Abbiamo scoperto lo sport individuale nelle nostre case. Non abbandoniamolo ma non sottovalutiamo nemmeno i rischi che comporta. E, quando pratichiamo all'aperto, capiamo come proteggere noi stessi e gli altri dal Coronavirus

*Lorenzo Boldrini, medico dello sport Isokinetic Milano

Il nostro modo di tenerci in forma è cambiato drasticamente negli ultimi mesi, a partire dal lockdown. Che ora – seppur non come lo scorso marzo – si respira ancora nell'aria.

Per un medico che si occupa di riabilitazione sportiva ortopedica, come il sottoscritto, si è trattato di un periodo interessante. Quello è accaduto, infatti, è stata la scoperta di attività diverse da quelle a cui i miei pazienti erano abituati. All'improvviso i salti con la corda o le flessioni sono diventate il fulcro del movimento permesso a molti tra le quattro mura con la conseguenza che in molti si sono trovati in sovraccarico a livello dei tendini, dei muscoli. I mal di schiena e alle ginocchia erano all'ordine del giorno, quindi, mentre sono diminuiti i traumi da frattura, tipici degli sport da contatto. Il problema vero dello sport individuale è infatti la mancanza di una guida o di corrette istruzioni per la pratica.

L'altro problema è stato quello – opposto ma ugualmente pressante – dell'immobilità. In casa è difficile che si riesca a fare più di 1500 passi in tutta la giornata e sappiamo che il target dovrebbe essere quello dei 10.000 passi. C’è un documento della Federazione Medico Sportivo Italiana (leggi qui), pubblicato a maggio, che da delle raccomandazioni per l’attività fisica rispetto alla ripresa dopo periodi di sedentarietà. Nel documento si raccomanda la gradualità, un condizionamento fisico che abbia una componente aerobico (60/70% della frequenza cardiaca massima), anche attraverso una camminata veloce, un po’ di bicicletta o una corsa, se si è già abituati.

Questo tipo di attività se non ad alta intensità, può essere quotidiana, arrivando sino ai 300 minuti a settimana, combinando anche esercizi di tonificazione muscolare che devono, invece, essere fatti un paio di volte a settimana.

E questa attività di base è perfetta se svolta con gli attrezzi dei quali ci siamo dotati a casa in questi mesi o con molte delle attrezzature che troviamo nei giardini e nei parchi.

Pensando a un'ipotetico nuovo stop alle attività – che, anche se non sarà totale come il precedente potrebbe interessare e già interessa chi abita in luoghi di lockdown localizzati  è importante evitare di stare seduti più di 6/8 ore al giorno e fare almeno dai 30 ai 60 minuti di attività fisica quotidiana. Ma anche allenarsi a casa vuole dire scegliere luoghi e attività che vanno bene per il nostro fisico: è esemplare il caso di un mio paziente che durante il lockdown si è messo a correre sul balcone. I continui cambi di direzione hanno provocato un sovraccarico ai piedi creando dei problemi ai metatarsi.

Ricordiamoci anche della sicurezza in termini di diffusione del virus durante la pratica sportiva. Per le attività all’aria aperta,  infatti, io consiglio ancora di praticarli in solitaria, naturalmente con le mascherine, o con un adeguato distanziamento.

Un recentissimo studio delle Università di Eindhoven e Lovanio ha infatti analizzato l’aerodinamica della dispersione delle goccioline (droplets) emesse con la respirazione, simulando diverse velocità di cammino e di corsa.

Per coloro che stanno fermi, in un ambiente chiuso, la distanza generalmente consigliata è di un metro e mezzo, e può essere considerata sufficiente per non essere raggiunti dalla nube di goccioline emessa da chi si trova di fronte a noi. In movimento le cose cambiano, perché la scarsa inerzia delle goccioline emesse con la respirazione determina una scia di diffusione che si può allungare per diversi metri.

Va detto che le mascherine non hanno avuto l’evoluzione che pensavo. Si usano quelle chirurgiche, probabilmente le mascherine sportive sono troppo costose ma di certo utili per chi pratica una attività sportiva periodica e intensa. Numerose aziende hanno infatti proposto dispositivi con caratteristiche di vestibilità, traspirabilità e adeguatezza dei materiali per raggiungere un soddisfacente compromesso tra la riduzione della diffusione delle particelle del respiro, la sicurezza ed il comfort. Su questo tema penso sia utile sfatare un falso mito: in Isokinetic Milano abbiamo studiato il comportamento di persone che si allenano sulla cyclette, senza e con la mascherina, e abbiamo confermato che la frequenza cardiaca non si modifica, la mascherina non rende quindi l’esercizio diversamente impegnativo ma sicuramente, per chi indossa i dispositivi, vi è la percezione di un maggiore affaticamento.

In apertura foto dal servizio Sopra la panca di Simone Barberis da Interni Ottobre 2019. Panca Atollo design Dondoli & Pocci per Calligaris. Sgabello MC20 Cugino design Konstantin Grcic per Mattiazzi. Velluto Piccadilly Biscuit di Kirkby Design by Romo Group.

Nel testo immagini dai servizi: Libertà creativa (foto di Paolo Riolzi) su Interni giugno 2020; Performance del design di Simone Barberis su Interni Maggio 2019; In movimento di Paolo Riolzi su Interni Novembre 2019.

 

Testo raccolto da Donatella Bollani.