Progettista eclettico e anticipatorio, eppure poco conosciuto, Ivo Pannaggi può essere considerato l’unico esponente nostrano della celebre scuola tedesca. Dai mobili in tubolare metallico a quelli in legno di Macassar, espressione di un’idea di lusso privo di ornamenti, le sue creazioni raccontano in versione tricolore la lezione di Mies van der Rohe e delle avanguardie artistiche del Novecento

Il centenario del Bauhaus ha portato a diverse riletture di cosa la scuola tedesca abbia significato e continui a rappresentare per la cultura del progetto. Molte sono state le riscoperte, come quella di figure femminili quali Anni Albers, relegata a ruoli di co-protagonista negli anni della scuola sebbene sia stata testimone e attrice fondamentale di una ricerca su materiali e tecniche oggi di grande interesse.

In Italia l’eco del movimento bauhausiano è senz’altro confluita nella più ampia affermazione di un concetto di modernità che si sovrappone senza sbavature al movimento razionalista internazionale, di cui il nostro Paese avrà i suoi epigoni. Ma, se andiamo a ricercare una testimonianza diretta, la sola voce che riemerge è quella di un personaggio fuori dall’ordinario e dalle correnti istituzionali quale Ivo Pannaggi.

Pannaggi introduce il mobile in tubolare metallico, che aveva rapito la sua attenzione sin da quando nel 1926 aveva acquistato, durante una visita al neo inaugurato Bauhaus di Dessau, uno dei pezzi di Breuer."

Maceratese di nascita, Pannaggi è stato l’unico autore italiano ad avere avuto contatti personali con le grandi avanguardie storiche del Novecento, frequentando i Futuristi italiani, i Costruttivisti russi e la stessa scuola del Bauhaus di Dessau. Raggiunta da poco la maggiore età, egli si trasferisce a Roma dove entra nella cerchia di Bragaglia e si fa apprezzare sia da Marinetti che da Balla (scriverà anche il Manifesto dell’arte meccanica futurista con Vinicio Paladini nel 1922).

A partire dal 1924 inizia una stretta corrispondenza con Walter Gropius, durata per una diecina di anni; nella sua prima lettera confida al progettista tedesco la volontà di scrivere un articolo sulla scuola da lui diretta e l’intenzione di seguire un corso di studio. Nel 1925 si presenterà per la prima volta da lui a Dessau, poi tornerà al Bauhaus in altre occasioni fino a iscriversi nel semestre invernale del 1932, frequentando le lezioni fino alla chiusura nel ’33.

Pannaggi viene accettato come studente anche grazie a una certa notorietà acquisita con gli interni di Casa Zampini a Esanatoglia, in provincia di Macerata. Si tratta di una ristrutturazione che fonde le influenze futuriste, neoplastiche e costruttiviste di quegli anni, dimostrando come le avanguardie, da una prospettiva più allargata, abbiano tutte contribuito in senso lato alla definizione di Modernismo recepita dagli autori più attenti al panorama internazionale. A Casa Zampini “nessun incrostamento decorativo: la forma, geometricamente esatta, si completa plasticamente”, come dirà egli stesso.

Ma se questo interno è la prova di un’attenta osservazione del crogiuolo d’influenze internazionali delle avanguardie, che attecchiscono anche dentro il primo Bauhaus di Gropius, il suo esame di maturità progettuale si esplicita nella Casa Benigni, evidentemente elaborata sotto l’influenza dell’ultimo Bauhaus, quello diretto da Mies van der Rohe negli anni della crisi, fino al trasferimento da Dessau a Berlino e alla chiusura per mano nazista. Il semestre di studio ufficiale alla scuola nel 1932 sotto l’aura di Mies, unitamente alla frequentazione amicale degli anni precedenti con gli altri protagonisti, lascia tracce indelebili in questo interno, che a tutti gli effetti può essere considerato l’unico in Italia a essere stato progettato sotto il diretto insegnamento della scuola tedesca.

Ivo Pannaggi è stato l’unico autore italiano ad avere avuto contatti personali con le grandi avanguardie storiche del Novecento, frequentando i Futuristi italiani, i Costruttivisti russi e la stessa scuola del Bauhaus di Dessau."

In quella che chiamava Casa B – realizzata per la sorella Eura Benigni nel 1933, appena rientrato da Berlino – Pannaggi introduce il mobile in tubolare metallico, che aveva rapito la sua attenzione sin da quando nel 1926 aveva acquistato, durante una visita al neo inaugurato Bauhaus di Dessau, uno dei pezzi di Breuer. C’è da immaginare che si sia trattato di uno dei primi esemplari importati in Italia di quella tendenza a usare il tubolare metallico che, sorretta dal movimento razionalista, avrebbe invaso di modernità gli interni di mezzo mondo. Riprova di questo entusiasmo sono anche gli articoli che Pannaggi scrisse in quegli anni come corrispondente italiano in Germania di La Casa Bella, Domus, Edilizia Moderna.

Senz’altro questa posizione nella stampa lo agevolò nella frequentazione, oltre che di Gropius, anche di Breuer, Feininger, Itten, Schlemmer, Klee, Kandinski, Moholy-Nagy, Albers. Ma la traccia progettuale più forte è senz’altro quella di Mies van der Rohe e Lilly Reich. In Casa Benigni l’omaggio al capolavoro di Casa Tugendhat a Brno è ben evidente. Innanzitutto nella scelta non banale del legno di Macassar, che Mies aveva trattato a venatura verticale, mentre Pannaggi riprende in orizzontale. La curva lignea del maestro tedesco viene qui onorata da una parete con porta e anta ribaltabile che cela un angolo/mobile bar.

Lo stesso mobilio, realizzato ad hoc, è nella stessa essenza e rivela le linee di una sobrietà elegante che coniuga l’ambizione a una nuova idea di lusso, ottenuta per eliminazione del decoro superfluo ed esaltazione dei materiali nobili. In macassar vengono realizzati anche il divano a tre posti, uno scrittoio, un tavolino e una fioriera per cactus – pianta amata da Gropius e inserita spesso nelle sue architetture d’interni. A completamento del tutto sono diversi elementi che Pannaggi fa arrivare direttamente dalla Germania: maniglie, tendaggi, tavoli e sedie.

Le conoscenze impostate negli anni del Bauhaus portarono Pannaggi ad altre frequentazioni internazionali. Oltre che in America – dove anche molti dei suoi docenti e amici della scuola si erano trasferiti per allontanarsi dall’Europa filo-nazista – egli passerà molti anni in Norvegia con ripetuti viaggi verso la Lapponia, iniziando una tendenza di riscoperta delle origini autoctone e artigianali dell’oggetto d’uso che sarà seguita da molti maestri scandinavi.

Una vita davvero votata all’apertura mentale e alle sollecitazioni dei maggiori protagonisti della storia progettuale del XX secolo. Anche per questo, oggi, dopo i recenti terremoti nelle Marche, i mobili e gli interni di Pannaggi attendono una meritevole rivalutazione critica e conservativa.