Ottone e metalli dai toni caldi spodestano il freddo acciaio; lavorazioni artigianali e complesse rendono unici gli oggetti. Sono sempre più evidenti i richiami a quello stile borghese che ha contraddistinto la nascita del furniture design italiano e che segnalano la ricerca di una nuova identità progettuale.

O la riscoperta delle radici nostrane, con un arredo dal segno forte, ispirato alla tradizione, che dialoga con lo spazio e gli utenti. Maestri italiani quali Franco Albini, Luigi Caccia Dominioni, Ignazio Gardella e Gio Ponti progettavano gli arredi come parte integrante delle loro architetture.

E quelle soluzioni su disegno venivano poi prodotte in serie dando vita alle prime aziende del design italiano: Azucena, Arflex, Cassina e Zanotta per nominarne alcune. Gli arredi nascevano dunque da contesti precisi e da una nuova committenza illuminata, in alcuni casi perfino partecipe alle iniziative imprenditoriali. È un design pensato per persone e funzioni, non primariamente per l’industria.

In questo stesso quadro si riconoscono Claudio Lazzarini e Carl Pickering, alla seconda collezione per MSÉ, Marta Sala Éditions, nipote di Caccia Dominioni ed erede del saper fare che ha contraddistinto l’azienda di famiglia Azucena.

“La collezione MSÉ”, spiegano Lazzarini e Pickering, “si compone di mobili e accessori che Marta ha liberamente selezionato dall’archivio di arredi che in molti anni abbiamo disegnato per le nostre architetture: per spazi, persone e funzioni specifici. Questo approccio al design corrisponde all’atteggiamento dei maestri italiani come Gardella,Caccia Dominioni e Ponti, che disegnavano arredi interpretando il contesto e la committenza.

Questa coincidenza di atteggiamento progettuale ci fa sentire a loro vicini e ha portato Marta a sceglierci per il suo nuovo progetto. Per esempio, i nostri divani hanno una profondità di seduta variabile per consentire a ciascuno il massimo confort. La seduta è tagliata da una curva e la profondità muta così da far nascere un equilibrio di forme che determina una nuova immagine. Un divano con una seduta confortevole, composta e disinvolta, è stata la richiesta di Elisabeth, nostra cliente, con cui abbiamo discusso, dopodiché è nato il progetto.

Marta ha scelto di metterlo in produzione e il divano si chiama appunto Elisabeth. I nomi degli arredi MSÉ sono infatti quelli dei clienti per i quali sono stati concepiti. E dietro a ogni nome c’è una storia”. Non solo nell’approccio, ma anche nella manifattura, gli arredi si allontanano dall’industria. “I nostri mobili, pensati come pezzi unici, sono realizzati da artigiani con tecniche costruttive e materiali tipici della produzione manuale. MSÉ, con grande sapienza produttiva, riesce a conservarne il sapore”.

Federico Peri è un giovane designer di stanza a Milano, nominato per il German Design Award 2017. Recentemente la Galleria Nilufar ha introdotto nel mercato del design da collezione una serie di suoi arredi d’ispirazione anni ’50 ma con un tocco personale, soprattutto nella definizione tipologica. Sono mobili polifunzionali, razionali e senza tempo.

Living in a Chair, per esempio, è un contenitore con chaise longue incorporata e contrasti materici che gli conferiscono famigliarità e al contempo originalità. Alla domanda di quale passato si senta testimone, Peri risponde: “Mi sento vicino a un’affermazione del Gruppo 7, ovvero: ‘tra il passato nostro e il nostro presente non esiste incompatibilità. Noi non vogliamo rompere con la tradizione: è la tradizione che si trasforma, assume aspetti nuovi, sotto i quali pochi la riconoscono’.

Osservo il lavoro dei grandi maestri da Franco Albini a Ico Parisi, Osvaldo Borsani e i BBPR. E soprattutto Carlo Scarpa per la ricerca del dettaglio. Guardo anche ai marchi con i quali collaborarono ponendo le basi del design italiano. Sento l’esigenza di tornare a progettare con la materia autentica così come accadde in quegli anni; legno, metallo, pietra, sono alcuni degli elementi che hanno caratterizzato il design italiano delle origini e che, sempre più, si stanno imponendo nel mercato attuale, anche se in chiave contemporanea”.

E, riguardo al fenomeno internazionale che vede l’ispirarsi al design anni ’50, Peri sostiene: “Designer ‘trend setter’ sono riusciti a imporsi sulla scena mondiale guardando al passato: riproponendolo così com’era o, in alcuni casi, rivisitandone lo stile con una minima reminiscenza. Inoltre le gallerie di design, sia pur rivolte a un pubblico di nicchia, sono diventate un grande punto di riferimento per professionisti del settore, media e collezionisti, alimentando l’interesse rivolto al tema”.

Il designer e architetto Nikita Bettoni interpreta il metallo, materiale che contraddistingue la produzione De Castelli, attraverso raffinate tecniche di lavorazione manuale e un’estetica che richiama gli esordi del furniture design italiano.

La collezione Details è contraddistinta da materiali puri ma con toni caldi, e forme severe ma leggermente smussate e alleggerite. “La collezione”, spiega Bettoni, “vuole essere un esplicito riferimento al prodotto realizzato in Italia con il sapere artigianale che tanto ci ha caratterizzato e tuttora ci contraddistingue. Artigianalità che, ringraziando le moderne tecniche, ha raggiunto gradi di accuratezza altissimi.

Il made in Italy è proprio la capacità di coniugare antiche lavorazioni con moderni strumenti di realizzazione per ottenere un prodotto unico, sostenuto da un buon progetto e molto buon gusto”. Bettoni riconosce un ritorno al mobile italiano anni ’50: “Sia nel design che nel costume stiamo vivendo un ritorno a quel periodo perché ricco di idee, speranze e voglia di cambiare.

Il design stava compiendo i primi esperimenti per una nuova classe sociale che andava affermandosi, con un mobile dal sapore ‘borghese’, nettamente differente dal passato, ma ancora distante dal mobile riproducibile in serie del decennio successivo. Il ritorno al mobile ispirato a quel periodo è forse nostalgia delle grandi aspettative e dei cambiamenti tipici del dopoguerra italiano”.

Testo di Valentina Croci

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Ottone e metalli dai toni caldi spodestano il freddo acciaio; lavorazioni artigianali e complesse rendono unici gli oggetti. Sono sempre più evidenti i richiami a quello stile borghese che ha contraddistinto la nascita del furniture design italiano e che segnalano la ricerca di una nuova identità progettuale. O la riscoperta delle radici nostrane, con un arredo dal segno forte, ispirato alla tradizione, che dialoga con lo spazio e gli utenti. Maestri italiani quali Franco Albini, Luigi Caccia Dominioni, Ignazio Gardella e Gio Ponti progettavano gli arredi come parte integrante delle loro architetture. E quelle soluzioni su disegno venivano poi prodotte in serie dando vita alle prime aziende del design italiano: Azucena, Arflex, Cassina e Zanotta per nominarne alcune. Gli arredi nascevano dunque da contesti precisi e da una nuova committenza illuminata, in alcuni casi perfino partecipe alle iniziative imprenditoriali. È un design pensato per persone e funzioni, non primariamente per l’industria. In questo stesso quadro si riconoscono Claudio Lazzarini e Carl Pickering, alla seconda collezione per MSÉ, Marta Sala Éditions, nipote di Caccia Dominioni ed erede del saper fare che ha contraddistinto l’azienda di famiglia Azucena. “La collezione MSÉ”, spiegano Lazzarini e Pickering, “si compone di mobili e accessori che Marta ha liberamente selezionato dall’archivio di arredi che in molti anni abbiamo disegnato per le nostre architetture: per spazi, persone e funzioni specifici. Questo approccio al design corrisponde all’atteggiamento dei maestri italiani come Gardella,Caccia Dominioni e Ponti, che disegnavano arredi interpretando il contesto e la committenza. Questa coincidenza di atteggiamento progettuale ci fa sentire a loro vicini e ha portato Marta a sceglierci per il suo nuovo progetto. Per esempio, i nostri divani hanno una profondità di seduta variabile per consentire a ciascuno il massimo confort. La seduta è tagliata da una curva e la profondità muta così da far nascere un equilibrio di forme che determina una nuova immagine. Un divano con una seduta confortevole, composta e disinvolta, è stata la richiesta di Elisabeth, nostra cliente, con cui abbiamo discusso, dopodiché è nato il progetto. Marta ha scelto di metterlo in produzione e il divano si chiama appunto Elisabeth. I nomi degli arredi MSÉ sono infatti quelli dei clienti per i quali sono stati concepiti. E dietro a ogni nome c’è una storia”. Non solo nell’approccio, ma anche nella manifattura, gli arredi si allontanano dall’industria. “I nostri mobili, pensati come pezzi unici, sono realizzati da artigiani con tecniche costruttive e materiali tipici della produzione manuale. MSÉ, con grande sapienza produttiva, riesce a conservarne il sapore”. Federico Peri è un giovane designer di stanza a Milano, nominato per il German Design Award 2017. Recentemente la Galleria Nilufar ha introdotto nel mercato del design da collezione una serie di suoi arredi d’ispirazione anni ’50 ma con un tocco personale, soprattutto nella definizione tipologica. Sono mobili polifunzionali, razionali e senza tempo. Living in a Chair, per esempio, è un contenitore con chaise longue incorporata e contrasti materici che gli conferiscono famigliarità e al contempo originalità. Alla domanda di quale passato si senta testimone, Peri risponde: “Mi sento vicino a un’affermazione del Gruppo 7, ovvero: ‘tra il passato nostro e il nostro presente non esiste incompatibilità. Noi non vogliamo rompere con la tradizione: è la tradizione che si trasforma, assume aspetti nuovi, sotto i quali pochi la riconoscono’. Osservo il lavoro dei grandi maestri da Franco Albini a Ico Parisi, Osvaldo Borsani e i BBPR. E soprattutto Carlo Scarpa per la ricerca del dettaglio. Guardo anche ai marchi con i quali collaborarono ponendo le basi del design italiano. Sento l’esigenza di tornare a progettare con la materia autentica così come accadde in quegli anni; legno, metallo, pietra, sono alcuni degli elementi che hanno caratterizzato il design italiano delle origini e che, sempre più, si stanno imponendo nel mercato attuale, anche se in chiave contemporanea”. E, riguardo al fenomeno internazionale che vede l’ispirarsi al design anni ’50, Peri sostiene: “Designer ‘trend setter’ sono riusciti a imporsi sulla scena mondiale guardando al passato: riproponendolo così com’era o, in alcuni casi, rivisitandone lo stile con una minima reminiscenza. Inoltre le gallerie di design, sia pur rivolte a un pubblico di nicchia, sono diventate un grande punto di riferimento per professionisti del settore, media e collezionisti, alimentando l’interesse rivolto al tema”. Il designer e architetto Nikita Bettoni interpreta il metallo, materiale che contraddistingue la produzione De Castelli, attraverso raffinate tecniche di lavorazione manuale e un’estetica che richiama gli esordi del furniture design italiano. La collezione Details è contraddistinta da materiali puri ma con toni caldi, e forme severe ma leggermente smussate e alleggerite. “La collezione”, spiega Bettoni, “vuole essere un esplicito riferimento al prodotto realizzato in Italia con il sapere artigianale che tanto ci ha caratterizzato e tuttora ci contraddistingue. Artigianalità che, ringraziando le moderne tecniche, ha raggiunto gradi di accuratezza altissimi. Il made in Italy è proprio la capacità di coniugare antiche lavorazioni con moderni strumenti di realizzazione per ottenere un prodotto unico, sostenuto da un buon progetto e molto buon gusto”. Bettoni riconosce un ritorno al mobile italiano anni ’50: “Sia nel design che nel costume stiamo vivendo un ritorno a quel periodo perché ricco di idee, speranze e voglia di cambiare. Il design stava compiendo i primi esperimenti per una nuova classe sociale che andava affermandosi, con un mobile dal sapore ‘borghese’, nettamente differente dal passato, ma ancora distante dal mobile riproducibile in serie del decennio successivo. Il ritorno al mobile ispirato a quel periodo è forse nostalgia delle grandi aspettative e dei cambiamenti tipici del dopoguerra italiano”. Testo di Valentina Croci
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Ottone e metalli dai toni caldi spodestano il freddo acciaio; lavorazioni artigianali e complesse rendono unici gli oggetti. Sono sempre più evidenti i richiami a quello stile borghese che ha contraddistinto la nascita del furniture design italiano e che segnalano la ricerca di una nuova identità progettuale. O la riscoperta delle radici nostrane, con un arredo dal segno forte, ispirato alla tradizione, che dialoga con lo spazio e gli utenti. Maestri italiani quali Franco Albini, Luigi Caccia Dominioni, Ignazio Gardella e Gio Ponti progettavano gli arredi come parte integrante delle loro architetture. E quelle soluzioni su disegno venivano poi prodotte in serie dando vita alle prime aziende del design italiano: Azucena, Arflex, Cassina e Zanotta per nominarne alcune. Gli arredi nascevano dunque da contesti precisi e da una nuova committenza illuminata, in alcuni casi perfino partecipe alle iniziative imprenditoriali. È un design pensato per persone e funzioni, non primariamente per l’industria. In questo stesso quadro si riconoscono Claudio Lazzarini e Carl Pickering, alla seconda collezione per MSÉ, Marta Sala Éditions, nipote di Caccia Dominioni ed erede del saper fare che ha contraddistinto l’azienda di famiglia Azucena. “La collezione MSÉ”, spiegano Lazzarini e Pickering, “si compone di mobili e accessori che Marta ha liberamente selezionato dall’archivio di arredi che in molti anni abbiamo disegnato per le nostre architetture: per spazi, persone e funzioni specifici. Questo approccio al design corrisponde all’atteggiamento dei maestri italiani come Gardella,Caccia Dominioni e Ponti, che disegnavano arredi interpretando il contesto e la committenza. Questa coincidenza di atteggiamento progettuale ci fa sentire a loro vicini e ha portato Marta a sceglierci per il suo nuovo progetto. Per esempio, i nostri divani hanno una profondità di seduta variabile per consentire a ciascuno il massimo confort. La seduta è tagliata da una curva e la profondità muta così da far nascere un equilibrio di forme che determina una nuova immagine. Un divano con una seduta confortevole, composta e disinvolta, è stata la richiesta di Elisabeth, nostra cliente, con cui abbiamo discusso, dopodiché è nato il progetto. Marta ha scelto di metterlo in produzione e il divano si chiama appunto Elisabeth. I nomi degli arredi MSÉ sono infatti quelli dei clienti per i quali sono stati concepiti. E dietro a ogni nome c’è una storia”. Non solo nell’approccio, ma anche nella manifattura, gli arredi si allontanano dall’industria. “I nostri mobili, pensati come pezzi unici, sono realizzati da artigiani con tecniche costruttive e materiali tipici della produzione manuale. MSÉ, con grande sapienza produttiva, riesce a conservarne il sapore”. Federico Peri è un giovane designer di stanza a Milano, nominato per il German Design Award 2017. Recentemente la Galleria Nilufar ha introdotto nel mercato del design da collezione una serie di suoi arredi d’ispirazione anni ’50 ma con un tocco personale, soprattutto nella definizione tipologica. Sono mobili polifunzionali, razionali e senza tempo. Living in a Chair, per esempio, è un contenitore con chaise longue incorporata e contrasti materici che gli conferiscono famigliarità e al contempo originalità. Alla domanda di quale passato si senta testimone, Peri risponde: “Mi sento vicino a un’affermazione del Gruppo 7, ovvero: ‘tra il passato nostro e il nostro presente non esiste incompatibilità. Noi non vogliamo rompere con la tradizione: è la tradizione che si trasforma, assume aspetti nuovi, sotto i quali pochi la riconoscono’. Osservo il lavoro dei grandi maestri da Franco Albini a Ico Parisi, Osvaldo Borsani e i BBPR. E soprattutto Carlo Scarpa per la ricerca del dettaglio. Guardo anche ai marchi con i quali collaborarono ponendo le basi del design italiano. Sento l’esigenza di tornare a progettare con la materia autentica così come accadde in quegli anni; legno, metallo, pietra, sono alcuni degli elementi che hanno caratterizzato il design italiano delle origini e che, sempre più, si stanno imponendo nel mercato attuale, anche se in chiave contemporanea”. E, riguardo al fenomeno internazionale che vede l’ispirarsi al design anni ’50, Peri sostiene: “Designer ‘trend setter’ sono riusciti a imporsi sulla scena mondiale guardando al passato: riproponendolo così com’era o, in alcuni casi, rivisitandone lo stile con una minima reminiscenza. Inoltre le gallerie di design, sia pur rivolte a un pubblico di nicchia, sono diventate un grande punto di riferimento per professionisti del settore, media e collezionisti, alimentando l’interesse rivolto al tema”. Il designer e architetto Nikita Bettoni interpreta il metallo, materiale che contraddistingue la produzione De Castelli, attraverso raffinate tecniche di lavorazione manuale e un’estetica che richiama gli esordi del furniture design italiano. La collezione Details è contraddistinta da materiali puri ma con toni caldi, e forme severe ma leggermente smussate e alleggerite. “La collezione”, spiega Bettoni, “vuole essere un esplicito riferimento al prodotto realizzato in Italia con il sapere artigianale che tanto ci ha caratterizzato e tuttora ci contraddistingue. Artigianalità che, ringraziando le moderne tecniche, ha raggiunto gradi di accuratezza altissimi. Il made in Italy è proprio la capacità di coniugare antiche lavorazioni con moderni strumenti di realizzazione per ottenere un prodotto unico, sostenuto da un buon progetto e molto buon gusto”. Bettoni riconosce un ritorno al mobile italiano anni ’50: “Sia nel design che nel costume stiamo vivendo un ritorno a quel periodo perché ricco di idee, speranze e voglia di cambiare. Il design stava compiendo i primi esperimenti per una nuova classe sociale che andava affermandosi, con un mobile dal sapore ‘borghese’, nettamente differente dal passato, ma ancora distante dal mobile riproducibile in serie del decennio successivo. Il ritorno al mobile ispirato a quel periodo è forse nostalgia delle grandi aspettative e dei cambiamenti tipici del dopoguerra italiano”. Testo di Valentina Croci [gallery ids="119851,119853,119855,119857,119859,119861,119863,119865,119867,119869,119872,119874,119876,119878,119880,119882,119884,119886"]
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Ottone e metalli dai toni caldi spodestano il freddo acciaio; lavorazioni artigianali e complesse rendono unici gli oggetti. Sono sempre più evidenti i richiami a quello stile borghese che ha contraddistinto la nascita del furniture design italiano e che segnalano la ricerca di una nuova identità progettuale. O la riscoperta delle radici nostrane, con un arredo dal segno forte, ispirato alla tradizione, che dialoga con lo spazio e gli utenti. Maestri italiani quali Franco Albini, Luigi Caccia Dominioni, Ignazio Gardella e Gio Ponti progettavano gli arredi come parte integrante delle loro architetture. E quelle soluzioni su disegno venivano poi prodotte in serie dando vita alle prime aziende del design italiano: Azucena, Arflex, Cassina e Zanotta per nominarne alcune. Gli arredi nascevano dunque da contesti precisi e da una nuova committenza illuminata, in alcuni casi perfino partecipe alle iniziative imprenditoriali. È un design pensato per persone e funzioni, non primariamente per l’industria. In questo stesso quadro si riconoscono Claudio Lazzarini e Carl Pickering, alla seconda collezione per MSÉ, Marta Sala Éditions, nipote di Caccia Dominioni ed erede del saper fare che ha contraddistinto l’azienda di famiglia Azucena. “La collezione MSÉ”, spiegano Lazzarini e Pickering, “si compone di mobili e accessori che Marta ha liberamente selezionato dall’archivio di arredi che in molti anni abbiamo disegnato per le nostre architetture: per spazi, persone e funzioni specifici. Questo approccio al design corrisponde all’atteggiamento dei maestri italiani come Gardella,Caccia Dominioni e Ponti, che disegnavano arredi interpretando il contesto e la committenza. Questa coincidenza di atteggiamento progettuale ci fa sentire a loro vicini e ha portato Marta a sceglierci per il suo nuovo progetto. Per esempio, i nostri divani hanno una profondità di seduta variabile per consentire a ciascuno il massimo confort. La seduta è tagliata da una curva e la profondità muta così da far nascere un equilibrio di forme che determina una nuova immagine. Un divano con una seduta confortevole, composta e disinvolta, è stata la richiesta di Elisabeth, nostra cliente, con cui abbiamo discusso, dopodiché è nato il progetto. Marta ha scelto di metterlo in produzione e il divano si chiama appunto Elisabeth. I nomi degli arredi MSÉ sono infatti quelli dei clienti per i quali sono stati concepiti. E dietro a ogni nome c’è una storia”. Non solo nell’approccio, ma anche nella manifattura, gli arredi si allontanano dall’industria. “I nostri mobili, pensati come pezzi unici, sono realizzati da artigiani con tecniche costruttive e materiali tipici della produzione manuale. MSÉ, con grande sapienza produttiva, riesce a conservarne il sapore”. Federico Peri è un giovane designer di stanza a Milano, nominato per il German Design Award 2017. Recentemente la Galleria Nilufar ha introdotto nel mercato del design da collezione una serie di suoi arredi d’ispirazione anni ’50 ma con un tocco personale, soprattutto nella definizione tipologica. Sono mobili polifunzionali, razionali e senza tempo. Living in a Chair, per esempio, è un contenitore con chaise longue incorporata e contrasti materici che gli conferiscono famigliarità e al contempo originalità. Alla domanda di quale passato si senta testimone, Peri risponde: “Mi sento vicino a un’affermazione del Gruppo 7, ovvero: ‘tra il passato nostro e il nostro presente non esiste incompatibilità. Noi non vogliamo rompere con la tradizione: è la tradizione che si trasforma, assume aspetti nuovi, sotto i quali pochi la riconoscono’. Osservo il lavoro dei grandi maestri da Franco Albini a Ico Parisi, Osvaldo Borsani e i BBPR. E soprattutto Carlo Scarpa per la ricerca del dettaglio. Guardo anche ai marchi con i quali collaborarono ponendo le basi del design italiano. Sento l’esigenza di tornare a progettare con la materia autentica così come accadde in quegli anni; legno, metallo, pietra, sono alcuni degli elementi che hanno caratterizzato il design italiano delle origini e che, sempre più, si stanno imponendo nel mercato attuale, anche se in chiave contemporanea”. E, riguardo al fenomeno internazionale che vede l’ispirarsi al design anni ’50, Peri sostiene: “Designer ‘trend setter’ sono riusciti a imporsi sulla scena mondiale guardando al passato: riproponendolo così com’era o, in alcuni casi, rivisitandone lo stile con una minima reminiscenza. Inoltre le gallerie di design, sia pur rivolte a un pubblico di nicchia, sono diventate un grande punto di riferimento per professionisti del settore, media e collezionisti, alimentando l’interesse rivolto al tema”. Il designer e architetto Nikita Bettoni interpreta il metallo, materiale che contraddistingue la produzione De Castelli, attraverso raffinate tecniche di lavorazione manuale e un’estetica che richiama gli esordi del furniture design italiano. La collezione Details è contraddistinta da materiali puri ma con toni caldi, e forme severe ma leggermente smussate e alleggerite. “La collezione”, spiega Bettoni, “vuole essere un esplicito riferimento al prodotto realizzato in Italia con il sapere artigianale che tanto ci ha caratterizzato e tuttora ci contraddistingue. Artigianalità che, ringraziando le moderne tecniche, ha raggiunto gradi di accuratezza altissimi. Il made in Italy è proprio la capacità di coniugare antiche lavorazioni con moderni strumenti di realizzazione per ottenere un prodotto unico, sostenuto da un buon progetto e molto buon gusto”. Bettoni riconosce un ritorno al mobile italiano anni ’50: “Sia nel design che nel costume stiamo vivendo un ritorno a quel periodo perché ricco di idee, speranze e voglia di cambiare. Il design stava compiendo i primi esperimenti per una nuova classe sociale che andava affermandosi, con un mobile dal sapore ‘borghese’, nettamente differente dal passato, ma ancora distante dal mobile riproducibile in serie del decennio successivo. Il ritorno al mobile ispirato a quel periodo è forse nostalgia delle grandi aspettative e dei cambiamenti tipici del dopoguerra italiano”. Testo di Valentina Croci [gallery ids="119851,119853,119855,119857,119859,119861,119863,119865,119867,119869,119872,119874,119876,119878,119880,119882,119884,119886"]
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Ottone e metalli dai toni caldi spodestano il freddo acciaio; lavorazioni artigianali e complesse rendono unici gli oggetti. Sono sempre più evidenti i richiami a quello stile borghese che ha contraddistinto la nascita del furniture design italiano e che segnalano la ricerca di una nuova identità progettuale. O la riscoperta delle radici nostrane, con un arredo dal segno forte, ispirato alla tradizione, che dialoga con lo spazio e gli utenti. Maestri italiani quali Franco Albini, Luigi Caccia Dominioni, Ignazio Gardella e Gio Ponti progettavano gli arredi come parte integrante delle loro architetture. E quelle soluzioni su disegno venivano poi prodotte in serie dando vita alle prime aziende del design italiano: Azucena, Arflex, Cassina e Zanotta per nominarne alcune. Gli arredi nascevano dunque da contesti precisi e da una nuova committenza illuminata, in alcuni casi perfino partecipe alle iniziative imprenditoriali. È un design pensato per persone e funzioni, non primariamente per l’industria. In questo stesso quadro si riconoscono Claudio Lazzarini e Carl Pickering, alla seconda collezione per MSÉ, Marta Sala Éditions, nipote di Caccia Dominioni ed erede del saper fare che ha contraddistinto l’azienda di famiglia Azucena. “La collezione MSÉ”, spiegano Lazzarini e Pickering, “si compone di mobili e accessori che Marta ha liberamente selezionato dall’archivio di arredi che in molti anni abbiamo disegnato per le nostre architetture: per spazi, persone e funzioni specifici. Questo approccio al design corrisponde all’atteggiamento dei maestri italiani come Gardella,Caccia Dominioni e Ponti, che disegnavano arredi interpretando il contesto e la committenza. Questa coincidenza di atteggiamento progettuale ci fa sentire a loro vicini e ha portato Marta a sceglierci per il suo nuovo progetto. Per esempio, i nostri divani hanno una profondità di seduta variabile per consentire a ciascuno il massimo confort. La seduta è tagliata da una curva e la profondità muta così da far nascere un equilibrio di forme che determina una nuova immagine. Un divano con una seduta confortevole, composta e disinvolta, è stata la richiesta di Elisabeth, nostra cliente, con cui abbiamo discusso, dopodiché è nato il progetto. Marta ha scelto di metterlo in produzione e il divano si chiama appunto Elisabeth. I nomi degli arredi MSÉ sono infatti quelli dei clienti per i quali sono stati concepiti. E dietro a ogni nome c’è una storia”. Non solo nell’approccio, ma anche nella manifattura, gli arredi si allontanano dall’industria. “I nostri mobili, pensati come pezzi unici, sono realizzati da artigiani con tecniche costruttive e materiali tipici della produzione manuale. MSÉ, con grande sapienza produttiva, riesce a conservarne il sapore”. Federico Peri è un giovane designer di stanza a Milano, nominato per il German Design Award 2017. Recentemente la Galleria Nilufar ha introdotto nel mercato del design da collezione una serie di suoi arredi d’ispirazione anni ’50 ma con un tocco personale, soprattutto nella definizione tipologica. Sono mobili polifunzionali, razionali e senza tempo. Living in a Chair, per esempio, è un contenitore con chaise longue incorporata e contrasti materici che gli conferiscono famigliarità e al contempo originalità. Alla domanda di quale passato si senta testimone, Peri risponde: “Mi sento vicino a un’affermazione del Gruppo 7, ovvero: ‘tra il passato nostro e il nostro presente non esiste incompatibilità. Noi non vogliamo rompere con la tradizione: è la tradizione che si trasforma, assume aspetti nuovi, sotto i quali pochi la riconoscono’. Osservo il lavoro dei grandi maestri da Franco Albini a Ico Parisi, Osvaldo Borsani e i BBPR. E soprattutto Carlo Scarpa per la ricerca del dettaglio. Guardo anche ai marchi con i quali collaborarono ponendo le basi del design italiano. Sento l’esigenza di tornare a progettare con la materia autentica così come accadde in quegli anni; legno, metallo, pietra, sono alcuni degli elementi che hanno caratterizzato il design italiano delle origini e che, sempre più, si stanno imponendo nel mercato attuale, anche se in chiave contemporanea”. E, riguardo al fenomeno internazionale che vede l’ispirarsi al design anni ’50, Peri sostiene: “Designer ‘trend setter’ sono riusciti a imporsi sulla scena mondiale guardando al passato: riproponendolo così com’era o, in alcuni casi, rivisitandone lo stile con una minima reminiscenza. Inoltre le gallerie di design, sia pur rivolte a un pubblico di nicchia, sono diventate un grande punto di riferimento per professionisti del settore, media e collezionisti, alimentando l’interesse rivolto al tema”. Il designer e architetto Nikita Bettoni interpreta il metallo, materiale che contraddistingue la produzione De Castelli, attraverso raffinate tecniche di lavorazione manuale e un’estetica che richiama gli esordi del furniture design italiano. La collezione Details è contraddistinta da materiali puri ma con toni caldi, e forme severe ma leggermente smussate e alleggerite. “La collezione”, spiega Bettoni, “vuole essere un esplicito riferimento al prodotto realizzato in Italia con il sapere artigianale che tanto ci ha caratterizzato e tuttora ci contraddistingue. Artigianalità che, ringraziando le moderne tecniche, ha raggiunto gradi di accuratezza altissimi. Il made in Italy è proprio la capacità di coniugare antiche lavorazioni con moderni strumenti di realizzazione per ottenere un prodotto unico, sostenuto da un buon progetto e molto buon gusto”. Bettoni riconosce un ritorno al mobile italiano anni ’50: “Sia nel design che nel costume stiamo vivendo un ritorno a quel periodo perché ricco di idee, speranze e voglia di cambiare. Il design stava compiendo i primi esperimenti per una nuova classe sociale che andava affermandosi, con un mobile dal sapore ‘borghese’, nettamente differente dal passato, ma ancora distante dal mobile riproducibile in serie del decennio successivo. Il ritorno al mobile ispirato a quel periodo è forse nostalgia delle grandi aspettative e dei cambiamenti tipici del dopoguerra italiano”. Testo di Valentina Croci [gallery ids="119851,119853,119855,119857,119859,119861,119863,119865,119867,119869,119872,119874,119876,119878,119880,119882,119884,119886"]
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With a geometric architectural structure, the freestanding Parentesit divider by Lievore Altherr Molina for Arper makes it possible to create spaces for concentration or teamwork. Photo: Marco Covi.
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Ottone e metalli dai toni caldi spodestano il freddo acciaio; lavorazioni artigianali e complesse rendono unici gli oggetti. Sono sempre più evidenti i richiami a quello stile borghese che ha contraddistinto la nascita del furniture design italiano e che segnalano la ricerca di una nuova identità progettuale. O la riscoperta delle radici nostrane, con un arredo dal segno forte, ispirato alla tradizione, che dialoga con lo spazio e gli utenti. Maestri italiani quali Franco Albini, Luigi Caccia Dominioni, Ignazio Gardella e Gio Ponti progettavano gli arredi come parte integrante delle loro architetture. E quelle soluzioni su disegno venivano poi prodotte in serie dando vita alle prime aziende del design italiano: Azucena, Arflex, Cassina e Zanotta per nominarne alcune. Gli arredi nascevano dunque da contesti precisi e da una nuova committenza illuminata, in alcuni casi perfino partecipe alle iniziative imprenditoriali. È un design pensato per persone e funzioni, non primariamente per l’industria. In questo stesso quadro si riconoscono Claudio Lazzarini e Carl Pickering, alla seconda collezione per MSÉ, Marta Sala Éditions, nipote di Caccia Dominioni ed erede del saper fare che ha contraddistinto l’azienda di famiglia Azucena. “La collezione MSÉ”, spiegano Lazzarini e Pickering, “si compone di mobili e accessori che Marta ha liberamente selezionato dall’archivio di arredi che in molti anni abbiamo disegnato per le nostre architetture: per spazi, persone e funzioni specifici. Questo approccio al design corrisponde all’atteggiamento dei maestri italiani come Gardella,Caccia Dominioni e Ponti, che disegnavano arredi interpretando il contesto e la committenza. Questa coincidenza di atteggiamento progettuale ci fa sentire a loro vicini e ha portato Marta a sceglierci per il suo nuovo progetto. Per esempio, i nostri divani hanno una profondità di seduta variabile per consentire a ciascuno il massimo confort. La seduta è tagliata da una curva e la profondità muta così da far nascere un equilibrio di forme che determina una nuova immagine. Un divano con una seduta confortevole, composta e disinvolta, è stata la richiesta di Elisabeth, nostra cliente, con cui abbiamo discusso, dopodiché è nato il progetto. Marta ha scelto di metterlo in produzione e il divano si chiama appunto Elisabeth. I nomi degli arredi MSÉ sono infatti quelli dei clienti per i quali sono stati concepiti. E dietro a ogni nome c’è una storia”. Non solo nell’approccio, ma anche nella manifattura, gli arredi si allontanano dall’industria. “I nostri mobili, pensati come pezzi unici, sono realizzati da artigiani con tecniche costruttive e materiali tipici della produzione manuale. MSÉ, con grande sapienza produttiva, riesce a conservarne il sapore”. Federico Peri è un giovane designer di stanza a Milano, nominato per il German Design Award 2017. Recentemente la Galleria Nilufar ha introdotto nel mercato del design da collezione una serie di suoi arredi d’ispirazione anni ’50 ma con un tocco personale, soprattutto nella definizione tipologica. Sono mobili polifunzionali, razionali e senza tempo. Living in a Chair, per esempio, è un contenitore con chaise longue incorporata e contrasti materici che gli conferiscono famigliarità e al contempo originalità. Alla domanda di quale passato si senta testimone, Peri risponde: “Mi sento vicino a un’affermazione del Gruppo 7, ovvero: ‘tra il passato nostro e il nostro presente non esiste incompatibilità. Noi non vogliamo rompere con la tradizione: è la tradizione che si trasforma, assume aspetti nuovi, sotto i quali pochi la riconoscono’. Osservo il lavoro dei grandi maestri da Franco Albini a Ico Parisi, Osvaldo Borsani e i BBPR. E soprattutto Carlo Scarpa per la ricerca del dettaglio. Guardo anche ai marchi con i quali collaborarono ponendo le basi del design italiano. Sento l’esigenza di tornare a progettare con la materia autentica così come accadde in quegli anni; legno, metallo, pietra, sono alcuni degli elementi che hanno caratterizzato il design italiano delle origini e che, sempre più, si stanno imponendo nel mercato attuale, anche se in chiave contemporanea”. E, riguardo al fenomeno internazionale che vede l’ispirarsi al design anni ’50, Peri sostiene: “Designer ‘trend setter’ sono riusciti a imporsi sulla scena mondiale guardando al passato: riproponendolo così com’era o, in alcuni casi, rivisitandone lo stile con una minima reminiscenza. Inoltre le gallerie di design, sia pur rivolte a un pubblico di nicchia, sono diventate un grande punto di riferimento per professionisti del settore, media e collezionisti, alimentando l’interesse rivolto al tema”. Il designer e architetto Nikita Bettoni interpreta il metallo, materiale che contraddistingue la produzione De Castelli, attraverso raffinate tecniche di lavorazione manuale e un’estetica che richiama gli esordi del furniture design italiano. La collezione Details è contraddistinta da materiali puri ma con toni caldi, e forme severe ma leggermente smussate e alleggerite. “La collezione”, spiega Bettoni, “vuole essere un esplicito riferimento al prodotto realizzato in Italia con il sapere artigianale che tanto ci ha caratterizzato e tuttora ci contraddistingue. Artigianalità che, ringraziando le moderne tecniche, ha raggiunto gradi di accuratezza altissimi. Il made in Italy è proprio la capacità di coniugare antiche lavorazioni con moderni strumenti di realizzazione per ottenere un prodotto unico, sostenuto da un buon progetto e molto buon gusto”. Bettoni riconosce un ritorno al mobile italiano anni ’50: “Sia nel design che nel costume stiamo vivendo un ritorno a quel periodo perché ricco di idee, speranze e voglia di cambiare. Il design stava compiendo i primi esperimenti per una nuova classe sociale che andava affermandosi, con un mobile dal sapore ‘borghese’, nettamente differente dal passato, ma ancora distante dal mobile riproducibile in serie del decennio successivo. Il ritorno al mobile ispirato a quel periodo è forse nostalgia delle grandi aspettative e dei cambiamenti tipici del dopoguerra italiano”. Testo di Valentina Croci
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Ottone e metalli dai toni caldi spodestano il freddo acciaio; lavorazioni artigianali e complesse rendono unici gli oggetti. Sono sempre più evidenti i richiami a quello stile borghese che ha contraddistinto la nascita del furniture design italiano e che segnalano la ricerca di una nuova identità progettuale. O la riscoperta delle radici nostrane, con un arredo dal segno forte, ispirato alla tradizione, che dialoga con lo spazio e gli utenti. Maestri italiani quali Franco Albini, Luigi Caccia Dominioni, Ignazio Gardella e Gio Ponti progettavano gli arredi come parte integrante delle loro architetture. E quelle soluzioni su disegno venivano poi prodotte in serie dando vita alle prime aziende del design italiano: Azucena, Arflex, Cassina e Zanotta per nominarne alcune. Gli arredi nascevano dunque da contesti precisi e da una nuova committenza illuminata, in alcuni casi perfino partecipe alle iniziative imprenditoriali. È un design pensato per persone e funzioni, non primariamente per l’industria. In questo stesso quadro si riconoscono Claudio Lazzarini e Carl Pickering, alla seconda collezione per MSÉ, Marta Sala Éditions, nipote di Caccia Dominioni ed erede del saper fare che ha contraddistinto l’azienda di famiglia Azucena. “La collezione MSÉ”, spiegano Lazzarini e Pickering, “si compone di mobili e accessori che Marta ha liberamente selezionato dall’archivio di arredi che in molti anni abbiamo disegnato per le nostre architetture: per spazi, persone e funzioni specifici. Questo approccio al design corrisponde all’atteggiamento dei maestri italiani come Gardella,Caccia Dominioni e Ponti, che disegnavano arredi interpretando il contesto e la committenza. Questa coincidenza di atteggiamento progettuale ci fa sentire a loro vicini e ha portato Marta a sceglierci per il suo nuovo progetto. Per esempio, i nostri divani hanno una profondità di seduta variabile per consentire a ciascuno il massimo confort. La seduta è tagliata da una curva e la profondità muta così da far nascere un equilibrio di forme che determina una nuova immagine. Un divano con una seduta confortevole, composta e disinvolta, è stata la richiesta di Elisabeth, nostra cliente, con cui abbiamo discusso, dopodiché è nato il progetto. Marta ha scelto di metterlo in produzione e il divano si chiama appunto Elisabeth. I nomi degli arredi MSÉ sono infatti quelli dei clienti per i quali sono stati concepiti. E dietro a ogni nome c’è una storia”. Non solo nell’approccio, ma anche nella manifattura, gli arredi si allontanano dall’industria. “I nostri mobili, pensati come pezzi unici, sono realizzati da artigiani con tecniche costruttive e materiali tipici della produzione manuale. MSÉ, con grande sapienza produttiva, riesce a conservarne il sapore”. Federico Peri è un giovane designer di stanza a Milano, nominato per il German Design Award 2017. Recentemente la Galleria Nilufar ha introdotto nel mercato del design da collezione una serie di suoi arredi d’ispirazione anni ’50 ma con un tocco personale, soprattutto nella definizione tipologica. Sono mobili polifunzionali, razionali e senza tempo. Living in a Chair, per esempio, è un contenitore con chaise longue incorporata e contrasti materici che gli conferiscono famigliarità e al contempo originalità. Alla domanda di quale passato si senta testimone, Peri risponde: “Mi sento vicino a un’affermazione del Gruppo 7, ovvero: ‘tra il passato nostro e il nostro presente non esiste incompatibilità. Noi non vogliamo rompere con la tradizione: è la tradizione che si trasforma, assume aspetti nuovi, sotto i quali pochi la riconoscono’. Osservo il lavoro dei grandi maestri da Franco Albini a Ico Parisi, Osvaldo Borsani e i BBPR. E soprattutto Carlo Scarpa per la ricerca del dettaglio. Guardo anche ai marchi con i quali collaborarono ponendo le basi del design italiano. Sento l’esigenza di tornare a progettare con la materia autentica così come accadde in quegli anni; legno, metallo, pietra, sono alcuni degli elementi che hanno caratterizzato il design italiano delle origini e che, sempre più, si stanno imponendo nel mercato attuale, anche se in chiave contemporanea”. E, riguardo al fenomeno internazionale che vede l’ispirarsi al design anni ’50, Peri sostiene: “Designer ‘trend setter’ sono riusciti a imporsi sulla scena mondiale guardando al passato: riproponendolo così com’era o, in alcuni casi, rivisitandone lo stile con una minima reminiscenza. Inoltre le gallerie di design, sia pur rivolte a un pubblico di nicchia, sono diventate un grande punto di riferimento per professionisti del settore, media e collezionisti, alimentando l’interesse rivolto al tema”. Il designer e architetto Nikita Bettoni interpreta il metallo, materiale che contraddistingue la produzione De Castelli, attraverso raffinate tecniche di lavorazione manuale e un’estetica che richiama gli esordi del furniture design italiano. La collezione Details è contraddistinta da materiali puri ma con toni caldi, e forme severe ma leggermente smussate e alleggerite. “La collezione”, spiega Bettoni, “vuole essere un esplicito riferimento al prodotto realizzato in Italia con il sapere artigianale che tanto ci ha caratterizzato e tuttora ci contraddistingue. Artigianalità che, ringraziando le moderne tecniche, ha raggiunto gradi di accuratezza altissimi. Il made in Italy è proprio la capacità di coniugare antiche lavorazioni con moderni strumenti di realizzazione per ottenere un prodotto unico, sostenuto da un buon progetto e molto buon gusto”. Bettoni riconosce un ritorno al mobile italiano anni ’50: “Sia nel design che nel costume stiamo vivendo un ritorno a quel periodo perché ricco di idee, speranze e voglia di cambiare. Il design stava compiendo i primi esperimenti per una nuova classe sociale che andava affermandosi, con un mobile dal sapore ‘borghese’, nettamente differente dal passato, ma ancora distante dal mobile riproducibile in serie del decennio successivo. Il ritorno al mobile ispirato a quel periodo è forse nostalgia delle grandi aspettative e dei cambiamenti tipici del dopoguerra italiano”. Testo di Valentina Croci [gallery ids="119851,119853,119855,119857,119859,119861,119863,119865,119867,119869,119872,119874,119876,119878,119880,119882,119884,119886"]
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Ottone e metalli dai toni caldi spodestano il freddo acciaio; lavorazioni artigianali e complesse rendono unici gli oggetti. Sono sempre più evidenti i richiami a quello stile borghese che ha contraddistinto la nascita del furniture design italiano e che segnalano la ricerca di una nuova identità progettuale. O la riscoperta delle radici nostrane, con un arredo dal segno forte, ispirato alla tradizione, che dialoga con lo spazio e gli utenti. Maestri italiani quali Franco Albini, Luigi Caccia Dominioni, Ignazio Gardella e Gio Ponti progettavano gli arredi come parte integrante delle loro architetture. E quelle soluzioni su disegno venivano poi prodotte in serie dando vita alle prime aziende del design italiano: Azucena, Arflex, Cassina e Zanotta per nominarne alcune. Gli arredi nascevano dunque da contesti precisi e da una nuova committenza illuminata, in alcuni casi perfino partecipe alle iniziative imprenditoriali. È un design pensato per persone e funzioni, non primariamente per l’industria. In questo stesso quadro si riconoscono Claudio Lazzarini e Carl Pickering, alla seconda collezione per MSÉ, Marta Sala Éditions, nipote di Caccia Dominioni ed erede del saper fare che ha contraddistinto l’azienda di famiglia Azucena. “La collezione MSÉ”, spiegano Lazzarini e Pickering, “si compone di mobili e accessori che Marta ha liberamente selezionato dall’archivio di arredi che in molti anni abbiamo disegnato per le nostre architetture: per spazi, persone e funzioni specifici. Questo approccio al design corrisponde all’atteggiamento dei maestri italiani come Gardella,Caccia Dominioni e Ponti, che disegnavano arredi interpretando il contesto e la committenza. Questa coincidenza di atteggiamento progettuale ci fa sentire a loro vicini e ha portato Marta a sceglierci per il suo nuovo progetto. Per esempio, i nostri divani hanno una profondità di seduta variabile per consentire a ciascuno il massimo confort. La seduta è tagliata da una curva e la profondità muta così da far nascere un equilibrio di forme che determina una nuova immagine. Un divano con una seduta confortevole, composta e disinvolta, è stata la richiesta di Elisabeth, nostra cliente, con cui abbiamo discusso, dopodiché è nato il progetto. Marta ha scelto di metterlo in produzione e il divano si chiama appunto Elisabeth. I nomi degli arredi MSÉ sono infatti quelli dei clienti per i quali sono stati concepiti. E dietro a ogni nome c’è una storia”. Non solo nell’approccio, ma anche nella manifattura, gli arredi si allontanano dall’industria. “I nostri mobili, pensati come pezzi unici, sono realizzati da artigiani con tecniche costruttive e materiali tipici della produzione manuale. MSÉ, con grande sapienza produttiva, riesce a conservarne il sapore”. Federico Peri è un giovane designer di stanza a Milano, nominato per il German Design Award 2017. Recentemente la Galleria Nilufar ha introdotto nel mercato del design da collezione una serie di suoi arredi d’ispirazione anni ’50 ma con un tocco personale, soprattutto nella definizione tipologica. Sono mobili polifunzionali, razionali e senza tempo. Living in a Chair, per esempio, è un contenitore con chaise longue incorporata e contrasti materici che gli conferiscono famigliarità e al contempo originalità. Alla domanda di quale passato si senta testimone, Peri risponde: “Mi sento vicino a un’affermazione del Gruppo 7, ovvero: ‘tra il passato nostro e il nostro presente non esiste incompatibilità. Noi non vogliamo rompere con la tradizione: è la tradizione che si trasforma, assume aspetti nuovi, sotto i quali pochi la riconoscono’. Osservo il lavoro dei grandi maestri da Franco Albini a Ico Parisi, Osvaldo Borsani e i BBPR. E soprattutto Carlo Scarpa per la ricerca del dettaglio. Guardo anche ai marchi con i quali collaborarono ponendo le basi del design italiano. Sento l’esigenza di tornare a progettare con la materia autentica così come accadde in quegli anni; legno, metallo, pietra, sono alcuni degli elementi che hanno caratterizzato il design italiano delle origini e che, sempre più, si stanno imponendo nel mercato attuale, anche se in chiave contemporanea”. E, riguardo al fenomeno internazionale che vede l’ispirarsi al design anni ’50, Peri sostiene: “Designer ‘trend setter’ sono riusciti a imporsi sulla scena mondiale guardando al passato: riproponendolo così com’era o, in alcuni casi, rivisitandone lo stile con una minima reminiscenza. Inoltre le gallerie di design, sia pur rivolte a un pubblico di nicchia, sono diventate un grande punto di riferimento per professionisti del settore, media e collezionisti, alimentando l’interesse rivolto al tema”. Il designer e architetto Nikita Bettoni interpreta il metallo, materiale che contraddistingue la produzione De Castelli, attraverso raffinate tecniche di lavorazione manuale e un’estetica che richiama gli esordi del furniture design italiano. La collezione Details è contraddistinta da materiali puri ma con toni caldi, e forme severe ma leggermente smussate e alleggerite. “La collezione”, spiega Bettoni, “vuole essere un esplicito riferimento al prodotto realizzato in Italia con il sapere artigianale che tanto ci ha caratterizzato e tuttora ci contraddistingue. Artigianalità che, ringraziando le moderne tecniche, ha raggiunto gradi di accuratezza altissimi. Il made in Italy è proprio la capacità di coniugare antiche lavorazioni con moderni strumenti di realizzazione per ottenere un prodotto unico, sostenuto da un buon progetto e molto buon gusto”. Bettoni riconosce un ritorno al mobile italiano anni ’50: “Sia nel design che nel costume stiamo vivendo un ritorno a quel periodo perché ricco di idee, speranze e voglia di cambiare. Il design stava compiendo i primi esperimenti per una nuova classe sociale che andava affermandosi, con un mobile dal sapore ‘borghese’, nettamente differente dal passato, ma ancora distante dal mobile riproducibile in serie del decennio successivo. Il ritorno al mobile ispirato a quel periodo è forse nostalgia delle grandi aspettative e dei cambiamenti tipici del dopoguerra italiano”. Testo di Valentina Croci [gallery ids="119851,119853,119855,119857,119859,119861,119863,119865,119867,119869,119872,119874,119876,119878,119880,119882,119884,119886"]
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Ottone e metalli dai toni caldi spodestano il freddo acciaio; lavorazioni artigianali e complesse rendono unici gli oggetti. Sono sempre più evidenti i richiami a quello stile borghese che ha contraddistinto la nascita del furniture design italiano e che segnalano la ricerca di una nuova identità progettuale. O la riscoperta delle radici nostrane, con un arredo dal segno forte, ispirato alla tradizione, che dialoga con lo spazio e gli utenti. Maestri italiani quali Franco Albini, Luigi Caccia Dominioni, Ignazio Gardella e Gio Ponti progettavano gli arredi come parte integrante delle loro architetture. E quelle soluzioni su disegno venivano poi prodotte in serie dando vita alle prime aziende del design italiano: Azucena, Arflex, Cassina e Zanotta per nominarne alcune. Gli arredi nascevano dunque da contesti precisi e da una nuova committenza illuminata, in alcuni casi perfino partecipe alle iniziative imprenditoriali. È un design pensato per persone e funzioni, non primariamente per l’industria. In questo stesso quadro si riconoscono Claudio Lazzarini e Carl Pickering, alla seconda collezione per MSÉ, Marta Sala Éditions, nipote di Caccia Dominioni ed erede del saper fare che ha contraddistinto l’azienda di famiglia Azucena. “La collezione MSÉ”, spiegano Lazzarini e Pickering, “si compone di mobili e accessori che Marta ha liberamente selezionato dall’archivio di arredi che in molti anni abbiamo disegnato per le nostre architetture: per spazi, persone e funzioni specifici. Questo approccio al design corrisponde all’atteggiamento dei maestri italiani come Gardella,Caccia Dominioni e Ponti, che disegnavano arredi interpretando il contesto e la committenza. Questa coincidenza di atteggiamento progettuale ci fa sentire a loro vicini e ha portato Marta a sceglierci per il suo nuovo progetto. Per esempio, i nostri divani hanno una profondità di seduta variabile per consentire a ciascuno il massimo confort. La seduta è tagliata da una curva e la profondità muta così da far nascere un equilibrio di forme che determina una nuova immagine. Un divano con una seduta confortevole, composta e disinvolta, è stata la richiesta di Elisabeth, nostra cliente, con cui abbiamo discusso, dopodiché è nato il progetto. Marta ha scelto di metterlo in produzione e il divano si chiama appunto Elisabeth. I nomi degli arredi MSÉ sono infatti quelli dei clienti per i quali sono stati concepiti. E dietro a ogni nome c’è una storia”. Non solo nell’approccio, ma anche nella manifattura, gli arredi si allontanano dall’industria. “I nostri mobili, pensati come pezzi unici, sono realizzati da artigiani con tecniche costruttive e materiali tipici della produzione manuale. MSÉ, con grande sapienza produttiva, riesce a conservarne il sapore”. Federico Peri è un giovane designer di stanza a Milano, nominato per il German Design Award 2017. Recentemente la Galleria Nilufar ha introdotto nel mercato del design da collezione una serie di suoi arredi d’ispirazione anni ’50 ma con un tocco personale, soprattutto nella definizione tipologica. Sono mobili polifunzionali, razionali e senza tempo. Living in a Chair, per esempio, è un contenitore con chaise longue incorporata e contrasti materici che gli conferiscono famigliarità e al contempo originalità. Alla domanda di quale passato si senta testimone, Peri risponde: “Mi sento vicino a un’affermazione del Gruppo 7, ovvero: ‘tra il passato nostro e il nostro presente non esiste incompatibilità. Noi non vogliamo rompere con la tradizione: è la tradizione che si trasforma, assume aspetti nuovi, sotto i quali pochi la riconoscono’. Osservo il lavoro dei grandi maestri da Franco Albini a Ico Parisi, Osvaldo Borsani e i BBPR. E soprattutto Carlo Scarpa per la ricerca del dettaglio. Guardo anche ai marchi con i quali collaborarono ponendo le basi del design italiano. Sento l’esigenza di tornare a progettare con la materia autentica così come accadde in quegli anni; legno, metallo, pietra, sono alcuni degli elementi che hanno caratterizzato il design italiano delle origini e che, sempre più, si stanno imponendo nel mercato attuale, anche se in chiave contemporanea”. E, riguardo al fenomeno internazionale che vede l’ispirarsi al design anni ’50, Peri sostiene: “Designer ‘trend setter’ sono riusciti a imporsi sulla scena mondiale guardando al passato: riproponendolo così com’era o, in alcuni casi, rivisitandone lo stile con una minima reminiscenza. Inoltre le gallerie di design, sia pur rivolte a un pubblico di nicchia, sono diventate un grande punto di riferimento per professionisti del settore, media e collezionisti, alimentando l’interesse rivolto al tema”. Il designer e architetto Nikita Bettoni interpreta il metallo, materiale che contraddistingue la produzione De Castelli, attraverso raffinate tecniche di lavorazione manuale e un’estetica che richiama gli esordi del furniture design italiano. La collezione Details è contraddistinta da materiali puri ma con toni caldi, e forme severe ma leggermente smussate e alleggerite. “La collezione”, spiega Bettoni, “vuole essere un esplicito riferimento al prodotto realizzato in Italia con il sapere artigianale che tanto ci ha caratterizzato e tuttora ci contraddistingue. Artigianalità che, ringraziando le moderne tecniche, ha raggiunto gradi di accuratezza altissimi. Il made in Italy è proprio la capacità di coniugare antiche lavorazioni con moderni strumenti di realizzazione per ottenere un prodotto unico, sostenuto da un buon progetto e molto buon gusto”. Bettoni riconosce un ritorno al mobile italiano anni ’50: “Sia nel design che nel costume stiamo vivendo un ritorno a quel periodo perché ricco di idee, speranze e voglia di cambiare. Il design stava compiendo i primi esperimenti per una nuova classe sociale che andava affermandosi, con un mobile dal sapore ‘borghese’, nettamente differente dal passato, ma ancora distante dal mobile riproducibile in serie del decennio successivo. Il ritorno al mobile ispirato a quel periodo è forse nostalgia delle grandi aspettative e dei cambiamenti tipici del dopoguerra italiano”. Testo di Valentina Croci [gallery ids="119851,119853,119855,119857,119859,119861,119863,119865,119867,119869,119872,119874,119876,119878,119880,119882,119884,119886"]
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With a geometric architectural structure, the freestanding Parentesit divider by Lievore Altherr Molina for Arper makes it possible to create spaces for concentration or teamwork. Photo: Marco Covi.
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Ottone e metalli dai toni caldi spodestano il freddo acciaio; lavorazioni artigianali e complesse rendono unici gli oggetti. Sono sempre più evidenti i richiami a quello stile borghese che ha contraddistinto la nascita del furniture design italiano e che segnalano la ricerca di una nuova identità progettuale. O la riscoperta delle radici nostrane, con un arredo dal segno forte, ispirato alla tradizione, che dialoga con lo spazio e gli utenti. Maestri italiani quali Franco Albini, Luigi Caccia Dominioni, Ignazio Gardella e Gio Ponti progettavano gli arredi come parte integrante delle loro architetture. E quelle soluzioni su disegno venivano poi prodotte in serie dando vita alle prime aziende del design italiano: Azucena, Arflex, Cassina e Zanotta per nominarne alcune. Gli arredi nascevano dunque da contesti precisi e da una nuova committenza illuminata, in alcuni casi perfino partecipe alle iniziative imprenditoriali. È un design pensato per persone e funzioni, non primariamente per l’industria. In questo stesso quadro si riconoscono Claudio Lazzarini e Carl Pickering, alla seconda collezione per MSÉ, Marta Sala Éditions, nipote di Caccia Dominioni ed erede del saper fare che ha contraddistinto l’azienda di famiglia Azucena. “La collezione MSÉ”, spiegano Lazzarini e Pickering, “si compone di mobili e accessori che Marta ha liberamente selezionato dall’archivio di arredi che in molti anni abbiamo disegnato per le nostre architetture: per spazi, persone e funzioni specifici. Questo approccio al design corrisponde all’atteggiamento dei maestri italiani come Gardella,Caccia Dominioni e Ponti, che disegnavano arredi interpretando il contesto e la committenza. Questa coincidenza di atteggiamento progettuale ci fa sentire a loro vicini e ha portato Marta a sceglierci per il suo nuovo progetto. Per esempio, i nostri divani hanno una profondità di seduta variabile per consentire a ciascuno il massimo confort. La seduta è tagliata da una curva e la profondità muta così da far nascere un equilibrio di forme che determina una nuova immagine. Un divano con una seduta confortevole, composta e disinvolta, è stata la richiesta di Elisabeth, nostra cliente, con cui abbiamo discusso, dopodiché è nato il progetto. Marta ha scelto di metterlo in produzione e il divano si chiama appunto Elisabeth. I nomi degli arredi MSÉ sono infatti quelli dei clienti per i quali sono stati concepiti. E dietro a ogni nome c’è una storia”. Non solo nell’approccio, ma anche nella manifattura, gli arredi si allontanano dall’industria. “I nostri mobili, pensati come pezzi unici, sono realizzati da artigiani con tecniche costruttive e materiali tipici della produzione manuale. MSÉ, con grande sapienza produttiva, riesce a conservarne il sapore”. Federico Peri è un giovane designer di stanza a Milano, nominato per il German Design Award 2017. Recentemente la Galleria Nilufar ha introdotto nel mercato del design da collezione una serie di suoi arredi d’ispirazione anni ’50 ma con un tocco personale, soprattutto nella definizione tipologica. Sono mobili polifunzionali, razionali e senza tempo. Living in a Chair, per esempio, è un contenitore con chaise longue incorporata e contrasti materici che gli conferiscono famigliarità e al contempo originalità. Alla domanda di quale passato si senta testimone, Peri risponde: “Mi sento vicino a un’affermazione del Gruppo 7, ovvero: ‘tra il passato nostro e il nostro presente non esiste incompatibilità. Noi non vogliamo rompere con la tradizione: è la tradizione che si trasforma, assume aspetti nuovi, sotto i quali pochi la riconoscono’. Osservo il lavoro dei grandi maestri da Franco Albini a Ico Parisi, Osvaldo Borsani e i BBPR. E soprattutto Carlo Scarpa per la ricerca del dettaglio. Guardo anche ai marchi con i quali collaborarono ponendo le basi del design italiano. Sento l’esigenza di tornare a progettare con la materia autentica così come accadde in quegli anni; legno, metallo, pietra, sono alcuni degli elementi che hanno caratterizzato il design italiano delle origini e che, sempre più, si stanno imponendo nel mercato attuale, anche se in chiave contemporanea”. E, riguardo al fenomeno internazionale che vede l’ispirarsi al design anni ’50, Peri sostiene: “Designer ‘trend setter’ sono riusciti a imporsi sulla scena mondiale guardando al passato: riproponendolo così com’era o, in alcuni casi, rivisitandone lo stile con una minima reminiscenza. Inoltre le gallerie di design, sia pur rivolte a un pubblico di nicchia, sono diventate un grande punto di riferimento per professionisti del settore, media e collezionisti, alimentando l’interesse rivolto al tema”. Il designer e architetto Nikita Bettoni interpreta il metallo, materiale che contraddistingue la produzione De Castelli, attraverso raffinate tecniche di lavorazione manuale e un’estetica che richiama gli esordi del furniture design italiano. La collezione Details è contraddistinta da materiali puri ma con toni caldi, e forme severe ma leggermente smussate e alleggerite. “La collezione”, spiega Bettoni, “vuole essere un esplicito riferimento al prodotto realizzato in Italia con il sapere artigianale che tanto ci ha caratterizzato e tuttora ci contraddistingue. Artigianalità che, ringraziando le moderne tecniche, ha raggiunto gradi di accuratezza altissimi. Il made in Italy è proprio la capacità di coniugare antiche lavorazioni con moderni strumenti di realizzazione per ottenere un prodotto unico, sostenuto da un buon progetto e molto buon gusto”. Bettoni riconosce un ritorno al mobile italiano anni ’50: “Sia nel design che nel costume stiamo vivendo un ritorno a quel periodo perché ricco di idee, speranze e voglia di cambiare. Il design stava compiendo i primi esperimenti per una nuova classe sociale che andava affermandosi, con un mobile dal sapore ‘borghese’, nettamente differente dal passato, ma ancora distante dal mobile riproducibile in serie del decennio successivo. Il ritorno al mobile ispirato a quel periodo è forse nostalgia delle grandi aspettative e dei cambiamenti tipici del dopoguerra italiano”. Testo di Valentina Croci
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Ottone e metalli dai toni caldi spodestano il freddo acciaio; lavorazioni artigianali e complesse rendono unici gli oggetti. Sono sempre più evidenti i richiami a quello stile borghese che ha contraddistinto la nascita del furniture design italiano e che segnalano la ricerca di una nuova identità progettuale. O la riscoperta delle radici nostrane, con un arredo dal segno forte, ispirato alla tradizione, che dialoga con lo spazio e gli utenti. Maestri italiani quali Franco Albini, Luigi Caccia Dominioni, Ignazio Gardella e Gio Ponti progettavano gli arredi come parte integrante delle loro architetture. E quelle soluzioni su disegno venivano poi prodotte in serie dando vita alle prime aziende del design italiano: Azucena, Arflex, Cassina e Zanotta per nominarne alcune. Gli arredi nascevano dunque da contesti precisi e da una nuova committenza illuminata, in alcuni casi perfino partecipe alle iniziative imprenditoriali. È un design pensato per persone e funzioni, non primariamente per l’industria. In questo stesso quadro si riconoscono Claudio Lazzarini e Carl Pickering, alla seconda collezione per MSÉ, Marta Sala Éditions, nipote di Caccia Dominioni ed erede del saper fare che ha contraddistinto l’azienda di famiglia Azucena. “La collezione MSÉ”, spiegano Lazzarini e Pickering, “si compone di mobili e accessori che Marta ha liberamente selezionato dall’archivio di arredi che in molti anni abbiamo disegnato per le nostre architetture: per spazi, persone e funzioni specifici. Questo approccio al design corrisponde all’atteggiamento dei maestri italiani come Gardella,Caccia Dominioni e Ponti, che disegnavano arredi interpretando il contesto e la committenza. Questa coincidenza di atteggiamento progettuale ci fa sentire a loro vicini e ha portato Marta a sceglierci per il suo nuovo progetto. Per esempio, i nostri divani hanno una profondità di seduta variabile per consentire a ciascuno il massimo confort. La seduta è tagliata da una curva e la profondità muta così da far nascere un equilibrio di forme che determina una nuova immagine. Un divano con una seduta confortevole, composta e disinvolta, è stata la richiesta di Elisabeth, nostra cliente, con cui abbiamo discusso, dopodiché è nato il progetto. Marta ha scelto di metterlo in produzione e il divano si chiama appunto Elisabeth. I nomi degli arredi MSÉ sono infatti quelli dei clienti per i quali sono stati concepiti. E dietro a ogni nome c’è una storia”. Non solo nell’approccio, ma anche nella manifattura, gli arredi si allontanano dall’industria. “I nostri mobili, pensati come pezzi unici, sono realizzati da artigiani con tecniche costruttive e materiali tipici della produzione manuale. MSÉ, con grande sapienza produttiva, riesce a conservarne il sapore”. Federico Peri è un giovane designer di stanza a Milano, nominato per il German Design Award 2017. Recentemente la Galleria Nilufar ha introdotto nel mercato del design da collezione una serie di suoi arredi d’ispirazione anni ’50 ma con un tocco personale, soprattutto nella definizione tipologica. Sono mobili polifunzionali, razionali e senza tempo. Living in a Chair, per esempio, è un contenitore con chaise longue incorporata e contrasti materici che gli conferiscono famigliarità e al contempo originalità. Alla domanda di quale passato si senta testimone, Peri risponde: “Mi sento vicino a un’affermazione del Gruppo 7, ovvero: ‘tra il passato nostro e il nostro presente non esiste incompatibilità. Noi non vogliamo rompere con la tradizione: è la tradizione che si trasforma, assume aspetti nuovi, sotto i quali pochi la riconoscono’. Osservo il lavoro dei grandi maestri da Franco Albini a Ico Parisi, Osvaldo Borsani e i BBPR. E soprattutto Carlo Scarpa per la ricerca del dettaglio. Guardo anche ai marchi con i quali collaborarono ponendo le basi del design italiano. Sento l’esigenza di tornare a progettare con la materia autentica così come accadde in quegli anni; legno, metallo, pietra, sono alcuni degli elementi che hanno caratterizzato il design italiano delle origini e che, sempre più, si stanno imponendo nel mercato attuale, anche se in chiave contemporanea”. E, riguardo al fenomeno internazionale che vede l’ispirarsi al design anni ’50, Peri sostiene: “Designer ‘trend setter’ sono riusciti a imporsi sulla scena mondiale guardando al passato: riproponendolo così com’era o, in alcuni casi, rivisitandone lo stile con una minima reminiscenza. Inoltre le gallerie di design, sia pur rivolte a un pubblico di nicchia, sono diventate un grande punto di riferimento per professionisti del settore, media e collezionisti, alimentando l’interesse rivolto al tema”. Il designer e architetto Nikita Bettoni interpreta il metallo, materiale che contraddistingue la produzione De Castelli, attraverso raffinate tecniche di lavorazione manuale e un’estetica che richiama gli esordi del furniture design italiano. La collezione Details è contraddistinta da materiali puri ma con toni caldi, e forme severe ma leggermente smussate e alleggerite. “La collezione”, spiega Bettoni, “vuole essere un esplicito riferimento al prodotto realizzato in Italia con il sapere artigianale che tanto ci ha caratterizzato e tuttora ci contraddistingue. Artigianalità che, ringraziando le moderne tecniche, ha raggiunto gradi di accuratezza altissimi. Il made in Italy è proprio la capacità di coniugare antiche lavorazioni con moderni strumenti di realizzazione per ottenere un prodotto unico, sostenuto da un buon progetto e molto buon gusto”. Bettoni riconosce un ritorno al mobile italiano anni ’50: “Sia nel design che nel costume stiamo vivendo un ritorno a quel periodo perché ricco di idee, speranze e voglia di cambiare. Il design stava compiendo i primi esperimenti per una nuova classe sociale che andava affermandosi, con un mobile dal sapore ‘borghese’, nettamente differente dal passato, ma ancora distante dal mobile riproducibile in serie del decennio successivo. Il ritorno al mobile ispirato a quel periodo è forse nostalgia delle grandi aspettative e dei cambiamenti tipici del dopoguerra italiano”. Testo di Valentina Croci [gallery ids="119851,119853,119855,119857,119859,119861,119863,119865,119867,119869,119872,119874,119876,119878,119880,119882,119884,119886"]
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Ottone e metalli dai toni caldi spodestano il freddo acciaio; lavorazioni artigianali e complesse rendono unici gli oggetti. Sono sempre più evidenti i richiami a quello stile borghese che ha contraddistinto la nascita del furniture design italiano e che segnalano la ricerca di una nuova identità progettuale. O la riscoperta delle radici nostrane, con un arredo dal segno forte, ispirato alla tradizione, che dialoga con lo spazio e gli utenti. Maestri italiani quali Franco Albini, Luigi Caccia Dominioni, Ignazio Gardella e Gio Ponti progettavano gli arredi come parte integrante delle loro architetture. E quelle soluzioni su disegno venivano poi prodotte in serie dando vita alle prime aziende del design italiano: Azucena, Arflex, Cassina e Zanotta per nominarne alcune. Gli arredi nascevano dunque da contesti precisi e da una nuova committenza illuminata, in alcuni casi perfino partecipe alle iniziative imprenditoriali. È un design pensato per persone e funzioni, non primariamente per l’industria. In questo stesso quadro si riconoscono Claudio Lazzarini e Carl Pickering, alla seconda collezione per MSÉ, Marta Sala Éditions, nipote di Caccia Dominioni ed erede del saper fare che ha contraddistinto l’azienda di famiglia Azucena. “La collezione MSÉ”, spiegano Lazzarini e Pickering, “si compone di mobili e accessori che Marta ha liberamente selezionato dall’archivio di arredi che in molti anni abbiamo disegnato per le nostre architetture: per spazi, persone e funzioni specifici. Questo approccio al design corrisponde all’atteggiamento dei maestri italiani come Gardella,Caccia Dominioni e Ponti, che disegnavano arredi interpretando il contesto e la committenza. Questa coincidenza di atteggiamento progettuale ci fa sentire a loro vicini e ha portato Marta a sceglierci per il suo nuovo progetto. Per esempio, i nostri divani hanno una profondità di seduta variabile per consentire a ciascuno il massimo confort. La seduta è tagliata da una curva e la profondità muta così da far nascere un equilibrio di forme che determina una nuova immagine. Un divano con una seduta confortevole, composta e disinvolta, è stata la richiesta di Elisabeth, nostra cliente, con cui abbiamo discusso, dopodiché è nato il progetto. Marta ha scelto di metterlo in produzione e il divano si chiama appunto Elisabeth. I nomi degli arredi MSÉ sono infatti quelli dei clienti per i quali sono stati concepiti. E dietro a ogni nome c’è una storia”. Non solo nell’approccio, ma anche nella manifattura, gli arredi si allontanano dall’industria. “I nostri mobili, pensati come pezzi unici, sono realizzati da artigiani con tecniche costruttive e materiali tipici della produzione manuale. MSÉ, con grande sapienza produttiva, riesce a conservarne il sapore”. Federico Peri è un giovane designer di stanza a Milano, nominato per il German Design Award 2017. Recentemente la Galleria Nilufar ha introdotto nel mercato del design da collezione una serie di suoi arredi d’ispirazione anni ’50 ma con un tocco personale, soprattutto nella definizione tipologica. Sono mobili polifunzionali, razionali e senza tempo. Living in a Chair, per esempio, è un contenitore con chaise longue incorporata e contrasti materici che gli conferiscono famigliarità e al contempo originalità. Alla domanda di quale passato si senta testimone, Peri risponde: “Mi sento vicino a un’affermazione del Gruppo 7, ovvero: ‘tra il passato nostro e il nostro presente non esiste incompatibilità. Noi non vogliamo rompere con la tradizione: è la tradizione che si trasforma, assume aspetti nuovi, sotto i quali pochi la riconoscono’. Osservo il lavoro dei grandi maestri da Franco Albini a Ico Parisi, Osvaldo Borsani e i BBPR. E soprattutto Carlo Scarpa per la ricerca del dettaglio. Guardo anche ai marchi con i quali collaborarono ponendo le basi del design italiano. Sento l’esigenza di tornare a progettare con la materia autentica così come accadde in quegli anni; legno, metallo, pietra, sono alcuni degli elementi che hanno caratterizzato il design italiano delle origini e che, sempre più, si stanno imponendo nel mercato attuale, anche se in chiave contemporanea”. E, riguardo al fenomeno internazionale che vede l’ispirarsi al design anni ’50, Peri sostiene: “Designer ‘trend setter’ sono riusciti a imporsi sulla scena mondiale guardando al passato: riproponendolo così com’era o, in alcuni casi, rivisitandone lo stile con una minima reminiscenza. Inoltre le gallerie di design, sia pur rivolte a un pubblico di nicchia, sono diventate un grande punto di riferimento per professionisti del settore, media e collezionisti, alimentando l’interesse rivolto al tema”. Il designer e architetto Nikita Bettoni interpreta il metallo, materiale che contraddistingue la produzione De Castelli, attraverso raffinate tecniche di lavorazione manuale e un’estetica che richiama gli esordi del furniture design italiano. La collezione Details è contraddistinta da materiali puri ma con toni caldi, e forme severe ma leggermente smussate e alleggerite. “La collezione”, spiega Bettoni, “vuole essere un esplicito riferimento al prodotto realizzato in Italia con il sapere artigianale che tanto ci ha caratterizzato e tuttora ci contraddistingue. Artigianalità che, ringraziando le moderne tecniche, ha raggiunto gradi di accuratezza altissimi. Il made in Italy è proprio la capacità di coniugare antiche lavorazioni con moderni strumenti di realizzazione per ottenere un prodotto unico, sostenuto da un buon progetto e molto buon gusto”. Bettoni riconosce un ritorno al mobile italiano anni ’50: “Sia nel design che nel costume stiamo vivendo un ritorno a quel periodo perché ricco di idee, speranze e voglia di cambiare. Il design stava compiendo i primi esperimenti per una nuova classe sociale che andava affermandosi, con un mobile dal sapore ‘borghese’, nettamente differente dal passato, ma ancora distante dal mobile riproducibile in serie del decennio successivo. Il ritorno al mobile ispirato a quel periodo è forse nostalgia delle grandi aspettative e dei cambiamenti tipici del dopoguerra italiano”. Testo di Valentina Croci [gallery ids="119851,119853,119855,119857,119859,119861,119863,119865,119867,119869,119872,119874,119876,119878,119880,119882,119884,119886"]
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Ottone e metalli dai toni caldi spodestano il freddo acciaio; lavorazioni artigianali e complesse rendono unici gli oggetti. Sono sempre più evidenti i richiami a quello stile borghese che ha contraddistinto la nascita del furniture design italiano e che segnalano la ricerca di una nuova identità progettuale. O la riscoperta delle radici nostrane, con un arredo dal segno forte, ispirato alla tradizione, che dialoga con lo spazio e gli utenti. Maestri italiani quali Franco Albini, Luigi Caccia Dominioni, Ignazio Gardella e Gio Ponti progettavano gli arredi come parte integrante delle loro architetture. E quelle soluzioni su disegno venivano poi prodotte in serie dando vita alle prime aziende del design italiano: Azucena, Arflex, Cassina e Zanotta per nominarne alcune. Gli arredi nascevano dunque da contesti precisi e da una nuova committenza illuminata, in alcuni casi perfino partecipe alle iniziative imprenditoriali. È un design pensato per persone e funzioni, non primariamente per l’industria. In questo stesso quadro si riconoscono Claudio Lazzarini e Carl Pickering, alla seconda collezione per MSÉ, Marta Sala Éditions, nipote di Caccia Dominioni ed erede del saper fare che ha contraddistinto l’azienda di famiglia Azucena. “La collezione MSÉ”, spiegano Lazzarini e Pickering, “si compone di mobili e accessori che Marta ha liberamente selezionato dall’archivio di arredi che in molti anni abbiamo disegnato per le nostre architetture: per spazi, persone e funzioni specifici. Questo approccio al design corrisponde all’atteggiamento dei maestri italiani come Gardella,Caccia Dominioni e Ponti, che disegnavano arredi interpretando il contesto e la committenza. Questa coincidenza di atteggiamento progettuale ci fa sentire a loro vicini e ha portato Marta a sceglierci per il suo nuovo progetto. Per esempio, i nostri divani hanno una profondità di seduta variabile per consentire a ciascuno il massimo confort. La seduta è tagliata da una curva e la profondità muta così da far nascere un equilibrio di forme che determina una nuova immagine. Un divano con una seduta confortevole, composta e disinvolta, è stata la richiesta di Elisabeth, nostra cliente, con cui abbiamo discusso, dopodiché è nato il progetto. Marta ha scelto di metterlo in produzione e il divano si chiama appunto Elisabeth. I nomi degli arredi MSÉ sono infatti quelli dei clienti per i quali sono stati concepiti. E dietro a ogni nome c’è una storia”. Non solo nell’approccio, ma anche nella manifattura, gli arredi si allontanano dall’industria. “I nostri mobili, pensati come pezzi unici, sono realizzati da artigiani con tecniche costruttive e materiali tipici della produzione manuale. MSÉ, con grande sapienza produttiva, riesce a conservarne il sapore”. Federico Peri è un giovane designer di stanza a Milano, nominato per il German Design Award 2017. Recentemente la Galleria Nilufar ha introdotto nel mercato del design da collezione una serie di suoi arredi d’ispirazione anni ’50 ma con un tocco personale, soprattutto nella definizione tipologica. Sono mobili polifunzionali, razionali e senza tempo. Living in a Chair, per esempio, è un contenitore con chaise longue incorporata e contrasti materici che gli conferiscono famigliarità e al contempo originalità. Alla domanda di quale passato si senta testimone, Peri risponde: “Mi sento vicino a un’affermazione del Gruppo 7, ovvero: ‘tra il passato nostro e il nostro presente non esiste incompatibilità. Noi non vogliamo rompere con la tradizione: è la tradizione che si trasforma, assume aspetti nuovi, sotto i quali pochi la riconoscono’. Osservo il lavoro dei grandi maestri da Franco Albini a Ico Parisi, Osvaldo Borsani e i BBPR. E soprattutto Carlo Scarpa per la ricerca del dettaglio. Guardo anche ai marchi con i quali collaborarono ponendo le basi del design italiano. Sento l’esigenza di tornare a progettare con la materia autentica così come accadde in quegli anni; legno, metallo, pietra, sono alcuni degli elementi che hanno caratterizzato il design italiano delle origini e che, sempre più, si stanno imponendo nel mercato attuale, anche se in chiave contemporanea”. E, riguardo al fenomeno internazionale che vede l’ispirarsi al design anni ’50, Peri sostiene: “Designer ‘trend setter’ sono riusciti a imporsi sulla scena mondiale guardando al passato: riproponendolo così com’era o, in alcuni casi, rivisitandone lo stile con una minima reminiscenza. Inoltre le gallerie di design, sia pur rivolte a un pubblico di nicchia, sono diventate un grande punto di riferimento per professionisti del settore, media e collezionisti, alimentando l’interesse rivolto al tema”. Il designer e architetto Nikita Bettoni interpreta il metallo, materiale che contraddistingue la produzione De Castelli, attraverso raffinate tecniche di lavorazione manuale e un’estetica che richiama gli esordi del furniture design italiano. La collezione Details è contraddistinta da materiali puri ma con toni caldi, e forme severe ma leggermente smussate e alleggerite. “La collezione”, spiega Bettoni, “vuole essere un esplicito riferimento al prodotto realizzato in Italia con il sapere artigianale che tanto ci ha caratterizzato e tuttora ci contraddistingue. Artigianalità che, ringraziando le moderne tecniche, ha raggiunto gradi di accuratezza altissimi. Il made in Italy è proprio la capacità di coniugare antiche lavorazioni con moderni strumenti di realizzazione per ottenere un prodotto unico, sostenuto da un buon progetto e molto buon gusto”. Bettoni riconosce un ritorno al mobile italiano anni ’50: “Sia nel design che nel costume stiamo vivendo un ritorno a quel periodo perché ricco di idee, speranze e voglia di cambiare. Il design stava compiendo i primi esperimenti per una nuova classe sociale che andava affermandosi, con un mobile dal sapore ‘borghese’, nettamente differente dal passato, ma ancora distante dal mobile riproducibile in serie del decennio successivo. Il ritorno al mobile ispirato a quel periodo è forse nostalgia delle grandi aspettative e dei cambiamenti tipici del dopoguerra italiano”. Testo di Valentina Croci [gallery ids="119851,119853,119855,119857,119859,119861,119863,119865,119867,119869,119872,119874,119876,119878,119880,119882,119884,119886"]
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With a geometric architectural structure, the freestanding Parentesit divider by Lievore Altherr Molina for Arper makes it possible to create spaces for concentration or teamwork. Photo: Marco Covi.
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With a geometric architectural structure, the freestanding Parentesit divider by Lievore Altherr Molina for Arper makes it possible to create spaces for concentration or teamwork. Photo: Marco Covi.
"},{"caption":" Ottone e metalli dai toni caldi spodestano il freddo acciaio; lavorazioni artigianali e complesse rendono unici gli oggetti. Sono sempre pi\u00f9 evidenti i richiami a quello stile borghese che ha contraddistinto la nascita del furniture design italiano e che segnalano la ricerca di una nuova identit\u00e0 progettuale.\r\n\r\nO la riscoperta delle radici nostrane, con un arredo dal segno forte, ispirato alla tradizione, che dialoga con lo spazio e gli utenti. Maestri italiani quali Franco Albini, Luigi Caccia Dominioni, Ignazio Gardella e Gio Ponti progettavano gli arredi come parte integrante delle loro architetture.\r\n\r\nE quelle soluzioni su disegno venivano poi prodotte in serie dando vita alle prime aziende del design italiano: Azucena, Arflex, Cassina e Zanotta per nominarne alcune. Gli arredi nascevano dunque da contesti precisi e da una nuova committenza illuminata, in alcuni casi perfino partecipe alle iniziative imprenditoriali. \u00c8 un design pensato per persone e funzioni, non primariamente per l\u2019industria.\r\n\r\nIn questo stesso quadro si riconoscono Claudio Lazzarini e Carl Pickering, alla seconda collezione per MS\u00c9, Marta Sala \u00c9ditions, nipote di Caccia Dominioni ed erede del saper fare che ha contraddistinto l\u2019azienda di famiglia Azucena.\r\n\r\n\u201cLa collezione MS\u00c9\u201d, spiegano Lazzarini e Pickering, \u201csi compone di mobili e accessori che Marta ha liberamente selezionato dall\u2019archivio di arredi che in molti anni abbiamo disegnato per le nostre architetture: per spazi, persone e funzioni specifici. Questo approccio al design corrisponde all\u2019atteggiamento dei maestri italiani come Gardella,Caccia Dominioni e Ponti, che disegnavano arredi interpretando il contesto e la committenza.\r\n\r\nQuesta coincidenza di atteggiamento progettuale ci fa sentire a loro vicini e ha portato Marta a sceglierci per il suo nuovo progetto. Per esempio, i nostri divani hanno una profondit\u00e0 di seduta variabile per consentire a ciascuno il massimo confort. La seduta \u00e8 tagliata da una curva e la profondit\u00e0 muta cos\u00ec da far nascere un equilibrio di forme che determina una nuova immagine. Un divano con una seduta confortevole, composta e disinvolta, \u00e8 stata la richiesta di Elisabeth, nostra cliente, con cui abbiamo discusso, dopodich\u00e9 \u00e8 nato il progetto.\r\n\r\nMarta ha scelto di metterlo in produzione e il divano si chiama appunto Elisabeth. I nomi degli arredi MS\u00c9 sono infatti quelli dei clienti per i quali sono stati concepiti. E dietro a ogni nome c\u2019\u00e8 una storia\u201d. Non solo nell\u2019approccio, ma anche nella manifattura, gli arredi si allontanano dall\u2019industria. \u201cI nostri mobili, pensati come pezzi unici, sono realizzati da artigiani con tecniche costruttive e materiali tipici della produzione manuale. MS\u00c9, con grande sapienza produttiva, riesce a conservarne il sapore\u201d.\r\n\r\nFederico Peri \u00e8 un giovane designer di stanza a Milano, nominato per il German Design Award 2017. Recentemente la Galleria Nilufar ha introdotto nel mercato del design da collezione una serie di suoi arredi d\u2019ispirazione anni \u201950 ma con un tocco personale, soprattutto nella definizione tipologica. Sono mobili polifunzionali, razionali e senza tempo.\r\n\r\nLiving in a Chair, per esempio, \u00e8 un contenitore con chaise longue incorporata e contrasti materici che gli conferiscono famigliarit\u00e0 e al contempo originalit\u00e0. Alla domanda di quale passato si senta testimone, Peri risponde: \u201cMi sento vicino a un\u2019affermazione del Gruppo 7, ovvero: \u2018tra il passato nostro e il nostro presente non esiste incompatibilit\u00e0. Noi non vogliamo rompere con la tradizione: \u00e8 la tradizione che si trasforma, assume aspetti nuovi, sotto i quali pochi la riconoscono\u2019.\r\n\r\nOsservo il lavoro dei grandi maestri da Franco Albini a Ico Parisi, Osvaldo Borsani e i BBPR. E soprattutto Carlo Scarpa per la ricerca del dettaglio. Guardo anche ai marchi con i quali collaborarono ponendo le basi del design italiano. Sento l\u2019esigenza di tornare a progettare con la materia autentica cos\u00ec come accadde in quegli anni; legno, metallo, pietra, sono alcuni degli elementi che hanno caratterizzato il design italiano delle origini e che, sempre pi\u00f9, si stanno imponendo nel mercato attuale, anche se in chiave contemporanea\u201d.\r\n\r\nE, riguardo al fenomeno internazionale che vede l\u2019ispirarsi al design anni \u201950, Peri sostiene: \u201cDesigner \u2018trend setter\u2019 sono riusciti a imporsi sulla scena mondiale guardando al passato: riproponendolo cos\u00ec com\u2019era o, in alcuni casi, rivisitandone lo stile con una minima reminiscenza. Inoltre le gallerie di design, sia pur rivolte a un pubblico di nicchia, sono diventate un grande punto di riferimento per professionisti del settore, media e collezionisti, alimentando l\u2019interesse rivolto al tema\u201d.\r\n\r\nIl designer e architetto Nikita Bettoni interpreta il metallo, materiale che contraddistingue la produzione De Castelli, attraverso raffinate tecniche di lavorazione manuale e un\u2019estetica che richiama gli esordi del furniture design italiano.\r\n\r\nLa collezione Details \u00e8 contraddistinta da materiali puri ma con toni caldi, e forme severe ma leggermente smussate e alleggerite. \u201cLa collezione\u201d, spiega Bettoni, \u201cvuole essere un esplicito riferimento al prodotto realizzato in Italia con il sapere artigianale che tanto ci ha caratterizzato e tuttora ci contraddistingue. Artigianalit\u00e0 che, ringraziando le moderne tecniche, ha raggiunto gradi di accuratezza altissimi.\r\n\r\nIl made in Italy \u00e8 proprio la capacit\u00e0 di coniugare antiche lavorazioni con moderni strumenti di realizzazione per ottenere un prodotto unico, sostenuto da un buon progetto e molto buon gusto\u201d. Bettoni riconosce un ritorno al mobile italiano anni \u201950: \u201cSia nel design che nel costume stiamo vivendo un ritorno a quel periodo perch\u00e9 ricco di idee, speranze e voglia di cambiare.\r\n\r\nIl design stava compiendo i primi esperimenti per una nuova classe sociale che andava affermandosi, con un mobile dal sapore \u2018borghese\u2019, nettamente differente dal passato, ma ancora distante dal mobile riproducibile in serie del decennio successivo. Il ritorno al mobile ispirato a quel periodo \u00e8 forse nostalgia delle grandi aspettative e dei cambiamenti tipici del dopoguerra italiano\u201d.\r\n\r\nTesto di Valentina Croci\r\n\r\n
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Ottone e metalli dai toni caldi spodestano il freddo acciaio; lavorazioni artigianali e complesse rendono unici gli oggetti. Sono sempre più evidenti i richiami a quello stile borghese che ha contraddistinto la nascita del furniture design italiano e che segnalano la ricerca di una nuova identità progettuale. O la riscoperta delle radici nostrane, con un arredo dal segno forte, ispirato alla tradizione, che dialoga con lo spazio e gli utenti. Maestri italiani quali Franco Albini, Luigi Caccia Dominioni, Ignazio Gardella e Gio Ponti progettavano gli arredi come parte integrante delle loro architetture. E quelle soluzioni su disegno venivano poi prodotte in serie dando vita alle prime aziende del design italiano: Azucena, Arflex, Cassina e Zanotta per nominarne alcune. Gli arredi nascevano dunque da contesti precisi e da una nuova committenza illuminata, in alcuni casi perfino partecipe alle iniziative imprenditoriali. È un design pensato per persone e funzioni, non primariamente per l’industria. In questo stesso quadro si riconoscono Claudio Lazzarini e Carl Pickering, alla seconda collezione per MSÉ, Marta Sala Éditions, nipote di Caccia Dominioni ed erede del saper fare che ha contraddistinto l’azienda di famiglia Azucena. “La collezione MSÉ”, spiegano Lazzarini e Pickering, “si compone di mobili e accessori che Marta ha liberamente selezionato dall’archivio di arredi che in molti anni abbiamo disegnato per le nostre architetture: per spazi, persone e funzioni specifici. Questo approccio al design corrisponde all’atteggiamento dei maestri italiani come Gardella,Caccia Dominioni e Ponti, che disegnavano arredi interpretando il contesto e la committenza. Questa coincidenza di atteggiamento progettuale ci fa sentire a loro vicini e ha portato Marta a sceglierci per il suo nuovo progetto. Per esempio, i nostri divani hanno una profondità di seduta variabile per consentire a ciascuno il massimo confort. La seduta è tagliata da una curva e la profondità muta così da far nascere un equilibrio di forme che determina una nuova immagine. Un divano con una seduta confortevole, composta e disinvolta, è stata la richiesta di Elisabeth, nostra cliente, con cui abbiamo discusso, dopodiché è nato il progetto. Marta ha scelto di metterlo in produzione e il divano si chiama appunto Elisabeth. I nomi degli arredi MSÉ sono infatti quelli dei clienti per i quali sono stati concepiti. E dietro a ogni nome c’è una storia”. Non solo nell’approccio, ma anche nella manifattura, gli arredi si allontanano dall’industria. “I nostri mobili, pensati come pezzi unici, sono realizzati da artigiani con tecniche costruttive e materiali tipici della produzione manuale. MSÉ, con grande sapienza produttiva, riesce a conservarne il sapore”. Federico Peri è un giovane designer di stanza a Milano, nominato per il German Design Award 2017. Recentemente la Galleria Nilufar ha introdotto nel mercato del design da collezione una serie di suoi arredi d’ispirazione anni ’50 ma con un tocco personale, soprattutto nella definizione tipologica. Sono mobili polifunzionali, razionali e senza tempo. Living in a Chair, per esempio, è un contenitore con chaise longue incorporata e contrasti materici che gli conferiscono famigliarità e al contempo originalità. Alla domanda di quale passato si senta testimone, Peri risponde: “Mi sento vicino a un’affermazione del Gruppo 7, ovvero: ‘tra il passato nostro e il nostro presente non esiste incompatibilità. Noi non vogliamo rompere con la tradizione: è la tradizione che si trasforma, assume aspetti nuovi, sotto i quali pochi la riconoscono’. Osservo il lavoro dei grandi maestri da Franco Albini a Ico Parisi, Osvaldo Borsani e i BBPR. E soprattutto Carlo Scarpa per la ricerca del dettaglio. Guardo anche ai marchi con i quali collaborarono ponendo le basi del design italiano. Sento l’esigenza di tornare a progettare con la materia autentica così come accadde in quegli anni; legno, metallo, pietra, sono alcuni degli elementi che hanno caratterizzato il design italiano delle origini e che, sempre più, si stanno imponendo nel mercato attuale, anche se in chiave contemporanea”. E, riguardo al fenomeno internazionale che vede l’ispirarsi al design anni ’50, Peri sostiene: “Designer ‘trend setter’ sono riusciti a imporsi sulla scena mondiale guardando al passato: riproponendolo così com’era o, in alcuni casi, rivisitandone lo stile con una minima reminiscenza. Inoltre le gallerie di design, sia pur rivolte a un pubblico di nicchia, sono diventate un grande punto di riferimento per professionisti del settore, media e collezionisti, alimentando l’interesse rivolto al tema”. Il designer e architetto Nikita Bettoni interpreta il metallo, materiale che contraddistingue la produzione De Castelli, attraverso raffinate tecniche di lavorazione manuale e un’estetica che richiama gli esordi del furniture design italiano. La collezione Details è contraddistinta da materiali puri ma con toni caldi, e forme severe ma leggermente smussate e alleggerite. “La collezione”, spiega Bettoni, “vuole essere un esplicito riferimento al prodotto realizzato in Italia con il sapere artigianale che tanto ci ha caratterizzato e tuttora ci contraddistingue. Artigianalità che, ringraziando le moderne tecniche, ha raggiunto gradi di accuratezza altissimi. Il made in Italy è proprio la capacità di coniugare antiche lavorazioni con moderni strumenti di realizzazione per ottenere un prodotto unico, sostenuto da un buon progetto e molto buon gusto”. Bettoni riconosce un ritorno al mobile italiano anni ’50: “Sia nel design che nel costume stiamo vivendo un ritorno a quel periodo perché ricco di idee, speranze e voglia di cambiare. Il design stava compiendo i primi esperimenti per una nuova classe sociale che andava affermandosi, con un mobile dal sapore ‘borghese’, nettamente differente dal passato, ma ancora distante dal mobile riproducibile in serie del decennio successivo. Il ritorno al mobile ispirato a quel periodo è forse nostalgia delle grandi aspettative e dei cambiamenti tipici del dopoguerra italiano”. Testo di Valentina Croci [gallery ids="119851,119853,119855,119857,119859,119861,119863,119865,119867,119869,119872,119874,119876,119878,119880,119882,119884,119886"]
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Gli arredi nascevano dunque da contesti precisi e da una nuova committenza illuminata, in alcuni casi perfino partecipe alle iniziative imprenditoriali. \u00c8 un design pensato per persone e funzioni, non primariamente per l\u2019industria.\r\n\r\nIn questo stesso quadro si riconoscono Claudio Lazzarini e Carl Pickering, alla seconda collezione per MS\u00c9, Marta Sala \u00c9ditions, nipote di Caccia Dominioni ed erede del saper fare che ha contraddistinto l\u2019azienda di famiglia Azucena.\r\n\r\n\u201cLa collezione MS\u00c9\u201d, spiegano Lazzarini e Pickering, \u201csi compone di mobili e accessori che Marta ha liberamente selezionato dall\u2019archivio di arredi che in molti anni abbiamo disegnato per le nostre architetture: per spazi, persone e funzioni specifici. Questo approccio al design corrisponde all\u2019atteggiamento dei maestri italiani come Gardella,Caccia Dominioni e Ponti, che disegnavano arredi interpretando il contesto e la committenza.\r\n\r\nQuesta coincidenza di atteggiamento progettuale ci fa sentire a loro vicini e ha portato Marta a sceglierci per il suo nuovo progetto. Per esempio, i nostri divani hanno una profondit\u00e0 di seduta variabile per consentire a ciascuno il massimo confort. La seduta \u00e8 tagliata da una curva e la profondit\u00e0 muta cos\u00ec da far nascere un equilibrio di forme che determina una nuova immagine. Un divano con una seduta confortevole, composta e disinvolta, \u00e8 stata la richiesta di Elisabeth, nostra cliente, con cui abbiamo discusso, dopodich\u00e9 \u00e8 nato il progetto.\r\n\r\nMarta ha scelto di metterlo in produzione e il divano si chiama appunto Elisabeth. I nomi degli arredi MS\u00c9 sono infatti quelli dei clienti per i quali sono stati concepiti. E dietro a ogni nome c\u2019\u00e8 una storia\u201d. Non solo nell\u2019approccio, ma anche nella manifattura, gli arredi si allontanano dall\u2019industria. \u201cI nostri mobili, pensati come pezzi unici, sono realizzati da artigiani con tecniche costruttive e materiali tipici della produzione manuale. MS\u00c9, con grande sapienza produttiva, riesce a conservarne il sapore\u201d.\r\n\r\nFederico Peri \u00e8 un giovane designer di stanza a Milano, nominato per il German Design Award 2017. Recentemente la Galleria Nilufar ha introdotto nel mercato del design da collezione una serie di suoi arredi d\u2019ispirazione anni \u201950 ma con un tocco personale, soprattutto nella definizione tipologica. Sono mobili polifunzionali, razionali e senza tempo.\r\n\r\nLiving in a Chair, per esempio, \u00e8 un contenitore con chaise longue incorporata e contrasti materici che gli conferiscono famigliarit\u00e0 e al contempo originalit\u00e0. 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Ottone e metalli dai toni caldi spodestano il freddo acciaio; lavorazioni artigianali e complesse rendono unici gli oggetti. Sono sempre più evidenti i richiami a quello stile borghese che ha contraddistinto la nascita del furniture design italiano e che segnalano la ricerca di una nuova identità progettuale. O la riscoperta delle radici nostrane, con un arredo dal segno forte, ispirato alla tradizione, che dialoga con lo spazio e gli utenti. Maestri italiani quali Franco Albini, Luigi Caccia Dominioni, Ignazio Gardella e Gio Ponti progettavano gli arredi come parte integrante delle loro architetture. E quelle soluzioni su disegno venivano poi prodotte in serie dando vita alle prime aziende del design italiano: Azucena, Arflex, Cassina e Zanotta per nominarne alcune. Gli arredi nascevano dunque da contesti precisi e da una nuova committenza illuminata, in alcuni casi perfino partecipe alle iniziative imprenditoriali. È un design pensato per persone e funzioni, non primariamente per l’industria. In questo stesso quadro si riconoscono Claudio Lazzarini e Carl Pickering, alla seconda collezione per MSÉ, Marta Sala Éditions, nipote di Caccia Dominioni ed erede del saper fare che ha contraddistinto l’azienda di famiglia Azucena. “La collezione MSÉ”, spiegano Lazzarini e Pickering, “si compone di mobili e accessori che Marta ha liberamente selezionato dall’archivio di arredi che in molti anni abbiamo disegnato per le nostre architetture: per spazi, persone e funzioni specifici. Questo approccio al design corrisponde all’atteggiamento dei maestri italiani come Gardella,Caccia Dominioni e Ponti, che disegnavano arredi interpretando il contesto e la committenza. Questa coincidenza di atteggiamento progettuale ci fa sentire a loro vicini e ha portato Marta a sceglierci per il suo nuovo progetto. Per esempio, i nostri divani hanno una profondità di seduta variabile per consentire a ciascuno il massimo confort. La seduta è tagliata da una curva e la profondità muta così da far nascere un equilibrio di forme che determina una nuova immagine. Un divano con una seduta confortevole, composta e disinvolta, è stata la richiesta di Elisabeth, nostra cliente, con cui abbiamo discusso, dopodiché è nato il progetto. Marta ha scelto di metterlo in produzione e il divano si chiama appunto Elisabeth. I nomi degli arredi MSÉ sono infatti quelli dei clienti per i quali sono stati concepiti. E dietro a ogni nome c’è una storia”. Non solo nell’approccio, ma anche nella manifattura, gli arredi si allontanano dall’industria. “I nostri mobili, pensati come pezzi unici, sono realizzati da artigiani con tecniche costruttive e materiali tipici della produzione manuale. MSÉ, con grande sapienza produttiva, riesce a conservarne il sapore”. Federico Peri è un giovane designer di stanza a Milano, nominato per il German Design Award 2017. Recentemente la Galleria Nilufar ha introdotto nel mercato del design da collezione una serie di suoi arredi d’ispirazione anni ’50 ma con un tocco personale, soprattutto nella definizione tipologica. Sono mobili polifunzionali, razionali e senza tempo. Living in a Chair, per esempio, è un contenitore con chaise longue incorporata e contrasti materici che gli conferiscono famigliarità e al contempo originalità. Alla domanda di quale passato si senta testimone, Peri risponde: “Mi sento vicino a un’affermazione del Gruppo 7, ovvero: ‘tra il passato nostro e il nostro presente non esiste incompatibilità. Noi non vogliamo rompere con la tradizione: è la tradizione che si trasforma, assume aspetti nuovi, sotto i quali pochi la riconoscono’. Osservo il lavoro dei grandi maestri da Franco Albini a Ico Parisi, Osvaldo Borsani e i BBPR. E soprattutto Carlo Scarpa per la ricerca del dettaglio. Guardo anche ai marchi con i quali collaborarono ponendo le basi del design italiano. Sento l’esigenza di tornare a progettare con la materia autentica così come accadde in quegli anni; legno, metallo, pietra, sono alcuni degli elementi che hanno caratterizzato il design italiano delle origini e che, sempre più, si stanno imponendo nel mercato attuale, anche se in chiave contemporanea”. E, riguardo al fenomeno internazionale che vede l’ispirarsi al design anni ’50, Peri sostiene: “Designer ‘trend setter’ sono riusciti a imporsi sulla scena mondiale guardando al passato: riproponendolo così com’era o, in alcuni casi, rivisitandone lo stile con una minima reminiscenza. Inoltre le gallerie di design, sia pur rivolte a un pubblico di nicchia, sono diventate un grande punto di riferimento per professionisti del settore, media e collezionisti, alimentando l’interesse rivolto al tema”. Il designer e architetto Nikita Bettoni interpreta il metallo, materiale che contraddistingue la produzione De Castelli, attraverso raffinate tecniche di lavorazione manuale e un’estetica che richiama gli esordi del furniture design italiano. La collezione Details è contraddistinta da materiali puri ma con toni caldi, e forme severe ma leggermente smussate e alleggerite. “La collezione”, spiega Bettoni, “vuole essere un esplicito riferimento al prodotto realizzato in Italia con il sapere artigianale che tanto ci ha caratterizzato e tuttora ci contraddistingue. Artigianalità che, ringraziando le moderne tecniche, ha raggiunto gradi di accuratezza altissimi. Il made in Italy è proprio la capacità di coniugare antiche lavorazioni con moderni strumenti di realizzazione per ottenere un prodotto unico, sostenuto da un buon progetto e molto buon gusto”. Bettoni riconosce un ritorno al mobile italiano anni ’50: “Sia nel design che nel costume stiamo vivendo un ritorno a quel periodo perché ricco di idee, speranze e voglia di cambiare. Il design stava compiendo i primi esperimenti per una nuova classe sociale che andava affermandosi, con un mobile dal sapore ‘borghese’, nettamente differente dal passato, ma ancora distante dal mobile riproducibile in serie del decennio successivo. Il ritorno al mobile ispirato a quel periodo è forse nostalgia delle grandi aspettative e dei cambiamenti tipici del dopoguerra italiano”. Testo di Valentina Croci [gallery ids="119851,119853,119855,119857,119859,119861,119863,119865,119867,119869,119872,119874,119876,119878,119880,119882,119884,119886"]
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