Alessandro Calligaris, presidente di Calligaris, ripercorre le tappe salienti, le scelte e le strategie che hanno portato alla creazione di un grande marchio internazionale.

Quasi cent’anni di storia e un elenco di numeri che pochi possono vantare nel mondo del design italiano: quasi 120 milioni di fatturato, più di 600 dipendenti, cinque sedi produttive (quattro in Italia e una in Croazia), a cui se ne aggiungono altre due puramente operative (ad High Point nel Nord Carolina e a Kobe, in Giappone); quattro filiali commerciali (a Parigi, Mosca, Düsseldorf e nel Surrey in Gran Bretagna), 560 punti vendita, 800 modelli a catalogo declinati in 7.000 proposte di prodotto, una produzione mensile di 90.000 unità distribuita in 90 Paesi, con un’esportazione pari al 68 per cento.

Cifre importanti, quelle di Calligaris, a cui si aggiunge un dato certo non trascurabile: dietro questi numeri è presente una persona che porta ancora il nome dell’azienda (giunta ormai alla sua terza generazione) e che di questa azienda oggi esercita il controllo totale.

Parliamo di Alessandro Calligaris, presidente dell’omonimo marchio, nato nel 1923 a Manzano per produrre sedie, oggi conosciuto come uno dei più industrializzati e internazionalizzati dell’arredo italiano. Lo abbiamo incontrato a Shanghai, in occasione della prima edizione cinese del Salone del Mobile.Milano, e con lui abbiamo parlato delle sfide attuali e future di un’azienda che non mostra di accontentarsi dei risultati raggiunti.

A differenza di tante altre aziende presenti nel distretto friulano delle sedie, Calligaris è riuscita a superare il cambiamento dei confini di produzione avvenuto dopo la caduta del muro di Berlino. Quali scelte e strategie hanno fatto la differenza?
Ad aver fatto veramente la differenza è stata la strategia di crescita basata su marca, retail e internazionalizzazione iniziata nel 2008 con l’apertura del primo flagship store di Milano, che ci ha permesso di crescere e performare al meglio anche in questi anni di crisi dell’economia, dei consumi e del potere d’acquisto delle famiglie.
Questo anche grazie a una serie di importanti investimenti in comunicazione ed eventi in Italia e all’estero, volti a consolidare il marchio a livello mondiale. L’azienda intende proseguire nel progetto di valorizzazione del marchio attraverso l’internazionalizzazione e anche attraverso il retail e l’avvio in molti Paesi di una distribuzione selettiva del marchio stesso.
Inoltre, il piano di sviluppo della Divisione Contract ha iniziato a dare i suoi primi frutti tangibili e ha ulteriormente spinto l’azienda a rendere più veloci e flessibili le filiere di produzione e assemblaggio di tutte le linee di prodotto.

Quali sono i progetti, i prodotti e i designer che hanno segnato l’evoluzione industriale di Calligaris?
Calligaris da sempre collabora con designer più o meno noti per poter dare anche ai giovani l’opportunità di veder realizzati i loro prototipi. Il progetto più interessate che ancora oggi, dopo cinque anni, ci dà tantissime soddisfazioni è il tavolo Orbital, un tavolo estensibile disegnato da Pininfarina in collaborazione con lo studio tecnico Calligaris, oggi disponibile sia nella versione vetro che in quella in ceramica.
Questo tavolo mi è molto caro perché rappresenta perfettamente la filosofia di Calligaris, basata su una ricerca costante sul design che deve essere non soltanto bello, ma soprattutto accessibile, funzionale ed ingegnoso.

Oggi Calligaris produce “tutto ciò che nella casa sta su gambe”. Ci racconti come è strutturata la produzione.
La produzione in Calligaris è suddivisa in base ai materiali: legno, metallo e plastica. Per quanto riguarda il legno siamo integrati verticalmente, mentre per il metallo e la plastica collaboriamo con dei partner esterni da molti anni.

Calligaris è oggi una delle aziende italiane del design più internazionalizzate. Quali sono stati i momenti salienti della sua espansione nel mondo? Quali le sfide per il prossimo futuro?
Il primo punto da cui farei partire questo processo è l’introduzione della prima macchina impagliatrice automatica introdotta in azienda a fine anni ’60, che ci ha permesso di accorciare i tempi di produzione di una sedia da 2 ore a 1 minuto e 40 secondi.
Dopo il grande successo che quest’innovazione ha portato all’azienda, a fine anni ’70 abbiamo iniziato a percorrere la strada dell’export e già nel 1990 abbiamo fondato la sede negli Stati Uniti. L’ultimo tassello di questo processo, invece, lo farei risalire all’apertura della filiale giapponese che risale a circa 10 anni fa.

Come è organizzata la distribuzione che oggi permette a Calligaris di essere presente in 90 Paesi? Ci racconti delle ultime e delle prossime aperture.
L’organizzazione di vendita Calligaris è basata su partner e rivenditori dislocati in oltre 90 Paesi e conta oltre 560 punti vendita in tutto il mondo. Ad oggi abbiamo quattro flagship store: Milano, Londra, Parigi e Berlino (gestiti direttamente da Calligaris), e store in tutto il mondo, tra cui quelli aperti nell’ultimo anno in Paesi strategici come Bangkok, Ocean County e Los Angeles negli States, ma anche Lione e il nuovo punto vendita all’interno del nuovo distretto del design Scalo Milano. Inoltre, con i partner Calligaris sono già state programmate in tutto il mondo decine di aperture di shop in shop. Per il futuro abbiamo in programma aperture molto importanti, tra cui spiccano Pune, in India, e Tunisi.

Oggi quali sono i mercati più importanti per Calligaris? Quali le città strategiche e i punti vendita più rappresentativi?
Oltre all’Italia, mercato primario per Calligaris, i Paesi più ricettivi e interessati all’acquisto di design italiano sono gli USA, la Francia e l’Inghilterra, che rappresentano anche i principali Paesi di esportazione.  I nostri prodotti poi si adattano facilmente ai gusti di tutti i mercati esteri, anche perché ogni nuovo progetto nasce sempre per soddisfare le esigenze dei consumatori in tutto il mondo.

In una dimensione così internazionalizzata, cosa rappresenta l’Italia per Calligaris? Quanto conta il sistema design Milano?
L’Italia, nonostante il periodo non molto florido, rappresenta per Calligaris il 30% del fatturato e quindi resiste come primo Paese per fatturato, prima addirittura di Stati Uniti e UK. Per quanto riguarda Milano, credo che il Salone del Mobile sia il vero punto di riferimento del design mondiale; ho constatato con grande piacere che nell’ultima edizione c’è stata un’importante ripresa sia in termini di visitatori che di acquisti. Il nostro marchio, in particolare, ha registrato un notevole aumento delle presenze grazie anche all’ampliamento progressivo dello stand.

Dove e come viene sviluppata l’attività di ricerca?
I prodotti Calligaris nascono dalle idee e dai principi concettuali del nostro reparto R&D, che è un tutt’uno con il nostro centro style. Si tratta di un team di dipendenti e risorse esterne che collaborano alla ricerca, progettazione e realizzazione di tutte le attività inerenti alla creazione di un nuovo prodotto.
I nostri professionisti dialogano con i designers, pianificano gli obiettivi e le azioni necessarie per creare prodotti vincenti. Naturalmente devono avere un’ottima conoscenza del mercato ed essere in grado di interpretare le tendenze attuali ma soprattutto quelle future. Ogni anno vengono visionati centinaia di progetti nati da nostri brief o frutto di proposte estemporanee, ma solo una decina o poco più entrano nella produzione Calligaris.
I prodotti che presentiamo sul mercato sono dunque il risultato di un lungo processo di studio e prototipazione che ha l’obiettivo di creare soluzioni di arredo contemporaneo in grado di risolvere i problemi quotidiani e di incontrare il gusto estetico di chi li sceglie.
Il punto di partenza nella progettazione di questi prodotti è considerare le nuove esigenze e le nuove abitudini degli utilizzatori (spazio ridotto, nomadismo, piccoli spazi abitativi e ristrutturazioni degli ambienti domestici). Calligaris risponde a queste esigenze offrendo una gamma di prodotti pensati per essere funzionali, innovativi, con un design semplice che fa percepire la naturalezza dei materiali impiegati.
La selezione dei materiali è un aspetto fondamentale nello studio della funzionalità dei prodotti ed è per questo che ogni anno apportiamo delle innovazioni come l’inserimento della ceramica nei piani dei nostri tavoli, ottenuta accoppiando una lastra di ceramica (gres porcellanato) ad un vetro float temprato. Si ottiene così una superficie dalle ottime caratteristiche estetiche e dalle elevate caratteristiche di resistenza all’uso quotidiano.

Ci racconti del progetto CODE che Calligaris rivolge ai giovani designer.
CODE, come Complements Design, nasce nel 2014 dalla necessità del brand di estendere la propria offerta anche ai complementi d’arredo, includendo le diverse categorie dell’accessorio. La collezione CODE permette delle piccole stravaganze grazie alla collaborazione con i giovani talenti del design nazionale.
Calligaris ha deciso di rendere questa collezione il terreno di gioco e di crescita professionale dei giovani designer italiani, offrendo loro una seria opportunità d’inserirsi nel mercato internazionale con prodotti capaci di rispecchiare le ultime tendenze del mercato e della creatività.
CODE comprende oggetti espressivi, freschi, sorprendenti e colorati, come la lampada Pom Pom di Matteo Cibic, gli specchi Damasco di Cristian dal Bianco e l’appendiabiti Flow di Busetti Garuti Redaelli.

Parlando di progetti ed eventi, quali saranno le prossime novità di Calligaris?
All’appuntamento di Colonia presenteremo nuovi modelli di sedie e ampliamenti di linee già esistenti, come la nostra sedia Basil che diventerà più elegante nella nuova versione in cuoio.

Testo di Maddalena Padovani

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Il punto vendita Calligaris a Los Angeles.
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Il punto vendita Calligaris a Lione
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Il punto vendita Calligaris a Washington.
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Il nuovo store a Scalo Milano.
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Il nuovo store a Scalo Milano.
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Alessandro Calligaris, presidente di Calligaris dal 1986.
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Lo specchio modulare Moss della collezione CODE, design Busetti Garuti Redaelli.
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La lampada da terra Sextans con diffusore in tessuto.
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Le lampade Pom Pom della collezione CODE, design Matteo Cibic.
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Tivoli, tavolo in legno laccato con piano in ceramica (disponibile anche in legno) dotato di allunga centrale a libro; Igloo, poltroncina con base in legno e scocca in poliuretano schiumato a freddo rivestita in tessuto.
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Uno scorcio del flagship store Calligaris di Londra, in Tottenham Court Road.
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Uno scorcio del flagship store di Milano in via Flavio Baracchini.
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Uno scorcio del flagship store di Milano in via Flavio Baracchini.
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La sedia Bahia, prodotta in due versioni (indoor e outdoor). La scocca è realizzata in polipropilene, che permette di realizzare una 'pelle' esterna più rigida e un’anima interna più flessibile con il 35% in materiale riciclato.
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Il flagship store Calligaris in Rue du Bac a Parigi, nel cuore di St. Germain.
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La mensola componibile Fractal, della collezione CODE, realizzata in metallo.
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Il mobile Secret, con struttura in legno, basamento in metallo verniciato, ante in legno dotate di sistema di chiusura assistita.
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Il tavolo Delta con gambe in metallo, struttura in legno e piano in vetro con movimento di apertura a rotazione. È abbinato alla poltroncina Igloo e al tappeto Arabia, della collezione CODE.
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Il tavolo Delta con gambe in metallo, struttura in legno e piano in vetro con movimento di apertura a rotazione. È abbinato alla poltroncina Igloo e al tappeto Arabia, della collezione CODE.
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La poltrona Alma, rivestita in pelle o in tessuto, e il divano modulare Lounge Easy.
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Il tavolino Tweet, realizzato su disegno di Gino Carollo con struttura in metallo e piano in legno a due livelli, disponibile anche in ceramica.