Il senso della storia anima fin dall’inizio la produzione Knoll. Così i progetti dei nuovi designer si armonizzano con quelli dei maestri del passato, in una visione allargata che accoglie le sollecitazioni del contemporaneo ma sa guardare oltre, per una modernità che si rinnova nel tempo

Non bastano i premi, le firme o i numeri per definire la grandezza di un’azienda che da oltre settant’anni è un riferimento assoluto del suo settore. Se la formula fosse facile come un’equazione matematica replicabile, ci sarebbero riusciti in tanti. Serve, al contrario, una profonda consapevolezza della propria unicità, la chiarezza nel perseguire l’obiettivo di una modernità che si rinnova nel tempo. Così, quando Hans e Florence Knoll hanno fondato la loro azienda, non si sono rifatti ad alcun modello precedente, ma hanno creato la loro propria linea di pensiero: volevano un catalogo che riunisse grandi maestri del progetto capaci di una lettura dell’oggetto interrelata con lo spazio; architetti con un respiro ampio, in grado di sintetizzare nell’arredo una visione complessa, che comprendesse la relazione tra uomo, spazio e funzioni vitali.

Oggi, dentro la Knoll, confluiscono i progettisti del presente, quelli magari destinati a diventare i maestri di domani, ma soprattutto coloro che sono in grado di mantenere sempre vivo quello sguardo allargato. “La nostra identità”, spiega Demetrio Apolloni, presidente di Knoll Europe, ”nasce dal dialogo con i protagonisti del progetto. Preservare questo patrimonio inestimabile vuol dire da un lato ricordarci da dove nasciamo, e dall’altro essere sempre attivi recettori delle sollecitazioni contemporanee. Il fatto di avere la Storia dentro la nostra impresa ci rende responsabili verso il tempo che viviamo e i suoi nuovi interpreti, per continuare ad alimentare il flusso dell’Original Design”.

Gli autori che oggi raccontano la storia più recente di Knoll sono architetti e designer di chiara fama, certo, ma non solo. Quello che unisce personalità così uniche e diverse tra loro, come Koolhaas, Lissoni, Barber & Osgerby – solo per citarne alcuni – è la capacità di creare prodotti che esprimono lo Zeitgeist, lo spirito del nostro tempo, ma con una vocazione a superarlo e guardare oltre. Gli arredi che disegnano sono diversissimi tra loro, non creati in continuità gli uni con gli altri, eppure perfettamente in grado di dialogare tra loro e armonizzarsi ai grandi classici della produzione Knoll, da Saarinen a Mies van der Rohe.

Per farlo occorre la capacità di essere contemporaneamente dentro e fuori dal proprio tempo, immersi nel proprio contesto culturale ma in grado di emanciparsi per osservarlo da una prospettiva allargata. Che è poi quello che distingue un linguaggio autoriale da uno stile o una moda passeggeri. I fonemi di questo linguaggio possono stare in una dimensione internazionale e cosmopolita, con la fierezza di rappresentare le culture particolari che veicolano. Per questo in un ambiente Knoll il dialogo tra opere di epoche diverse non è mai stridente, ma sempre integrato: ognuno apporta il proprio in una condivisione di visioni progettuali che arricchisce, che sa creare distinzione ma non separatezza.

Volevamo creare una linea di arredi che potesse prestarsi a un uso ben preciso ma al contempo imprevedibile, mobili che contribuissero non solo ad arredare gli interni ma anche ad animarli. La possibilità offerta ai progettisti da Knoll è, infatti, quella di intervenire con i loro pezzi nel determinare nuove modalità dell’abitare e diverse funzioni dello spazio. La versatilità può essere quella di arredi adattabili ai contesti più differenti, e non solo per una questione di ‘stile’. (Demetrio Apolloni, presidente di Knoll Europe)"

Ad analizzarle singolarmente, le voci di questo coro sono molto personali. Il divano Gould Sofa di Piero Lissoni e il suo tavolo Grasshopper, ma anche la KN Collection, per esempio, hanno il ruolo di un grande tenore, capace di seguire l’orchestra, ma anche di creare magnifici assoli. Sono classici del nostro tempo, che non hanno niente da invidiare a quelli dei grandi maestri. Sono gli eredi di quel Modern Always che da sempre identifica l’obiettivo dell’azienda e dei suoi interpreti. Una voce più giovane è poi quella del tavolo Smalto di Barber & Osgerby, che possiede quella leggerezza nel dialogare con i grandi della storia che solo le nuove generazioni del talento possiedono, senza sentirsi schiacciate dal peso della responsabilità di un’eredità così importante.

Solisti e coristi, interpreti e orchestrali sanno bene che i loro ruoli sono complementari e indispensabili gli uni agli altri. Come nel celebre e geniale concetto del “meat and potatoes” di Florence Knoll. Ecco allora che dal 2013 inizia una collaborazione con un interprete della nostra contemporaneità come Rem Koolhaas e il suo studio OMA. L’architetto olandese disegna quello che è decisamente un pezzo d’accento, in perfetta continuità col suo pensiero architettonico e con la teoria della sua visione che vi trova realizzazione. Tools for life non è infatti un arredo che segue la partizione delle tipologie canoniche, ma un vero e proprio dispositivo per attivare funzioni e relazioni.

Non un divano, un piano d’appoggio, un tavolo o una panca, ma tutti questi elementi messi insieme e molto altro. Il coinvolgimento del fruitore e il suo codice culturale interpretativo divengono fondamentali, come nelle sue architetture, chiamandolo ad essere parte attiva delle funzioni che possono scaturire da un prodotto per certi versi imprevedibile e mutevole. Spiega l’autore: “Volevamo creare una linea di arredi che potesse prestarsi a un uso ben preciso ma al contempo imprevedibile, mobili che contribuissero non solo ad arredare gli interni ma anche ad animarli”.

La possibilità offerta ai progettisti da Knoll è, infatti, quella di intervenire con i loro pezzi nel determinare nuove modalità dell’abitare e diverse funzioni dello spazio. La versatilità può essere quella di arredi adattabili ai contesti più differenti, e non solo per una questione di ‘stile’. La modernità declinata in un continuum temporale rivela modi sempre aggiornati di rispondere a quesiti che nascono dai nostri bisogni nel tempo. L’esigenza, per esempio, di creare un ambiente ufficio con una forte presenza di fattore umano e personale è considerata tanto nei classici di Florence Knoll ed Eero Saarinen degli anni ’50, quanto nelle proposte di adesso.

La nostra identità nasce dal dialogo con i protagonisti del progetto. Preservare questo patrimonio inestimabile vuol dire da un lato ricordarci da dove nasciamo, e dall’altro essere sempre attivi recettori delle sollecitazioni contemporanee. (Demetrio Apolloni, presidente di Knoll Europe)."

Oggi lo spazio del lavoro si fonde sempre più con lo spazio della vita, perché si lavora non solo in ufficio, ma in una condizione mobile e fluida, dove anche lo spazio pubblico e quello domestico possono diventare i nostri ‘uffici’ temporanei. È un concetto che non sarebbe oggi praticabile, se nel passato quei grandi pionieri non avessero lavorato nella direzione di un progetto umano e caldo, spesso anche personalizzato come un ritratto o universale grazie alla sua declinabilità. Ripensare il proprio passato è un modo di affermare la contemporaneità della storia, il suo essere un eterno presente.

Quindi lo spazio Knoll al Salone 2020 viene dedicato alla rilettura del grande Eero Saarinen visto da un progettista-curatore di oggi come Ippolito Pestellini Laparelli, già socio di OMA e ora titolare dello Studio 2050+. “SuperSaarinen”, ci spiega, “è articolato in un billboard digitale che racconta la produzione Knoll dividendo diagonalmente lo spazio. In opposizione a questo, una zona rialzata più domestica ospita i vari setup ai quali fanno sfondo collage di documenti d’archivio e una selezione di nuovi materiali sostenibili incapsulati in gabbie metalliche. Il soffitto cassettonato in alluminio è un chiaro riferimento al General Motors Technical Center – capolavoro del maestro – ed enfatizza la divisone dello spazio, da una parte più informale, dall’altra più intimo”. Detto in sintesi: ancora una volta Modern Always.