Pannelli e tessere di varie tonalità trasformano le monotone facciate dell’edilizia prefabbricata in uno scenario di accenti squillanti e tenui sfumature. L’accurata composizione dei diversi toni e ritmi guida la percezione delle grandi corti e le organizza in parti ben distinte e immediatamente riconoscibili

Il contributo di un architetto e designer italiano porta un prezioso valore aggiunto, in termini di qualità architettonica e ambientale, in un nuovo progetto a Mosca. A Dmitrovskoe Shosse, circa trenta chilometri a nord del centro della città, il gruppo di imprese Mosproekt-3 ha appena realizzato, insieme a Iosa Ghini Associati, un grande complesso residenziale: quarantasette edifici raccolti attorno a due grandi corti comuni di 10.000 metri quadrati.

La tecnologia è quella tipica dell’edilizia sociale, con costruzione in pannelli prefabbricati, ma l’utenza è un po’ diversa. Come spiega Massimo Iosa Ghini, “c’era la necessità di edificare un complesso architettonico a costi molto contenuti ma che, al tempo stesso, potesse essere appetibile per un pubblico sofisticato: docenti e ricercatori, e in parte anche studenti, che gravitano attorno al vicino centro di ricerca di Science City (National Research University)”.


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Iosa Ghini Associati ha sedi a Bologna e a Milano, dove lavorano architetti, ingegneri e designer di varie nazionalità. Fondata nel 1990, ha acquisito competenza nello sviluppo di progetti per grandi gruppi e developer che operano internazionalmente. L’evoluzione professionale della società matura nella progettazione di spazi architettonici commerciali e museali, progettazioni aree e strutture dedicate al trasporto pubblico, nonché nel design di catene di negozi realizzate in tutto il mondo.

Perciò lo studio italiano è stato chiamato ad affiancare i progettisti per aggiungere qualità, per contrastare la monotonia di un’architettura a corto di immaginazione. Al fine di rendere questi luoghi a misura d’uomo. L’idea di Iosa Ghini è semplice: non potendo trasformare il progetto architettonico si può però cambiarne la faccia, l’aspetto, usando quello che è tradizionalmente uno degli elementi a più alto rendimento economico ed estetico: il colore.

Le grandi facciate continue, una muraglia compatta di oltre sedici piani, sono interpretate come una specie di tavolozza elettronica dove le pennellate si trasformano in pixel dalle tonalità smaglianti, tradotti poi in piastrelle prodotte da Kerama, azienda russa del gruppo Marazzi.

 

Nel primo lotto, circa 1480 appartamenti realizzati tra il 2015 e il 2017, il colore utilizza come supporto il Kabanchik, il rivestimento tipico della prefabbricazione sovietica, e l’effetto è definito dalla dimensione della piastrella, 10 x 30 cm, e dalla lavorazione integralmente prefabbricata, che consiglia una disposizione semplice, per grandi campiture a forti contrasti, fondi neri e bianchi e ampie tassellature in arancione, rosso, azzurro.

Nel secondo lotto, 1810 appartamenti, il progetto diventa più complesso perché, racconta Iosa Ghini, “abbiamo utilizzato una tecnologia più aggiornata, cioè pannelli in fibrocemento colorato in pasta, di 150 cm di altezza per una larghezza variabile che può raggiungere i 120 cm, con cui abbiamo potuto sperimentare accostamenti più articolati, con più sfumature e delicate variazioni”.

Il progetto continua con il design degli spazi comuni al centro delle corti: “Per incrementare le visibilità di queste isole residenziali”, aggiunge Iosa Ghini, “abbiamo disegnato delle aree di sosta e di gioco, di servizio collettivo e per il tempo libero, che si integrano, funzionalmente e cromaticamente, con le abitazioni”.

Il marchio distintivo di quella sterminata periferia è rappresentato, ancora oggi, dal sistema di costruzione in pannelli prefabbricati e dall’aggregazione di edifici attorno a corti di grandi dimensioni.

Le qualità si trovano soprattutto nell’ampiezza degli spazi aperti e, talvolta, nelle attrezzature comuni al centro delle corti, mentre risulta ormai poco accettabile l’effetto di monotonia e di spersonalizzazione prodotto da facciate interminabili e da corti, slarghi e strade che si ripetono sempre uguali e che rendono difficile trovare elementi di riconoscibilità e di affezione.

C’era la necessità di edificare un complesso architettonico a costi molto contenuti ma che, al tempo stesso, potesse essere appetibile per un pubblico sofisticato: docenti e ricercatori, e in parte anche studenti, che gravitano attorno al vicino centro di ricerca di Science City (National Research University)."

Tecnologia costruttiva russa e design italiano, messi insieme, possono essere una combinazione vincente in grado di conciliare grandi numeri e qualità, efficienza produttiva e attenzione per la componente sensoriale ed emozionale dell’ambiente costruito.

Progetto di Iosa Ghini Associati - Foto courtesy Mosproekt-3