A Londra, nella ricostruzione di una terrace house di epoca vittoriana è stato creato un vano centrale che attraversa e illumina tutti i livelli della casa

Un approccio audace, e al contempo molto concreto, nella modellazione della forma e nel controllo tecnico integrale del progetto caratterizza il lavoro di Flow Architecture, lo studio fondato nel 2013 dall’architetto Annarita Papeschi, laureata a Firenze e alla prestigiosa Architectural Association di Londra, e dal tedesco Vincent Nowak, architetto formatosi all’Università Tecnica di Aquisgrana.


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Flow Architecture è uno studio che opera tra progettazione architettonica e ricerca urbana. Mettendo in discussione la relazione fondamentale tra uomo e spazio e, su larga scala, tra cittadini e città, il lavoro di Flow esplora il potenziale radicale delle tecnologie per sviluppare esperienze e spazi collettivi. Il loro approccio genera una nuova estetica che emerge dalla commistione di materia, infrastrutture tecnologiche e comportamenti umani. Sin dall'inizio nel 2013, Flow ha lavorato a progetti residenziali a Londra, con il recente completamento della casa Light Falls che rappresenta l'apice della loro sperimentazione verso una nuova forma di domesticità. L'attenzione alle forme di coinvolgimento pubblico è al centro della ricerca urbana di Flow, un tema indagato attraverso la realizzazione di installazioni ed eventi apparsi in festival e luoghi d'arte nel Regno Unito e in Europa.

Un’attitudine che forse proviene dalla loro pluriennale esperienza maturata nello studio di Zaha Hadid. Lo studio di progettazione, che accompagna l’attività professionale con la ricerca, ha partecipato alla Biennale di Tallinn, nel 2017, e a due edizioni del London Festival of Architecture.

Sperimentare soluzioni originali per creare uno spazio completamente inedito e, nello stesso tempo, rispettare i vincoli di continuità con il contesto del quartiere vittoriano. Queste sono le linee guida della casa Light Falls a Kensington, concepita da Flow in collaborazione con Magrits, che dal 2010 si occupa di progettare residenze private nella capitale. Qui, sia il comfort sia l’immagine rispondono a requisiti contemporanei, animati da una spinta dinamica e futuribile.

Secondo i regolamenti urbanistici, la vecchia casa vittoriana andava mantenuta, ma l’instabilità della parete libera del palazzo, l’ultimo della schiera, ne ha imposto la demolizione e la ricostruzione, “(quasi) com’era e (proprio) dov’era”, con una nuova struttura in acciaio e legno. Una chance che ha permesso di reinterpretare la facciata storica portando qualche lieve variazione – soprattutto ampliando e migliorando gli accessi verso il giardino – e di ripensare gli interni in libertà totale.

Il nome Light Falls esprime perfettamente l’anima di questa casa. L’effetto cascata della luce del sole che, in movimento verticale, raggiunge il centro dell’edificio, ravviva gli interni e dissolve i confini tra il dentro e il fuori."

L’edificio, una tipica terraced house londinese del 1851, era costituito da quattro piani stretti tra le pareti cieche di un lotto profondo, e poneva ai proprietari due problemi: un forte deficit di luce naturale e un’organizzazione interna rigida e molto frammentata. Il progetto, rispetto alla volumetria originaria, ha aggiunto un piano interrato e, sul retro, una vetrata a doppia altezza che abbraccia il soggiorno la sala da pranzo. Ma l’intervento portante, che detta il tema dell’intero progetto, è l’apertura di un vuoto, quasi un patio coperto in miniatura scavato al centro della casa: come nelle chiese barocche, l’interno è caratterizzato da un effetto sorpresa basato sull’inattesa irruzione della luce naturale che, piovendo radente alle pareti abilmente modellate, esalta il carattere scultoreo di ogni elemento architettonico.

“Il nome Light Falls esprime perfettamente l’anima di questa casa”, dicono i progettisti. “L’effetto cascata della luce del sole che, in movimento verticale, raggiunge il centro dell’edificio, ravviva gli interni e dissolve i confini tra il dentro e il fuori”. Accarezzando i muri, bianchi e sinuosi, la luce naturale crea, nel corso della giornata, atmosfere sempre cangianti. Lo scorrere delle ore e delle stagioni modula la luce, i colori e le sfumature tonali della casa.

L’intervento portante, che detta il tema dell’intero progetto, è l’apertura di un vuoto, quasi un patio coperto in miniatura scavato al centro della casa: come nelle chiese barocche, l’interno è caratterizzato da un effetto sorpresa basato sull’inattesa irruzione della luce naturale."

Protagonisti sono quindi i due spazi che si sviluppano in altezza, entrambi coperti da due ampi lucernari: il vano scale e il ‘patio’, un vero e proprio camino luminoso che seziona verticalmente l’edificio, attraversando i due piani superiori, e illumina direttamente il soggiorno situato al piano di ingresso.

Sulle pareti del vano verticale corrono i binari paralleli dei graticci di legno – forte presenza grafica e materica – che guidano verso il basso la luce e, nello stesso tempo, attirano in alto lo sguardo di chi sta nel soggiorno, verso l’oculo quadrato, fino a quella porzione del cielo di Londra che, seppure piccola, è acquisita come una proprietà, preziosa e inalienabile, della casa rinnovata.

Progetto di Flow Architecture con Magrits - Project team Vincent Nowak, Annarita Papeschi/ Flow Architecture e/and Maria Grazia Savito/Magrits - Foto courtesy di NAARO