Di Maddalena Padovani

Da giovani sognavano di fare gli architetti in Australia, di lasciare Venezia e dare un nuovo indirizzo alla predisposizione creativa ereditata da una famiglia che, da generazioni, lega il suo nome all’arte del vetro. Un nome ingombrante, perdipiù, perché ancora oggi la Fratelli Toso – l’azienda fondata dal trisnonno nel 1854 – viene indicata come la principale promotrice del processo di rinnovamento artistico che, nella metà del XIX secolo, risollevò le sorti di Murano e delle tante fabbriche di vetro entrate in crisi dopo la caduta della Serenissima Repubblica di Venezia.

Sarà per l’indomabile chioma riccia che li ‘condanna’ a portare in testa lo stampo di famiglia, fatto sta che i fratelli Pio e Tito Toso col vetro hanno ancora molto a che fare nella loro attività di designer attestata nella provincia di Treviso. Anche se il design costituisce una scoperta quasi casuale che oggi li porta, con successo, su strade sempre più differenziate. “Nostro nonno” raccontano “soffiava e disegnava oggetti e lampadari in vetro. Anche nostro padre se ne occupava come disegnatore. Fin da piccoli abbiamo ‘respirato’ la vita in vetreria e il vetro ci è entrato presto nel cuore e nella testa in modo naturale. In vetreria ci si confronta con cinque secoli di storia, di ricerca, di intelligenza e di sperimentazioni che hanno portato al massimo sviluppo le tecniche dei maestri vetrai, in grado di esprimere con immediatezza la trasparenza, i colori e i riflessi di questa materia magica”.

Succede così che, una volta conseguita la laurea in architettura a Venezia e realizzato vari progetti dentro e fuori i confini nazionali, Pio e Tito si trovano ad esordire anche nel mondo del design, prima disegnando oggetti in vetro per il padre, poi progettando arredi per piccole aziende del Veneto. “Abbiamo finito per innamorarci del lavoro del designer” spiegano i due fratelli “in particolare, della possibilità di intervenire nel processo che porta dall’ideazione alla realizzazione del prodotto”.

La voglia di applicare in questo settore le loro conoscenze sul vetro nasce quasi spontanea, così, all’inizio del Duemila, arrivano i primi progetti per Foscarini e Artemide che gli faranno da apripista alla collaborazione con altre major del design italiano. Nel progetto domestico, i due fratelli possono giocare una carta vincente: a differenza delle proposte di tanti altri designer, i loro prodotti sono pensati già all’origine per essere fatti in vetro; questo vuol dire che ottimizzano l’utilizzo della materia in termini di fattibilità, costi, industrializzazione, poesia.

Dietro il rigoroso lavoro di ricerca, però, c’è sempre un obiettivo che va al di là del puro dato tecnico, che è quello di attualizzare il linguaggio della materia, ovvero di dare un senso contemporaneo a tecniche e lavorazioni di origine antica. A dimostrarlo sono due dei nuovi prodotti da loro presentati lo scorso aprile a Milano: la lampada Meteorite prodotta da Artemide e la collezione di oggetti per la tavola Grace proposta da Guzzini. La prima nasce dalla ricerca di un nuovo significato espressivo del vetro soffiato nel campo dell’illuminazione; in particolare, dalla passione per i vetri ‘battuti’ veneziani e per l’effetto di ‘non finito’ che la tecnica della molatura attribuisce al materiale siliceo.

“Meteorite” precisano i designer “porta nel suo dna un valore e un contenuto empatico molto affascinante che è quello della percezione del tempo. Il tempo per pensare il progetto, il tempo impiegato dai maestri vetrai per realizzarlo a mano, per soffiarlo e lavorarlo. Volevamo che la lampada restituisse questa percezione, che parla di cura e di amore”. “Per questo progetto” proseguono “abbiamo studiato un particolare procedimento di soffiatura e molatura che permette di ottenere interessanti effetti di profondità luminose quando l’oggetto viene illuminato e di rendere accessibile a tutti – potremmo dire di democratizzare – questa bellezza”. Il segreto risiede in uno stampo speciale ad apertura multipla che viene utilizzato per la fase di soffiatura, a cui seguono poi quelle di sabbiatura, nastratura e acidatura. Questo accorgimento permette di attribuire al soffio un particolare effetto di superficie, ricco di luci e ombre, e allo stesso tempo di contenere i tempi della sua realizzazione: un’innovazione ideata in una logica di industrializzazione che, riducendo il costo di lavorazione, permette di proporre la lampada a un prezzo contenuto.

Il vetro torna, ma stavolta come fonte d’ispirazione e innovazione, nel progetto di Grace. La collezione nasce dall’innamoramento per i materiali plastici di Guzzini, in particolare per le sue qualità di trasparenza, colore e lucentezza che Pio e Tito riconducono subito a quelle del vetro artistico da cui provengono. “Il brief iniziale” spiegano “era quello di trovare un nuovo linguaggio espressivo con la tecnica dello stampaggio in bicolore. Noi abbiamo cercato di farlo nel modo più semplice ed immediato possibile”. La lavorazione da cui prendono spunto è, questa volta, quella del rigadin (la tecnica che conferisce alla superficie del vetro la tipica lavorazione a nervature parallele) e della filigrana (la lavorazione che, partendo dall’inserimento nel vetro di canne colorate, ottiene un effetto ricamo all’interno della materia).

“La ricerca tecnica che Guzzini ha sviluppato nello stampaggio in co-iniezione” spiegano i progettisti “permette di accoppiare diversi tipi dello stesso materiale plastico per avere una perfetta fusione di colori ed effetti. Nel progetto di Grace la sperimentazione si è concentrata sulla realizzazione degli ‘spacchi’ che consentono di percepire il colore trasparente accoppiato al bianco e di creare un suggestivo gioco di riflessi colorati sul piano dove gli oggetti sono appoggiati”. “Il progetto nasce dalla materia”, precisano. “È la materia che ha disegnato il progetto e non viceversa. Abbiamo ricercato la sintesi nelle forme e nei colori per enfatizzare le qualità di questa preziosa plastica. Inoltre, l’utilizzo di questo materiale rende gli oggetti accessibili a un target di consumatori molto vasto”.
Ma non è solo il vetro a ispirare i progetti di Pio e Tito Toso. I prodotti presentati quest’anno a loro firma, come l’appendiabiti Flag per Pedrali, le cappe Wind e Tab per Falmec, la sedia MyFrame per Segis, dimostrano l’acquisizione di una maturità professionale che oggi li porta a muoversi con disinvoltura su strade sempre più differenziate, dove a contare non è il segno quanto l’approccio metodologico al design.

Tra i work in progress citano infatti una collaborazione con Hausbrandt per un progetto legato al mondo del caffè; il progetto di una cornice interattiva che innova l’utilizzo dell’iPad nel settore dell’ufficio e della domotica; la collaborazione con un’azienda che produce cannoni per l’abbattimento delle polveri e una per una società che si occupa di profumazione ambientale. “Forse esiste un momento” concludono i due fratelli “nel quale un designer non vuole più vedere riflesso se stesso nei suoi prodotti. Come se la finalità di questo mestiere passasse da un appagamento personale a un servizio, da una visione estetica a una etica focalizzata sulle aziende e sul fruitore finale. Una sorta di ‘magia’ che rende l’orizzonte del progetto meno ‘personale’ e più ‘universale’. Se oggi lavoriamo tanto forse lo dobbiamo a questa svolta e alla nostra ricerca, umile e pragmatica”.

 

Maddalena Padovani

gallery gallery
I fratelli designer Pio e Tito Toso.
gallery gallery
La lampada Meteorite realizzata da Artemide su progetto di Pio e Tito Toso porta nel settore dell’illuminazione l’effetto di ‘non finito’ caratteristico dei vetri ‘battuti’ veneziani.
gallery gallery
Immagini e dettagli di vasi realizzati con la tecnica dei "battuti veneziani".
gallery gallery
Immagini e dettagli di vasi realizzati con la tecnica dei "battuti veneziani".
gallery gallery
Realizzata in materiale plastico da Guzzini, la collezione Grace si ispira a due antiche lavorazioni del vetro: il rigadin e la filigrana, quest’ultima esemplificata dai celebri vasi Fazzoletti di Venini.
gallery gallery
La collezione è composta da contenitori in tre dimensioni differenti, posate per insalata e cestino pane, tutti in tre varianti cromatiche.
gallery gallery
La collezione è realizzata con la tecnica della co-iniezione che permette di abbinare diversi tipi di materiale plastico. Gli ‘spacchi’ trasparenti consentono di cogliere la fusione dei colori e degli effetti.
gallery gallery
I Fazzoletti Zanfirico di Venini.