di Maddalena Padovani

Il design è sempre alla ricerca di nuove sfide che gli consentano di portare uno sguardo ‘altro’ sugli oggetti che popolano (e appassionano) il nostro vissuto quotidiano. Non stupisce quindi più di tanto il fatto che due progettisti abbiano deciso di disegnare una tavola da surf. Ciò che incuriosisce delle storie di Giulio Iacchetti e Luca Bressan è che prendano origine da mondi molto lontani dal mare e dalle onde e che proprio in virtù di questa lontananza sviluppino una visione alternativa rispetto a quelle consolidate e conservatrici della cultura del surf. Il risultato è un’innovazione non solo formale ma soprattutto di processo.

Quella di Giulio Iacchetti è, prima di tutto, una storia di amicizia e di frequentazione intellettuale con Francesco-Franz Fiorentino, titolare di un locale a Milano che per gli appassionati di surf da onda rappresenta un importante punto di riferimento, il secondo in Europa, per numero di frequentatori, dopo il club di Biarritz. “Ho iniziato a frequentare Surfer’s Den” racconta Giulio “perché ai tempi si trovava vicino allo studio che dividevo con Matteo Ragni e perché mi piaceva l’atmosfera che si respirava. Franz mi ha introdotto nel mondo del surf, che è fatto di musica, colori, disegni, fumetti, cinema, abbigliamento, e anche di tavole, oggetti che mi avevano sempre affascinato. Io non amo l’acqua perché non so nuotare, ma l’idea di ripensare e disegnare una tavola, senza cadere negli stilismi, mi stuzzicava da tempo. Non è stato facile vincere le reticenze e gli stereotipi dei surfisti. Più mi dicevano che ci sono materiali, forme e misure da rispettare, più cresceva il desiderio della sfida e la voglia di andare oltre questi limiti. Alla fine ho convinto Fiorentino – che per me è un personaggio di grande ispirazione – ad affiancarmi in un progetto che cerca di rendere più contemporaneo e anche più economico un processo prettamente artigianale”.

L’idea è infatti quella di industrializzare la prima fase della realizzazione della tavola: laddove interveniva la mano dell’uomo a sagomare un blocco di schiuma poliuretanica, Giulio introduce una fresa a controllo numerico che scolpisce la materia secondo le forme dettate da un file 3D. Che nella fattispecie sono quelle di tre animali marini: il delfino, lo squalo e l’orca, ricordate non solo nella silhouette di tavola e pinne ma anche nei colori che virano su un’unica tonalità di grigio, bianco e nero, contrapponendosi per scelta all’acceso cromatismo dell’estetica ‘tiki’. Il processo torna a essere manuale nella fase di levigazione e vetroresinatura: è qui che entrano in gioco gli ‘shapers’, che con olio di gomito conferiscono alla tavola la finitura ideale per renderla performante e resistente. “Ho sempre pensato” conclude Iacchetti “che sia giusto delegare alle macchine quelle lavorazioni che, fatte meccanicamente, risultano più precise e anche più economiche. La mano dell’uomo deve intervenire dove ha la sua massima valorizzazione ed è in grado di attribuire un valore aggiunto. In questo senso credo nel processo ibrido”.

Diversa la storia di Luca Bressan, che nasce sulle vette delle Dolomiti e approda alle onde oceaniche di Fuerteventura. Luca vive a Valdobbiadene, dove si occupa di prodotti industriali, seguendone l’iter realizzativo in tutte le sue fasi, dal concept alle matematiche per lo stampaggio. Passa però il tempo libero in montagna, dove d’inverno coltiva la sua passione per lo snowboard. Finché un giorno non scopre il surf da onda: un vero e proprio innamoramento che lo porta a frequentare le spiagge più note in tutto il mondo per quella che ritiene “una filosofia di vita, più che uno sport, capace di sviluppare le energie più latenti e primitive di ciascuno”. La connaturata voglia di costruire con le mani, che già lo aveva condotto a fabbricare bici, moto, robot e snowboards, sia per sé che per gli amici, lo porta a immaginare una tavola tutta sua anche per il mare, tecnologica, performante, ma al tempo stesso naturale ed ecologica.

“Soffro d’asma” spiega Bressan “e non posso entrare in contatto con polveri tossiche. Un po’ per questo limite, un po’ per l’amore per il legno che deriva dal mio bagaglio culturale, sono progressivamente arrivato all’idea di un surfboard realizzato in legno di Paulonia, molto leggero, resistente, stabile, dotato di elevate proprietà di isolamento igroscopico. Proviene da una pianta molto diffusa – ho scoperto di averne una anche nel mio giardino di Valdobbiadene – che cresce molto velocemente; è quindi un legno ecosostenibile. A questo materiale ho abbinato un innovativo processo tecnologico, messo a punto in tre anni di ricerca, che mi consente di costruire una tavola vuota al suo interno: parto dal progetto della tavola, dopodiché mi concentro su quello dei singoli componenti che risultano dal suo sezionamento secondo tanti piani longitudinali. La realizzazione in legno attraverso fresatura avviene pezzo per pezzo; tutti gli elementi vengono poi incollati tra loro, per essere successivamente levigati con accorgimenti manuali che danno carattere e personalità alla tavola. La finitura ultima avviene tramite varie mani di olio di lino che, ossidandosi, polimerizza e crea un naturale strato protettivo che rende il legno impermeabile all’acqua. Il risultato di questo processo è una tavola che, pur essendo tutta in legno (lo sono anche le pinne), è particolarmente leggera: pesa infatti poco più di 3 chili, equivalenti a quelli di un tradizionale surfboard in vetroresina”.

Oggi Luca Bressan divide la sua vita tra Valdobbiadene e Fuerteventura, il paradiso dei surfisti dove ha deciso di mettere radici per coltivare quotidianamente la sua passione ma anche per continuare a sviluppare il suo progetto. La tavola in legno ha riscosso un successo immediato e le richieste arrivano da tutto il mondo, tanto che il suo obiettivo è adesso quello di studiare dei kit di montaggio che possano abbattere i costi di spedizione. Nel frattempo, la sua storia è diventata uno short-documentary diretto da Marco Mucig che con la telecamera lo ha seguito dalle montagne venete al mare delle Canarie, per raccontare una sfida che nasce da valori di libertà e semplicità e si traduce in design e impresa.

 

Maddalena Padovani

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Il corpo delle tavole è realizzato in EPS e vetro-resinato da Sebastiano Lang.
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Ritratto nel letto del Naviglio milanese, Giulio Iacchetti tiene sottobraccio una tavola della collezione Surfph-O-Morph, da lui progettata assieme a Francesco Fiorentino (foto Max Rommel).
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Orca, Delfino e Squalo, i tre modelli di tavola da surf, disegnati da Iacchetti, che si ispirano alla morfologia dei rispettivi animali marini, anche nella linea delle pinne.
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Luca Bressan sulle Dolomiti venete, dove è nata l’idea di Solo Surfboard, una serie di tavole da surf interamente in legno. L’immagine è tratta dal mini-documentario Natural Goods di Marco Mucig, realizzato con il supporto di Sun68, che racconta la storia del progetto. Il video e alcune realizzazioni sono visibili sul sito solosurfboards.com.
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Per sviluppare il progetto Solo Surfboard, Luca Bressan ha messo a punto una particolare tecnologia costruttiva che consente di ottenere tavole molto leggere e performanti. I surf nascono dall’assemblaggio di tante sezioni longitudinali singolarmente progettate e realizzate tutte in legno.