Progetto di SPBR ARQUITETOS / ANGELO BUCCI
Capo-progetto Nilton Suenaga
Foto Andrés Otero / LUZ
Testo di Antonella Boisi

Nel Paese che accoglie le strutture dei Mondiali di calcio 2014, i progetti architettonici fanno intravvedere una ricerca di modernità e un futuro nuovo anche attraverso il panorama residenziale urbano. È il caso di questa casa per il weekend in città che nasce da una precisa analisi del suo contesto: São Paulo, una metropoli di oltre 20 milioni di persone, la terza più grande del mondo, una galassia che sembra senza capo né coda, dove il traffico resta davvero uno dei grandi problemi. A causa degli ingorghi quotidiani sulle strade, gli abitanti vivono ogni giorno molte ore come pendolari. E nei fine settimana, soprattutto in estate, il quadro viene amplificato sui percorsi che portano verso le spiagge della costa, distante circa un’ora.

“Proprio, per non restare stra-bloccato nel traffico durante il week end” hanno spiegato i progettisti dello studio spbr guidato da Angelo Bucci “il nostro committente ci ha fatto la richiesta insolita, ma comprensibile, di immaginare per lui una casa-piscina nel centro di São Paulo, tra l’Avenida Faria Lima e un asse infrastrutturale metropolitano (stradale e ferroviario) costruito sulla riva del fiume Pinheiros, sorvolato circa ogni sette minuti dai voli provenienti da Rio de Janeiro, dove poter cullare anche una dimensione congeniale all’ozio e al relax”.

Quello di Angelo Bucci è uno studio d’avanguardia nel panorama architettonico paulista che si rapporta alla molteplice storia del modernismo brasiliano reinterpretandone il dna con un approccio sperimentale. Le sue architetture strutturali non conoscono mimetismi o timidezze, al contrario vivono di innesti arditi ed esibiti, di incastri perfetti tra le geometrie elementari dei volumi e le superfici grezze di cemento armato a vista. Si impossessano sempre con decisione dei luoghi, anche al cospetto della potente vegetazione tropicale. E linee rigorose ed essenziali, un grigio dominante, l’eco dell’opera di Paulo Mendes da Rocha – in particolare del suo celebre Museo della scultura brasiliana, costruito nel 1988 come una gigantesca trave libera nella luce – miscelano le seduzioni anche in questo recente intervento: una ‘scatola’ brutalista di cemento, legno e vetro, all’esterno e una sequenza di piani liberi e di spazi fluidi permeabili al contatto intenso con l’ambiente naturale, negli interni. Il progetto si è sviluppato proprio a partire da una riflessione sul tema dell’acqua, elemento richiesto dal briefing.

“Nubi, pioggia, neve o grandine, in tutti i suoi stati fisici l’acqua si relaziona al cielo” hanno raccontato i progettisti. “Però quando pensiamo a una piscina, la nostra immaginazione subito scava nel terreno. Mari, laghi e stagni spiegano il motivo per cui reagiamo in quella direzione: in sostanza, una piscina è una superficie definita dall’acqua che resta intimamente legata al terreno in cui si raccoglie. Ma quando ragioniamo su un tipo di piscina come un serbatoio o una torre d’acqua, l’immagine si associa a quella di un volume elevato, staccato da terra. In questo caso, la pressione idrostatica resta una prescrizione da rispettare con tubi e sistemi tecnici. Il livello dell’acqua diventa una potenziale possibilità. Mentre camminiamo, potremmo chiederci: dove è la superficie? Nel senso proprio della parola, la superficie non ha alcun strato o spessore. In una città come São Paulo (o New York), ci sono porzioni del terreno che non risultano toccate dalla luce del sole da anni, da quando gli edifici hanno fatto loro definitivamente ombra. In questo specifico luogo, l’altezza media del quartiere è stata definita dal codice di zona: 6 metri. L’edificio confinante a est ombreggia il nostro sito dall’alba fino a mezzogiorno, quando la costruzione vicina ad ovest inizia a svolgere il medesimo compito per tutto il pomeriggio. Pertanto, se c’era una piscina da costruire esposta alla luce del sole tutto il giorno, in primis è stato necessario definire la sua superficie: sei metri sopra il livello del suolo”.

Come risultato di questa analisi, la composizione architettonica di un’ideale specchio d’acqua in cui nuotare ‘vicino’ al cielo di San Paolo è diventata la prima possibilità di un design che ha completamente ribaltato le gerarchie spaziali. Con un approccio anticonvenzionale in termini di rapporto di superficie, la piscina, il solarium e il giardino sono infatti diventati i principali elementi del progetto, mentre tutto il resto risulta complementare: la camera da letto, il piccolo appartamento per il custode, lo spazio per cucinare e ricevere gli amici. Piscina e solarium sono stati impaginati come due volumi paralleli. Due colonne si materializzano nell’interstizio ampio oltre un metro esistente tra di loro. Un tunnel di luce scandito su un lato dalle travi portanti per la piscina e sull’altro dalle travi di supporto al solarium e alla soletta a sbalzo del livello sottostante. Strutturalmente, la massa della piscina bilancia, come un contrappeso, il volume che contiene gli spazi abitativi. Il piano terra è stato poi mantenuto il più possibile libero per ottenere il massimo rapporto di sviluppo dell’area giardino con la sua rigogliosa vegetazione, solo apparentemente spontanea.

Nell’essenza, la ‘casa-vasca’ si compone, dunque, di tre diversi strati (o livelli) corrispondenti ad altrettanti mood: il livello giardino, introspettivo e racchiuso nel perimetro del sito, che si apre all’accoglienza delle zone d’ingresso e living; quello intermedio deputato agli spazi notte (che ‘galleggiano’ in modo fluido sopra il terreno e sotto la piscina) e il roof top,  il piano di copertura con piscina e solarium, concepito come una promenade estroversa e panoramica. È l’alchimia di una casa di città che nasce a sei metri dal suolo per coltivare la luce, l’acqua e il cielo sette giorni su sette.

 

Antonella Boisi

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Vista dell’architettura esterna. Si notano i due volumi paralleli a sbalzo che accolgono rispettivamente la piscina e il solarium e quello intermedio rivestito in legno che ospita lo spazio abitativo.
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Dettaglio del ‘patio’ interno, il cuore dell’abitazione: il verde progettato dal landscape architect Raul Pereira forma il tessuto connettivo dell’edificio, nel ritmo delle sue porzioni piene e vuote che trovano incastri perfetti tra le geometrie elementari dei piani e le vasche d’acqua su differenti livelli.
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La cucinapranzo e una zona del living concepiti come spazi fluidi e aperti, permeabili al contatto intenso con l’ambiente naturale del giardino, grazie a pareti vetrate a tutta altezza.
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Uno scorcio del livello intermedio.
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Le planimetrie dei tre livelli della casa.
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Un’altra vista degli spazi abitativi, che si sviluppano al piano terra intorno al patio ‘costruttivista’, caratterizzati da linee essenziali e dal grigio dominante del cemento a vista, stemperato dagli infissi in legno e dallo specchio d’acqua che accompagna il percorso verso l’area d’ingresso.
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Dettaglio del ‘patio’ interno, il cuore dell’abitazione: il verde progettato dal landscape architect Raul Pereira forma il tessuto connettivo dell’edificio, nel ritmo delle sue porzioni piene e vuote che trovano incastri perfetti tra le geometrie elementari dei piani e le vasche d’acqua su differenti livelli.
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Sezione longitudinale della casa con, evidenziate in azzurro, le vasche d’acqua.
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Il roof -top, piano di copertura deputato alla piscina e al solarium, spettacolari belvedere urbani.