A Trancoso, nel nord del Brasile, dinanzi allo straordinario panorama dell’Atlantico, una villa sperimenta la dissolvenza dell’architettura nello spazio naturale, diventando essa stessa macchia verde, tra luce, ombra e la voce costante delle onde

Ci sono limiti che suggeriscono aperture grandiose. Così ci sentiamo di fronte alla vastità dell’Oceano: il corpo si ferma alla riva, mentre la mente spazia fino a confondersi nell’elemento naturale. Trasfigurare questo duplice sentimento in architettura sembrerebbe impossibile se davanti a noi non avessimo le eloquenti immagini che ritraggono la villa a Trancoso disegnata dallo Studio mk27 di fronte allo scenario straordinario dell’Oceano Atlantico nel nord del Brasile.

Immersa nella macchia verde che introduce la bellissima spiaggia di Itaporoca, la casa si presenta come un’autentica sperimentazione sul dissolversi dell’architettura nel paesaggio naturale. Il programma funzionale è semplificato al massimo e la casa è spogliata di tutti i vani che non sono strettamente necessari (corridoi, atri, ingressi). Lo spazio chiuso si riduce così al minimo, fino a contemplare i soli ambienti basilari che vengono condensati in cinque volumi separati, cinque capsule di vita ognuna delle quali è dedicata essenzialmente a una sola funzione: una per la cucina, una per il pranzo, una per il living e la camera padronale e due per le altre stanze.

L’architettura abbandona qualsiasi riferimento alla machine à habiter di memoria modernista e si propone, invece, come una ‘macchina sensoriale’ dove la natura, la luce, le ombreggiature e la voce costante e infinita dell’oceano diventano i materiali fondamentali del progetto."

I volumi sono appoggiati su un allungato deck in legno di pianta rettangolare leggermente rialzato dal suolo e sono posti paralleli tra loro ma leggermente sfalsati. Al deck corrisponde perfettamente un soffitto in incannucciato appeso a 14 portali in legno lamellare. Il rigore e la logica della struttura di impronta modernista si confrontano con alcune importanti eccezioni, come le dodici aperture rettangolari che interrompono la continuità dell’incannucciato per permettere il passaggio di alberi posti all’interno dell’area del deck e l’entrata della luce diretta sia negli spazi pubblici che nei servizi privati delle camere. Questo contrasto tra razionalità e arbitrio riduce ancora di più lo scarto tra l’architettura e la natura.

La vita si svolge dentro i volumi e su questo deck che diventa il tessuto connettivo della casa, liberando i movimenti tra gli spazi. La presenza del soffitto in cannule rende questa situazione ambientale fortemente duttile, trasformando quello che altrimenti sarebbe stato un normale portico in una sorta di importante elemento emozionale che raccorda l’architettura con la natura. La luce filtra attraverso il soffitto generando suggestivi chiaroscuri che dialogano con l’ombra delle chiome dei numerosissimi alberi intorno alla casa, distribuiti su tutto il lotto fino alla spiaggia. Ovunque, stando negli spazi della proprietà, si vive immersi in un’atmosfera sospesa, con l’incannucciato e le foglie che frammentano i raggi del sole formando una poetica e costante doccia d’ombre durante tutta la giornata.

La casa si presenta come un’autentica sperimentazione sul dissolversi dell’architettura nel paesaggio naturale. Il programma funzionale è semplificato al massimo e la casa è spogliata di tutti i vani che non sono strettamente necessari (corridoi, atri, ingressi)."

La villa è immersa nella macchia verde, ma forse si farebbe meglio a dire che la casa è la macchia verde stessa. In questo senso diventa parte dell’abitazione anche la piscina, situata a poca distanza dalla struttura principale e vicina alla spiaggia. La vasca ha un profilo dalle linee curve che richiamano quelle della natura, mentre al suo interno è scandita dalle linee parallele di due sistemi opposti di gradini che partono da due anse e si muovono verso la parte centrale formando un vano di forma pressoché rettangolare. L’orientamento della piscina è ruotato longitudinalmente di 45 gradi rispetto alla struttura principale, introducendo un dialogo dinamico tra la vasca, la struttura stessa e la vicina spiaggia. La macchia verde nei pressi della piscina si apre a formare una suggestiva radura.

L’architettura abbandona qualsiasi riferimento alla machine à habiter di memoria modernista e si propone, invece, come una ‘macchina sensoriale’ dove la natura, la luce, le ombreggiature e la voce costante e infinita dell’oceano diventano i materiali fondamentali del progetto.

Progetto di Studio Mk27 - Architecture studio mk27 - Marcio Kogan, Marcio Tanaka and Beatriz Meyer - Interiors studio mk27 - Serge Cajfinger +  Diana Radomysler and Pedro Ribeiro

Foto di Fernando Guerra