Di Cristina Morozzi

Davide Groppi è una persona speciale, una e trina, produttore, designer e, prima di tutto poeta. Disponibile a raccontarsi con onestà, dichiara che gli piace molto parlare di design dal punto di vista umanistico. “Dentro le parole” sostiene “ credo ci sia tutto… E poi  sono importanti le immagini… È bello parlare di significati e di estetiche. Rappresenta il succo del nostro lavoro”.

Il catalogo dell’azienda che porta il suo nome, una scelta che evidenzia l’impegno in prima persona, mostra un’immagine sobria e misteriosa: è una sorta di libro d’ombra, come l’omonimo dello scrittore giapponese Junichiro Tanizaki. Gli apparecchi si stagliano dai fondi scuri, grazie ai raggi di luce emanati che ne disegnano i contorni con nitida precisione, regalando alle sagome un effetto tridimensionale.

“Le cose esistono” afferma Davide “se si raccontano e se si raffigurano. Ritengo che la fotografia sia una componente fondamentale del progetto, perché esprime la verità delle cose. Gli oggetti devono essere fotogenici, attraverso le immagini capisco il percorso del progetto e mi rendo conto delle modifiche da apportare. All’origine, però, ci sono sempre le parole e prima ancora le idee”. “Quando progetto” prosegue “parto sempre dal nome con cui cerco di identificare la poetica dell’oggetto che ho in mente. La forma è sempre l’inevitabile conseguenza del concetto che il nome esprime”.

Affiancato dal fratello Michele, responsabile dell’area commerciale, da Omar Carraglia, che ha progettato molti degli apparecchi, e da Alessandra Dalla Giovanna, addetta alla comunicazione, Davide Groppi si impegna in prima persona nella definizione di una visione sartoriale dell’illuminazione. Definisce la propria produzione “luce cucita addosso”. Il suo obiettivo è servire il cliente con realizzazioni leggere, semplici e poetiche, capaci “con il meno di suscitare meraviglia”. “Meraviglia con il meno” potrebbe essere il motto della sua azienda che oggi impiega 20 persone e che nel 2014 gli ha fatto guadagnare ben due premi Compasso d’Oro, uno per l’apparecchio Nulla e l’altro per la lampada Sampei. Il suo ruolo è quello del regista che si adopera a dar coerenza alla sceneggiatura, pur riservandosi la libertà di sorprendere.

Racconta di essere nato un giorno d’estate del 1963; di avere imparato dal padre elettrotecnico, uomo di modeste origini, il gusto del bello e il senso del fare bene le cose; di avere iniziato a lavorare nel 1985 come disegnatore meccanico e di aver cominciato a costruire e vendere lampade nel 1988, in un piccolo laboratorio nel centro di Piacenza. “Nel 1994” aggiunge “ho avuto la fortuna di conoscere Maddalena De Padova, che inspiegabilmente decise di acquistare 40 pezzi del mio modello Baloo, una lampada in carta, e di esporli tutti assieme nello showroom di corso Venezia a Milano, durante il Salone del Mobile. Si è trattato di un momento molto importante, in cui mi sono reso conto che, forse, sarei riuscito veramente a fare quello per cui stavo lottando. L’altra persona cui devo molto è Roberto Gavazzi che ha accolto i miei apparecchi nel catalogo Boffi e che mi ha ospitato nel suo showroom di Colonia durante l’annuale fiera del mobile, presentandomi i più grandi distributori mondiali”.

Il linguaggio della sua produzione è pacato. “Amo non disturbare” afferma “ma penso sempre a lampade che abbiano le qualità per sedurre, in modo elegante e discreto”. Ritiene che la luce sia nello spazio, come la punteggiatura nel fraseggio, l’elemento che dà il ritmo. Che possieda qualità maschili e femminili, che corrispondono a momenti diversi, in grado di convivere in armonia, mediante la regolazione dell’intensità. “Oscar Wilde” commenta “sosteneva che quando la luce è più forte, l’ombra è più nera. L’ombra è l’altra faccia della luce, appartiene alla sua poetica e consente la conoscenza, come sosteneva Platone nel mito della caverna, grazie alla proiezione dei contorni delle cose sulle pareti rocciose”.

Ritiene icone del suo catalogo la lampada Nulla, vicina all’idea di luce senza fonte, un modello capace di accentuare le sensazioni di mistero e d’inquietudine, come quelle offerte dalla decima sinfonia, l’Incompiuta di Ludwig Van Beethoven; Miss, disegnata da Omar Carraglia, che riproduce una luce caravaggesca; Moon, una sospensione in carta che diffonde una luce morbida molto femminile, un oggetto archetipico, non disegnato, e Neuro, una rivisitazione grafica dei vecchi impianti.

Nella sua azienda convivono la dimensione artigianale e quella industriale. La conflittualità è un tema caro a Davide, convinto, come sosteneva Eraclito, che la bellezza nasca dal conflitto. Non ritiene il design una scienza esatta, ma piuttosto un servizio in grado di dare valore aggiunto e crede di poter “migliorare il mondo con belle cose fatte di poco”.

 

Cristina Morozzi

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Lampada da parete Edison’s Nightmare, prodotta da Davide Groppi su disegno di Harry Thaler nel 2014. “Abbiamo appeso la lampada al chiodo”, dichiara Davide Groppi a proposito di questo progetto, gestuale, carico di ironia e nostalgia.
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Davide Groppi ritratto accanto alla lampada da terra Movie, disegnata da Omar Carraglia nel 2005, uno strumento che grazie a un sistema RGB può creare tutta la luce del mondo.
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Un’immagine dello spazio Esperienze, luogo aperto ai progettisti e a tutte le persone che desiderano avvicinarsi alla luce di Davide Groppi, inaugurato a Piacenza nel 2012 in via Trento 24. Ne esiste uno anche a Milano in via Medici 13.
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Lampada da terra On in cemento e metallo, disegnata da Marco Merendi nel 2009.
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Lampada a sospensione Light me fire, disegnata da Omar Carraglia e Davide Groppi nel 2014, un’ampolla di vetro con dentro il fuoco.
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Sospensione Moon, con diffusore in carta giapponese, realizzata a mano, design di Davide Groppi, 2005.
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Modulo a led da parete, Light to drink, in metallo e policarbonato, disegnato da Alessandra Dalla Giovanna, 2010.
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Lampada a sospensione Led is more, in metallo e metacrilato, disegnata da Davide Groppi nel 2011.
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Lampade da terra Q2 in cemento e metallo, designata da Alberto Zattin, 2000
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Lampada da terra Sampei, disegnata da Davide Groppi e Enzo Calabrese nel 2011 (Compasso d’Oro 2014), definita da Davide Groppi “una canna da pesca con un corpo illuminante minuscolo e orientabile”.
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Lampada Nulla, design Davide Groppi, 2010 (Compasso d’Oro 2014), definita dal progettista “un lavoro estremo sulla sottrazione. La ricerca di una luce senza fonte mi ha portato a realizzare un progetto invisibile, magico e illusorio. Un’idea semplicissima: un foro di 18 cm nel soffitto e uno speciale sistema ottico”.