Progetto di José Maria Sanchez
Foto di Pedro Pegenaute
Testo di Laura Ragazzola

“Quando abbiamo  realizzato il primo foro nello spesso soffitto a botte della cisterna ci siamo stupiti e meravigliati, quasi come gli adolescenti a cui quello spazio sarebbe stato dedicato. Perché davanti ai nostri occhi si materializzò un luogo bellissimo, segreto, ermetico, pieno di fascino e di mistero. Perfetto per quello che dovevamo realizzare: un’area ricreativa destinata ai più giovani. Infatti, non appena la luce illuminò l’interno del grande serbatoio d’acqua, ormai vuoto, noi vedemmo materializzarsi… un luogo per fare cinema e teatro, per suonare e imparare musica; un luogo per lavorare la ceramica e dipingere, per allestire mostre e organizzare spettacoli; un luogo per insegnare ma soprattutto per imparare con gioia e piacere”.

Parla con passione (e un pizzico d’emozione) José Maria Sanchez Garcia progettista dello Space of Young Creation, commissione pubblica ricevuta dalla città di Villanueva de la Serena, florido centro agricolo e commerciale, immerso fra gli orti rigogliosi dell’Estremadura spagnola.

L’architetto Sanchez Garcia, pluripremiato nonostante i suoi trentanove anni (l’ultimo riconoscimento in ordine di tempo è stato il BSI Swiss Architectural Award ricevuto lo scorso settembre all’Accademia di Architettura di Mendrisio dalle mani di Mario Botta: vedi i video che presentano i tre progetti premiati realizzati da Daniele Marucci al link http://vimeo.com/danielemarucci/videos) ci accoglie per un’intervista nel suo piccolo ma luminosissimo studio, affacciato sui tetti di Madrid con un suggestivo fronte interamente vetrato.

“In una ventina di cittadine dell’Estremadura”, ci spiega Sanchez, “la municipalità aveva deciso di realizzare dei centri multidisciplinari da dedicare ai giovani. Il mio  studio era stato chiamato dalla città di Villanueva de la Serena: il progetto riguardava un’area di 500 metri quadri, abbandonata da anni, da riqualificare con un budget piuttosto contenuto.

Quando ci siamo recati per fare il sopralluogo del sito abbiamo scoperto l’esistenza del vecchio serbatoio d’acqua semi interrato: una costruzione bellissima, dalla struttura ordinata e ben conservata di quasi 1.600 metri quadri di superficie: ben tre volte superiore rispetto a  quella stabilita per il progetto. Il comune non ebbe nulla in contrario che l’area d’intervento venisse ampliata, inglobando anche la vecchia cisterna, ma il budget non poteva aumentare. Noi accettammo”.

La strategia d’intervento è stata quella di ripulire la struttura senza alterarne le caratteristiche morfologiche, come ci spiega lo stesso architetto: “La vecchia cisterna era composta da due ampi depositi, completati da una torre ottagonale che sporgeva oltre il volume interrato dei  serbatoi. Abbiamo pensato di unire le due ‘stanze’, realizzando dei passaggi a forma circolare, e contemporaneamente abbiamo aperto degli oblò nella volta a botte della cisterna per creare degli spot luminosi”.

Il risultato è una sorta di grande piazza coperta, imbiancata a calce, dove il ritmo geometrico dei portici e il gioco degli oblò con il cielo azzurrissimo che occhieggia dal soffitto, creano uno spazio scenografico, inaspettato, pieno di magia: qui si svolgono tutte le attività collettive dei giovani mentre moduli circolari in policarbonato ritagliano spazi più intimi per lezioni individuali o a piccoli gruppi. Infine”, conclude Sanchez Garcia, “lo spazio compatto e cilindrico della torre è stato trasformato in un’area insonorizzata dedicata all’uso degli strumenti musicali, affiancata da laboratori fotografici”.

La vitalità del progetto riunisce in un solo gesto, semplice ma potente, caratteristiche funzionali vincenti e qualità formali di grande impatto: questo ‘matrimonio’ riassume bene la cifra stilistica del giovane progettista spagnolo, capace di grande slancio e sensibilità nell’interpretare (e riqualificare) il contesto paesaggistico e ambientale.

 

Laura Ragazzola

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L’ex serbatoio d’acqua accoglie oggi un ampio spazio imbiancato a calce e ritmato da colonnati dal profilo arrotondato. Sul soffitto, una serie di oblò ritagliati nella volta a botte, creano suggestivi coni luminosi.
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Le piante di progetto e, sotto, dello stato di fatto. Dal confronto si nota che le due cisterne, originariamente divise, sono state messe in collegamento da più aperture che, all’occorrenza, possono essere chiuse da pannelli scorrevoli (se ne scorge uno qui a sinistra, sullo sfondo). La torre ottagonale è stata parcellizzata in più ambienti dedicati a laboratori musicali e fotografici.
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Moduli in policarbonato con struttura in acciaio punteggiano le grandi sale della cisterna, ritagliando al loro interno delle ‘stanze’ più intime e private da dedicare ad attività individuali o a piccoli gruppi.
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Il collage fotografico mostra la trasformazione della grande cisterna da spazio buio e angusto a una sorta di grande piazza ipogea, piena di luce e di vita. Qui sopra, alcune fasi del cantiere con la realizzazione dell’impiantistica, degli oblò sul soffitto e delle aperture, sempre circolari, di collegamento fra i due ambienti principali.
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Momenti ludici di attività dei giovani, che animano il nuovo centro con spettacoli, concerti, mostre e incontri.