Affacciato sul mare di Jaffa, immerso nella luce mediterranea di Tel Aviv, l’appartamento trova la sua emozione domestica nell’incontro e nella convivenza pacifica tra le antiche mura e gli inserti leggeri di uno stile contemporaneo cosmopolita e metropolitano

La storia si tocca con mano, ed entra a far parte del paesaggio domestico, quando si sceglie di costruire e abitare nel quartiere dell’antico porto di Giaffa, a Tel Aviv, dentro strutture vecchie di trecento anni e modellate con tecniche e materiali radicati nella tradizione dell’architettura ottomana. Ritornano a nuova vita le antiche mura, grazie a un progetto attento che comprende, conserva e trasforma allo stesso tempo; che apre gli spazi alla luce e alla vista del mare e, verso l’interno, converge nell’intimità di un patio, il soggiorno all’aperto, il migliore completamento, da sempre, della casa mediterranea.


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Pitsou Kedem Architects Studio apre nel 2000 ed oggi è composto da 11 architetti. Lo studio progetta e pianifica numerosi progetti in Israele e ultimamente anche in Europa. Pitsou Kedem ha fondato lo studio con base a Tel-Aviv dopo aver terminato gli studi presso la Architectural Association School of Architecture (AA). Il linguaggio e la progettualità dello studio si fondano sullo stile modernista e il lavoro comprende i valori, i principi, le filosofie progettuali del Modernismo. La costante ricerca della semplicità genera architetture sofisticate e precise determinandone l'unicità. La maggior parte dei progetti dello studio è caratterizzata da semplici forme geometriche, rettangolari e ricorrenti, che conferiscono un aspetto preciso e interconnesso alla struttura e ai suoi spazi. Negli ultimi anni, lo studio è alla ricerca di nuovi materiali, per un approccio più fresco e per esplorare nuovi territori.

Volte e archi si susseguono e si accavallano, poggiati su mura massicce, in una architettura densa e frammentata; il progetto, di stile minimale, introduce elementi di fluidità che favoriscono la transizione e la connessione tra gli ambienti. Per Pitsou Kedem, architetto israeliano molto attivo nel campo dell’architettura residenziale e commerciale, la sfida sta nel confrontarsi con immagini, materiali, misure e dimensioni non certo coerenti con gli usi, le abitudini e il comfort moderni.

La scelta di Kedem è stata di ridurre la struttura esistente all’essenziale, di metterla a nudo, togliendo ogni rivestimento dalle antiche mura, con il risultato di enfatizzare l’esibizione dei grossi conci di pietra, più o meno rudemente sbozzati e accostati, volti a formare un rustico continuo che si modella plasticamente. È un’azione di disvelamento che trasforma il complicato sistema dei soffitti in un paesaggio aereo, in una calotta uniforme ma spezzata, rocciosa e multiforme, articolata in frammenti architettonici che, spesso, assumono aspetti bizzosi e incomprensibili. Ogni camera, ogni angolo, ogni passaggio diventa un brano spaziale scavato in una unica materia omogenea, dalla stereometria spettacolare e imprevedibile.

Kedem ha voluto contrapporre, a questo paesaggio murario così aspro e discontinuo, uno spazio fluido, che scorre da un ambiente all’altro con facilità, valorizzando al massimo le misure, abbastanza contenute, imposte dalla struttura ottomana. La scelta è non mimetica, non c’è imitazione dell’antico ma piuttosto l’invenzione di forme, profili, piani e angoli tesi a guidare lo sguardo attraverso traiettorie spezzate che ricavano gli ambienti e i collegamenti necessari. E quindi, al di sotto di questo cielo di pietra, così rustico e pesante, l’architetto sviluppa una topografia che ha il carattere opposto, fatta di spazi luminosi sospesi sulla superficie immateriale del pavimento, una gettata continua di cemento lucido e riflettente.

Nel contrasto tra antico e moderno, emergono elementi architettonici decontestualizzati; nel soggiorno, l’effetto sorpresa è nell’incrocio inusitato tra due pareti voltate che si uniscono in una forma irregolare e poi nell’apertura di una ampia finestra a forma di vela, ritagliata in una frazione di arco interrotto da un perentorio muro in blocchi di pietra che, probabilmente, è un’interferenza sopraggiunta in un tempo ormai lontano.

Il concetto di base è tessere un legame tra l’architettura ottomana e il nostro approccio, che è prettamente contemporaneo, e trovare una connessione tra le tecniche costruttive tradizionali e le tecnologie innovative di oggi."

Nell’ingresso alla camera matrimoniale, invece, un arco a sesto acuto si sfrangia in un capitello che forma un ricciolo asimmetrico, mentre sopra il letto le volte, che qui sono intonacate, sovrappongono frammenti di geometrie contrastanti. Alle spalle della cucina i vecchi muri dispiegano un vero e proprio repertorio di archi, finestre, nicchie e pareti voltate, tutte rigorosamente diverse e disallineate. È un’anarchia, antica e spettacolare, probabilmente prodotta da una stratificazione secolare di interventi e di modifiche scaglionate in epoche diverse e provocate da usi e necessità mutevoli.

“Il concetto di base”, spiega Kedem, “è tessere un legame tra l’architettura ottomana e il nostro approccio, che è prettamente contemporaneo, e trovare una connessione tra le tecniche costruttive tradizionali e le tecnologie innovative di oggi”. Un proposito che, per esempio, si concretizza nell’inserimento, “nelle originarie aperture ad arco, di porte vetrate, con infissi in bronzo brunito, che ruotano attorno un pivot posto in posizione centrale o laterale”.

In questo modo, le porte senza cardini esaltano la contiguità, ma anche la differenza, tra due mondi, l’antico e il contemporaneo, che si sfiorano senza toccarsi. Le ampie porte vetrate sottolineano le geometrie irregolari degli archi e guidano lo scambio tra gli interni e il patio, che divide e collega gli ambienti dell’appartamento: da una parte, il soggiorno, la camera matrimoniale, la cucina con la sala da pranzo; dall’altra, al di là del patio, due camere da letto con bagno.

Il gesto progettuale più importante è rappresentato da un carter metallico che, dinamicamente, viaggiando attraverso i muri di pietra, contiene tutta l’impiantistica elettrica, l’aria condizionata e nicchie che servono da ripostigli."

Ed è il problema principale, quello di inserire la tecnologia per un comfort contemporaneo in una struttura così antica, che genera la soluzione più radicale. Secondo l’architetto, “il gesto progettuale più importante è rappresentato da un carter metallico che, dinamicamente, viaggiando attraverso i muri di pietra, contiene tutta l’impiantistica elettrica, l’aria condizionata e nicchie che servono da ripostigli. In certi punti”, continua, “il carter si integra con elementi in legno come le porte, la testiera del letto o i parapetti”.

Quindi, l’identità dell’appartamento si compone attraverso l’integrazione di due layer separati dove il nuovo non tocca mai, almeno in apparenza, le vecchie mura secolari e sovrappone all’antico un’altra architettura completamente diversa, tecnologica e dinamica, che, in modo elegante e anche molto funzionale, racchiude tutti gli impianti, una fodera che attrezza lo spazio da vivere e proietta la casa ottomana in una dimensione contemporanea.

Progetto di Pitsou Kedem Architects - Design Avital Shenhav, Pitsou Kedem architect in charge Avital Shenhav - lighting design Orly Avron Alkabes - Foto di Amit Geron