A Veracruz gli spazi di lavoro dell’amministrazione e la mensa per il Gruppo Tenaris Tamsa; a Pesquerìa l’edificio per uffici e gli ingressi allo stabilimento del Centro Industrial Ternium. Due progetti di fabbriche contemporanee in cui la soluzione architettonica messa a punto dallo studio Caruso-Torricella interagisce in chiave fondativa con la grande scala e l’ambiente.

I progetti di fabbriche messicane dello studio milanese di Giuseppe Caruso e Agata Torricella, selezionati per questo numero monografico, sono parte di un’ampia ricerca intorno al tema dell’edificio industriale che, a partire dal 1995, è stato affrontato per Tenaris e Ternium, le due compagnie del gruppo Techint che producono rispettivamente tubi di acciaio privi di saldature e lamiere piane.

Come spiegano i progettisti: “Si tratta di un’industria pesante che richiede altissimi investimenti in impianti e installazioni fissi, le cui caratteristiche fondamentali sono il radicamento in luoghi fisici e in comunità locali e la compresenza nello stesso sito di operai, tecnici, tecnologi e ricercatori, oltre naturalmente addetti commerciali e amministrativi. Questo radicamento sia fisico, sia sociale e questa compresenza di lavoro manuale e intellettuale, comportano una necessaria interazione di grande scala con l’ambiente naturale e umano, che è la base per la nascita di una necessità di architettura”

I lavori che pubblichiamo in queste pagine si riconducono in modo esplicito a tale necessità, all’esigenza di fare della fabbrica e dei suoi uffici un riferimento nel paesaggio che abbandoni il modello globalizzante e anonimo del ‘capannone industriale’. Architetture per l’industria in cui sperimentare nuove figure, tipologie miste e luoghi in cui l’interazione tra processi produttivi, terziari e formativi, è in grado di creare percorsi e forme che si affiancano ai luoghi di servizio per il personale (mense, palestre, auditorium) in una sintesi esplicita e compiuta, riconoscibile sia dal punto di vista dell’identità aziendale, sia come “forma fisica delle istituzioni umane”.

Nei progetti le soluzioni planimetriche denotano la caratteristica di organizzare l’edificio lungo un percorso o più direttrici, quasi a sottolineare il valore fondativo, urbano, dell’intervento sia che si tratti di una sede per uffici, sia di un complesso produttivo e terziario.

Questo radicamento sia fisico, sia sociale e questa compresenza di lavoro manuale e intellettuale, comportano una necessaria interazione di grande scala con l’ambiente naturale e umano, che è la base per la nascita di una necessità di architettura."

Nell’edificio per la sede uffici Tenaris Tamsa di Veracruz (2001) i vari volumi si innestano in modo ortogonale sulla spina del percorso centrale lungo cento metri e segnato sulle due estremità da alti portali vetrati.
Questi, come lo spazio interno, rileggono la sezione strettamente funzionale delle acciaierie di ultima generazione, ma allo stesso tempo coincidono con le forme archetipe dell’antro della Sibilla Cumana in Campania, dei corridoi
delle piramidi e con la geometria del portale Maya.

Il grande mall centrale si definisce come sorta di ‘spazio pubblico’ e d’incontro anche per le occasioni di apertura alle comunità locali. In tale vettorialità grande importanza assume l’esposizione permanente di arte messicana con
opere di Mathias Goeritz e di Humberto Spindola.

Le facciate scandite da una trama regolare con aperture quadrate merlate da uno spesso frangisole in aggetto, impiegano colori forti, riconducibili alla lezione di Luis Barragán. Anche negli edifici della mensa (2005) sono presenti riferimenti alla storia architettonica del luogo.

Le facciate scandite da una trama regolare con aperture quadrate merlate da uno spesso frangisole in aggetto, impiegano colori forti, riconducibili alla lezione di Luis Barragán."

In questo caso il tipo della “palapa”, la tradizionale costruzione lignea con tetto in foglie di cocco, è impiegata quale soluzione di copertura sopra i volumi regolari dei corpi vetrati delle mense. A fianco, un parallelepipedo rivestito di pannelli di alluminio, con ingresso coperto colorato di rosso, ospita cucina e servizi creando un riuscito confronto e una calibrata contaminazione compositiva tra tradizione e modernità.

Nel Centro Industrial Ternium a Pesquerìa (2014) il corpo uffici è addossato allo stabilimento industriale, con due fronti vetrati affacciati verso l’interno dei reparti produttivi. L’atrio d’ingresso a tutt’altezza conduce ai diversi livelli, con una scala composta da lamiere piane, l’oggetto della produzione dello stabilimento. Lo stesso materiale è impiegato per rivestire l’esterno dell’auditorium del piano terra che accoglie centocinquanta persone.

L’ accesso e la portineria coperti per i camion sono invece ubicati in un grande tunnel dalla forma ellittica schiacciata. Un segno quasi scultoreo, ancora rivestito di metallo, che scintilla sotto i raggi del sole esibendo la sua funzione in un’immagine dalla forte identità."

Nello spazio esterno, particolare attenzione è stata rivolta al sistema degli ingressi suddivisi per tipo di pubblico e relativa caratteristica dei mezzi di trasporto. Sotto una grande tettoia bianca sono organizzati gli accessi dei visitatori e del personale che arrivano in auto o a piedi, e gli ingressi dei fornitori e dei manutentori. L’ accesso e la portineria coperti per i camion sono invece ubicati in un grande tunnel dalla forma ellittica schiacciata. Un segno quasi
scultoreo, ancora rivestito di metallo, che scintilla sotto i raggi del sole esibendo la sua funzione in un’immagine dalla forte identità.

Foto di Giuseppe Caruso, Humberto Tachiquin Benito, Carlo Valsecchi / courtesy architetti Caruso-Torricella