A Porto, in Portogallo, il boutique-hotel Tipografia do Conto reinventa gli spazi di un'ex tipografia conservandone la memoria con reinterpretazioni creative d'autore, un racconto sperimentale iniziato anni prima alla Casa do Conto

La Tipografia do Conto (Typography of Tales) è un piccolo boutique-hotel di design in Rua Álvares Cabral, un nuovo indirizzo non convenzionale della Porto contemporanea, da cui è possibile raggiungere facilmente a piedi luoghi di interesse quali piazza Boavista, la Casa da Musica, l'Università, antiche librerie, caffetterie e ristoranti.

Quando è stato costruito, all'inizio del XX secolo, l'edificio che oggi lo ospita accoglieva piccole attività industriali, un laboratorio di arti grafiche e una tipografia, per l'appunto. I tempi cambiano, la città storica borghese si evolve tipologicamente e nelle morfologie e ora lo stesso palazzo, ristrutturato e riconvertito nelle funzioni, si presenta con un'identità completamente rinnovata e originale che rende onore a quello che c'è stato prima.


Atelier Pedra Liquida
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Con una dinamica basata sul lavoro di squadra, Atelier Pedra Liquida ama analizzare e vivere la città contemporanea, credendo nella sua evoluzione e nel suo progressivo consolidamento. Come collettivo è coinvolto in progetti di recupero architettonico, progetti residenziali e contract, progetti curatoriali ed espositivi. Tutti interventi che vogliono avere una propria identità, senza dimenticare la matrice della citàà stessa e seguendo l'azione del tempo, della società, della cultura e di altri fattori che intervengono nella vita urbana.

“L'abbiamo pensato come un contenitore di più spazi e attività, riconducibili alla proposta di un'offerta turistica di alto livello, con il plus di potervi organizzare eventi culturali negli ambiti delle arti visive, dello spettacolo e dell'editoria, la presentazione di nuove pubblicazioni e libri, coinvolgendo, ove possibile, autori e residenti”, spiega Nuno Grande, co-fondatore e partner dell'Atelier Pedra Líquida, il team di progettisti che, coordinato da Alexandra Coutinho, dal 2015 al 2019 ha reinventato una townhouse caratterizzata da una forma a C che abbraccia uno spazioso cavedio adibito a patio.

In questo posto, Nuno Grande, una voce interessante dell'architettura portoghese (nota è la sua esperienza curatoriale nella comunicazione dell'opera del maestro Alvaro Siza e della scuola di Porto), stampò la tesi di dottorato. E qui, adesso, un lavoro condiviso è diventato paradigmatico per sostenere quel processo di rigenerazione urbana e interscambio creativo e culturale iniziato molti anni fa in città, nella fattispecie legato al riuso di un manufatto del suo patrimonio storico-architettonico. Con la piena consapevolezza del valore che una ibridazione di servizi e comfort è in grado di restituire come punto di riferimento non solo per i turisti ma anche per la gente del luogo.

“Il progetto raccoglie l'esperienza della Casa do Conto (Casa del Racconto), inaugurata otto anni fa a Porto, che ha fornito una casa e uno spazio espositivo ad artisti e interpreti, lasciandoli liberi di esprimere i segni della loro visione in lavori site-specific che dialogano e interagiscono con quella particolare situazione e architettura”, commentano i Pedra Líquida. La Tipografia do Conto, fisicamente e concettualmente vicina a quel primo progetto – una casa, intima e curata, che mixa il contesto storico di un'area urbana riqualificata con un design chic ad alto contenuto artistico – si compone di sole dieci unità abitative su tre livelli e di un generoso piano terra articolato in due stecche parallele.

Una contiene i due blocchi scale e ascensori di collegamento agli spazi privati superiori, insieme a una sequenza di ambienti di sosta con partizioni vetrate a tutta altezza permeabili alla vista; l'altra, sviluppata senza soluzione di continuità, accoglie invece lo spazio del Café culturale, che integra la zona della colazione con quella polifunzionale destinata alle mostre, agli incontri e alle performance musicali intorno a un elegante pianoforte a coda. Su questo livello della ex officina, un tempo popolata di macchine rotanti, restano le tracce e i ricordi di alcune lastre da stampa e gli splendidi banconi di legno in cui venivano conservate le lettere metalliche dell'alfabeto per la composizione tipografica.

Un lavoro condiviso è diventato paradigmatico per sostenere quel processo di rigenerazione urbana e interscambio creativo e culturale iniziato molti anni fa in città, nella fattispecie legato al riuso di un manufatto del suo patrimonio storico-architettonico."

“La struttura dell'edificio, molto ammalorata nel tempo, ne ha reso tuttavia impossibile un riutilizzo completo”, raccontano i progettisti che hanno cercato di rispettarne il più possibile la memoria dalla micro alla macro scala d'intervento. Il fronte principale alto e stretto su Rua Álvares Cabral, dove è l'ingresso, conserva l'anima originale in pietra con uno stile déco semplificato, mentre le nuove facciate che si fronteggiano sul cavedio-patio interno con vetrate-quadro a tutta altezza la evocano attraverso la punteggiatura di una composizione che riutilizza le travi in legno di Riga dell'ex laboratorio di stampa.

Il cemento, finito in modo differente su pareti, pavimenti e soffitti, insieme al metallo e all'ottone, rappresentano l'imprinting materico-cromatico di tutti gli spazi. Nell'insieme la superficie costruita risulta essere relativamente contenuta: 752 metri quadrati, ai quali se ne addizionano altri 88.5  di pertinenza della corte-patio e altri 200 del giardino, segnato da una bucolica vasca d'acqua sul retro.

Nei tre piani superiori dedicati all'ospitalità in senso stretto, dove si distribuiscono le dieci unità private raggiungibili mediante due blocchi distinti e simmetrici di servizio (scale e ascensori), si ritrova così il carattere più forte e autentico del luogo. Ciascuna è diventata oggetto di un layout personalizzato, tailor-made, declinato con colori caldi, tessuti pregiati e letti morbidi, arredi ora contemporanei ora più tradizionali e vintage, di selezionato design nordico anni '60 e '70, presenze che dialogano con l'involucro in cemento texturizzato, duplicandosi nelle pareti esterne a specchio che isolano gli spazi dei bagni, concepiti come stanze nelle stanze.

L'abbiamo pensato come un contenitore di più spazi e attività, riconducibili alla proposta di un'offerta turistica di alto livello, con il plus di potervi organizzare eventi culturali negli ambiti delle arti visive, dello spettacolo e dell'editoria."

Tutte si dichiarano poi come un unicum quando si osservano gli elementi decorativi sui soffitti trasformati in pagine da comporre: dieci plafoni, altrettanti progetti testuali scritti rispettivamente, da Álvaro Domingues, André Tavares, Diogo Seixas Lopes, Jan Middendorp, Jorge Figueira, Nuno Grande, Pedro Bandeira, R2 Designers, Silvia Sfligiotti e Vanina Pinter, una rosa di pensatori, architetti, designer e artisti d'avanguardia nel panorama internazionale.

Nei contenuti, scavati con lettere, caratteri e tagli di metallo dorati nel cemento, i plafoni costituiscono piccole riflessioni sull'utilizzo della tipografia e sul valore delle arti grafiche nel mondo. Come memorie fossili, cristallizzano lo spirito del luogo e la sua memoria, rafforzando l'esperimento iniziato nella Casa do Conto: a tale retold.

Progetto Atelier Pedra Líquida - Team Alexandra Coutinho, Nuno Grande, Guiomar Rosa, Ana Sousa, Jorge Gomes, Rita Basto - Foto FG+SG Fotografia de Arquitectura