In un’esclusiva zona di São paulo, una casa-autobiografica che parla di percorsi personali, di scelte di gusto ma soprattutto di una grande passione per l’architettura e il design, condivisa con gli amici di tutto il mondo.

Entrando in casa di Márcio e Liliane Barboza, nell’elegante quartiere Jardins, a San Paolo, qualcosa mi evoca Mies van de Rohe.

E dalle linee rigorose e dai toni del grigio dominante, affiora anche il DNA di Lina Bo Bardi e di Paulo Mendes da Rocha. Eppure il progetto, le linee minimaliste e moderniste di questa splendida abitazione, compositivamente racchiusa nell’immagine di una monolitica scatola su pilotis a racchiudere il patio, priva di finestre ma con enormi pannelli di vetro che lasciano entrare in casa il verde del giardino e l’azzurro del cielo, sono opera della stessa giovane padrona di casa, soli 31 anni, più conosciuta come Lili. Non ha paura, Lili, di lasciarsi influenzare da architetti sacri, o di attingere alle loro radici. Tutt’altro. Un sorriso le illumina il volto quando racconta il piacere di essere stata guidata da Tadao Ando alla Fondazione Pinault di Venezia, e non esita a dichiarare che le scale che uniscono i quattro livelli della casa e i cui scalini fuoriescono a sbalzo dalle pareti laterali con lucine a led sono stati ispirati da Claudio Silvestrin. In modo minuzioso, Lili ha disegnato ogni dettaglio, compresa la dimensione delle enormi lastre di limestone grigio chiaro, 2.80 x 76 cm, che rivestono il pavimento ed alcune delle pareti che molti credono di cemento a vista. È stata sua l’idea delle piccole lastre intagliate, fatte realizzare con i resti di arenaria per rivestire i muri esterni, come anche la scelta di usare pietra vulcanica indonesiana per il rivestimento del camino e della piscina, che in realtà somiglia di più a un laghetto naturale. Trasformare in tavolato le travi di peroba del tetto dell’antica casa che sorgeva sul terreno e che adesso riveste il pavimento del piano destinato a zona notte: anche questa è stata iniziativa della padrona di casa. In cucina, un enorme piano di marmo di Carrara regna sovrano. E come rivestimento delle pareti di tutti i bagni, lastre nere e senza giunture di marmo proveniente dal Nepal, esempio del lusso discreto che pervade tutta la casa. Non è stato difficile arredare i vasti ambienti interni. In fin dei conti, il proprietario di Atrium, Márcio Barboza, è il rappresentante in Brasile dei più famosi marchi del design internazionale. L’ amico di lunga data Ricardo Bello Dias, architetto e direttore creativo con base a Milano, ha lavorato, insieme a Lili, al progetto degli interni. Sono stati ‘impaginati’ mobili di famiglia, vintage e di design, nel ricco repertorio offerto da Minotti, B&B Italia, Promemoria. Senza dimenticare i lampadari di Noguchi, i tappeti nepalesi e un po’ di tutto quel che l’imprenditore importa, pezzi che compongono molti showroom aperti a San Paolo. Il grande pianoforte a coda nero dove Lili suona fin da bambina, è eredità di famiglia. E gli oggetti, molti dei quali orientali, come le due figure femminili della dinastia Tang nell’ingresso e le porcellane bianche, tedesche, italiane, cinesi e scandinave sono stati scelti dalla coppia nel corso dei molti viaggi per il mondo, per motivi di lavoro o per vacanza, con il divertissement di visitare case iconiche e d’autore. Vi sono pezzi di design vintage come la poltroncina a dondolo francese anni Venti e la sedia originale in cuoio e ferro nero di Charlotte Perriand. Lo sultoreo tronco fossile, bianco e nero, opera e regalo della natura, si fonde con le tonalità dei grigi del pavimento, del tappeto e dei divani. Le maniglie in bronzo e vetro di Murano sono state appositamente disegnate per la casa. E il mix di tessuti dei grandi cuscini décor come il libro viola su Frida Kahlo accanto allo sgabello, anch’esso viola e di velluto, sono frutto di una sensibile ricerca di Ricardo Bello Dias. Hobby dell’imprenditore è la fotografia. Non ci sorprende dunque l’enorme quantità di foto sparse sulle poche e grandi pareti del salone concepito come uno spazio aperto e ininterrotto: Vik Muniz, Miguel Rio Branco e Mario Cravo Neto. Una pittura del pernambucano Macaparana, un’incisione di Emauel Araujo, un ‘mobile’ di Knopp Ferro, un dipinto di Sergio Fingerman e sculture di Tunga e Amilcar de Castro fanno parte della collezione d’arte della coppia. Il background di Lili si è formato all’inizio lavorando per una grande impresa di costruzioni paulista e in seguito nella stessa Atrium, l’azienda del marito. Suoi recenti lavori sono l’architettura e gli interni del nuovo B&B Store di San Paolo e del primo showroom di Christian Liaigre in Sud America di prossima inaugurazione, come gli uffici dell’agenzia Africa del pubblicitario Nizan Guanaes a New York. Il peregrinare di Márcio nel mondo, alla scoperta del miglior design da portare in Brasile, era iniziato quando aveva poco più di vent’anni. Le importazioni erano state autorizzate dal governo brasiliano, quando l’interesse per tutto quello che veniva da fuori era molto forte. Questo in un periodo in cui, a suo dire, la gente ancora pensava che Buenos Aires fosse la capitale del Brasile. Oggi invece lui stesso sembra sbalordito dall’interesse sempre maggiore nei confronti del Brasile e del mercato brasiliano. Tom Dixon, Jeffrey Bernett, Vladimir Kagan, Piero Lissoni e Patricia Urquiola, sono solo alcuni dei designer che quando sono sbarcati per la prima volta in Brasile, sono stati accolti da Márcio e Lili Barboza. E grazie alla costante frequentazione di creativi, non sempre i più famosi, e di imprenditori del settore, Márcio Barboza ha avuto una forte influenza sull’evoluzione del gusto, tra le nuove generazioni di brasiliani: “Più che mobili, aspiro a vendere cultura e stile di vita” ha precisato. E ci tiene a sottolineare che non gli interessano le tendenze, ma la possibilità di vendere un design ‘eterno’, portatore di valori e di un’estetica di qualità.