Il designer britannico Thomas Heatherwick al centro di New York, con il Vessel, cuore di un progetto miliardario, conferma il suo interesse per gli spazi pubblici urbani

I numeri di Hudson Yards, il più grande sviluppo immobiliare privato nella storia degli Stati Uniti, che ha precedenti solo nel Rockefeller Center degli anni Trenta, sono faraonici. Basti citare i 20 miliardi di dollari d’investimento su un'area finale complessiva di circa 11 ettari, che sta trasformando un ex scalo ferroviario del West Side di Manhattan in un quartiere completamente nuovo tra il fiume e Midtown.

Il Vessel, nome provvisorio della struttura (quest’estate, un concorso aperto al pubblico chiederà di proporre un nome definitivo) disegnata dall'inglese Heatherwick Studio, è una sorta di imponente anfiteatro che domina il centro di questa piazza-giardino (progetto paesaggistico dello studio Nelson Byrd Woltz), e fa da perno a tutto l’intervento di riqualificazione.

La costruzione del Vessel parla italiano, con componenti e materiali tutti made in Italy. 265 scalini minimo per salire (e altrettanti per scendere) al livello più alto, a 46 metri da terra, a seconda di come decidiate di scalarlo, se zigzagando o con un percorso ascensionale circolare.


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Thomas Heatherwick è un designer e artista inglese noto per l’uso innovativo dell’ingegneria e dei materiali per monumenti pubblici e sculture. Dirige l’Heatherwick Studio, da lui fondato nel 1994 con l’obiettivo di mettere insieme architettura, design e scultura all’interno di una sola disciplina. Il team è composto da trenta persone tra architetti, paesaggisti, designer e ingegneri

Salendo i gradini di questo nuovo spazio pubblico urbano viene alla mente un che di medievale. Pur rimanendo aperto - il contorno e la città sono percepibili continuamente - suscita un senso di smarrimento, una perdita costante della direzione, in un percorso in cui Heatherwick riprende dichiaratamente l’intricata rete di scale degli stepwell (pozzi a gradini) tradizionali indiani, ma che trova analogie anche nelle prospettive impossibili dei dipinti di Escher o nell’allegoria del labirinto: Dedalo, ma anche quello filosofico della biblioteca de Il Nome della Rosa.

Restiamo però nel reame dell'effimero, con il progetto generale Hudson Yards che ha attirato le critiche architettoniche della stampa ma, segno dei tempi, ha anche spopolato su Instagram. Un intervento discusso, da valutare in un'ottica di dinamiche americane o, se non altro, strettamente newyorkesi. Abbiamo sentito il progettista britannico per alcune considerazioni dopo la frenesia dei giorni dell'apertura.

Hudson Yards è stato accolto in maniera controversa da parte della stampa. Il suo Vessel è innovativo sotto diversi punti di vista mentre il progetto generale rimane piuttosto convenzionale, all'interno di un’ottica molto commerciale. Che opinione ha a riguardo?

Abbiamo avuto l'occasione di lavorare insieme a dei property developer con enorme esperienza, che ci hanno commissionato qualcosa di non convenzionale, libero, che ha rotto gli schemi tradizionali di un landscape o di un parco. Non posso esprimermi per il resto dell’intervento, ma siamo stati impressionati dalla decisione sull'approccio pionieristico nel concepire lo spazio pubblico. Differente, come lo sarà il Pier 55 (altro progetto firmato Heatherwick Studio per una piattaforma-parco sull’Hudson. Lo studio inglese sta lavorando anche al 515 West 18th Street, un complesso residenziale a Chelsea con più di 200 appartamenti su due torri poste ai lati della High Line, n.d.r.).

Il Vessel è stato paragonato alla torre Eiffel, anche quella a suo tempo bersaglio di critiche, diventata poi il simbolo di Parigi. Qual è il suo pensiero nel disegnare una cosa in cui la funzione è secondaria?

C'era un compito da portare a termine: progettare un nuovo centro per la città. Realizzare il migliore spazio pubblico possibile e farlo entrare nell'immaginario della gente. Creare un’emozione, come parte della funzione. In maniera semplicistica, il Vessel può essere usato per il fitness: qui puoi fare lo step scalando i 16 livelli, evitando di pagare la quota di una palestra, peraltro molto costosa a New York. C'è una molteplicità di maniere in cui si può leggerlo: un posto per l'esercizio, un luogo per i newyorkesi, un pezzo di paesaggio, una climbing frame, ma è essenzialmente uno spazio pubblico tridimensionale.

Che importanza personale assume, che significato ha per lei un progetto come questo?

Sinceramente, non la vedo come una mera scultura. Abbiamo proposto di realizzare un elemento non solo da guardare, ma che fosse un posto per la gente, che dopo l'apertura ha potuto finalmente invaderlo e comprenderlo anche da dentro, non solo da fuori. Un luogo teatrale, una sorta di anfiteatro con ottanta zone pubbliche di sosta tra le rampe, che ha un valore sociale. La probabilità di poter creare uno spazio di questo tipo in un ambiente cittadino così competitivo era minima. Mi impressiona sinceramente il fatto che ci siamo riusciti, e di aver avuto il supporto degli investitori.

The Vessel è molto italiano …

Decisamente. I tronconi di acciaio sono stati realizzati dalla ditta Cimolai a Monfalcone (Gorizia) e poi trasportati a New York dall’Italia con delle chiatte che hanno risalito l’Hudson; il rivestimento in acciaio inox color rame (ottenuto col processo physical vapor deposition, n.d.r) è stato realizzato da Permasteelisa.

Come è stata scelta la livrea color rame?

Il bello del rame è che assume col tempo una patina scura, cupa se non verde, che mi piace molto. È inaspettata nel contesto, a questa scala cittadina in cui tutti gli edifici sono grigi o grigio-blu o grigio-verde. Il Vessel diventa quindi una specie di perno distintivo e idiosincratico attorno al quale ruotano tutti gli elementi di Hudson Yards.

Sinceramente, non la vedo come una mera scultura. Abbiamo proposto di realizzare un elemento non solo da guardare, ma che fosse un posto per la gente, che dopo l'apertura ha potuto finalmente invaderlo e comprenderlo anche da dentro, non solo da fuori."

Progetto Heatherwick Studio - Foto courtesy of Michael Moran for Related Oxford, courtesy of Getty Images