Il Marconi Express è il nuovo people mover di Bologna che collega su una distanza di cinque chilometri l’aeroporto alla stazione ferroviaria, sviluppandosi in modo armonico e sostenibile tra città e campagna. Un’infrastruttura pensata anche come contributo compositivo alla formazione della nuova immagine del paesaggio urbano

La nuova monorotaia per il trasporto di persone che collegherà l’aeroporto di Bologna con la stazione ferroviaria appare subito come un sistema innovativo sia dal punto di vista tecnologico, sia nelle sue caratteristiche architettoniche studiate con attenzione per l’inserimento nel paesaggio urbano ed extraurbano.

Il Marconi Express è il primo people mover di questo genere in Italia; un sistema di trasporto su ruote di gomma (che riducono notevolmente l’impatto acustico), alimentato elettricamente e totalmente automatico, privo di conducente a bordo. In soli sette minuti i tre vagoni in grado di accogliere ciascuno circa cinquanta persone copriranno la distanza tra aeroporto e stazione scavalcando il tessuto della città, i prati della campagna e l’autostrada con un ponte di novantacinque metri di luce che, come un nastro metallico sospeso, esibisce una linea elegante e leggera.

Massimo Iosa Ghini
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Iosa Ghini Associati ha sedi a Bologna e a Milano, dove lavorano architetti, ingegneri e designer di varie nazionalità. Fondata nel 1990, ha acquisito competenza nello sviluppo di progetti per grandi gruppi e developer che operano internazionalmente. L’evoluzione professionale della società matura nella progettazione di spazi architettonici commerciali e museali, progettazioni di aree e strutture dedicate al trasporto pubblico, nonché nel design di catene di negozi realizzate in tutto il mondo.

La sua figura unisce esigenze costruttive e tecnologiche a valori compositivi, in una sintesi coerente che caratterizza il progetto nel suo insieme. Il particolare disegno dei piloni di sostegno e il nastro continuo metallico della monorotaia si integrano in modo armonico accostando due materiali distinti. I 125 piloni in cemento armato faccia a vista culminano con un elemento plastico di altezza variabile da 5,2 a 18 metri, che si apre a calice richiamando lo sviluppo degli archi dei portici della città.

L’acciaio verniciato di bianco del nastro presenta anch’esso una forma scultorea, una sorta di contenitore architettonico asimmetrico che mostra il suo scheletro strutturale modulare all’interno del rivestimento in rete metallica stirata che produce un effetto di trasparenza. Se da un lato la lamiera stirata sale in verticale sino a raggiungere la quota di scorrimento dei vagoni, corrispondente all’altezza della trave centrale, dal lato opposto la struttura, prima di salire, si estende verso l’esterno per contenere il camminamento in grigliato continuo che garantisce una banchina di sicurezza lungo l’intero percorso e per integrare, come elementi costruttivi parte del disegno e non ‘applicati’, la serie di pannelli solari in grado di produrre il 35% dell’energia necessaria al funzionamento del people mover.

Un’autoproduzione energetica che genera un impatto ambientale positivo pari a 300 tonnellate di CO2 in meno e 14.000 alberi in più. Il nastro sospeso, progettato da Iosa Ghini Associati, corre così disegnando una linea armonica, con raggi di curvatura che, anche se dettati da esigenze di percorso e di ottimizzazione dell’irradiamento solare lungo il lato interessato dai pannelli fotovoltaici, ne enfatizzano il valore plastico e compositivo e la cura nell’inserimento nel paesaggio. Tra le due fermate di testa è stata prevista una stazione in posizione baricentrica.

La stazione Lazzaretto è sostenuta da una serie di pilastri accoppiati della stessa dimensione e forma di quelli di sostegno del percorso di scorrimento, senza così introdurre ulteriori elementi che sarebbero apparsi distonici. Nella stazione il tracciato si sdoppia consentendo il passaggio di due convogli diretti in direzione opposta.

Il doppio binario e le fermate sono contenuti sotto una falda asimmetrica, disegnata da un’unica trave di acciaio, ripetuta in serie parallela, chiamata a formare tettoia e pareti laterali. Il disegno della copertura risponde all’esigenza del montaggio a massimo rendimento dei pannelli solari sul lato sud-ovest. In questo caso l’impiego delle lamiere stirate, oltre a richiamare immediatamente l’immagine del viadotto, permette una buona circolazione dell’aria e una schermatura della luce solare con risparmi in termini di ventilazione.

“Il progetto si sviluppa con l’idea di integrazione con le campagne bolognesi che circondano la città”, affermano i progettisti, “interpretando in chiave moderna i modelli tradizionali dell’edilizia rurale di pianura. Gli elementi architettonici che costituiscono la passerella, il ponte e le fermate sono stati studiati considerando i fattori ambientali che caratterizzanti il contesto”, come per esempio il ponte che scavalca l’autostrada, dove “gli elementi strutturali che lo compongono hanno forme naturali e semplici, che richiamano nel disegno l’inclinazione dell’architettura turrita della città di Bologna”.

Il progetto si sviluppa con l’idea di integrazione con le campagne bolognesi che circondano la città, interpretando in chiave moderna i modelli tradizionali dell’edilizia rurale di pianura."

L’intero progetto unisce l’attenzione per l’ambiente e la cura nell’impiego delle risorse energetiche alle scelte architettoniche complessive, dalla selezione dei materiali e delle finiture a quella del disegno finale dei manufatti strutturali. Unisce inoltre architettura e design, in un segno paesaggistico sospeso, mai mimetico, in grado di sottolineare la sua contemporaneità e di rapportarsi, per significato e funzione, all’intera area metropolitana bolognese e al più vasto sistema regionale.

In un’ottica di ammodernamento del territorio e delle sue offerte di trasporto pubblico, che ribadisce il ruolo di Bologna come nodo nevralgico della mobilità nazionale.

Progetto di Iosa Ghini Associati - Massimo Iosa Ghini, Davide Seu
Foto courtesy Iosa Ghini Associati