Nel Paese del Dragone cresce la fame di design. Una spinta importante anche per le aziende locali dell’arredo, che si evolvono verso uno stile internazionale. Lo raccontano Luca Nichetto, designer e art director di Zaozuo, e Yuichiro Hori, fondatore di Stellar Works

Il mercato cinese del furniture design si presenta oggi come un terreno fertile, non solo per la sua produzione artigianale di buona qualità a prezzi più che competitivi, ma anche per il potenziale in termini di mercato interno. Se fino a pochi anni fa era solo la fascia alta a essere interessata a lifestyle più internazionali, e quindi alle proposte del made in Italy del lusso, una fascia media di mercato sta diventando più attenta al design e chiede un nuovo corredo di prodotti. Nascono così editori come Zaozuo, fondato dall’imprenditrice cinese Shu Wei, che si rivolge esclusivamente al mercato interno, e marchi cinesi che tentano la via del business globale, Cina compresa, con uno sguardo che unisce linguaggi orientali e occidentali. Tra questi Stellar Works, la prima azienda made in China a imporsi sul mercato internazionale con un progetto coerente.

Ho scelto una rosa di progettisti internazionali sia per dare al marchio un’attrattività locale – il mercato cinese guarda molto all’Occidente – sia per stimolare i giovani che avrebbero lavorato all’interno dell’azienda. (Luca Nichetto)"

Luca Nichetto è stato coinvolto sin dall’inizio nell’impresa Zaozuo in qualità di designer e art director. “Shu Wei mi ha contattato via email raccontandomi il suo proposito di costruire da zero un’azienda d’arredo per la middleclass cinese, con prodotti di buona qualità e disegno curato da commercializzare online. Mi interessava perché non ho mai lavorato per questo target – il made in Italy si è spostato verso una fascia alta del mercato – e l’impresa mi riportava alle origini del design italiano, all’epoca in cui, nel secondo dopoguerra, è entrato nella vita delle persone. Nel ruolo di creative director di Zaozuo, che ho ricoperto fino allo scorso gennaio, ho seguito dalle collezioni ai negozi; dalla sola vendita online siamo infatti passati al retail, aprendo in tre anni 15 monomarca nelle principali città cinesi. Oggi, con un team interno di 30 designer che si occupano dallo styling alla progettazione di prodotto, l’azienda può marciare con le sue gambe. Nonostante sia ancora una start-up, Zaozuo fattura 50 milioni di dollari”.

Nichetto ha coinvolto designer internazionali dai linguaggi differenti quali Claesson Koivisto Rune, Form Us With Love, Max Gerthel, Constance Guisset, Richard Hutten, Philippe Malouin, Nendo e Jonas Wagell. Successivamente sono subentrati anche designer cinesi come Mario Tsai. “Ho scelto una rosa di progettisti internazionali sia per dare al marchio un’attrattività locale – il mercato cinese guarda molto all’Occidente – sia per stimolare i giovani che avrebbero lavorato all’interno dell’azienda. Con i loro diversi approcci, legati alla provenienza geografica, i designer selezionati hanno mostrato un modus operandi differente da quelli che i progettisti interni erano abituati a seguire. È difficile instaurare collaborazioni con professionisti cinesi freelance, perché la maggior parte di essi si forma internamente alle aziende, proprio come sta succedendo in Zaozuo.

Ho proposto un lifestyle alla scandinava, un ‘affordable design’ quale è stato introdotto da marchi come Hay o Muuto. Il mercato cinese ha necessità di modelli che gli consentano di ricostruire la propria identità culturale dopo 40 anni di dittatura. È ripartito da zero dalle copie, un fenomeno nato da un lato perché le aziende locali non investivano in ricerca e sviluppo, dall’altro perché copiare il maestro è un modo per riconoscere chi è più bravo. In generale non c’è ancora molta innovazione nel settore dell’arredo, perché il sistema produttivo è legato alla massimizzazione del prodotto, con una forte componente funzionale alla Muji o all’Ikea. Ma in Cina i cambiamenti sono rapidi. E le persone vivono il design come un beneficio per il quotidiano e per il futuro del loro Paese”.

Siamo sempre alla ricerca di talenti emergenti non solo dalla Cina ma da tutto il mondo. Ma per il prossimo futuro abbiamo scelto nomi conosciuti con l’idea di creare pezzi senza tempo. Per raggiungere l’obiettivo ci focalizziamo su elementi caratteristici, come i dettagli realizzati a mano. (Yuichiro Hori)"

Stellar Works è un’azienda made in China fondata nel 2012 dal giapponese Yuichiro Hori. “I principali obiettivi erano i mercati esteri come Europa, Stati Uniti e Giappone”, racconta Hori. “Ma, poco dopo il lancio, abbiamo avuto una reazione molto positiva anche da parte della Cina, che inizialmente consideravo solo una base produttiva”. Nonostante la direzione artistica di Neri & Hu, Stellar Works collabora prevalentemente con designer occidentali. “Siamo sempre alla ricerca di talenti emergenti non solo dalla Cina ma da tutto il mondo. Recentemente abbiamo lavorato con l’australiano Tom Fereday per celebrare l’asse culturale Asia-Pacifico. Ma per il prossimo futuro abbiamo scelto nomi conosciuti come Michele De Lucchi, Nendo, Luca Nichetto e Bassam Fellows, con l’idea di creare pezzi senza tempo, capaci di durare nel tempo. Per raggiungere l’obiettivo ci focalizziamo su elementi caratteristici, come i dettagli realizzati a mano”. Il marchio unisce tre identità culturali: giapponese, cinese ed europea.

“Questa sinergia ibrida si riflette nelle nostre logiche di produzione. Usiamo sistemi giapponesi ispirati al modello Toyota e li combiniamo al know-how tecnico del nostro partner francese Laval, impiegando, naturalmente, una forza lavoro e un artigianato cinesi altamente qualificati”. La strategia d’impresa di Stellar Works è un business globale. “Stiamo vendendo più o meno allo stesso modo in Europa, Nord America, Asia (compresa la Cina) e siamo in costante crescita in Australia, Nuova Zelanda e nei Paesi Arabi. Quello cinese è sicuramente il mercato in più rapida ascesa, sopratutto nel settore contract, legato allo sviluppo immobiliare locale. Lo scorso anno nella Repubblica Popolare abbiamo realizzato 760 progetti di hotel di lusso, di cui 50 nella sola Shanghai. Un’opportunità enorme”.