Uno degli ultimi progetti di Ingo Maurer, maestro visionario della luce, è stato il riammodernamento dell’antica cantina Tsinandali, parte del Radisson Collection Hotel, Tsinandali Estate in Georgia, trasformata in un emozionante racconto d’atmosfera

Un meraviglioso cantastorie, sempre e ovunque, Ingo Maurer, che con i suoi progetti e prodotti innovativi ha scritto oltre mezzo secolo di storia della luce. La sua visione e la sua creatività sono state sorpresa e innovazione, mani e intelligenza, poesia e tecnologia, ironia e leggerezza, a ogni scala di intervento. In questo senso il ‘concept’, l’interior e il lighting design che, con il suo team, ha immaginato per la trasformazione dell’antica azienda vinicola Tsinandali in Georgia, parte del Radisson Collection Hotel, Tsinandali Estate, rappresentano uno dei lavori più paradigmatici, terminato nel 2018, un anno prima della sua scomparsa.


Ingo Maurer
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Designer e imprenditore tedesco, Ingo Maurer nasce a Reichenau nel 1932. Dopo aver studiato grafica a Monaco di Baviera (1954-58), soggiorna negli Stati Uniti, dove lavora come grafico a New York e San Francisco. La sua ricerca si è concentrata sugli apparecchi di illuminazione, interpretati come oggetti poetici capaci di creare suggestioni attraverso il coinvolgimento emotivo dell'utente. Progettista e produttore delle proprie lampade, ha abbinato alla ricerca formale una costante innovazione tipologica, ottenuta attraverso la sperimentazione di nuovi materiali e meccanismi ottici. In concomitanza con il progetto della lampada Bulb (1966), l'archetipo della lampadina che raddoppiandosi diventa lampada, ha fondato l'azienda Design M, diventata poi Ingo Maurer GmbH. Ha ricevuto premi e riconoscimenti in tutto il mondo, tra cui i Design Prize, nel 1999, dalla città di Monaco e, nel 2000, dalla città di Barcellona, e il Georg Jensen Prize, nel 2003. Muore a Monaco di Baviera nel 2019.

Un progetto olistico che dall’oggetto-luce si estende agli spazi, agli arredi e alle finiture, con il sapore di una fiaba romantica, bella, allegra, che il designer tedesco ha scritto sotto il cielo di Tsinandali (un villaggio nella regione vinicola di Kakheti, in Georgia, a 79 chilometri da Tbilisi), in una proprietà davvero unica. L’hotel e la sua cantina si trovano infatti tra i vigneti della Tenuta Tsinandali, considerati tra i migliori della zona rinomata per la sua variegata selezione di vini, poco distante da quello che fu un tempo il Palazzo del principe Alexander Chavchavadze, padre del romanticismo georgiano.

“Questo posto mi ha stregato. Ha un’aura molto forte e qualsiasi nostro intervento sbagliato, danneggiando l’armonia preesistente, sarebbe stato un atto criminale. Le rovine e i resti architettonici di una cantina di 200 anni fa dovevano trasformarsi una stella scintillante. È stata una delle più grandi sfide della mia vita”, ricordava volentieri Ingo Maurer, che non l’avrebbe mai affrontata se il luogo non avesse ispirato le sue corde. Già, perché il complesso storico, che si sviluppa su una superficie di 4.000 metri quadrati, a partire dalla corte centrale inanella, con una sequenza fluida ed eclettica, vari episodi: la hall d’ingresso, l’area lounge, il punto vendita e degustazione dei vini, il wine bar, le sale per le riunioni, la colazione, il pranzo, le cene, il relax e la lettura, un ovattato salone polifunzionale (dedicato soprattutto ai concerti e ai balli), insieme a qualche ‘chicca’ inaspettata: la Stanza Segreta e quella delle Mille e una Notte per gli ospiti più importanti.

Ciascuno rappresenta un capitolo del racconto, con un’atmosfera propria e caratteri differenti, nelle forme, nei materiali, nei colori, negli arredi, nelle finiture. E soprattutto nelle luci, le grandi protagoniste di vere e proprie installazioni luminose a metà strada tra oggetti d’uso e pezzi d’arte. Orchestrare un abaco di elementi unici e accompagnare gli ospiti negli spazi e nei tempi di un’esperienza stimolante e gioiosa (non solo gli amanti della cultura del vino) con una serie di dettagli ‘narrativi’ immaginifici: questa è stata la sfida concreta del regista. Così, nella corte interna, lo spazio centrale visibile da molte stanze dell’hotel, il focus è una fontana scultorea con due teste stilizzate in alluminio che si muovono avanti e indietro spruzzandosi brevi getti d’acqua, controllate da un meccanismo cinetico, dentro una cornice formata da superfici pavimentate con grandi lastre di travertino chiaro, di ispirazione classico-romana, e muri di facciata rivestiti con una texture di mattoni, dove l’aggetto dei singoli elementi crea un gioco di luci e di ombre che si dispiega durante il corso della giornata.

Uno dei punti chiave della ristrutturazione è stata proprio la conservazione delle antiche aperture che caratterizzavano l’architettura originaria, nella sua fisicità forte e non vellutata, sovrastata da volte a botte e a crociera."

Nella zona della hall d’ingresso l’equazione vincente della mise en scène si affida invece a una porta girevole ritagliata nel muro di pietre e laterizi irregolari, alta 4,4 metri e larga 2,5, azionata da un telecomando, che funge da ‘soglia’ inattesa verso la Stanza Segreta, dove un tripudio di candele luminose e un lunghissimo tavolo in legno con vasca integrata creano, tra pieni e vuoti, un’atmosfera mistica, ideale allo svolgimento di riunioni riservate. Uno dei punti chiave della ristrutturazione è stata proprio la conservazione delle antiche aperture che caratterizzavano l’architettura originaria, nella sua fisicità forte e non vellutata, sovrastata da volte a botte e a crociera. Sperimentare una tavolozza materico-cromatica a effetto per animare e scaldare un involucro ruvido, giocare di contrappunti e ricami su pareti, finestre, pavimenti e soffitti di ogni stanza, accostare oggetti fuori scala con altri più misurati nella percezione, geometrie a contrasto, curve e angoli in un dialogo tra maschile e femminile tradotto in senso spaziale, attingendo anche a figurazioni e tecniche del passato, con riferimenti colti, è stato il passo successivo e il divertissement del progetto.

Così, nella sala ristorante, il soffitto dalle volte a botte si è dichiaratamente ispirato nel disegno alle pitture rupestri della grotta di Lascaux. Quello della sala dalle volte a crociera, invece, finito a spatola blu e punteggiato di stelle oro dall’artista georgiana Tamara Kvesitadze, che ha realizzato l’opera su idea di Ingo Maurer, è diventato il fondale ideale per intensificare l’atmosfera da Mille e una notte dell’ambiente, acceso da una sequenza di Butterflies Dreaming, grandi lampade a incandescenza intorno alle quali volteggiano con grazia farfalle di minuziosa fattura. Tutte le luci sono state studiate ad hoc per interpretare e valorizzare il paesaggio nel quale si inseriscono: dai lampadari della lounge, enormi anelli metallici con aste alle quali sono fissate bottiglie di diversi formati e colori, alle lampade di carta alimentate a batteria, pensate appositamente per l’illuminazione dei tavoli del ristorante e solo in seguito diventate un prodotto standard, soltanto per citarne alcune. Anche gli arredi sono stati oggetto di un’accurata ricerca.

Questo posto mi ha stregato. Ha un’aura molto forte e qualsiasi nostro intervento sbagliato, danneggiando l’armonia preesistente, sarebbe stato un atto criminale. Le rovine e i resti architettonici di una cantina di 200 anni fa dovevano trasformarsi una stella scintillante. È stata una delle più grandi sfide della mia vita. (Ingo Maurer)"

Custom made su disegno, spaziano dai mobili contenitori o espositori in legno di varie essenze ai tavoli – infinite suggestioni di forme e materiali – dai tavolini tipo bistrot francese fino agli specchi sfaccettati sistemati come fondale prospettico delle stanze per rifletterne e dilatarne l’atmosfera. Senza dimenticare le Tikka, le panche in legno rivestite con cuscini e un caleidoscopio di tessuti, ispirandosi agli antichi tappeti di tradizione artigianale georgiana. C’è poi un piccolo racconto, curioso e ironico, nell’installazione luminosa della sala dedicata al Passageway, per la presentazione dei vini: si vedono tre figure in lamiera, una donna con una bottiglia di vino e una pistola che corre inseguita da un uomo e da un cane. A ciascuno il proprio finale.

Grazie Ingo.

Progetto di Ingo Maurer and Team - Team Heike Dewald, Sebastian Utermohlen, Axel Schmid, Marisa Mariscal - Foto di Tom Vack, Hagen Sczech / courtesy Ingo Maurer company