São Paulo, metropoli senza identità, senza principio né fine, senza tradizioni e senza storia, disponibile ad accogliere tutte le diversità. La città dove vivono e lavorano i Fratelli Campana si rivela un terreno fertile per la nascita e lo sviluppo di un robusto nuovo design.

“São Paulo è un città orribile, forse la più brutta al mondo.

Una città informale”, sostiene su Liberation (10 luglio 2003) il regista argentino Hector Babenco, paulista dal 1969, autore del film di culto Il bacio della donna ragno (1985). “ Qui nessuno sa dove sono il nord, il sud, l’est o l’ovest, né dove si leva il sole, né dove tramonta… São Paulo è un mostro antropofago. La città non cessa di crescere… È una città senza faccia, senza anima, senza identità. Questo la rende molto chic, perché accoglie tutto. Il paulistano non ha tradizioni e accetta tutte le novità”. Non ha tradizioni perché la città è stata fondata solo 456 anni fa. Non ha siti storici, è priva di memoria, è atemporale. Per questo è fertile terreno di coltura per il design. Il design brasiliano è giovane, come la sua capitale, ingenuo, primitivo forse, ma ricco di promesse. Questa città, senza capo né coda, trova in dosi massicce tutte le contraddizioni di cui nutrirsi: la ricchezza e la miseria, l’allegria e la saudade, la musica. Il tropicalismo, di cui parla Caetano Veloso nel suo Verità tropicale, musica e rivoluzione nel mio Brasile, (Feltrinelli, 2003), non è solo una colonna sonora, ma un movimento culturale e politico. La bossa nova nasce “come innovazione rispetto alla tradizionale samba, ma anche e, soprattutto, come istintiva ripulsa verso la dittatura militare e come opposizione”, scrive Caetano Veloso (ibidem) e la sua canzone Alegria, Alegria ne è il manifesto. In quanto ‘nova’ la musica brasiliana è intimamente legata al design contemporaneo brasiliano, non quello d’importazione razionalista, giunto dall’Europa con i fuggiaschi dalle dittature, ma quello autoctono, legato alle contraddizioni e alla ricchezza tropicale della terra brasiliana. Fernando e Humberto Campana sono appassionati di bossa nova e sempre aggiornati sui nuovi interpreti. Ogni volta che arrivano in Italia portano con loro qualche nuovo cd, quasi volessero, anche se ormai internazionali, ribadire il loro legame con il Brasile e con São Paulo. “Arriviamo in Italia”, confessano, “ma sempre ripartiamo per ritrovare la distanza che ci consente un diverso punto di vista e che ci permette di proporre differenti codici di lettura degli oggetti”. Si dichiarano sempre ‘bambini’, come il loro Paese, che è ancora giovane. “Il Brasile”, dicono, “è all’inizio della sua parabola, il vostro invece è alla fine della propria. Possediamo perciò la leggerezza del vivere e del creare. Non abbiamo una storia scritta e ciascuno può ancora scrivere la sua. Molte possono essere le storie perché il Brasile ha un’anima meticcia. Le culture sono tante e accessibili i loro codici. Da questa pluralità nasce la nostra libertà e anarchia. Abbiamo tempo davanti a noi, per questo siamo calmi e creiamo naturalmente senza pressioni e senza angosce”. La disposizione ad accogliere tutte le novità, sottolineata anche da Babenco, la calma di chi si sente giovane con tanto tempo davanti, la libertà di chi non ha tradizioni, rende speciale il nuovo design brasiliano C’è nelle forme e nelle ibridazioni di materie, l’azzardo di chi non ha modelli, né maestri. Nelle disarmonie e in certi ingenui brutalismi si coglie il riferimento al rigoglio umido della natura brasiliana e al caos urbano. Che non esista uno stile, ma piuttosto una fervida babele linguistica lo conferma anche Waldick Jatoba, fine collezionista di design e promotore di Design São Paulo, la cui prima edizione, a cura di Maria Helena Estrada, si è svolta al parco di Ibirapuera nel giugno del 2011. Design Sao Paulo, più che una classica fiera annuale, è una piattaforma pensata per far crescere la consapevolezza disciplinare e per educare al progetto contemporaneo operatori e visitatori. Per questo l’esposizione, che ha consacrato designer dell’anno Fernando e Humberto Campana, era accompagnata da un articolato programma di conferenze e dibattiti con ospiti internazionali. Design São Paulo, vuole essere nelle intenzioni del suo fondatore anche uno strumento per aiutare i designer a costruire una loro personalità. Non avere tradizioni, né punti di riferimento è liberatorio, ma spaesante. La pluralità di opzioni è una grande ricchezza, ma può rivelarsi anche un pesante fardello. I vincoli delimitano e ordinano i percorsi. Procedere nel caos genera smarrimento. La ricerca di un nuovo linguaggio, capace di preservare l’esuberanza e il meticciato, sovente conduce a una inutile ridondanza e a un eccesso di contaminazioni. Fernando e Humberto Campana sono stati degli apripista. Hanno liberato il design brasiliano dalle influenze europee, riconducendolo all’essenza della natura brasiliana. Hanno indicato una strada che non ha modelli e che nasce da una personale-poetica improvvisazione, basata sul fare con le mani. Fervida, ma rischiosa. Ha ragione, perciò, Waldick Jatoba a sostenere che bisogna educare al design. L’educazione comporta sempre il pericolo dell’omologazione da cui il design brasiliano, per fortuna, è esente. Ancora indisciplinato, il design brasiliano offre capolavori di creatività e fantasia, ma sfiora spesso anche il trash e il kitsch. Nella capacità di rendere emozionanti armonie e dissonanze, di toccare i sentimenti prima della ragione, ha la sua genuinità e la sua grande qualità. Possiede una forza giovanile e intemperante che può essere una salutare sferzata per il design europeo inaridito. Frutto del clima umido, il design brasiliano è una pianta ancora turgida in grado di generare una miriade di freschi germogli.