Nelle colline boscose di Bethesda, nel Maryland, in Usa, la ricostruzione di una casa modernista degli anni ’60 disegnata da Charles M.Goodman. Pensata come sintesi compositiva tra sperimentazione materica, rilettura del preesistente e ricordi autobiografici

David Jameson ha fatto della modernità il riferimento della sua ricerca architettonica, e la sua casa nel bosco di Bethesda progettata alla metà del secolo scorso da Charles M. Goodman - architetto noto per la produzione di residenze sperimentali nella periferia di Washington e per un fecondo percorso di ricerca nel campo delle costruzioni di alluminio e prefabbricate - era in un certo senso la cornice abitativa perfetta di questo valore elettivo.


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David Jameson combina skills e conoscenze mondane con una personalità pratica e concreta. Jameson è cresciuto sulla costa orientale del Maryland, in una comunità in cui, dice, "non molte persone sono andate al college". Tiene lezioni presso le migliori scuole di architettura e sta progettando case in Vietnam, California e Massachusetts. Tende ad essere il più disponibile possibile, citando come modello Peter Bohlin.

Jameson e la sua famiglia erano pertanto felicemente sistemati nella loro casa vetrata calata nei boschi di cui apprezzavano storia, autore e qualità. Un giorno, durante una vacanza invernale nello Utah, mentre sciava immerso nella natura, Jameson ricevette la telefonata da un vicino che lo avvisava che una tempesta di ghiaccio aveva abbattuto un grande pioppo, caduto rovinosamente sulla casa demolendo in modo irrimediabile la copertura e l’intera costruzione.

Non si poteva operare nella logica del restauro per la gravità dei danni subiti e abbandonata l’idea di ricostruirla secondo la figura originaria, per non cadere nella trappola della copia e del falso storico, Jameson pensò di progettare una nuova casa per sé e la sua famiglia in crescita.

Una casa che fosse un omaggio a quella preesistente, in termini di sperimentazione materica e di rapporto tra interni e paesaggio, ma che fosse anche in grado di rappresentare una sorta di ‘autoritratto’, secondo la famosa espressione di Curzio Malaparte, che definì la sua villa a Capo Massullo arroccata magicamente su uno scoglio dell’isola di Capri “Casa come me”.

Seguendo tale ispirazione, Jameson, avvezzo ad audaci invenzioni compositive, che comprendono riferimenti alle strutture molecolari o a figure non appartenenti in modo canonico al mondo dell’architettura, ha deciso di lasciare spazio alle qualità esperienziali della sua vita trascorsa, cercando di fare seguire la forma ai ricordi emozionali, più che alle funzioni da espletare. Così le memorie della sua infanzia sono emerse come elementi guida del progetto, nello specifico uno stagno scuro vicino alla casa di famiglia, sulla costa orientale del Maryland, è stato tradotto nel rivestimento di parte della nuova facciata in pannelli di acciaio increspato.

Volevo creare qualcosa in grado di catturare quelle effimere qualità dello specchio d’acqua, e allo stesso tempo il ricordo del vapore e della nebbia che si formavano sullo stagno in particolari momenti della giornata e della notte."

“Lo stagno era buio, misterioso e oscuro”, ricorda Jameson. “Volevo creare qualcosa in grado di catturare quelle effimere qualità dello specchio d’acqua, e allo stesso tempo il ricordo del vapore e della nebbia che si formavano sullo stagno in particolari momenti della giornata e della notte”. La nuova costruzione si caratterizza così per il trattamento bifronte delle facciate. Verso l’ingresso il fronte scomposto in due volumi di diversa altezza, raccordati da elementi vetrati, si presenta compatto con l’andamento delle lastre brunite di acciaio sovrapposte, come fossero dei grandi mattoni per formare delle pareti ‘liquide’ e iridescenti.

Queste ultime ricordano la superficie di uno stagno, cambiano il loro aspetto secondo le ore del giorno e la luce delle stagioni, riflettendo il paesaggio. Il fronte interno invece – a seguire e chiudere su tre lati la grande piscina affacciata sul bosco, insieme al padiglione indipendente su due livelli complementare alla vasca – si compone di una serie di volumi vetrati sovrapposti, disegnando un’architettura leggera e trasparente che si spinge verso l’esterno, e che proietta la dimensione domestica nella rigogliosa e fitta trama arborea dell’intorno.

Vapor House sottolinea la figura mutevole data dai riflessi di facciata, che alla precisione della logica compositiva ha saputo unire la variabilità data dall’emozione, dalla natura e dalla memoria."

Il grande soggiorno a doppia altezza ingloba la zona pranzo, affiancandosi alla cucina e a cinque camere da letto del piano superiore. Il legno scuro (sapele, legno africano paragonabile al mogano) è chiamato a ricoprire i pilastri strutturali, mentre il cedro grezzo, che riporta ancora volutamente i segni delle seghe rotanti della lavorazione, è impiegato per rivestire gran parte dei soffitti e alcune pareti interne. Le lastre di pietra chiara creano invece una sorta di riuscita ‘piattaforma di appoggio’ nella formazione dei pavimenti della casa, estesi in modo esplicito alle zone esterne e al bordo piscina.

La scala metallica che conduce all’interrato e al piano superiore della zona notte si offre come un nastro materico brunito, un elemento volutamente ‘grezzo’ quale il legno di cedro dei rivestimenti che fanno da contrappunto all’accurata lavorazione del sapele scuro e agli intonaci a marmorino che avvolgono l’ambiente cucina a doppia altezza. Una “casa come me” che Jameson ha battezzato Vapor House, nell’intento di sottolinearne la figura mutevole data dai riflessi di facciata, che alla precisione della logica compositiva ha saputo unire la variabilità data dall’emozione, dalla natura e dalla memoria.

Progetto di David Jameson Architect con Patrick Mcgowan, Alex Stitt, Alexandra Wojno - Foto di Paul Warchol