Pur con riferimenti culturali e linguaggi diversi, gli spagnoli Masquespacio e il londinese Adam Nathaniel Furman sono portavoce di una creatività libera e fuori dagli schemi. Per costruire ambienti pieni di vita che comunicano alla parte emotiva del visitatore

Un fermento di colori e segni grafici, geometrie complesse che disegnano le superfici, forme che richiamano archetipi o che citano riferimenti culturali dal pop al radical design italiano. In due parole: eclettismo e libertà espressiva. E un segno che si fatica a dimenticare. Sono gli elementi che accomunano il duo di Valencia Masquespacio (Ana Milena Hernández Palacios e Christophe Penasse), già 'design celebrity' in Spagna e più conosciuti in Italia dopo la collezione di arredi in terracotta per Poggi Ugo, e il designer-artista Adam Nathaniel Furman, di stanza a Londra, autore per la Camp Design Gallery di Milano di una collezione con Abet Laminati che elabora riferimenti a Memphis, Michelangelo e alla cultura queer.

Ma, al di là dell'apparenza 'instagrammabile' dei progetti, nessuno dei designer vuole strizzare l'occhio al social media, quanto realizzare ambienti che seducano ed emozionino. Chiediamo a Masquespacio, premiati dal T Magazine del New York Times come Interior designer of the year 2019, di illustrare le loro principali linee guida per progetti come gli arredi per Houtique o i ristoranti Kento.

“Per noi è importante che ogni progetto racconti una storia e che rappresenti il cliente. L'interior design può trovare ispirazione da qualsiasi epoca e stile, come le stanze del Ministero della Cultura di Parigi di Andrée Putman per i ristoranti Kento, il lavoro di Alessandro Mendini per la collezione Houtique o le forme di Ettore Sottsass per le terracotte di Poggi Ugo. Lo scopo della ricerca è creare un'esperienza nuova per l'utente, emozionandolo e facendolo disconnettere dalla routine quotidiana. Cerchiamo di attenerci a dei concetti cardine, sui quali sviluppiamo una storia più profonda che trae ispirazione dallo stile di vita in un luogo o da un materiale che caratterizza il marchio. Sebbene i nostri progetti siano variegati e ricchi di contrasti, abbiamo un approccio abbastanza minimalista. Ci sono molti elementi, molti dettagli decorativi, colori, ma c'è sempre uno schema ben definito che guida attraverso lo spazio”.

Un forte geometrismo e un uso strategico del colore sono alla base del loro design. “Ci piace che gli ambienti abbiano una serie di spunti decorativi, ma che alla fine l'immagine sia pulita. Il nostro uso del colore è determinato da un'analisi del target di pubblico e dei suoi stili di vita, dal concept progettuale alla base e dalle possibili evoluzioni. I clienti, con cui eravamo in sintonia senza molte differenze tra piccole realtà o multinazionali, si sono fidati e ci hanno lasciato una certa libertà durante la creazione”.

Per noi è importante che ogni progetto racconti una storia e che rappresenti il cliente. L'interior design può trovare ispirazione da qualsiasi epoca e stile. (Masquespacio)"

Che ruolo hanno i social network nel lavoro di Masquespacio? “Ci hanno aiutato a rendere la nostra professione più visibile e a far capire al cliente l'importanza dei designer. Anche se serve sempre dedicargli del tempo per fargli comprendere il tuo mondo e la tua visione del suo progetto. Sempre più ci chiedono degli angoli 'instagrammabili', ma non proponiamo tale design. Siamo convinti che se uno spazio è progettato bene ed è di rottura, sarà lo stesso spazio a creare il 'boom' su Instagram. E non è l'angolo ma l'ambiente generale a sedurre ed emozionare il visitatore che, di conseguenza, vorrà condividere la foto”.

Di origini argentine, giapponesi e israeliane, Adam Nathaniel Furman è eclettico anche nella pratica, che spazia dall'interior design alla scultura, alla scrittura. Pluripremiato come talento emergente, Furman esplora il rapporto tra memoria, immaginazione, storia e comunicazione. Sempre con un occhio critico verso il mondo e i suoi preconcetti, tra nuove tecnologie e tradizioni del passato, tra l'idea di effimero e quella di immutabilità. Nel trittico di arredi The Royal Family attinge a un repertorio che va dal Tondo Doni di Michelangelo a Memphis ed Ettore Sottsass.

Per il mio background famigliare e perché sono cresciuto nella Londra multiculturale e queer, credo nella fusione celebrativa di radici diverse per affermare identità distintive e differenti. Per respingere le morali ortodosse del vecchio, bianco, mondo del design maschile, che decreta un linguaggio universale e accademico annichilendo ogni diversità. Promuovo anche un linguaggio contro il 'localismo estremo' che ci porta a fare riferimento soltanto a motivi, culture e materiali che ci sono vicini, chiudendo gli orizzonti estetici.

Ho parecchie e continue fonti di ispirazione: la curiosità nascosta del classicismo e del modernismo; la capacità dei Queer di prendere dogmi tradizionali e antitetici e trasformarli in veicoli di gioia, gioiosamente sensuali. Mi ispiro alle scene queer radicali della New York degli anni '70 e '80, così come a quelle della Londra degli anni '90, in cui sono cresciuto. Dal mio background famigliare riprendo aspetti dell'estetica giapponese, simbologie ebraiche, e la mescolanza culturale e le tradizioni dei materiali dell'Argentina centro-settentrionale”.

Per il mio background famigliare e perché sono cresciuto nella Londra multiculturale e queer, credo nella fusione celebrativa di radici diverse per affermare identità distintive e differenti. (Adam Nathaniel Furman)"

Quali ricerche sono alla base della scelta dei colori? “Il colore è il modo più potente per creare atmosfere e impressioni. Anche se dipende dal progetto, mi ci vuole molto tempo per trovare il giusto equilibrio cromatico in ogni stanza. Il mio impulso è creare 'ricchi pasti' di colore, come in una festa per i sensi. Nei progetti temporanei tendo a usare toni più audaci e primari, mentre negli interni e nelle decorazioni permanenti mi piacciono palette più calde e tonalità pastello. C'è tanta libertà espressiva per coloro che sono disposti a prendersela. Sono felice che il mio approccio alla 'devianza gioiosa' risuoni in alcuni e spero che possa essere accettato più diffusamente come ricerca verso una maggiore gioia nella vita delle persone!”.