Villa Dolunay, un paradiso privato sul Mar Egeo lungo la costa sud occidentale della Turchia. L’ha progettata Foster + Partners. L’ha arredata Interni Design Experience Milano con creazioni custom, made in Italy. Quando la precisione ingegneristica incontra sapienza manuale e finiture d’eccellenza

Un tetto ondulato sporgente con uno sbalzo di 7,5 metri che, come un ombrello, ripara e ombreggia lo spazio outdoor, oltre uno ‘schermo’ vetrato a doppia altezza con porte-finestre trasparenti che sfumano i confini tra l’interno e l’esterno. La cifra estetica di questa strepitosa villa lungo la costa del Mar Egeo, nella provincia di Mugla, Turchia sud-occidentale, suggerisce subito che si tratta di un progetto di Foster + Partners. La casa si sviluppa su un sito che misura 17.568 metri quadrati, con una superficie interna di 1064 metri quadrati, su due livelli fuori terra che sono lunghi 64,50 metri e larghi 20,50 metri. L’ensemble si completa con l’addizione di un sunset pavilion in pietra, legno e bambù tra gli ulivi e la linea del mare.


Norman Foster
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Norman Foster nasce a Manchester nel 1935 e compie gli studi prima all’università locale (dove si laurea nel 1961) e poi alla Yale University, presso cui ottiene un dottorato grazie all’assegnazione della borsa Henry Fellowship. Al 1967 risale la fondazione della Foster&Associates (poi rinominata Foster+Partners), che nel corso degli anni è arrivata a impiegare oltre cinquecento progettisti divisi in uffici con sede a Londra, Berlino, Francoforte, Parigi, Hong Kong, Singapore, Tokyo: premiato con innumerevoli riconoscimenti internazionali, Foster+Partners è concepito secondo il modello dei grandi studi americani, in cui l’opera è frutto di lavoro collettivo, e a oggi si occupa tanto di architettura quanto di pianificazione urbanistica, ingegneria delle costruzioni, interior design, product design, exhibit design e grafica.

Siamo lontani dalla scala delle opere infrastrutturali, dei ponti e dei musei (pensando solo all’aeroporto costruito sull’atollo artificiale di Chek Lap Kok a Hong Kong), che caratterizza il lavoro dello studio di architettura britannico Foster + Partners. Eppure anche qui, nel piccolo, nulla è lasciato al caso. Anzi, c’è di più. L’iconico tetto-scultura a sbalzo in legno ondulato finito a mano è una struttura prefabbricata e ingegnerizzata di alta precisione. Le sue travi sospese in rovere, che poggiano su una teoria di colonne in acciaio, assicurano una riduzione di carbonio rispetto alla tipica copertura in cemento.

“L’abbiamo pensata come un’ideale proiezione del sito roccioso nel quale si innesta il volume complessivo della villa, che si offre nella dimensione estroversa della facciata vetrata continua vista mare sul lato sud. Sul lato opposto, a nord, l’ingresso principale è raggiungibile dopo aver percorso un sinuoso viale in discesa, con una forte proiezione verso la natura circostante”, spiega Niall Dempsey, partner di Foster + Partners. Ottimizzando le linee orografiche dei declivi e l’incontro con la vegetazione del luogo, la percezione dei visitatori diventa così quella di un volume singolo, mentre si avvicinano all’entrata, mimetizzata in un giardino mediterraneo che è un’esperienza multisensoriale di colori e profumi, tra piante di timo e lavanda, piantumazioni stagionali e ulivi centenari.

“Durante l’estate, qui fa incredibilmente caldo. Ecco perché desideravamo che il manufatto architettonico fosse in grado di respirare naturalmente”, continua Dempsey. “I due cortili collocati sul lato nord, in prossimità del portale d’ingresso, in pietra e doghe di legno, consentono alla brezza marina di effondersi nell’intorno e altresì modulano i diversi livelli di privacy nel viaggio attraverso la casa, dall’opaco all’aperto”. La scoperta di una dimensione fluida e ossigenante che porta il paesaggio e il sole del Mediterraneo negli spazi interni diventa infatti un manifesto programmatico per la villa. Il layout ha previsto le zone familiari più private sul lato orientale e le aree pubbliche aperte, dedicate al ricevimento e al living, ad ovest, per poter apprezzare al massimo lo spettacolo dei tramonti infuocati sull’Egeo.

La chiara distinzione dei due ambiti è stata ricercata proprio per valorizzare la ricchezza percettiva degli ambienti che cambiano luminosità e atmosfera durante la giornata, anche nel loro mood di generose camere con vista. L’ago della bilancia tra le due parti dell’impianto, il cuore della composizione anche in chiave simbolica è rappresentato dalla scala elicoidale interna che collega il piano d’ingresso a quello principale posto al livello inferiore. È una sinuosa scultura in limestone portoghese sostenuta da cavi post-tensionati che attraversano la pietra di Fatima senza altri supporti visibili, con la leggerezza di balaustre sottili in tubolare di vetro e un corrimano in legno piegato e modellato sul posto.

I materiali adottati in tutta la villa sono stati affidati nella messa in opera a maestranze locali, che hanno realizzato anche lavori di alto artigianato, nel rispetto del genius loci."

L’immagine più efficace della duplice ‘arte’  tematica restituita dal progetto: tecnologia di alta precisione e sapienza manuale. I materiali adottati in tutta la villa sono stati infatti affidati nella messa in opera a maestranze locali, che hanno realizzato anche lavori di alto artigianato, nel rispetto del genius loci: dalle porte in legno massello intagliato a mano alle piastrelle di ceramica su misura, dai bacini con pietra scolpita nei bagni e nell’hammam, alle boiserie di rovere che conferiscono un’atmosfera rilassata e intima al rifugio costiero. Ispirata dalle nuance naturali del contesto, la tavolozza ha privilegiato parquet di quercia e limestone per i pavimenti, marmi e onici (Panda, Calacatta Statuario, Thassos) per le pareti, intonaci dipinti e tessuti per i soffitti declinati in calde tonalità bronzee, sabbia e grigie.

E in questo quadro, una parte del racconto complessivo e del suo valore parlano italiano. Con orgoglio. Interpretare con successive messe a punto lo spirito del prezioso involucro è stato infatti il tema avvincente su cui si sono misurati il team di Interni Design Experience con la collaborazione dell’architetto Massimo Castagna, che hanno supportato lo studio Foster + Partners, supervisionando la fornitura di arredi rigorosamente made in Italy che integrano anche molte soluzioni custom. D’altronde è risaputo che un altissimo livello di personalizzazione diventa eccellenza quando incontra la sartorialità artigianale italiana, e l’abilità manuale restituisce una differenza visibile e concreta rispetto a qualunque produzione seriale.

Abbiamo pensato il tetto-scultura come un’ideale proiezione del sito roccioso nel quale si innesta il volume complessivo della villa, che si offre nella dimensione estroversa della facciata vetrata continua vista mare sul lato sud. Sul lato opposto, a nord, l’ingresso principale è raggiungibile dopo aver percorso un sinuoso viale in discesa, con una forte proiezione verso la natura circostante."

Siccome poi “da cosa nasce cosa”, come ci ricorda Bruno Munari, è successo anche che i prodotti outdoor concepiti e sviluppati da Massimo Castagna ad hoc per questo progetto sono diventati altro. “Ma solo in un secondo tempo, ho deciso di costruirci intorno la Collezione 10th di Exteta”, ha dichiarato l’art director del brand.

Progetto di Foster + Partners - Design Team David Summerfield, Kirsten Scott, Niall Dempsey, Ignacio Diaz, Sunil Rajaratnam, Ana Reis, Daniel Rodrigues, Guy Stewart, Rob Seymour, Luca Caroti - Collaborating Architect Design Group Istanbul, Artiko architects - Ingegneria strutturale e illuminotecnica Design Group Istanbul - Main contractor Matte Construction & Development

Forniture arredi e materiali Interni Design Experience spa Milano con la collaborazione di arch. Massimo Castagna - Foto courtesy di Nigel Young/Foster + Partners