Progetti

Connecticut, la casa-roccia d’acciaio

La ricerca di Daniel Libeskind copre senza flessioni di riuscita espressiva e con la stessa passione progettuale ogni scala d’intervento; torri e grattacieli, musei e grandi strutture pubbliche, sono affrontati dall’architetto vincitore del concorso per la ricostruzione di Ground Zero a New York con la stessa intensitàriservata a progetti di scala minore come nelle opere di design, o come in questa sorprendente costruzione domestica calata nel paesaggio del Connecticut. Non si tratta per Libeskind di ripercorrere in senso ideologico lo slogan modernista “dal cucchiaio alla città”, ma di estendere una ricerca progettuale all’intero ambiente che ci circonda da quello privato a quello pubblico, dallo spazio museale a quello urbano.

Milano, l’arca di Noé di Italo Rota e Margherita Palli

“Raramente il loro appartamento sarebbe in ordine, ma proprio quel disordine ne costituirebbe il maggior fascino. Non se ne occuperebbero quasi: si limiterebbero a viverci. La sua comodità sembrerebbe loro un fatto acquisito, un dato di partenza, uno stato della loro natura. La loro vigilanza sarebbe volta altrove: al libro da aprire, al testo da scrivere, al disco da ascoltare, al dialogo quotidianamente ripreso. Lavorerebbero a lungo, senza febbrile impazienza senza acrimonia. Poi pranzerebbero in casa o fuori; ritroverebbero gli amici; passeggerebbero con loro. Talora avrebbero l’impressione che tutta una vita potrebbe armoniosamente trascorrere fra quelle pareti ricoperte da libri, fra quegli oggetti così perfettamente familiari che fi nirebbero per ritenerli creati da sempre per il loro esclusivo consumo, fra quelle cose belle e semplici, dolci, luminose. Ma non se ne sentirebbero vincolati: certi giorni, se ne andrebbero alla ventura. Nessun progetto sarebbe loro impossibile. Non conoscerebbero il rancore, l’amarezza, l’invidia, dato che i loro mezzi e i loro desideri si accorderebbero su ogni punto, in ogni tempo. Quest’equilibrio lo chiamerebbero felicità. E saprebbero, in virtù della libertà, della saggezza, della cultura, preservarla, scoprirla in ogni momento della loro vita comune”.

Milano, l’arca di Noé di Italo Rota e Margherita Palli

“Raramente il loro appartamento sarebbe in ordine, ma proprio quel disordine ne costituirebbe il maggior fascino. Non se ne occuperebbero quasi: si limiterebbero a viverci. La sua comodità sembrerebbe loro un fatto acquisito, un dato di partenza, uno stato della loro natura. La loro vigilanza sarebbe volta altrove: al libro da aprire, al testo da scrivere, al disco da ascoltare, al dialogo quotidianamente ripreso. Lavorerebbero a lungo, senza febbrile impazienza senza acrimonia. Poi pranzerebbero in casa o fuori; ritroverebbero gli amici; passeggerebbero con loro. Talora avrebbero l’impressione che tutta una vita potrebbe armoniosamente trascorrere fra quelle pareti ricoperte da libri, fra quegli oggetti così perfettamente familiari che fi nirebbero per ritenerli creati da sempre per il loro esclusivo consumo, fra quelle cose belle e semplici, dolci, luminose. Ma non se ne sentirebbero vincolati: certi giorni, se ne andrebbero alla ventura. Nessun progetto sarebbe loro impossibile. Non conoscerebbero il rancore, l’amarezza, l’invidia, dato che i loro mezzi e i loro desideri si accorderebbero su ogni punto, in ogni tempo. Quest’equilibrio lo chiamerebbero felicità. E saprebbero, in virtù della libertà, della saggezza, della cultura, preservarla, scoprirla in ogni momento della loro vita comune”.

Cina, Guangzhou opera house

progetto di Zaha Hadid Architects
foto di Iwan Baan, Virgile Simon Bertrand

Connecticut, la casa-roccia d’acciaio

La ricerca di Daniel Libeskind copre senza flessioni di riuscita espressiva e con la stessa passione progettuale ogni scala d’intervento; torri e grattacieli, musei e grandi strutture pubbliche, sono affrontati dall’architetto vincitore del concorso per la ricostruzione di Ground Zero a New York con la stessa intensitàriservata a progetti di scala minore come nelle opere di design, o come in questa sorprendente costruzione domestica calata nel paesaggio del Connecticut. Non si tratta per Libeskind di ripercorrere in senso ideologico lo slogan modernista “dal cucchiaio alla città”, ma di estendere una ricerca progettuale all’intero ambiente che ci circonda da quello privato a quello pubblico, dallo spazio museale a quello urbano.

Pratolungo, terra-ae, la casa del buon giardiniere

The Times They Are A-Changin’, canta Dylan il bardo. E la sua voce sembra sorvolare, come la colonna sonora di un film, il pacifico e verdeggiante lembo di terra situato in località Pratolungo, frazione di Pettenasco, che declina dolcemente verso il lago d’Orta, affacciandosi sull’isola di San Giulio, custode della storia di questo territorio collinare e montuoso, a nord del Piemonte.

Pratolungo, terra-ae, la casa del buon giardiniere

The Times They Are A-Changin’, canta Dylan il bardo. E la sua voce sembra sorvolare, come la colonna sonora di un film, il pacifico e verdeggiante lembo di terra situato in località Pratolungo, frazione di Pettenasco, che declina dolcemente verso il lago d’Orta, affacciandosi sull’isola di San Giulio, custode della storia di questo territorio collinare e montuoso, a nord del Piemonte.

Cina, Guangzhou opera house

progetto di Zaha Hadid Architects
foto di Iwan Baan, Virgile Simon Bertrand