Testo di Chris Bangle

Da quanto Robert Venturi ha pubblicato il libro manifesto Learning from Las Vegas, gli architetti hanno suddiviso il loro mondo in ‘Papere Giganti’ – edifici  che sulle prime spiccano per forme interessanti e poi comunicano la loro funzione (come le stazioni di servizio americane a forma di animali) – e ‘Capanni Decorati’ – scatole puramente funzionali abbellite, come una cattedrale. Probabilmente la maggior parte delle persone non ci pensa, ma c’è una sostanziale differenza anche tra i termini Care Automobile.
Indipendentemente dalla loro diversa origine etimologica, questi due termini rappresentano due approcci ben diversi per i progettisti del mondo del car design. In poche parole, esistono due scuole di pensiero: “l’automobile è ciò che uso; la mia macchina è ciò che sono”. Anche l’ascensore è un auto-mobile: si muove autonomamente. L’auto-mobile design è vincolato da parametri: una forma che segue funzioni, scopi ed efficienze, regolamenti e restrizioni.

Per fortuna, quella che per qualcuno è un’automobile per altri è “la mia macchina” e molti esempi sono così spettacolari da farne una ‘forma d’arte’: l’auto intesa come car. Car design, d’altra parte, è prima di tutto e innanzitutto un’idea. La fusione di incompatibilità paradossali – sesso e sicurezza? – in un’avvincente esperienza di forma e funzione che ci identifica in un altro modo. Il Car design è incentrato sulle persone, non può esistere senza rapportarsi a esse. Questa è la caratteristica di base di tutti gli avatar della nostra vita: hanno bisogno delle emozioni che l’osservatore/utente riesce a cogliere nell’opera per completare il quadro. A differenza degli smartphone che hanno incorporato le nostre identità in anonime placche di vetro piano, le automobili devono associare e trasformare i gesti, la dinamica, l’atteggiamento e l’intenzione della vita nelle corsie preferenziali  e nelle giungle primitive della nostra mente. Una Jaguar non è l’incarnazione del felino predatore, è un’emozione resa visibile.

Molti immaginavano che mi sarei lasciato il car designalle spalle quando ho concluso i miei 17 anni di lavoro come Design Director per la BMW e ho aperto uno studio nella regione vinicola delle Langhe, in Italia. Ma dopo quasi 30 anni nel mondo automobilistico, sono arrivato alla convinzione che i car designer possono applicare il loro sapere ovunque e in qualsiasi campo. La nostra esperienza ci consente di porre l’emozione al primo posto tra le funzioni. Le nostre metodologie si concentrano sul ri-formare il mix tra la brand identitye l’immagine che il cliente ha di se stesso (in tutta la sua complessità) creando qualcosa che è nel contempo entrambi e nessuno dei due; la nostra arte consiste nello scolpire l’acciaio, il vetro e il cromo in un avatar funzionale che porti a dire: “Quella macchina è proprio lui!”

Ogni sfida di design presenta opportunità diverse tra cui scegliere, o questo o quello; il car design ci insegna invece ad accogliere soluzioni opposte per ottenere entrambi i risultati desiderati – magari conditi con il potere interpretativo della storia e del significato. In una macchina questo discorso potrebbe tradursi nel raggiungere quel senso di sicurezza e protezione che si avverte quando si è circondati dal vetro oppure nel comunicare la scioltezza della parcheggi-abilità pur avendo un mezzo che è il doppio per dimensioni dell’automobile del padre. Per quanto i miei progetti siano in settori molto diversi fra loro – dalla nuova bottiglia del Cognac Hennessy all’interior design di una casa di riposo giapponese – pensare da car designer mi consente di offrire un’alternativa innovativa ai metodi creativi tradizionali.

Nel nostro studio abbiamo creato ‘treeness’ (‘alberosità’, intesa come essenza dell’albero, ndr) in una struttura di acciaio e policarbonato colorato di 4 metri; una scultura che concilia il desiderio di mia moglie di avere un gigantesco albero per fare ombra con il fatto che il prato dove lo voleva si trova sopra il garage e quindi con pochissimo terreno. Quando poi abbiamo costruito la piscina sul fianco della collina, abbiamo scelto di sospendere 60 tonnellate d’acqua 9 metri al di sopra dei vigneti su una struttura perpendicolare al senso del terreno e di renderla ‘invisibile’ ai vicini rivestendola di acciaio inox a specchio.

Essere un americano in Italia è già di per sé una lezione nell’arte di unire gli opposti. Sviluppare questi progetti che combinano l’incompatibile mi ha dimostrato che, ripensando le norme e i canoni, emergono vantaggi nuovi e imprevisti. Starsene sotto un gigantesco ‘paralume Tiffany’ in inverno ad ammirare l’arcobaleno screziato di luce che illumina i ghiaccioli è un bell’esempio di “treeness” che nessuno di noi si aspettava. Aver coinvolto i vicini di casa nella realizzazione di queste opere ha permesso a noi “stranieri” di entrare in contatto con loro; gli stessi vicini dicono di trovare affascinanti i nostri esperimenti. Insieme stiamo ‘negoziando’ – per usare un termine alla Olafur Eliasson – una nuova percezione di quest’area delle Langhe, che non sia fatta solo di aziende agricole bucoliche, ma anche di fascino dell’innovazione.

Il futuro dell’automobile è sicuramente aperto al dibattito, ma sono convinto che la natura traslatoria del car design continuerà a fornire un approccio valido per creare significati nuovi e importanti per gli oggetti e i dispositivi della nostra vita. Un’area matura per essere sfruttata dal car design è quella della robotica; immaginatevi quante idee si potranno schiudere una volta che la smetteremo di vedere i robot come ‘gente di plastica’ antropomorfa e consentiremo ai gesti, alla dinamica e all’intenzionedel loro spirito di prendere forma. Potranno diventare avatar, certo, ma non avranno più bisogno di sembrare essere umani, proprio come la Jaguar non assomiglia affatto a una Panthera onca.

L’organismo della casa e dello studio è diventato il nostro avatar. Se ci si pensa bene, è veramente tutto ‘car design’. Immagino che anche quegli architetti indaffarati al momento a realizzare le loro ‘papere giganti’ sarebbero d’accordo.

 

Chris Bangle

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Un dettaglio di (Stile) Liberty Tree, l’albero di metallo e vetri policromi che il designer ha realizzato per il giardino della sua casa.
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Chris Bangle durante il montaggio di una struttura a icosaedro che, inserita fra i rami di un albero di gelso, ha dato vita a una scultura in continua evoluzione
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Alcuni sketch della Piscina Invisibile, costruita a strapiombo sui vigneti e rivestita in acciaio inox a specchio per mimetizzarla nel paesaggio circostante.
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La Piscina Invisibile, costruita a strapiombo sui vigneti e rivestita in acciaio inox a specchio.