetto, per quanto modesto nelle dimensioni, cerchiamo di far avanzare il dibattito, sia che si voglia progettare una nuova tecnica di produzione o un materiale innovativo oppure dare una risposta analitica a un problema o perseguire uno scopo sociale.

Ma parliamo del MAAT: qual è l’idea centrale del progetto? E quale, più in generale, la sua idea di museo?
MAAT è un museo che si affaccia sulla riva del fiume Tago, a Belem, il quartiere da dove partirono i grandi esploratori Portoghesi. È un edificio potente e tuttavia ‘gentile’, che si allunga morbidamente sull’acqua: il suo obiettivo culturale è esplorare la convergenza tra arte contemporanea, architettura e tecnologia.
Ospita, infatti, un programma di mostre, eventi pubblici e appuntamenti caratterizzati dalla trasversalità di queste discipline. Con un occhio sempre rivolto al tessuto urbano, e quindi a Lisbona e al territorio portoghese. Gli spazi espositivi sono suddivisi in quattro gallerie e sono progettati per essere luoghi di discussione e di partecipazione. Con una vocazione alla flessibilità per registrare come nel tempo possa mutare la relazione tra arte e visitatore e tra  museo, come istituzione, e pubblico in un rapporto sempre meno dualistico.
Infine, l’idea di museo come spazio urbano è per noi molto importante: consideri che MAAT  offre  oltre 7 mila metri quadrati di spazio pubblico. Il tetto, in particolare, è concepito come un luogo aperto a tutti, una sorta di connessione ideale con il cuore della città. Di giorno, infatti, regala viste panoramiche sul fiume; di notte, invece, la prospettiva cambia, trasformandosi in un cinema all’aperto che regala lo spettacolo della città antica. Un altro spazio è stato creato lungo la riva del fiume, dove il tetto a sbalzo crea una piacevole area ombreggiata.

Il MAAT è stato inaugurato il 5 ottobre 2016 con una grande partecipazione di pubblico: siete soddisfatti?
Sì: la risposta è stata straordinaria, ben oltre quella che immaginavamo. Soltanto nel primo giorno più di 80 mila abitanti di Lisbona hanno visitato il museo. Questo risultato conferma anche come sia stata vincente la visione della EDP Foundation (istituzione no profit appartenente al gruppo EDP – Energias De Portugal, ndr), che ha voluto mettere al centro del progetto le connessioni fisiche e concettuali tra il fronte del fiume e il cuore della città.
Mi auguro che l’edificio si trasformi in una sorta di calamita  che attragga gli abitanti di Lisbona verso quest’area per lungo tempo trascurata ma ricchissima di potenziale. Ci sono ancora lavori da completare: dal ponte pedonale che scavalca la ferrovia al tetto-giardino, dagli spazi per la formazione a quelli per lo svago e la ristorazione (pronti per la primavera 2017, ndr). Ma il più è fatto.

Foto di David Zanardi – Testo di Laura Ragazzola

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Più di 15.000 ‘frammenti’ di ceramica rivestono le facciate dell’edificio, recuperando la tradizione costruttiva portoghese. L’area dell’ingresso (in queste pagine), protetta dal tetto aggettante, ritaglia una vista mozzafiato sull’azzurro del cielo e del fiume Tago.
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Il museo si adagia sul terreno, diventando un frammento di paesaggio.
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Il tetto si trasforma in una piazza che si protende come un palcoscenico verso il fiume. Il giorno dell’inaugurazione migliaia di persone si sono affacciate per godere il panorama.
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Sezione
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Davanti al museo si allunga un percorso pedonale e ciclabile che si snoda lungo le sponde del fiume. Una scalinata corre parrallela, sino a lambire l’acqua, creando una piacevole area-relax aperta a tutti.
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Alla main gallery, cuore dell’edificio, si accede con un percorso circolare: ospita la mostra ‘Pynchon Park’ dell’artista francese Dominique Gonzalez-Foerster.
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Quattro le gallerie espostive (questa una delle due maggiori).