Progetto di Tadao Ando Architect & Associates; Tadao Ando, Kazuya Okano
Foto di Edmund Sumner
Testo Alessandro Rocca

Oggi Tadao Ando, 73 anni, studio a Osaka, dopo aver costruito in tutto il mondo e dopo aver attraversato diverse fasi stilistiche, sembra aver guadagnato una nuova felicità. Da tempo Ando è uno dei maggiori protagonisti della scena contemporanea, almeno da quando, all’inizio degli anni Ottanta, le sue Rokko Houses furono pubblicate sulle prestigiose pagine di Casabella che, successivamente, dedicò allo stesso progetto un intero quaderno speciale.

È stato un architetto precoce e inquieto, che si è affermato come un campione del modernismo e che ha poi intrapreso una decennale ricerca di novità, di originalità e di nuovi orizzonti che lo ha portato a risultati che spesso hanno diviso il giudizio della critica. Nelle sue diverse stagioni ha sperimentato il gusto acre della materia bruta, si è sottoposto all’ascesi del minimalismo più rigoroso e ha esplorato una nuova monumentalità basata sui solidi geometrici ma adesso la rincorsa verso nuovi traguardi sembra finita. Forse, si è liberato dall’obbligo di essere innovativo e sorprendente a tutti i costi e adopera il suo talento senza inibizioni né ideologie, puntando al miglior risultato possibile. E forse riesce proprio così, grazie a questa nuova freschezza, a essere più innovativo e contemporaneo di quanto lo fosse negli anni inquieti della sua maturità.

Il risultato di questo Ando recente è molto positivo per tutti; per i suoi clienti, che si possono godere ottimi spazi organizzati in modo sorprendente, e per i critici, che non sono più costretti a lambiccarsi il cervello per interpretare gli intellettualismi di un maestro che, peraltro, è famoso per parlare molto poco e per non scrivere affatto.

Questa bella casa sulle alture di Monterrey, in Messico, conferma questa tendenza recente alla semplificazione, alla composizione per volumi liberi, alla concatenazione degli spazi. Ando pratica una libertà d’invenzione che unisce la forza plastica, di lontana origine lecorbusiana, a una capacità di controllo della visione che è molto teatrale, negli interni, e che negli esterni ha una chiara ispirazione paesaggistica.

Il Centro Roberto Garza Sada, un edificio universitario appena costruito da Ando nel centro di Monterrey, sviluppa in pieno questi caratteri con un’energia che rasenta la brutalità, con una specie di ostentata e scultorea forza muscolare. Nella casa che presentiamo qui si ritrovano la stessa energia e la stessa determinazione, nell’accostare volumi apparentemente estranei in accoppiamenti forzati, ma usate con maggior grazia, con tutta l’attenzione necessaria per non mettere a rischio il comfort, l’eleganza e la capacità di accoglienza che si richiedono a un ambiente domestico. Certamente, i virtuosismi non mancano, anzi, ma si svolgono su un piano di maggiore leggerezza, enfatizzano la dimensione spettacolare, che è importante in una villa di gran lusso, ma si preoccupano di raccordare con cura ogni spazio, ogni scorcio e ogni materiale in un racconto continuo in cui le differenze e le discontinuità, alla fine, si compongono in un’immagine unitaria.

Un racconto punteggiato di emozioni, di momenti spettacolari, come lo è la lastra trasparente della piscina che si slancia, come una incorporea lama di luce, oltre il ciglio della collina, per restare appesa nel vuoto sopra il panorama della città di Monterrey. Ed è sintomatico, dell’arte di Ando, il modo in cui è circoscritto e riparato il soggiorno all’aperto affacciato sulla vasca della piscina: da una parte, con un elegante portale in cemento tassellato dai fori della carpenteria, una vera e propria firma dell’architetto giapponese e, dall’altro lato, dalla visiera che si protende sulla porta finestra che dà accesso al soggiorno interno.

Elementi architettonici liberi, autonomi, disegnati secondo il lessico asciutto del modernismo, che si presentano come oggetti scultorei che non rivelano immediatamente la propria funzione. La casa stessa, nel suo insieme, è pensata come un conflitto tra figure e volumi contrastanti, tra uno schema generale fondato sul quadrato e il volume diagonale che lo trafigge o lo oltrepassa ancorandosi al ciglio del costone soprastante. Il problema del raccordo tra le due figure diventa il tema del progetto: all’interno, la corte è tagliata in due triangoli che sono trattati in modi opposti, uno spazio diventa un rigoglioso giardino verde e l’altro un giardino grigio, senza natura, composto solo di una vasca d’acqua, che lo rende inaccessibile e che riflette la luce proiettata dalla parete vetrata e dai muri in cemento a vista.

All’interno, il corpo in diagonale raccoglie gli ambienti a funzione speciale che utilizzano lo sviluppo in lunghezza del volume. Al piano di sotto una grande biblioteca, le cui scaffalature si inerpicano a sfruttare l’intera altezza libera, e una scala che vola nello spazio fino ad ancorarsi alla soletta del piano superiore, dove si accede a uno spazio, occupato dal lunghissimo tavolo da pranzo che, attraverso la parete completamente vetrata, traguarda la corte interna e abbraccia il panorama selvaggio delle Cumbres de Monterrey.

 

Alessandro Rocca

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Il deck davanti al fronte vetrato del soggiorno, lo spazio in pietra del living all’aperto e la piscina, che si proietta a sbalzo sul paesaggio roccioso del parco nazionale delle Cumbres (le vette) di Monterrey.
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La casa ha una geometria complessa formata da un quadrato attraversato da un corpo posto esattamente sulla diagonale. Le piante dei tre livelli mostrano la zona giorno, orientata verso la piscina, la zona notte sul lato opposto, la biblioteca in diagonale e il percorso, anch’esso in diagonale, che porta al parcheggio.
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La casa ha una geometria complessa formata da un quadrato attraversato da un corpo posto esattamente sulla diagonale. Le piante dei tre livelli mostrano la zona giorno, orientata verso la piscina, la zona notte sul lato opposto, la biblioteca in diagonale e il percorso, anch’esso in diagonale, che porta al parcheggio.
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La casa ha una geometria complessa formata da un quadrato attraversato da un corpo posto esattamente sulla diagonale. Le piante dei tre livelli mostrano la zona giorno, orientata verso la piscina, la zona notte sul lato opposto, la biblioteca in diagonale e il percorso, anch’esso in diagonale, che porta al parcheggio.
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Veduta della piscina con il soggiorno all’aperto, definito da un portale in cemento e ombreggiato dalla pensilina posta davanti alla porta finestra del soggiorno interno.
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Un dettaglio del raccordo con la rampa che conduce al parcheggio e all’area di accesso alla proprietà.
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Un angolo monumentale all’incrocio tra il volume del soggiorno e il corpo in diagonale.
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Il piano terra del corpo diagonale con la libreria e la vetrata affacciata sullo spazio della corte d’acqua; la scala libera sale al lungo soppalco, una galleria sospesa al centro della casa, dove si trova la sala da pranzo. In primo piano, sedute Wishbone Chair di Hans Jørgen Wegner per Carl Hansen & Son.
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Il corpo in diagonale ospita gli spazi più rappresentativi, come il lunghissimo tavolo da pranzo che si affaccia sulla corte triangolare interamente occupata da uno specchio d’acqua.
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Il bagno e la camera da letto principale si affacciano sulla corte triangolare verde, simmetrica alla corte d’acqua.
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Il bagno e la camera da letto principale si affacciano sulla corte triangolare verde, simmetrica alla corte d’acqua.