A Bnei Zion, un moshav a nord di Tel Aviv, in Israele, una casa chiamata a disegnare una corte centrale aperta verso il verde che l’avvolge, protetta da una pelle architettonica metallica che disegna un motivo geometrico, come schermo della luce del sole e filtro visivo di scomposizione delle immagini

Il moshav è un insediamento agricolo di tipo cooperativo costituito da singole fattorie, istituito dai sionisti socialisti durante la seconda aliyah (l’ondata di migrazione ebraica all’inizio del XX secolo). Quello di Bnei Zion si trova al centro di Israele, nella pianura di Sharon a nord di Tel Aviv.

Qui, il progetto di Pitsou Kedem Architects per questa nuova grande abitazione si confronta con la storia dell’insediamento (risalente al 1947), mantenendo il carattere di struttura architettonica calata nel verde (un tempo coltivato) e di edificio a un solo piano, che nella soluzione planimetrica tende a configurare una corte interna in cui è stata ricavata la piscina. Quest’ultima appare complementare agli specchi d’acqua impiegati all’intorno della casa e a essa integrati come fasce microclimatiche, nell’ambito della efficace cornice-filtro tra interno ed esterno, realizzata con l’impiego di una trama geometrica astratta ombreggiante.


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Pitsou Kedem Architects Studio apre nel 2000 ed oggi è composto da 11 architetti. Lo studio progetta e pianifica numerosi progetti in Israele e ultimamente anche in Europa. Pitsou Kedem ha fondato lo studio con base a Tel-Aviv dopo aver terminato gli studi presso la Architectural Association School of Architecture (AA). Il linguaggio e la progettualità dello studio si fondano sullo stile modernista e il lavoro comprende i valori, i principi, le filosofie progettuali del Modernismo. La costante ricerca della semplicità genera architetture sofisticate e precise determinandone l'unicità. La maggior parte dei progetti dello studio è caratterizzata da semplici forme geometriche, rettangolari e ricorrenti, che conferiscono un aspetto preciso e interconnesso alla struttura e ai suoi spazi. Negli ultimi anni, lo studio è alla ricerca di nuovi materiali, per un approccio più fresco e per esplorare nuovi territori.

La residenza è composta da tre ali fra loro interconnesse che disegnano una grande ‘L’ rovesciata con una conclusione ortogonale sull’estremità del lato maggiore. Alla soluzione planimetrica della casa si aggiunge, poco distante, il padiglione aperto che si affianca alla piscina, entrambi ortogonali al volume principale, che chiudono la forma complessiva dell’intervento, creando la corte a giardino interna che asseconda i movimenti del terreno.

L’intera costruzione è in cemento armato faccia a vista, un materiale che lega in modo unitario e monocromatico, la governata sommatoria dei volumi. Il fronte principale rivolto verso strada, schermato da una cortina arborea, è composto dal rivestimento continuo della ‘pelle architettonica’ metallica, pensata come una superficie bianca e perforata secondo figure geometriche e linee inclinate, chiamate a disegnare un fitto motivo scandito da rombi e triangoli, rovesciati e accostati, in un riuscito rapporto tra pieni e vuoti.

La porta d’ingresso è parte di questa trama ed è volutamente celata nel gioco figurativo dell’insieme che funge da efficace schermo visivo e da brise-soleil, per creare una zona cuscinetto tra interno ed esterno, in cui il microclima è rafforzato dallo specchio d’acqua che anticipa gli spazi abitabili. La suggestiva vasca perimetrale è posta tra la pelle metallica e la facciata in cemento interno, sotto un porticato scandito da setti dello stesso materiale a cielo libero.

Il porticato prosegue a sinistra dell’ingresso con una pavimentazione esterna, per girare intorno al living come una diretta estensione dello spazio domestico che si dilata per l’intera superficie del corpo parallelo alla viabilità di accesso. Lo spazio unitario della parte pubblica della casa, che accoglie cucina, zona pranzo e doppio soggiorno, si apre poi con una vetrata continua sull’ulteriore porticato affacciato sulla corte centrale e la piscina. Uno spazio risolto con un aggetto della copertura di cemento per l’intera lunghezza.

Il fronte principale rivolto verso strada, schermato da una cortina arborea, è composto dal rivestimento continuo della ‘pelle architettonica’ metallica, pensata come una superficie bianca e perforata secondo figure geometriche e linee inclinate."

A collegare la zona giorno con il corpo parallelo conclusivo della camera padronale sul fondo del giardino, sorta di elemento compiuto e anch’esso schermato dalla pelle geometrica di facciata verso il verde esterno, si colloca il braccio perpendicolare, di altezza leggermente minore, che chiude l’impianto a  corte. Qui sono disposte le quattro camere dei bambini, ognuna con bagno proprio e cabina armadio, poste in linea lungo un corridoio vetrato affacciato verso il giardino. La parete finestrata continua, schermata da tende bianche a tutt’altezza, è prospiciente la piscina e il suo padiglione che fungono, a livello compositivo, quali elementi di confronto.

Come l’intera costruzione, anche il padiglione di servizio della piscina si presenta come un volume in cemento armato faccia a vista, ma a differenza degli ambienti domestici, in parte schermati e introflessi, questo pavilion è uno spazio privo di pareti; una sorta di ‘tenda’ stabile, la cui copertura poggia su leggeri doppi pilastri nel lato rivolto verso la vasca, e si chiude sul lato opposto con un setto di cemento che disegna un triangolo rovesciato disassato, esteso verso il lato sinistro per raggiungere e sostenere il tetto piano realizzato nello stesso materiale.

Anche il padiglione di servizio della piscina si presenta come un volume in cemento armato faccia a vista, ma a differenza degli ambienti domestici, in parte schermati e introflessi, questo pavilion è uno spazio privo di pareti; una sorta di ‘tenda’ stabile."

In sintesi, si tratta di una costruzione che lega interno ed esterno tramite diverse soluzioni, che da un lato filtrano e scompongono la visione delle immagini nei bordi di confine, per offrirne invece la scena libera e continua una volta all’interno della corte a giardino, che raccoglie l’intera composizione come fulcro collettivo.

Progetto di Pitsou Kedem Architects - Design team Irene Goldberg, Tamar Berger e Pitsou Kedem - Foto di Amit Geron