Un talento precoce, quello del padovano Riccardo Candotti: nel 1977, appena ventiduenne, fonda con il padre la società Cobra (acronimo di Capsule Occhielli Bottoni Rivetti & Affini), impresa specializzata nella realizzazione di stampi e stampaggio di bottoni automatici e accessori metallici per abbigliamento sportivo.

Nel corso del tempo, sviluppa e brevetta molti nuovi prodotti. Appassionato di design, progetta anche il fabbricato del corpo uffici della nuova fabbrica, arredandolo con Marc Sadler.

Grazie all’esperienza di Cobra, Candotti entra in contatto con i maggiori stilisti e collabora con i principali marchi della moda e del mondo sportswear, partecipando in 30 anni allo sviluppo di oltre 20 mila personalizzazioni di brand di primo piano nei settori confezione e calzatura (tra cui Louis Vuitton, Gucci, Hermès, Chanel e molti altri).

Naturalmente restio a sedersi sugli allori e ad accontentarsi di quanto già fatto, Candotti cede l’azienda a un fondo nel 2006 per poi cambiare attività nel 2009, quando inizia a prestare consulenze strategiche a imprese manifatturiere operanti in ambiti affini a quello di Cobra.

Entrerà così in Okinawa (etichette per confezione) per poi tornare su strade già battute diventando consulente strategico per Finma e gestendo la startup Sincro, azienda del settore minuterie per abbigliamento e pelletteria.

Al momento in cui scriviamo, la sua ultima sfida imprenditoriale riguarda il rilancio di Leucos – storica azienda fondata nel 1962 a Scorzè, Venezia, e celebre per i suoi prodotti d’illuminazione decorativi in vetro – che Candotti ha acquisito nel 2015 attraverso Rara Res, holding da lui presieduta. Lo abbiamo incontrato proprio in veste di presidente di Leucos, sondandone strategie, possibili percorsi di sviluppo e predilezioni personali.

‘Leucos Refresh 2016’ è il titolo del nuovo catalogo Leucos, e pare sancire un punto di svolta rispetto al passato. È questo il messaggio che intende comunicare?
In parte il titolo è riferito a un’ideale ripartenza, perché Leucos Refresh raccoglie in sé i cataloghi precedentemente divisi in tre marchi generici (Modo, Studio e Idea) che cancellavano gli storici brand (iTre e MuranodueGallery), e che io ho invece voluto ripristinare. Dunque, ‘Refresh’ per me significa soprattutto riprendere, potenziare e rinnovare quei brand che avevano un grande valore presso la nostra clientela e anche nella nostra storia.

Prima del 2015, anno in cui ha rilevato la Leucos, lei era alla guida di un’azienda che operava nel settore moda. Ci racconta come è nata questa nuova sfida imprenditoriale?
Quello della moda è un settore vivacissimo, ricco di stimoli e in continua rivoluzione. È un ambiente in cui creatività e velocità sono requisiti indispensabili, insieme alla comunicazione. Si può dire che proprio la velocità tipica di quel settore mi abbia permesso di cogliere al volo l’occasione presentatami, permettendomi di passare dal mondo degli accessori moda all’illuminazione.
L’opportunità è nata da un caso: nel novembre 2014 la holding italiana Rara Res, che presiedo, ha venduto l’ultimo 30% di quote che possedeva del gruppo svizzero Riri (già Cobra, ndr). Proprio in questa occasione, il commercialista che mi accompagnava a sottoscrivere la cessione mi ha messo al corrente del fatto che ci sarebbe stata l’opportunità di acquisire Leucos, e io ho subito considerato questa coincidenza come un segno del destino.

Quali sono i valori storici di Leucos che intende traghettare e valorizzare nel prossimo futuro?
Sicuramente la lavorazione a mano del vetro soffiato decorato e la creatività dei maestri soffiatori veneziani. Sono qualità artigianali uniche ed emozionanti, che noi cercheremo di rivalutare e valorizzare, perché quello che si riesce a realizzare col vetro, le luci, i colori, le trasparenze e con le varie ondulazioni e forme della materia, è davvero qualcosa di magico, un omaggio all’amore della bellezza.

Da un punto di vista industriale e commerciale, quali sono le strategie che intende mettere a punto per sviluppare il marchio a livello nazionale e internazionale?
Prima di tutto voglio puntare sul chilometro zero. Ho infatti intenzione di produrre tutto il meglio della nostra collezione qui, a pochi chilometri da Venezia, così da far diventare questa azienda molto più flessibile, innovativa e autonoma rispetto al passato, quando Leucos era diventata più un’impresa commerciale che industriale.
Puntiamo a sviluppare maggiormente il settore contract, il canale in più rapida crescita. Il nostro marchio realizza infatti progetti speciali da oltre 40 anni, senza però sinora pubblicizzarli e valorizzarli a dovere. D’ora in poi, ho deciso che i grandi progetti saranno puntualmente e dovutamente comunicati ai prescrittori e al pubblico. Il canale contract incide già oggi per oltre la metà del nostro giro d’affari in Europa, e ancor più in America. Perciò stiamo riorganizzando e potenziando ulteriormente la nostra filiale Leucos USA, che quest’anno festeggia i suoi 25 anni, inaugurando il nuovo showroom con una grande festa presso la sede di Edison, New Jersey, il prossimo ottobre.

Quali sono le specificità degli altri tre marchi di Leucos: iTre, MuranodueGallery e JJ?
Ho deciso di concentrare sotto il marchio Leucos tutti i prodotti in vetro decorativo contemporaneo, mentre MuranodueGallery comprende tutti quei progetti dalla vocazione classica, che riprendono la tradizione veneziana del lampadario artistico.
Sotto il brand iTre, invece, ho raccolto tutti i prodotti realizzati con materiali diversi dal vetro: alluminio, legno, polimeri, carbonio e molto altro… Sono elementi molto versatili, attuali, forse più architetturali che decorativi.
Poi c’è la sezione dedicata a JJ, che include l’universo di tutte le possibili declinazioni della lampada capostipite, la L1 di Jac Jacobsen con braccio bilanciato a molle, di cui abbiamo appena prodotto anche due misure di coppa a sospensione molto affascinanti, in vetro bianco e colorato soffiato a bocca.

Ci racconti della lampada Aella, disegnata da Toso & Massari nel 1968 e che oggi Leucos ripropone in una nuova versione tecnologica. Si può considerare la capostipite del nuovo corso di Leucos?
Quando vidi per la prima volta il catalogo Leucos mi accorsi che la maggioranza delle opere iconiche proposte dall’azienda portavano la firma di Renato Toso e Noti Massari. Ho voluto quindi incontrarli, scoprendo una coppia di persone eccezionali, colte e ispirate, e decidendo con loro che era giunto il momento di riproporre alcuni dei loro classici riprogettati in versione led.
In particolare, il potentissimo circuito luminoso che abbiamo installato all’interno di Aella si esalta in modo inaspettato col vetro e genera, nella parte centrale della lampada, uno straordinario effetto olografico a forma di cono, bianco e impalpabile: una sorta di turbine luminoso dove si concentra il riflesso del disco a sorgente led. Il risultato è stato stupefacente per tutti, ma soprattutto per i due designer, che avevano battezzato Aella quella lampada proprio perché in greco significa Tornado.
Tra le prossime novità Leucos, figurerà anche una Aella in versione sospesa: l’abbiamo voluta appendere tramite cavi talmente sottili che la lampada sembra fluttuare nel vuoto.

State già lavorando a qualche progetto in vista della prossima edizione di Euroluce? Avete in mente di coinvolgere qualche designer?
“Ho da sempre un’idea molto precisa su questo tema e credo che un’azienda dovrebbe puntare sia sui migliori designer, sia sull’idea e sull’essenza del design in sé. Ciò significa che nei progetti di Leucos c’è sicuramente l’intenzione di continuare a lavorare con i professionisti che hanno collaborato in passato con noi (che sto ricontattando e incontrando personalmente), ma anche di investire e scommettere sugli studenti più promettenti che frequentano scuole di design o università, come lo IUAV di Venezia e il Politecnico di Milano, con l’obiettivo di creare nuove opportunità di lavoro e aiutare questi giovani talenti a emergere e ottenere la visibilità che meritano.
A decretare il successo di un progetto è l’idea, quell’intuizione originale che porta un designer a creare qualcosa di unico e irripetibile, che piaccia al pubblico e lo conquisti con l’estetica, ma anche con la funzionalità… Solo così nascono oggetti senza tempo, capaci di diventare icone del design conosciute e celebrate in tutto il mondo.
Io credo che l’idea geniale possa venire tanto al grande nome, quanto al giovane ‘sconosciuto’… Per questo vorrei che Leucos fungesse da talent scout in grado di offrire anche a un esordiente o a uno stagista l’occasione di vedere realizzata un buona idea.

Nell’immaginario collettivo, Leucos rappresenta la luce abbinata alla magia del vetro e alla maestria degli artigiani di Venezia. Sarà così anche nel prossimo futuro?
Assolutamente sì. Io voglio che chiunque compri una lampada Leucos lo consideri un investimento di cui essere orgoglioso. Stiamo ora producendo anche delle edizioni limitate che diventeranno oggetti d’arte da collezionare di altissimo valore: prima fra queste sarà Fiola, una lampada progettata per Leucos dal celeberrimo Tobia Scarpa. Saranno 99 pezzi certificati e firmati uno a uno dal creatore.
Stiamo per produrre anche qualche piccolo oggetto d’arredo, non più d’uno l’anno. Inizieremo rieditando Rin: un vecchio bicchiere disegnato da Toso & Massari negli anni ’60. Lo faremo non tanto per incrementare i volumi di vendita, quanto per promuovere e omaggiare l’arte del vetro soffiato.

Lo slogan della nuova campagna pubblicitaria di Leucos è ‘Adorabili lampade’. Cosa intende comunicare?
Ho osservato l’espressione dei maestri vetrai all’opera, notando che, nel momento in cui lavorano il vetro o quando estraggono dallo stampo l’oggetto che hanno soffiato, impiegano una cura talmente amorevole, una cautela esperta nel toccare e nel manipolare quel vetro, che sembra stiano estraendo dal grembo di un crogiolo o di un forno la loro creatura,  come un’ostetrica che porta alla luce un bimbo. Quel rispetto e quel sorriso complice mi hanno subito richiamato alla mente la parola adorabile, perché è proprio come se loro fossero in adorazione del loro frutto creativo. Lo slogan nasce proprio da questa mia impressione.

Da appassionato di design qual è, sarebbe interessante sapere chi è il progettista che ama di più, quale stile preferisce per le sue abitazioni e quali lampade del catalogo Leucos predilige.
Ho avuto l’onore e la fortuna di lavorare con molti architetti e designer, fra cui Philippe Starck, molti anni fa. Ho frequentato il suo studio e sono stato ricevuto persino nella sua camera da letto! Non mi fraintenda, semplicemente lui spesso lavorava anche lì… Ritengo ogni sua creazione favolosa, trasgressiva e geniale. Ho collezionato molti dei suoi oggetti degli anni Ottanta e Novanta.
Amo anche il design spaziale di Tom Wright, di Jean Nouvel, la plasticità di Antonio Citterio e dell’amico bolognese Massimo Iosa Ghini. Adoro le opere oniriche di Alessandro Mendini, senza dimenticare l’ironia di Karim Rashid e la genialità di Patricia Urquiola, con cui prima o poi mi piacerebbe lavorare. Per quanto riguarda l’architettura e l’arredamento, ho preferenze molto trasversali: di base, ritengo di essere piuttosto minimalista e perfezionista.
Le case che abito riflettono il mio stile, diversificandosi per le differenti esigenze legate ai luoghi e ai modi di vivere nei vari contesti geografici. Mi piace utilizzare la calce rasata bianca, le pietre naturali, il vetro, l’acciaio inox lucido e il legno di rovere schiarito. Considerata la mia passione per le cose ben fatte, sia per la mia casa di città, sia per quelle al mare e in montagna, non solo ho sempre seguito personalmente tutte le fasi di ristrutturazione, ma ho anche disegnato alcuni arredi e dettagli architettonici collaborando con progettisti e artigiani. Ad accomunare le mie abitazioni è comunque lo stretto dialogo fra il bello degli interni e quello offerto dalle vedute esterne, che per me ha un valore prioritario. E quando scende la sera, la luce all’interno diventa protagonista e valorizza ogni ambiente!
Tra le lampade in vetro del catalogo Leucos, quelle che prediligo sono Nia di Roberto Paoli (simile a una specie di noce brasiliana e con cui è possibile creare molteplici configurazioni), Aella di Toso & Massari (soprattutto nell’ultima versione a sospensione) e Trigona di Danilo De Rossi (composta da tre diffusori sovrapposti in vetro borosilicato soffiato con triplo circuito led).
Tra quelle non in vetro, invece, amo Volta, lampada led in alluminio disegnata dai From (Tobias Nitsche, Cesare Bizzotto e Manuel Amaral Netto), un oggetto minimale e bellissimo che, dopo un piccolo ritardo dovuto al deposito di un paio di brevetti, stiamo finalmente per lanciare sul mercato.

Testo di Andrea Pirruccio

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Riccardo Candotti, presidente di Leucos dal 2015, con la nuova lampada Aella, prodotto storico dell’azienda (disegnato da Toso & Massari nel 1968) che ora ne presenta un’ inedita versione: a sospensione e illuminata a led.
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Una delle lampade del catalogo Leucos predilette da Riccardo Candotti, il modello Trigona disegnato da Danilo De Rossi.
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L’inedita versione a sospensione in vetro soffiato a bocca della L1 di Jac Jacobsen.
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Un altro prodotto amato dal presidente del marchio, la Nia firmata Roberto Paoli.
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Leva, lampada da tavolo in legno di faggio con diffusore in PMMA, design Massimo Iosa Ghini.
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La sospensione in alluminio Volta, creata dai From.
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Installazione realizzata impiegando una serie di lampade Reed di Patrick Jouin per i ristoranti Beefbar di Città del Messico e Monaco, realizzati su progetto dello Studio Humbert & Poyet.
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Fiola, storica lampada disegnata da Tobia Scarpa e che Leucos produrrà in edizione limitata a 99 pezzi certificati e firmati dall’autore.