A Tel Aviv, una penthouse organizzata intorno a un patio vive una relazione osmotica con il paesaggio, introiettato anche con sapienti layer architettonici

Pitsou Kedem è un architetto israeliano di base a Tel Aviv che abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare nei progetti residenziali, e non solo per il rigore dell’approccio e la passione per il made in Italy. Che si tratti di intervenire in un contesto storico della città israeliana, confrontandosi con un preesistente impegnativo (vedi Interni 697, dicembre 2019), oppure di costruire ex novo in campagna (vedi Interni 695, ottobre 2019), Kedem riesce infatti sempre a regalarci case cariche di emozioni. Più che mai significative oggi, in un periodo di incertezze e crisi planetarie, dove la bellezza dell’architettura diventa elemento di conforto e la casa stessa un rifugio-abbraccio-riparo dalle fragilità del mondo esterno.


Pitsou Kedem
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Pitsou Kedem Architects Studio apre nel 2000 ed oggi è composto da 11 architetti. Lo studio progetta e pianifica numerosi progetti in Israele e ultimamente anche in Europa. Pitsou Kedem ha fondato lo studio con base a Tel-Aviv dopo aver terminato gli studi presso la Architectural Association School of Architecture (AA). Il linguaggio e la progettualità dello studio si fondano sullo stile modernista e il lavoro comprende i valori, i principi, le filosofie progettuali del Modernismo. La costante ricerca della semplicità genera architetture sofisticate e precise determinandone l'unicità. La maggior parte dei progetti dello studio è caratterizzata da semplici forme geometriche, rettangolari e ricorrenti, che conferiscono un aspetto preciso e interconnesso alla struttura e ai suoi spazi. Negli ultimi anni, lo studio è alla ricerca di nuovi materiali, per un approccio più fresco e per esplorare nuovi territori.

Tel Aviv vista dall'alto, poi, non è data a molti, soprattutto da questa generosa penthouse agli ultimi piani di una torre di recente costruzione, che elegge il panorama esterno come vera scena dei suoi 320 metri quadrati al piano, ai quali se ne sommano altri 150 sul roof-top, imbrigliati in una forma planimetrica curva. Questo interno sembra galleggiare sospeso tra il patio centrale intorno al quale si organizza, la luce che inonda di riflessi dorati gli ambienti e le viste spettacolari sul mare sottostante. Il suo segreto sono i sapienti tagli in orizzontale e verticale della scatola volumetrica, resa oggetto prima di una scomposizione plastica e poi di un innesto di progressivi layer che sfumano i confini tra dentro e fuori con il moltiplicarsi di trasparenze, permeabilità e ponderati effetti sorpresa.

La prima, inattesa, si riconduce proprio all'ingresso principale dell’appartamento veicolato da un corpo a patio che, aperto al cielo e agli agenti atmosferici e delimitato da pareti vetrate a tutta altezza, forma un cuscinetto tra l’esterno e l’interno, fungendo anche da snodo tra le diverse ali dell’abitazione e da passaggio perpendicolare a un secondo patio ricavato al piano superiore della copertura. Da questo luogo fortemente caratterizzato, manifesto ideale di una casa mediterranea che è un costante paradigma di riferimento nella poetica di Kedem, si accede direttamente allo spazio del soggiorno, un ambiente unico con la cucina e la zona pranzo organizzate sui lati, che, sul lato opposto, beneficia di una vista totale sul mare e sul cielo, grazie a una sequenza di finestre rettangolari che si estendono per tutta la lunghezza perimetrale di facciata, ritmate da una raggiera di nervature interne.

Il cuore nevralgico dell'intervento è infatti tutto racchiuso in una porzione che fa da filtro tra esterno e interno, dove si àncora anche la scultorea scala a chiocciola, bianca e iridescente, visibile da ogni angolo, che conduce al piano superiore."

Queste ultime sono state rivestite con vetri a specchio, che attivano altre progressive profondità di campo, prospettive lunghe e cannocchiali visivi. “Guidano lo sguardo, come dei miraggi”, spiega Kedem, “perché, camminando lungo la promenade delle finestre, si offrono infiniti squarci e visuali del paesaggio esterno e, poiché il mare si trova a ovest e il suo riflesso a est, sembra quasi di vivere sospesi tra due mari”. Il cuore pubblico della casa, il living, nella vertigine dei suoi 4,5 metri di altezza, risulta racchiuso tra due spesse mura, che ancorano lo spazio e le sue funzioni in un continuum fluido, dove la grammatica calligrafica delle partizioni verticali, nella loro varietà di texture materico-cromatiche e tattili, definisce la metrica e il tono ogni volta differente delle zone.

Concepite come quinte che integrano arredi fissi e soglie dinamiche, queste superfici esprimono infatti un’energia assertiva e risoluta che si polarizza sull’equilibrio con il côté più femminile delle curve sinuose degli arredi mobili. La parete dedicata alla cucina è un puzzle di linee rietveldiane, una serie di tessere irregolari di acciaio, pannelli impiallacciati o di Corten, che celano spazi contenitori, oggetti ed elettrodomestici, evocando un’ideale proiezione urbana della silhouette dei tetti dell’intorno riflessa dalle finestre. Davanti a questa parete, il parallelepipedo a isola più basso riservato alla preparazione del cibo assume l'immagine asciutta e rigorosa di un monolite in acciaio inossidabile lungo quasi sei metri.

Dall’altro capo dell’open space si materializza invece la parete-boiserie, che costituisce il fondale della sala da pranzo e della sua ‘macchina luminosa’. Da qui cambia il passo e la dimensione estroversa dello spazio comune lascia il posto a gradazioni più introflesse nella circolazione e comunicazione tra le parti. Attraverso una porta a filo integrata nella boiserie si accede allo studio-biblioteca, lo spazio tana da cui si raggiunge la master suite, la zona più intima della casa. Oltre una seconda porta innestata sempre nel fondale ligneo della zona pranzo, si articolano poi, celati alla vista sul retro, gli ambienti di servizio, i bagni nonché il corridoio distributivo collegato a un ingresso secondario, che si ricongiunge nel percorso al patio d’ingresso principale.

Camminando lungo la promenade delle finestre, si offrono infiniti squarci e visuali del paesaggio esterno e, poiché il mare si trova a ovest e il suo riflesso a est, sembra quasi di vivere sospesi tra due mari."

Il cuore nevralgico dell'intervento è infatti tutto racchiuso in questa porzione che fa da filtro tra esterno e interno, dove si àncora anche la scultorea scala a chiocciola, bianca e iridescente, visibile da ogni angolo, che conduce al piano superiore, alla copertura duplex, pensata come esclusivo regno del convivio, del relax e del benessere psico-fisico. Qui il dinamico ritmo spaziale del progetto declina una griglia geometrica differente che a un’estremità mette in scena l'isola di una seconda cucina e del pranzo intorno a un tavolo in pietra lavica realizzato ad hoc da un designer scultore, dall’altra sviluppa l'arcipelago riservato allo specchio d'acqua della piscina e alla terrazza-solarium che si svelano solo a una quota sopraelevata, dopo aver attraversato un percorso a gradini delimitato da succulente piante grasse.

Il rivestimento in pietra adottato uniformemente per la pavimentazione interna ed esterna della casa ne sottolinea l'unitarietà visiva, e diventa la costante che si spinge fino al fondale della vasca natatoria. Ciò che spezza il gioco è l'ultima finestra specchio, sulla parete di fondo in cemento bianco dello spazio piscina: l'ennesimo miraggio del paesaggio urbano e del suo mare infinito introiettati nel palcoscenico domestico.

Progetto Pitsou Kedem Architects - Design team Irene Goldberg, Shirley Marco e Pitsou Kedem Lead architect Shirley Marco - foto Amit Geron