progetto di SOM/ Skidmore, Owings & Merrill
foto di SOM
testo di Alessandro Rocca

Completato nel 1958 da Skidmore, Owings & Merrill, il grattacielo dell’Inland Steel è stato per anni un simbolo della nuova classe di professionisti che, nel dopoguerra, stava dando forma alla nuova società americana, affluente, ricca, dinamica… il crogiuolo in cui ha preso forma la società della comunicazione e dello spettacolo, basata sui nuovi media, prima di tutto la TV, e sulla rivoluzione dei consumi.

È il boom del dopoguerra quando, finita la grande depressione, il sistema radiotelevisivo realizza la congiunzione fatale che lega la produzione e il commercio, ed è la nuova fabbrica dei sogni, il regno incantato della pubblicità. La rappresentazione più recente di quel mondo la troviamo in Mad Men, la serie televisiva cinica e perfetta che riproduce interni, arredi, abbigliamento e stili di vita negli uffici americani di quell’epoca. Come ha scritto Aldo Grasso sul “Corriere della Sera”, la serie “è un ritratto formidabile dell’America degli anni Sessanta, sospesa fra sogno e disprezzo, fra ‘persuasori occulti’ e il sacrosanto bisogno di lasciarsi persuadere, fra sviluppo economico ed emancipazione sociale e personale”. Il fascino di quegli anni ruggenti, eleganti, politicamente scorretti e anche molto sexy, è intimamente legato all’architettura, al design e alla moda del periodo. Gli interni di Mad Men sono freddi e funzionali, l’acciaio è il materiale dominante, insieme ai pannelli di vetro e ai profili metallici, ma è sempre bilanciato dai colori e dalle texture più calde e accoglienti delle boiserie in legno, del cuoio dei divani e delle poltrone e dei tessuti pregiati che avvolgono la femminilità esuberante, ma sempre perfettamente contenuta, di Christina Hendricks, l’impeccabile office manager dell’agenzia pubblicitaria Sterling Cooper. D’altronde, l’Inland Steel, nato dall’ingegno del progettista di punta di SOM, Bruce Graham, era un progetto all’avanguardia che, nel Loop di Chicago, si è assicurato numerosi primati: primo edificio con parcheggio sotterraneo e primo grattacielo completamente climatizzato e con interni liberi da ogni elemento strutturale, grazie allo spostamento del gruppo scale e ascensori in un corpo separato. E poi, fatto molto importante per l’immagine patinata delle facciate, esibisce il courtain wall in acciaio perfettamente piano, senza scanalature o goffrature, per esaltare la perizia tecnica dell’azienda che dà il nome al grattacielo e che lì aveva la sede direzionale e amministrativa. L’affidamento del restauro allo studio che ha firmato il progetto originale è una garanzia, per la comprensione e per il rispetto dell’edificio. Un dettaglio curioso è che, secondo il New York Times, tra i proprietari del grattacielo figura anche Frank O. Gehry, che ne detiene una quota del 5%, e pare che sia stato proprio lui a consigliare e a insistere perché il progetto fosse affidato a SOM. E pare che anche lui parteciperà all’operazione di rilancio con un piccolo ma significativo intervento, il disegno del nuovo desk all’ingresso, nella lobby dominata da Radiant One, la scultura, naturalmente in acciaio, di Richard Lippold. Il recupero economico e funzionale della torre riguarda anche il regime energetico e perciò il progetto prevede l’inserimento, all’interno dell’involucro esistente, di una nuova struttura vetrata che, come una doppia parete, favorisce la circolazione dell’aria che smaltisce il surriscaldamento prodotto dall’esposizione solare, che è poi limitato anche da pannelli mobili a controllo elettronico. Inoltre, nel controsoffitto è stato inserito un sistema di condotti in cui scorre un flusso di acqua fredda che collabora al raffrescamento degli ambienti. Il complesso di questi interventi riduce del 75% gli impianti dell’aria condizionata e, rispetto a un edificio convenzionale, porta a una riduzione della bolletta energetica del 38%. Gli spazi di lavoro sono poi attrezzati col cosiddetto sistema dell’European Benching, cioè si punta al massimo della personalizzazione e ottimizzazione dei servizi e dei collegamenti per ogni singola postazione di lavoro.

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progetto di SOM/ Skidmore, Owings & Merrill foto di SOM testo di Alessandro Rocca - Completato nel 1958 da Skidmore, Owings & Merrill, il grattacielo dell’Inland Steel è stato per anni un simbolo della nuova classe di professionisti che, nel dopoguerra, stava dando forma alla nuova società americana, affluente, ricca, dinamica… il crogiuolo in cui ha preso forma la società della comunicazione e dello spettacolo, basata sui nuovi media, prima di tutto la TV, e sulla rivoluzione dei consumi. È il boom del dopoguerra quando, finita la grande depressione, il sistema radiotelevisivo realizza la congiunzione fatale che lega la produzione e il commercio, ed è la nuova fabbrica dei sogni, il regno incantato della pubblicità. La rappresentazione più recente di quel mondo la troviamo in Mad Men, la serie televisiva cinica e perfetta che riproduce interni, arredi, abbigliamento e stili di vita negli uffici americani di quell’epoca. Come ha scritto Aldo Grasso sul “Corriere della Sera”, la serie “è un ritratto formidabile dell’America degli anni Sessanta, sospesa fra sogno e disprezzo, fra ‘persuasori occulti’ e il sacrosanto bisogno di lasciarsi persuadere, fra sviluppo economico ed emancipazione sociale e personale”. Il fascino di quegli anni ruggenti, eleganti, politicamente scorretti e anche molto sexy, è intimamente legato all’architettura, al design e alla moda del periodo. Gli interni di Mad Men sono freddi e funzionali, l’acciaio è il materiale dominante, insieme ai pannelli di vetro e ai profili metallici, ma è sempre bilanciato dai colori e dalle texture più calde e accoglienti delle boiserie in legno, del cuoio dei divani e delle poltrone e dei tessuti pregiati che avvolgono la femminilità esuberante, ma sempre perfettamente contenuta, di Christina Hendricks, l’impeccabile office manager dell’agenzia pubblicitaria Sterling Cooper. D’altronde, l’Inland Steel, nato dall’ingegno del progettista di punta di SOM, Bruce Graham, era un progetto all’avanguardia che, nel Loop di Chicago, si è assicurato numerosi primati: primo edificio con parcheggio sotterraneo e primo grattacielo completamente climatizzato e con interni liberi da ogni elemento strutturale, grazie allo spostamento del gruppo scale e ascensori in un corpo separato. E poi, fatto molto importante per l’immagine patinata delle facciate, esibisce il courtain wall in acciaio perfettamente piano, senza scanalature o goffrature, per esaltare la perizia tecnica dell’azienda che dà il nome al grattacielo e che lì aveva la sede direzionale e amministrativa. L’affidamento del restauro allo studio che ha firmato il progetto originale è una garanzia, per la comprensione e per il rispetto dell’edificio. Un dettaglio curioso è che, secondo il New York Times, tra i proprietari del grattacielo figura anche Frank O. Gehry, che ne detiene una quota del 5%, e pare che sia stato proprio lui a consigliare e a insistere perché il progetto fosse affidato a SOM. E pare che anche lui parteciperà all’operazione di rilancio con un piccolo ma significativo intervento, il disegno del nuovo desk all’ingresso, nella lobby dominata da Radiant One, la scultura, naturalmente in acciaio, di Richard Lippold. Il recupero economico e funzionale della torre riguarda anche il regime energetico e perciò il progetto prevede l’inserimento, all’interno dell’involucro esistente, di una nuova struttura vetrata che, come una doppia parete, favorisce la circolazione dell’aria che smaltisce il surriscaldamento prodotto dall’esposizione solare, che è poi limitato anche da pannelli mobili a controllo elettronico. Inoltre, nel controsoffitto è stato inserito un sistema di condotti in cui scorre un flusso di acqua fredda che collabora al raffrescamento degli ambienti. Il complesso di questi interventi riduce del 75% gli impianti dell’aria condizionata e, rispetto a un edificio convenzionale, porta a una riduzione della bolletta energetica del 38%. Gli spazi di lavoro sono poi attrezzati col cosiddetto sistema dell’European Benching, cioè si punta al massimo della personalizzazione e ottimizzazione dei servizi e dei collegamenti per ogni singola postazione di lavoro.
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progetto di SOM/ Skidmore, Owings & Merrill foto di SOM testo di Alessandro Rocca - Completato nel 1958 da Skidmore, Owings & Merrill, il grattacielo dell’Inland Steel è stato per anni un simbolo della nuova classe di professionisti che, nel dopoguerra, stava dando forma alla nuova società americana, affluente, ricca, dinamica… il crogiuolo in cui ha preso forma la società della comunicazione e dello spettacolo, basata sui nuovi media, prima di tutto la TV, e sulla rivoluzione dei consumi. È il boom del dopoguerra quando, finita la grande depressione, il sistema radiotelevisivo realizza la congiunzione fatale che lega la produzione e il commercio, ed è la nuova fabbrica dei sogni, il regno incantato della pubblicità. La rappresentazione più recente di quel mondo la troviamo in Mad Men, la serie televisiva cinica e perfetta che riproduce interni, arredi, abbigliamento e stili di vita negli uffici americani di quell’epoca. Come ha scritto Aldo Grasso sul “Corriere della Sera”, la serie “è un ritratto formidabile dell’America degli anni Sessanta, sospesa fra sogno e disprezzo, fra ‘persuasori occulti’ e il sacrosanto bisogno di lasciarsi persuadere, fra sviluppo economico ed emancipazione sociale e personale”. Il fascino di quegli anni ruggenti, eleganti, politicamente scorretti e anche molto sexy, è intimamente legato all’architettura, al design e alla moda del periodo. Gli interni di Mad Men sono freddi e funzionali, l’acciaio è il materiale dominante, insieme ai pannelli di vetro e ai profili metallici, ma è sempre bilanciato dai colori e dalle texture più calde e accoglienti delle boiserie in legno, del cuoio dei divani e delle poltrone e dei tessuti pregiati che avvolgono la femminilità esuberante, ma sempre perfettamente contenuta, di Christina Hendricks, l’impeccabile office manager dell’agenzia pubblicitaria Sterling Cooper. D’altronde, l’Inland Steel, nato dall’ingegno del progettista di punta di SOM, Bruce Graham, era un progetto all’avanguardia che, nel Loop di Chicago, si è assicurato numerosi primati: primo edificio con parcheggio sotterraneo e primo grattacielo completamente climatizzato e con interni liberi da ogni elemento strutturale, grazie allo spostamento del gruppo scale e ascensori in un corpo separato. E poi, fatto molto importante per l’immagine patinata delle facciate, esibisce il courtain wall in acciaio perfettamente piano, senza scanalature o goffrature, per esaltare la perizia tecnica dell’azienda che dà il nome al grattacielo e che lì aveva la sede direzionale e amministrativa. L’affidamento del restauro allo studio che ha firmato il progetto originale è una garanzia, per la comprensione e per il rispetto dell’edificio. Un dettaglio curioso è che, secondo il New York Times, tra i proprietari del grattacielo figura anche Frank O. Gehry, che ne detiene una quota del 5%, e pare che sia stato proprio lui a consigliare e a insistere perché il progetto fosse affidato a SOM. E pare che anche lui parteciperà all’operazione di rilancio con un piccolo ma significativo intervento, il disegno del nuovo desk all’ingresso, nella lobby dominata da Radiant One, la scultura, naturalmente in acciaio, di Richard Lippold. Il recupero economico e funzionale della torre riguarda anche il regime energetico e perciò il progetto prevede l’inserimento, all’interno dell’involucro esistente, di una nuova struttura vetrata che, come una doppia parete, favorisce la circolazione dell’aria che smaltisce il surriscaldamento prodotto dall’esposizione solare, che è poi limitato anche da pannelli mobili a controllo elettronico. Inoltre, nel controsoffitto è stato inserito un sistema di condotti in cui scorre un flusso di acqua fredda che collabora al raffrescamento degli ambienti. Il complesso di questi interventi riduce del 75% gli impianti dell’aria condizionata e, rispetto a un edificio convenzionale, porta a una riduzione della bolletta energetica del 38%. Gli spazi di lavoro sono poi attrezzati col cosiddetto sistema dell’European Benching, cioè si punta al massimo della personalizzazione e ottimizzazione dei servizi e dei collegamenti per ogni singola postazione di lavoro. [gallery ids="25422,25424,25426,25428,25430,25432,254234,25436"]
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