Come stilista nasce 40 anni fa. A oggi, ha progettato quasi tutto, riuscendo a rendere un’impresa un marchio globale, che spazia dalle collezioni di arredo (con Armani Casa dal 2000) ai grandi progetti d’interni (con Armani/Casa Interior Design Studio dal 2004). Il suo viaggio nella dimensione dell’ospitalità inizia nel 2004, quando firma un contratto con Mohamed Alabbar, presidente di Emaar Properties PJSC, per l’arredo degli interni dell’edificio più alto del pianeta, il celebre Buri Khalifa di Dubai, sede del primo Armani Hotel. Un’esperienza articolata e complessa che, in dieci anni di progetti, da Londra a Mumbai, molti realizzati e altri ancora in fieri, l’ha portato a collaborare con architetti di statura internazionale, quali Daniel Libeskind, César Pelli, Pei Cobb Freed & Partners.

Come è avvenuto questo salto di scala e come si è strutturato a livello operativo?

“Ho sempre avuto una visione totale dell’estetica e ho esercitato questo gusto nelle mie case, nei miei negozi, nei miei spazi di lavoro, da sempre, fino ad arrivare a disegnare mobili, seguendo un percorso fluido. Poi, nel 2004, quando Emaar Properties mi ha proposto l’idea di un Armani Hotel e, successivamente, con lo sviluppo di interiors Armani studiati ad hoc, ho semplicemente aumentato di scala quanto già facevo. Sono stati passaggi organici, dunque, ben strutturati dal punto di vista progettuale e organizzativo, e ho sempre potuto contare sui migliori team”.

Prodotto di design e architettura d’interni, micro e macro: una riflessione sulle particolari abilità messe in campo per disegnare-innovare un mobile e l’interior design di un hotel. quale il fil rouge e quali le differenze?

“Il mio lavoro, alla base, è istintivo: nasce dall’apprezzamento di materiali lussuosi e naturali, di linee essenziali e armoniche. La sfida iniziale è questa, e non è diversa se hai a che fare con un legno pregiato o una bella stoffa. Lo sviluppo, nel caso di mobili e interni, avviene poi con esperti di settore da me guidati – sono abituato al lavoro d’equipe. Disegnare un mobile è certo più vicino al disegno di una giacca. Un ambiente nasce dal dialogo con il committente e con il luogo: variabili imponderabili, ma molto stimolanti. Il fil rouge è il mio senso estetico, la scelta di non aggiungere ma sottrarre, di lasciare che la bellezza di finiture e materiali sia esaltata dalla semplicità del disegno”.

Gusto e genius loci a latitudini differenti: diventa capacità di accogliere tradizioni, culture, modi abitativi specifici e possibilità di sperimentare soluzioni progettuali ad hoc?

“Assolutamente. Ed è un dialogo per me molto naturale, peraltro, perché la mia estetica nasce da un rapporto costante con altre culture, con altri modi di intendere il decoro, il colore, la semplicità, lo spazio. Penso che in questa ricerca di fusione risieda l’essenza della contemporaneità”.

Come si esprime secondo lei oggi nell’interior design la vera innovazione per dar forma al ‘sogno dell’abitare’ e, nello specifico a uno spazio dell’ospitalità?

“La vera innovazione nasce, per me, dall’uso dei migliori materiali, dal recupero di preziose tecniche artigianali e dall’integrazione della tecnologia, che non deve diventare gadget, con l’ambiente. In questo senso il mio lavoro di architetto d’interni è all’insegna della continuità: il sogno dell’abitare e di uno spazio dell’ospitalità sono gli stessi dell’inizio. È la mano che si è affinata, trovando una felice sintesi espressiva e tecniche sempre più sofisticate”.

In questi anni diverse aziende del settore sono state vendute a fondi esteri. Dov’è la linea di resistenza?

“La linea di resistenza è nel desiderio d’indipendenza, che è il punto fermo di tutta la mia carriera. Senza autonomia non c’è vera libertà e senza quest’ultima non avrei motivo di lavorare, perché non potrei farlo come voglio”.

Interior Design Studio Armani/Casa
10 Progetti realizzati e in fieri
2005-2010 Armani Hotel Dubai, in collaborazione con Emaar Properties. Interior Design & arredo degli interni dell’Hotel e delle Residenze Armani nella torre più alta del pianeta, il Dubai Burj Khalifa.160 stanze e suites, 8 ristoranti, negozi, spa e 144 residenze.
2007-2011 Armani Hotel Milano, via Manzoni, in collaborazione con Emaar Properties. Interior Design & arredo dell’Hotel: 95 camere e suites, ristorante, bamboo bar, business centre, spa, nel palazzo razionalista progettato nel 1937 dall’architetto E.Griffini, ristrutturato.
2009-2011 via San Pietro all’Orto 6, Milano, complesso di serviced apartments per cui lo Studio ha arredato interamente la lobby, le aree comuni e tutte le 24 unità residenziali.
2010-2012 Maçka Residences, Istanbul, in collaborazione con Astas Holding. Progetto architettonico di Metex Design Group. Si tratta di 170 appartamenti. Lo Studio ha progettato e arredato tutte le aree comuni, gli appartamenti e lo showflat.
2011-2015 Queen’s Gate Place, Londra, in collaborazione con Alchemy Properties. Residenza privata. Townhouse vittoriana del 1860 di ca. 1.000 mq su 7 livelli interamente ristrutturata e arredata.
2011-2018 The World Towers, Mumbai, in collaborazione con Lodha Group, l’edificio residenziale più alto del mondo. Progetto architettonico di Pei Cobb Freed & Partners. Tutti gli spazi comuni e gli 800 appartamenti saranno Interior Design by Armani/Casa, equipaggiati con cucine Armani/Dada e bagni Armani/Roca.
2012-2018 Century Spire, Manila, in collaborazione con Century Properties. Progetto architettonico di Daniel Libeskind. Progetto d’interni e arredo delle 428 unità residenziali e delle aree comuni e fitness.
2013-2018 Harbaa Towers, Tel Aviv, in collaborazione con Hagag Group. Progetto architettonico di Moshe Zur. Progetto della lobby d’ingresso e della skylounge con ristorante panoramico.
2014- 2016 Art Residences, Chengdu, Cina, in collaborazione con Mind Group, all’interno di due torri progettate nell’architettura da Aedes. Progetto d’interni di 1340 appartamenti e delle aree comuni.
2014-2018 Residences by Armani/Casa a Miami, in collaborazione con Dezer Development e Related Group. Progetto architettonico di César Pelli. Si tratta di 308 unità abitative. Il progetto di interior interesserà tutti gli showflat, le aree comuni, le amenities e la spa/fitness.

 

a cura di Antonella Boisi

foto courtesy Giorgio Armani

 

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Giorgio Armani ritratto nella grande sala del Teatro Armani di via Bergognone, dedicata alla mostra dei progetti d’interni, foderata di fogli da disegno, rendering, layout, fotografie e schizzi. (foto di Stefano Guindani / SGP Italia)
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Un’area lounge all’interno dell’ Armani Hotel Dubai (160 stanze e suites, 8 ristoranti, negozi, spa e 144 Armani Residences), accolto nel Dubai Buri Khalifa, l’edificio più alto del pianeta. Il primo progetto di contract-hospitality iniziato nel 2005 e concluso nel 2010. (foto di S.Guindani/SGP Italia)
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Sui tavoli da atelier, plastici, campioni di tessuti e materiali formavano il contraltare alla serie di totem multimediali che raccontavano gli interventi già realizzati e in fieri nel mondo. (foto di Stefano Guindani/SGP Italia)
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L'Armani Hotel Dubai è accolto nel Dubai Buri Khalifa, l’edificio più alto del pianeta.
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Schizzo di uno spazio interno dell'Armani Hotel di Milano.
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Il palazzo razionalista progettato nel 1937 dall’ architetto E.Griffini, in via Manzoni a Milano, sede dell’ Armani Hotel Milano: 95 camere e suites, ristorante, bamboo bar, business centre, spa. (foto di Gionata Xerra).
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Vista della piscina dell'Armani Hotel sul roof-top.
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Vista di uno spazio comune dell'Armani Hotel: colori, forme, superfici disegnano ambienti e luoghi in cui l’arredo accompagna l’architettura con sobrietà. (foto di Gionata Xerra)
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La piccola lobby di San Pietro all’Orto 6 a Milano, un complesso di serviced apartments. Lo Studio ha disegnato gli interni delle aree comuni e l’arredo completo di tutte le 24 unità residenziali. (foto Marco de Ponti)
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Vista di una delle maestose lobby, segnata dalla scala curva che attraversa lo spazio a doppia altezza, all’interno delle Maçka Residences di Istanbul; tre torri con spettacolare vista sul Bosforo, che comprendono 170 appartamenti. Lo Studio ha progettato e arredato tutte le aree comuni, gli appartamenti e lo showflat. (foto di Gionata Xerra)
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Schizzo di una delle lobby all'interno delle Maçka Residences di Istanbul.
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Schizzo del progetto per le World Towers di Mumbai.
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Il progetto per le World Towers di Mumbai, tra gli edifici residenziali più alti del mondo, che ha interessato gli interni di 800 appartamenti e degli spazi comuni. (foto Gionata Xerra).
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Uno schizzo relativo al progetto Century Spire di Manila.
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Vista dell’edificio di Miami che accoglie Le Residences (308 unità abitative, aree comuni e numerose amenities) che reinterpretano in chiave attuale gli stilemi Art Deco del luogo.(foto di Hayes Davidson)
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Schizzo per il progetto delle Art Residences (1340 appartamenti e aree comuni) di Chengdu in Cina, un omaggio al tema del bamboo e dell’onda (acqua), come elementi iconografici e culturali di riferimento.
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Schizzo di progetto per le Harbaa Towers di Tel Aviv.
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Un interno della Queen’s Gate Place a Londra, 7 livelli e ca.1000 mq, una town house vittoriana e vincolata, ristrutturata e reinterpretata in chiave contemporanea. (foto di Davide Lovatti)
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Una suite relativa al progetto Century Spire di Manila, che ha riguardato gli interni di 428 unità residenziali e di tutte le aree comuni. (foto di Fabrizio Marco Nannini).
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Un’immagine della lobby d’ingresso delle Harbaa Towers di Tel Aviv. Come leit motiv, il segno della palma stilizzata, quasi un prolungamento dello spazio esterno, che ritorna nella skylounge. (foto courtesy Armani Studio)