Progetto di studio Odile Decq architectes urbanistes
Foto di Roland Halbe
Testo di Antonella Boisi

Leone d’oro alla Biennale di Architettura di Venezia del 1992 e Médaille de Vermeil et d’Honneur de l’Académie d’Architecture, dallo scorso giugno, a riconoscimento di un percorso creativo che spazia dall’architettura all’interior design fino all’arte contemporanea, Odile Decq, la punk chic del design francese non smette di stupire.

Questa volta è di scena a Lione “Una vera città europea, dalla fortissima vocazione internazionale” ha detto, con la nuova sede della LG Events. E molto a breve lo sarà con un altro progetto in cui crede molto: la sua scuola (è tra i soci fondatori), Confluence, il sogno che l’architettura sia sempre più trans-disciplinare, basata sull’interazione, e in grado di produrre una nuova generazione di architetti del Rinascimento, umanisti. Ma questa è un’altra storia.

Il sogno di esprimere le potenzialità aerodinamiche delle architetture in acciaio (su base di cemento) è, invece, già diventato realtà negli 8.300 mq del padiglione numero 8 dedicato agli uffici e agli spazi di organizzazione eventi del gruppo LG. Costruito tra due fiumi, il Rodano e la Saône, nel rivitalizzato sito strategico dei Docks di Quai Rambaud, in precedenza occupato da stabilimenti industriali e, dal 2003, oggetto di una grande opera di riqualificazione urbana, al fianco di strutture culturali e realtà di ricerca e istruzione superiore, l’edificio è un compendio di levità, poesia figurativa e precisione tecnica ingegneristica. In altre parole, un intervento altamente specialistico nel processo realizzativo, ma concepito all’interno del quadro di grande apertura culturale della sua deux ex machina.

“Ho sempre sentito un grande senso di responsabilità di fronte all’atto di progettare” ha spiegato “che, rispetto ai contesti e ai bisogni sociali di riferimento dati, equivale a trasformare, realizzare innesti e affrontare inevitabili perdite”. Qui, nella fattispecie, la perdita sarebbe stata quella dell’ambiente, naturale e artificiale, cresciuto nel corso del tempo lungo il fiume, e del genius-loci, memoria del passato industriale di una città e di una collettività, cancellato dalla fisicità impattante del nuovo corpo architettonico.

Sarebbe stata, perché di fatto il manufatto, grazie alla robustezza quasi muscolare della ruvida struttura metallica si presenta nell’involucro, definito da una doppia facciata dinamica ventilata, completamente vetrato e dalla rarefatta consistenza, proteso come un balcone belvedere sul corso d’acqua limitrofo: un landmark, un’architettura-paesaggioche segna la nuova geografia del tessuto urbano, mantenendo uno stretto legame con la storia del sito; un manifesto in cui si fondono le intenzioni dei committenti e quelle della progettista.

Sospeso su un’enorme struttura tridimensionale di doppie travi incrociate, sorretta da tre grosse colonne di acciaio, il nuovo padiglione si compone di due parallelepipedi sovrapposti, ma non completamente perpendicolari, per sei piani di sviluppo complessivo. L’accento ritmico rispetto al fronte trasparente e compatto è dato da uno sbalzo in aggetto lungo 28 metri dei quattro livelli sovrastanti che risolve il nodo del suo sviluppo longitudinale, affermandone l’impronta rappresentativa, con un escamotage: una copertura in vetro trasparentecoronata dal segno di una cornice rosso arancio che rende esperibile la progressiva scoperta del volume e dei suoi contenuti, anche quando lo si vede dal sotto, passeggiando lungo il fiume. Tutte e quattro le facciate continuano poi il gioco dell’interfaccia permeabile tra architettura e ambiente, alimentando una singolare texture in tensione tra opacità e trasparenza, grazie al contributo artistico di Felice Varini.

Nel vetro sono state  infatti inserite, con una particolare tecnica, quattro vedute della città riprese dall’alto, come una pellicola di foto in bianco e nero che restituisce le direzioni del paesaggio erose dalla presenza dell’edificio. La copertura piana terrazzata a celle fotovoltaiche diventa infine il palcoscenico per eccellenza sullo scenario urbano, aprendosi a liberi sguardi e molteplici punti di osservazione, riservati ai lavoratori della GL events e ai loro ospiti.

Negli spazi interni il mood non cambia: “Il principio di base che ha guidato il design, su precisa richiesta del committente, è stato ancora la trasparenza totale” ha spiegato Odile Decq. Così, in una promenade architecturaledi flessibili open space articolati sui vari piani intorno all’atrio continuo a tutta altezza – concepito come il fulcro di monitoraggio dei ‘movimenti’ attraverso l’intero edificio – protagonisti della messa in scena, insieme a una luce tagliente che penetra copiosamente in ogni anfratto, diventano muri divisori completamente vetrati e glass boxes che delimitano piccole sale riunioni collocate sugli angoli trasparenti perimetrali.

“Nell’essenza, sono stati gli elementi primari per immaginare la dimensione di una rete dinamica e fluida, una sorta di hub all’insegna della circolarità e della condivisione della comunicazione”. E, con estrema coerenza sul piano visivo, anche la tavolozza materico-cromaticaè stata orientata a dipingere un’uniformità che evoca l’identità e le suggestioni del contesto, privilegiando massello di quarzo, resina e moquette per le finiture interne degli ambienti, durevole Corian per gli arredi fissi e una palette di tonalità grigio scuro.

Unico contrappunto dinamico: quel rosso arancio e vitaminico prediletto dall’architetto bretone, già introdotto in esterno per la cornice del volume a sbalzo (e di fortuita coincidenza anche colore del logo della GL Events), che ritorna sulle poche pareti opache trattate come fondali e nei selezionatissimi arredi delle caffetterie al primo e terzo livello, della cucina gourmet al quarto e del bar sul tetto. Ossia in tutti gli spazi di socializzazione e di incontro informale all’interno della vita lavorativa. Che in questo luogo non vuole essere assolutamente grigia.

 

Antonella Boisi

gallery gallery
La copertura vetrata, segnata dalla cornice rosso arancio, del volume in aggetto lungo 28 metri, che rende rappresentativa la permeabilità tra architettura e ambiente, anche quando lo si vede dal sotto, passeggiando lungo il fiume.
gallery gallery
Sezione dell’insediamento.
gallery gallery
Uno spazio interno di incontro. Pavimento in resina grigia, poltroncine Phantom Chair (2011) di Poltrona Frau e luci a sospensione Pétale (2012) e Javelot (2010) di Luceplan, su disegno di Odile Decq.
gallery gallery
L’architettura esterna della sede di GL Events nei Docks di Quai Rambaud, definita dalla composizione di due parallelepipedi sovrapposti, ma non del tutto perpendicolari, con struttura metallica e doppia facciata ventilata. Nel vetro delle facciate sono state integrate quattro vedute della città riprese dall’alto, contributo artistico di Felice Varini, che formano una singolare pellicola di foto in bianco e nero, tra effetti di opacità, rappresentazione e trasparenza.
gallery gallery
Sezione dell’insediamento.
gallery gallery
Planimetria dell'insediamento.
gallery gallery
Scorcio della promenade architecturale interna formata dai flessibili open space articolati sui vari piani intorno all’atrio a tutt’altezza, concepito come il fulcro di monitoraggio dei ‘movimenti’ attraverso l’intero edificio.
gallery gallery
Fluidità, trasparenza e accenti rosso arancio degli spazi interni declinano il contrappunto dinamico alla maestosa struttura tridimensionale di doppie travi incrociate, sorretta da tre grosse colonne di acciaio, guida della composizione architettonica.
gallery gallery
La zona lavamani di un bagno, con arredo su disegno in Corian® DuPont.
gallery gallery
Lo spazio operativo di un ufficio, con tavolo e sedie di Vitra.