Progetto di studio di architettura Massimo Benetton
Foto di Marco Zanta
Testo di Antonella Boisi

Era una villa fine anni Settanta nella campagna, a pochi passi dalla città di Treviso, uno spazio generoso, di oltre 1000 mq, immerso in uno splendido parco, punteggiato di alberi di querce, ciliegi, salici, ortensie e piante di corbezzolo tipiche del landscape veneto.

È diventata una casa dal segno incisivo, nella sua pulizia ed essenzialità, che emerge, per unitaria sintesi compositiva, nel paesaggio, anch’esso riordinato, trovando nel costante dialogo tra natura e architettura e interno ed esterno l’asset fondamentale della filosofia progettuale.

Un corpo di sviluppo lineare e  longitudinale, relazionato al parterre erboso del parco, la terrazza con l’area relax sul lato posteriore interno e la zona d’ingresso sul fronte strada. Quello pedonale, al centro, incorniciato da una vasca d’acqua ornamentale e da una serie di gradoni; quello carraio, in posizione laterale, disimpegnato da una rampa digradante che entra direttamente in casa.

Poi, sequenze rigorose e fluide di volumi e spazi, sottolineate dalla qualità delle materie adottate e dal trattamento bianco di ogni superficie esterna. Un tetto a doppia o singola falda spiovente rivestito in scandole di zinco-titanio che ricorda nel profilo le costruzioni agricole della zona, attualizzato dall’innesto di una fascia di coronamento-camminamento.

In estrema sintesi, tra linea del terreno e orizzonte, vive di questo la ristrutturazione, messa a punto a fasi progressive, dall’architetto Massimo Benetton, che è riuscito in quella mission percepita quasi impossible agli inizi del cantiere: dissimulare lo sforzo progettuale e costruttivo che sta dietro all’opera, intervenendo più di bisturi che di matita; talvolta limitandosi a suggerire scelte, come la fotovoltaica fatta a posteriori dal committente.

“L’intento è stato comunque sempre ben chiaro: riportare luce, verde e acqua, gli elementi fondamentali della vita umana al centro dell’attenzione e della riflessione spaziale, senza lasciare nulla al caso, e facendo poi della ricerca tecnica della perfezione nei dettagli, il quid dello scarto creativo” ha spiegato, precisando: “Da qualsiasi luogo dell’abitazione si aprono oggi viste sul parco, delle ampie vetrate lo incorniciano come un quadro, il paesaggio esterno è diventato parte integrante della vita interna”.

E se il sensibile ascolto del contesto e dello scorrere delle stagioni è una cifra che contraddistingue molti lavori rappresentatativi del professionista trevisano, cognome orgoglioso ma impegnativo in tutto il mondo, una laurea allo IUAV di Venezia, un apprendistato siglato da importanti collaborazioni prima con gli architetti Afra e Tobia Scarpa e poi, in Giappone, con Tadao Ando, anche questa realizzazione rende onore al merito.

Il preesistente è stato rispettato, nel suo impianto di massima, interrato e fuori terra, il primo destinato a garage, locali tecnici e cantina, il secondo agli spazi abitativi collettivi e privati integrati da una zona dedicata al benessere che riunisce piscina, palestra e, in due blocchi prefabbricati, rivestiti unitariamente in marmo bianco, sauna e bagno turco.

Racconta Benetton: “La planimetria non è stata snaturata, è stato mantenuto lo schema funzionale preesistente. Le murature in mattoni facciaavista sono state conservate e ritinteggiate di bianco per creare un ordine cromatico. I rivestimenti parietali interni ed esterni del cilindro che racchiude la scala a chiocciola nel living sono stati cancellati in modo che la sua nuda struttura in cemento armato diventasse l’elemento centrale dello spazio. Il volume del camino nel salotto, anch’esso già presente, che risultava una figura piuttosto invadente in rapporto all’insieme, è stato reinterpretato come un semplice foro dalla cornice in Corten e poi integrato in una parete strutturale, realizzata in cemento, come la scala a chiocciola”.

Pochi gesti, dunque, misurati da una serie di contrappunti e confronti continui tra materiali puristi –cemento, ferro ossidato e vetro – di austera eleganza, su un palcoscenico pavimentato ovunque in listoni di teak, e Massimo Benetton è riuscito a valorizzare il rapporto con la storia del luogo, ricucendone la trama con un ordito privo di concessioni a segni superflui.

Una capacità di controllo che diventa visione scenografica quando, oltre la quinta teatrale di cemento, si incontrano nuove intere pareti vetrate trasparenti che consentono al verde di essere protagonista degli interni; poi percorsi in sequenza visiva concepiti come cannocchiali ottici e quadri sul paesaggio; e infine la leggerezza figurativa di una scala in ferro piegata come un foglio che, con i suoi fili metallici di sostegno, sembra volare nello spazio fino ad ancorarsi alla soletta del piano superiore, dove è stata articolata una zona dedicata agli ospiti.

Le scelte arredative privilegiano lo stesso approccio di rigore, con pezzi realizzati appositamente: dal lungo tavolo da pranzo a sbalzo in Corten, un corredo minimale nel paesaggio aperto del living, alla cucina total white interamente su disegno fino alla soluzione del letto a isola nella master room.

Il progetto luce, silenzioso ma attentamente calibrato, completa la messa in scena.  Caricandosi di tensione poetica soprattutto all’imbrunire, quando è chiamato ad ‘accendere’ anche le suggestioni del verde del parco.

 

Marco Zanta

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Sul lato sud, l’architettura del fronte rende protagonista le nuove ampie pareti vetrate, con serramenti di Panto, che consentono un dialogo continuo tra interno ed esterno, integrando la terrazza organizzata a zona relax. Durante l’intervento di ristrutturazione è stato realizzato un cappotto esterno per l’isolamento termico dell’edificio che risale agli anni Settanta.
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Il fronte d’ingresso alla casa con il camminamento a gradoni di Pietra Basalto e la vasca d’acqua ornamentale che formano lo scenografico passaggio pedonale, ritagliato nel parterre erboso del parco. Le scandole in zinco-titanio del tetto sono state fornite da Tegola Canadese.
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L’ area living è diventata uno spazio aperto e continuo, la cui fluidità è sottolineata dalla pavimentazione uniforme in listoni di teak (fornito e posato da Panto), reso molto luminoso dalle pareti interamente vetrate concepite come un belvedere sulla natura e, nello specifico, sulla collinetta di ortensie. Si nota la figura centrale del volume cilindrico che racchiude la scala a chiocciola, una presenza preesistente reinterpretata lasciando emergere la sua struttura in cemento armato a vista. Chaise longue Eli Fly di Désirée e tavolini in legno Eco di Riva 1920. La zona pranzo, scandita da una quinta in mattoni facciaavista ridipinta di bianco, è stata risolta con un tavolo a sbalzo in Corten, su disegno del progettista, che si accompagna alle luci Furin a sospensione di Rotaliana.
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La planimetria del piano terra.
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L’area pranzo organizzata all’esterno, sotto un pergolato realizzato artigianalmente ad hoc in putrelle di ferro e legno, comunica direttamente con il caminetto preesistente per le grigliate.
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Il camino preesistente si è trasformato in un essenziale foro in ferro Corten integrato in una parete strutturale, realizzata in cemento facciaavista, come la scala a chiocciola. Una presenza protagonista del salotto, arredato con imbottiti angolari di Baxter. La libreria doubleface in Corten, su disegno del progettista, da un lato accoglie lo schermo TV e dall’altro funge da filtro tra le zone.
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La nuova scala in ferro sagomato autoportante che collega il piano terra con il primo livello (dove è stata organizzata una zona ospiti), si propone come una figura leggera e minimale nel paesaggio domestico. Accanto, una zona di sosta con poltrone vintage di recupero.
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Vista della cucina total white realizzata su disegno del progettista dall’azienda Sumysura. Le piastrelle sono in Corian DuPont.
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La master-room che vive di bianco, legno e scansioni che definiscono cannocchiali ottici progressivi.
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Prospetto laterale del lato ovest.
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Il bagno padronale, un involucro rivestito in marmo bianco Sivec, concepito come un quadro aperto sul paesaggio. Vasca idromassaggio Opalia di Jacuzzi e rubinetteria di Hansgrohe Axor.
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Uno scorcio della zona benessere, con la piscina, il bagno turco e la sauna, due volumi prefabbricati rivestiti in pietra Perla Maia che li avvolge unitariamente.