Progetto di Neri&Hu Design and Research Office
Partners-in-charge Lyndon Neri & Rossana Hu
Associate-in-charge Cai Chun Yan
Foto di Pedro Pegenaute
Testo di Antonella Boisi

La Cina è molto vicina all’Italia e a Milano, capitale del design, della moda e del food, per Lyndon Neri e Rossana Hu, architetti-designer di base a Shanghai, con lo studio Neri&Hu riconosciuto – anche con numerosi premi – come uno dei più interessanti nel panorama internazionale.

Di loro parlano gli arredi disegnati per aziende italiane di primo piano, ma anche le collezioni artigianali di arredi tradizionali cinesi reinterpretati e, a differente scala, intensi interventi di ristrutturazione in città quali il Waterhouse Hotel, ricavato in un’ex caserma degli anni Trenta o il ristorante di cucina italiana Mercato lungo il Bund.

Da anni poi all’attività di progettisti affiancano quella accademica, spiegando la necessità che gli architetti cinesi sviluppino un proprio autonomo manifesto di design e sostengano il valore della conservazione e del riuso, non proprio così scontato in Oriente. Con questo intervento sono riusciti a fare di più: realizzare in chiave propositiva la ‘quadratura del cerchio’.

Hanno ristrutturato e recuperato uno storico edificio coloniale, dalle severe facciate in mattoni rossi, costruito dagli inglesi agli inizi del secolo scorso, nel 1910, come Police Headquarters nel Jing’an district, restituendo il fascino di un’architettura di riferimento della loro storia riportata a nuova vita. L’hanno concepito come un hub di design che si confronta con la memoria dell’edificio, reinventandone gli spazi con una radicale trasformazione funzionale e con l’idea di tradurre in chiave architettonica d’interni l’incontro tra East e West.

Nei 2400 mq del battezzato Design Republic Design Commune  (già il nome, un programma) si riuniscono infatti uno store di design di altagamma (presenti molti brand italiani, da Alessi a Flos, a Matteograssi), una design gallery che accoglie come vetrina privilegiata le collezioni del marchio Design Republic by Neri&Hu, uno spazio-eventi, la caffetteria, il ristorante dello chef Jason Atherton (stellato Michelin) e una piccola guest-house con una stanza.

Una sommatoria di segni, oggetti e atmosferechiamati, insieme alle scelte materiche e dell’impianto, a definire con una regia corale l’immagine contemporanea del luogo.“Su questo palcoscenico ‘recitano’ mobili, accessori, libri, pezzi-fashion, luci e fiori che riportano dai nostri viaggi il senso della scoperta delle differenze, della sperimentazione, della cura degli spazi che passa per i materiali, i dettagli, i profumi e le letture” hanno raccontato Neri & Hu.

L’intento? “Mostrare ciò che il mondo del design può offrire alla Cina, informare ed educare i progettisti locali e i consumatori a vedere con uno sguardo diverso, oltre i luoghi comuni del mercato. E, altresì, confidiamo un giorno, mostrare quanto la Cina può offrire al mondo”. La proposta di una shopping experiencefiltrata e integrata per aree tematiche ha riconosciuto la forza della tradizione e lo stile di cui il luogo è stato testimone.

Le ancora vibranti facciate rosse in laterizio a vista dell’architettura originaria (vincolata come bene storico-monumentale) sono state ripulite e alleggerite nell’immagine dall’innesto sul fronte strada di una fascia perimetrale vetrata scandita da una elegante struttura di ferro grezzo, una nuova appendice-protesi volumetrica che attiva l’edificio a mettere in scena nuove funzioni di accoglienza.

Negli interni, invece, dopo un delicato ‘intervento chirurgico’ che ha liberato l’involucro dalle superfetazioni accumulatesi nel corso del tempo, compreso qualche piano di calpestio e soletta non più idonei all’esigenza di massimo respiro, lo spazio si è rivelato nella sua sincerità strutturale originaria con i soffitti in tavole di legno e le travi incrociate recuperate; le superfici in mattoni a vista e quelle in gesso intonacato e rinfrescato di bianco.

Un carattere costruttivo ‘crudo’ che armonizza con il pavimento ora in legno invecchiato, ora in terrazzo o cemento, gli arredi, le lampade di vetro che scendono dal soffitto grezzo. E soprattutto con le nuove essenziali partizioni di vetro trasparente che propongono scorci e relazioni continue tra le parti, in un gioco di aperture ritmiche che consentono alla luce di effondersi copiosamente in ogni angolo dei tre livelli dell’edificio. Alla ricerca di nuovi equilibri tra vecchio e nuovo, storie e presenze di ieri, di oggi e di domani.

 

Antonella Boisi

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Il respiro spaziale di una zona di passaggio all’interno dello store, è sottolineato dalla palette materica (mattoni a vista e legno riciclato) adottata che rispetta il genius-loci, armonizzando con i nuovi innesti in vetro trasparente, metallo grezzo e pittura bianca. In primo piano, lampada da terra Double Shade di Marcel Wanders per Moooi.
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L'immagine contemporanea del fronte su strada restaurato attualizza la memoria storica del luogo con l’integrazione di un volume perimetrale vetrato scandito da una leggera ed elegante struttura di ferro grezzo.
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Il volume ‘in grigio’ accoglie lo spazio-caffetteria che correda lo store, aprendosi sul cortile interno.
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La calibrata regia della messa in scena rivela la sincerità strutturale originaria degli spazi che denotano una grande chiarezza tra ciò che è vecchio e ciò che è nuovo.
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La planimetria del piano terra.
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Nella scenografia spaziale, la cascata di vetro di 28.28 Suspension Lamp by Bocci (design Omer Arbel) incontra i grafismi in bianco degli sgabelli Stool One di Konstantin Grcic per Magis
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Vista dello spazio caffetteria integrato nello store.