Di Maddalena Padovani

Quello di Diego Grandi per il movimento e il nomadismoè sempre stato un ‘pallino’ perseguito in tanti suoi progetti. Basti pensare al cuscino Monday’s ideato per Skitsch nel 2009, che all’occorrenza si apre e diventa sacco a pelo, trapunta, letto di fortuna per le situazioni più varie. Oppure alla Rimini chair per Casamania del 2011, che trasforma una semplice struttura metallica e un telo in una sorta di installazione per sedersi all’aria aperta.

Entrambi oggetti pensati per uscire dai confini della casa e reinterpretare il tradizionale significato dell’elemento d’arredo in funzione di uno stile di vita dinamico e anticonformista. Dalla stessa visione nasce Closer, il soffione presentato lo scorso aprile da Zucchetti che propone una rilettura creativa e funzionale della colonna doccia. Complici anche le origini riminesi di Diego, che, avendolo portato a toccare con mano i problemi di spazio delle tipiche pensioni romagnole, lo hanno condotto a una riflessione progettuale sull’ambiente bagno.

“La maggior parte di questi locali” ricorda il designer “sono così piccoli da non consentire il posizionamento di una cabina doccia. In molti casi, il soffione viene posto al centro del soffitto, così che tutto il bagno diventi la stanza umida dove le varie operazioni di cura e pulizia personale avvengano senza soluzioni di continuità. Ecco, questo è un concetto che mi è sempre piaciuto e a cui ho fatto riferimento nel progetto di Closer”.

Il principio è tanto semplice quanto innovativo: perché normalmente siamo costretti ad adattarci, spostarci e piegarci in base alla posizione dei rubinetti e non è l’acqua che segue i nostri movimenti e le nostre quotidiane abluzioni? Nasce così l’idea di Diego Grandi di realizzare un dispositivo per la doccia che anziché essere fisso e rigido fosse mobile, estensibile e regolabile. Per dare forma all’idea, Diego ricorre a quelli che per lui sono degli archetipi di funzionalità, leggerezza e poesia: gli arredi in tubolare metallico di Marcel Breuer degli anni ’20, ma anche le lampade snodabili di Le Corbusier e Charlotte Perriand. Il riferimento a quest’ultime diventa così esplicito e diretto da innescare nel progetto un ulteriore elemento: quello dello spiazzamento e dell’ironia, che introdotto nell’austero mondo del bagno diventa un ulteriore argomento di innovazione di cui Zucchetti si fa partecipe con grande spirito di sperimentazione.

“Closer” commenta Grandi “è un prodotto dal design volutamente essenziale che in realtà racchiude caratteristiche ad alto contenuto tecnologico. Si basa su un gioco di equilibri diversie complessi regolati dal contrappeso cilindrico e da tre snodi, ciascuno dotato di un ampio raggio di movimento multidirezionale, che hanno richiesto un lungo lavoro di ingegnerizzazione. Il risultato è che il getto dell’acqua ruota, si alza, si abbassa, si sposta a destra e a sinistra. Segue la posizione e le esigenze di chi vuol fare la doccia, ma diventa funzionale anche in altre situazioni, per esempio quelle di chi si fa la barba davanti a uno specchio. Idealmente potrebbe prestarsi anche al lavaggio della testa sopra un lavabo”.

Al momento Closer è previsto in più varianti cromatiche e materiche ma sempre nella versione a parete. Il sogno di Diego è quello di arrivare, un giorno, alla soluzione a soffitto “in modo che tutto l’ambiente bagno, e non solo una porzione, diventi ‘il luogo dell’acqua’”.

 

Maddalena Padovani

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Prodotto da Zucchetti, Closer è un soffione doccia regolabile ed estensibile che richiama l’estetica di una lampada. La struttura è provvista di tre snodi e di un contrappeso cilindrico che garantisce la stabilità a qualsiasi configurazione spaziale.
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Closer è oggi disponibile nelle versioni nera e cromo, ma in futuro potrebbero essere realizzate anche delle varianti colorate.