All’interno del Kistefos Sculpture Park, a Jevnaker in Norvegia, nelle foreste a nord di Oslo, un ponte pedonale pensato come spazio espositivo e come oggetto architettonico scultoreo concorre ad arricchire il più grande museo di scultura en plein air del Nord Europa

Inaugurato nel 1999, il Kistefos Sculpture Park, che annumera oggi quarantasei sculture distribuite nel paesaggio, si estende nel bosco intorno a un’antica cartiera sull’ansa del fiume Randselva. In questo paesaggio naturale dal forte impatto, sotto gli alberi e nelle radure, lungo le sponde del fiume, all’interno dell’antico mulino in mattoni della cartiera, sono distribuite le sculture di artisti norvegesi e internazionali tra cui Anish Kapoor e Olafur Eliasson, Fernando Botero e Elmgreen&Dragset, Fabrizio Plessi e Tony Cragg, solo per citarne alcuni.


Bjarke Ingels
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Lo studio BIG è stato fondato da Bjarke Ingels nel 2005. Coinvolto in numerosi progetti nel mondo, i lavori dello studio sono accomunate dallo sguardo visionario e dalla ricerca di innovative teorie sulla società contemporanea e sui suoi modi di vivere. Nelle due sedi di Copenhagen e New York, raccoglie professionisti di tutto il mondo per favorire l’interscambio culturale come fonte di ricchezza progettuale. Le competenze del gruppo spaziano dall’architettura al design, dall’elaborazione di concept all’ingegnerizzazione. Lo studio si impegna nell’esplorazione di ambiti vicini all’architettura, per stimolarne la ricerca e costruire prospettive sulla città del futuro. Società, economia e ecologia sono i temi che più stanno a cuore a Bjarke Ingels e al suo team e che ognuno dei progetti affronta.

Il parco-museo aveva un solo passaggio che permetteva l’attraversamento da una sponda all’altra del fiume e il concorso per un ponte pedonale aggiuntivo, vinto dallo studio BIG con il suo primo progetto in Norvegia, ha consentito la realizzazione di un migliore accesso al Parco espositivo e di un più comodo percorso di visita. La soluzione è stata quella di un ponte chiuso su tutti i lati con accessi sulle due testate, un’opera che alla funzione dell’attraversamento unisce quella espositiva e di ristoro, accogliendo al suo interno una caffetteria, servizi igienici e diverse configurazioni di spazi espositivi.

Allo stesso tempo la soluzione compositiva di un’ideale trave a sezione rettangolare che si torce di 90° in mezzeria assume valori scultorei, sommandosi in chiave infrastrutturale alle silenziose opere del Parco. Come racconta Bjarke Ingels, “siamo rimasti affascinati dal drammatico paesaggio di Kistefos: il fiume tortuoso, le rive boscose, il terreno scosceso e ripido. Il nostro progetto per il Twist offre un secondo ponte all’interno del Parco delle sculture, formando un anello continuo attraverso le due sponde del fiume. Il ponte abitato rappresenta la nostra prima sperimentazione sul tema dell’infrastruttura sociale: un edificio che funge da ponte o un’istituzione culturale che funge da infrastruttura”.

Il ponte abitato rappresenta la nostra prima sperimentazione sul tema dell’infrastruttura sociale: un edificio che funge da ponte o un’istituzione culturale che funge da infrastruttura. (Bjarke Ingels)"

La soluzione della torsione compositiva di un corpo geometrico semplice ha conosciuto in architettura varie sperimentazioni, tra le quali occorre ricordare il collegamento sospeso (Bridge of Aspiration, 2003) tra la Royal Opera House e la Royal Ballet School a Londra disegnato da Wilkinson Eyre; ma se in quel caso il twirl architettonico univa due edifici, qui, nelle fredde foreste norvegesi di Jevnaker, il Twist unisce due brani di territorio ponendosi come artefatto antropico emergente per figura e funzione.

La forma geometrica di riferimento, la trave ideale che costituisce l’edificio, si pone come un percorso ininterrotto che scavalca il fiume e diventa parte del paesaggio che l’accoglie. Questo si offre alla vista dalla vetrata continua sul lato nord – rivolta verso l’antica cartiera – che segue il movimento di torsione a 90° e diventa una sorta di lucernario posto in posizione centrale. La variazione volumetrica consente al ponte abitabile di connettersi alle diverse quote delle sponde: più bassa per l’entrata verticale e l’estremità opposta, leggermente più elevata per l’accesso vetrato orizzontale.

Siamo rimasti affascinati dal drammatico paesaggio di Kistefos: il fiume tortuoso, le rive boscose, il terreno scosceso e ripido. Il nostro progetto per il Twist offre un secondo ponte all’interno del Parco delle sculture, formando un anello continuo attraverso le due sponde del fiume. (Bjarke Ingels)"

La geometria a doppia curva della costruzione è composta da una serie di pannelli di alluminio larghi 40 centimetri, disposti in parallelo e in modo indipendente così da assecondare la rotazione, come se fosse una pila di libri accatastati che slittano in un movimento a ventaglio. La stessa soluzione è ripetuta all’interno, dove una sequenza di listelli di abete di soli otto centimetri, verniciati di bianco e posti affiancati, seguono in modo plastico la torsione del suggestivo e avvolgente volume unitario, bianco come l’involucro esterno. Lo spazio percorribile si propone come una successione ininterrotta di tre ambienti ‘distinti’.

La prima parte del ponte abitabile si presenta come una galleria illuminata da luce naturale con vista panoramica verso nord e una parete cieca su cui accogliere le opere esposte; l’ambiente espositivo all’estremità opposta mostra le stesse proporzioni della galleria, ma ruotate di 90°. Così la dimensione in pianta del primo spazio diventa l’altezza del secondo e l’altezza del primo si trasforma in larghezza orizzontale della galleria ‘verticale’, priva di aperture e illuminata da luce artificiale. Nel mezzo, quale snodo di connessione e cerniera scultorea, si pone lo spazio oggetto della torsione volto a unire i due ambienti espositivi che si confrontano, secondo la filosofia progettuale del Twist di riferimento.

Progetto di BIG – Bjarke Ingels, David Zahle con Eva Seo-Andersen e Mikkel Marcker Stubgaard
Foto di Laurian-Ghinitoiu, courtesy by BIG