Progetto di Alessio Princic/Architetti Princic and partners
Foto di Miran Kambic
Testo di Antonella Boisi

“Il primo incontro con Michele e Arianna Gervasoni è stato frutto di una circostanza fortuita. Un passaparola. Avevo progettato un appartamento al Golf Club di Lignano che contemplava un arredo composto da prodotti della collezione Inout di Gervasoni. I tecnici che si erano occupati del montaggio, nel loro report, avevano elogiato questo lavoro come fresco, nuovo, preciso. Questi commenti positivi avevano incuriosito la signora Gervasoni tanto da convincerla a contattarmi e a chiedermi un cd delle mie realizzazioni. Mesi dopo ci siamo incontrati ed è iniziata l’avventura della casa” spiega Alessio Princic, l’architetto che ha curato il progetto di ristrutturazione della loro abitazione: un duplex di 170 mq con il privilegio di ampie terrazze su entrambi i livelli, generoso e luminoso, situato all’interno di un piccolo building di famiglia (vi abitano, in unità distinte, genitori e fratelli) a Udine, circondato dal verde ma poco distante dal centro.

“Avevamo pensato, nella fase iniziale, ” riconoscono Arianna e Michele “di affidare l’intervento all’architetto e designer Paola Navone, art director della Gervasoni. “In seguito abbiamo preferito, in accordo con lei, incaricare per il progetto un architetto di Udine che potesse seguire più da vicino l’andamento dei lavori e la selezione dei vari fornitori”. La scelta è caduta su Alessio Princic che, “sloveno in Italia e italiano in Slovenia” come si definisce, ragazzo di bottega nella fabbrica di mobili del padre, università a Lubiana, training con Federico Marconi (allievo di Alvar Aalto) e con Gino Valle a Udine, oggi libero professionista e docente all’Università di Architettura di Maribor, ha potuto esprimere liberamente la sua personale interpretazione sui temi della luce e dei materiali intesi come vibranti texture tattili, i due parametri di riferimento privilegiati del progetto.

“Ho avuto carta bianca. L’unica richiesta dei committenti, e soprattutto di Michele, è stata quella di non creare l’atmosfera di uno showroom a casa. Pertanto ho selezionato solo l’essenziale, i fondamentali, dalle collezioni di arredi Gervasoni e ho giocato con le suggestioni di una matericità creativa, declinata in un involucro bicromatico, bianco e grigio-scuro, volutamente epurato e abbassato di toni, per rendere compiuta l’idea di un flexible nest rilassante e aperto agli amici”.

Un vestito su misura, pubblico e privato. Sul piano compositivo, l’intento di ottenere la massima apertura spaziale delle zone living e la costruzione di un ‘nido nel nido’ al piano superiore, dove si trova la zona notte, ha trovato nel corpo-scala, nodo distributivo e di collegamento tra i due livelli “un taglio geometrico e monolitico” e nel pilastro portante avvolto dalla sofisticata partizione in cui si innesta l’elemento del camino, le due linee-guida che orientano ogni percorso interno nel prosieguo di scorci e visuali verso l’esterno, quest’ultimo filtrato da grandiosi infissi in legno Douglas spazzolato e tinto grigio scuro.

La definizione di un emotional planning si è poi tradotta in un lungo e paziente lavoro certosino di matrice artigianale, svolto in sintonia con un team già collaudato di falegnami, fabbri, imbianchini. “Basti pensare” ricorda l’architetto “che per il pavimento, fatto di resina in pasta mixata con pigmenti naturali, sono state eseguite oltre venti campionature che garantissero l’effetto del bianco desiderato. Ovunque la medesima tonalità, ma impermeabilizzata nei bagni, cristallizzata negli altri ambienti”.

Arianna Gervasoni ha curato personalmente tutte le scelte dei tessuti individuati nelle collezioni speciali di Pierre Frey e di Jim Thompson. La luminosità dell’involucro è stata poi enfatizzata, al piano superiore, decorando il soffitto con le lastre di lava smaltata realizzate per i tavoli Inout di Gervasoni, che disegnano una superficie di forte irregolarità e senza peso, cangiante e mutevole durante le diverse ore della giornata, in uno straordinario puzzle di luci e di ombre. Tutte le pareti, compresi i mobili fissi integrati, e il ‘cielo’ dell’area d’ingresso, sono state invece rivestite in un tessuto di fibra di vetro, per garantire durabilità delle superfici, poi tinto con un particolare colore elastico che mantiene nel tempo una sua morbidezza al tatto.

Lo stesso materiale texturizzato è stato scelto per le superfici scorrevoli in legno, che aprono o chiudono parzialmente o del tutto, secondo necessità, sia lo spazio cucina che quello notte; come soglie dinamiche “un segno del progetto, ma anche un gioco nella grande vela che racchiude la ‘casa nella casa’ della camera da letto”. La fruibilità flessibile degli ambienti e degli arredi è stata un altro parametro di riferimento significativo, continua Princic “tant’è che anche i minimali divani-sommier  – su disegno -che riempiono la parte del living dedicata alla zona TV sono stati dotati di agevoli ruote”.

Un accento nomade che si affianca alla reinterpretazione in chiave metropolitana di memorie indiane e a riflessioni calde nella declinazione della texture in battuto di alluminio immerso in bagno d’argento che veste la quinta con il camino. La cucina, intesa come prolungamento ideale dell’area-pranzo-living, è stata invece realizzata in lamiera zincata, un materiale che si ossida e si modifica nel tempo; di lunga tradizione, “ricopriva i banconi e i tavoli dei bar, ma è a tutt’oggi molto adottato negli interni parigini, perché anche vissuto non perde mai la sua identità povera ma eterna”.

Piani inox, isola centrale e ante a scomparsa, nella fattispecie la cucina di casa resta tutta da scoprire, nella sua anima nobile, all’interno foderato in noce, o nel dettaglio ready-made delle maniglie che altro non sono che “cavetti di biciclette riconvertiti a nuovo uso”. Di ferro sono anche i piani pensati per accompagnare i mobili contenitori fissi che corrono ininterrotti sotto le finestre, mix di ferro nero e legno decappato tinto scuro. Ed è proprio la somma di tanti dettagli che restituisce la preziosità di questo intervento che rivela una cura sartoriale e una matericità innovativa in ogni elemento in gioco. Le medesime cifre che informano, in termini di tensione elettiva, i migliori progetti di design targati Gervasoni.

 

Antonella Boisi

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Il corpo-scale, a ridosso dell’area d’ingresso e living, che collega i due livelli dell’abitazione. Un volume dal taglio geometrico e monolitico che ingloba, come un macro-arredo, armadiature rivestite in tessuto di fibra di vetro, tinto grigio e di tattilità morbida, con interni in noce canaletto. Filo conduttore, la resina in pasta con pigmenti naturali del pavimento che ritorna sui gradini costruiti in acciaio nero da 8 mm. In primo piano, il setto che integra il camino e funge altresì da elemento ordinatore dei percorsi, finito con una texture in battuto di alluminio immerso in un bagno d’argento.
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Nel living, agli arredi di Gervasoni (quali il divano Nuvola, le poltroncine 08 e il tavolino 46 della collezione Gray, le sedie Allu 223 e i tavolini della collezione LOG, tutto design Paola Navone) si affianca il tavolo Tulip progettato da Eero Saarinen agli inizi degli anni Quaranta per Knoll International. Lampada da terra Arco di Achille e Pier Giacomo Castiglioni per Flos (1962). In fondo, la zona relax addossata alla libreria in muratura, finita come le pareti.
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La cucina, su disegno di Princic, in lamiera zincata con piano inox, isola centrale e ante a scomparsa, può diventare un ambiente chiuso, semi-aperto o aperto grazie al sistema di porte scorrevoli in legno rivestite in fibra di vetro e colore elastico che la delimitano rispetto al living. Serramenti in legno Douglas spazzolato e tinto grigio scuro.
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La camera da letto padronale al piano superiore, risolta con un materasso appoggiato su un’essenziale base in legno rivestita dello stesso materiale del pavimento (come la testata), diventa un romantico ‘nido nel nido’ grazie all’involucro composto di pareti scorrevoli e dalla grande vela che la racchiude: si può aprire completamente, in modo parziale o chiudere secondo desiderata. Si nota il soffitto rivestito in piastrelle di lava smaltata bianca di Made a mano che ha realizzato per i tavoli Inout di Gervasoni che configura una superficie irregolare, senza peso e cangiante nello straordinario gioco di ombre e di luci prodotte dall’ambiente comunicante, tramite ampie finestre, con la terrazza. Lampada Parentesi di Achille Castiglioni e Pio Manzù per Flos (1971).